Il sistema giustizia si rinnova

di Massimo Romolotti
Negli interventi precedenti ho tracciato gli elementi distintivi delle procedure arbitrali come forma alternativa di giustizia alla lentezza di quella amministrata dai giudici togati. Mi ricollego a quanto dichiarato dal guardasigilli Andrea Orlando in occasione della presentazione della Corte Nazionale Arbitrale lo scorso 22 maggio a Roma: le procedure alternative “rafforzano l’offerta di giustizia per i cittadini e rientrano in quelle forme di innovazione di cui il sistema giustizia ha bisogno”.
La Corte è la prima istituzione privata “autonoma e indipendente presente su tutto il territorio nazionale”. L’iniziativa è stata fortemente voluta dall’Unione nazionale Camere civili Avvocati civilisti, che tramite le Camere civili provinciali – tra cui quella di Reggio Emilia, alla quale appartengo – hanno creato commissioni per studiare i modi migliori per applicare la procedura arbitrale. Grazie a questo, la Corte potrà garantire alle parti che vi ricorrono assoluta terzietà e preparazione degli arbitri, costi contenuti e basati su tariffe certe, procedure veloci dettate dall’applicazione scrupolosa del diritto in ottemperanza del principio del contraddittorio.
Nel regolamento della Corte viene offerto anche il rimedio della revisione del progetto del lodo, una sorta di impugnazione della decisione che le parti possono promuovere qualora sussistano ragioni di violazione o non applicazione del diritto. In ossequio al principio di trasparenza la Corte ha istituito un Elenco nazionale dove sono indicati i nomi degli arbitri, oltre a sedi di attività e curricula con le specifiche competenze, utili proprio perché gli arbitri vengono selezionati in base a corsi di alta formazione e possono essere scelti dalle parti o nominati dalla Corte stessa. Questa meritoria iniziativa degli avvocati civilisti può diventare il volano del cambiamento per una giustizia veloce, irreprensibile e a costi contenuti.

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