Fino all’ultima risma

La rivoluzione informatica ha fatto presagire fin dai suoi albori un futuro dove la carta sarebbe scomparsa dagli uffici e dalle nostre case. Computer sempre più potenti ed economici, capaci di immagazzinare una quantità crescente di dati, sembravano destinati a spazzare via in poco tempo questo antiquato supporto. «Invece per molto tempo la carta in circolazione non solo non è diminuita ma, grazie all’accoppiata computer più stampante, è enormemente aumentata» spiega Gino Roncaglia, ricercatore all’Università della Tuscia, tra i più noti esperti italiani di internet, multimedialità ed editoria digitale. «È solo negli ultimissimi anni che il digitale ha cominciato effettivamente a sostituire, e non solo ad affiancare, la carta». L’era digitale ha cambiato radicalmente tante nostre abitudini, dalla consultazione delle mappe, che ora avviene sempre più di frequente sugli smartphone, alla scrittura dei diari. Certi oggetti come la cartolina sono ormai una reliquia di un passato che solo un ristretto numero di nostalgici coltiva ancora con devozione. La transizione è in corso, anche se i non nativi digitali continuano a opporre resistenza. Pensiamo alle mail negli uffici: nonostante l’appello di pensare all’ambiente che si legge in calce a ogni comunicazione, queste vengono regolarmente stampate (“Dal monitor non riesco a leggere”, è il classico ritornello). E così i supporti di cellulosa continuano a invadere i luoghi di lavoro.
La pubblica amministrazione è il regno indiscusso della carta. Entrare in un tribunale è il modo migliore per rendersi conto di cosa voglia dire esserne letteralmente sommersi. A Parma e Modena, dove i palazzi di Giustizia sono collocati in antichi palazzi, sembra quasi di fare un salto nel passato, con corridoi stipati di librerie e scaffali traboccanti fascicoli e volumi di ogni genere. Negli uffici i cancellieri sono spesso nascosti dietro pile e pile di carta. Quando arrivano in aula, i pubblici ministeri sono accompagnati da carrelli stracolmi. È l’immagine di una giustizia che non funziona, soffre di lentezza e che avrebbe bisogno di un radicale aggiornamento. Per processi come quello dello scandalo Parmalat o per le operazioni antimafia, la quantità di documenti che si spostano dentro e fuori i tribunali è enorme. E tutto questo ha un costo in termini di carta, ma anche di luoghi per conservarla, di fotocopie… Abbiamo chiesto a una procura di trincea come quella di Reggio Calabria, dove si trova la testa dell’ndrangheta, quanta carta serva ai soli pubblici ministeri. «La procura di Reggio Calabria, che ha un organico di 26 magistrati – ci spiega il procuratore aggiunto Nicola Gratteri – consuma ogni settimana 60 pacchi da 2.500 fogli ciascuno». Ma non è l’unico costo. «Quando facciamo operazioni che riguardano 50 indagati, per fotocopiare le ordinanze servono quattro o cinque giorni di lavoro da parte di ufficiali di polizia giudiziaria, che così vengono distolti dal loro lavoro. Per non parlare poi del fatto che quando dobbiamo notificare i provvedimenti lo stesso personale di polizia giudiziaria deve fare anche da postino». Il procuratore Gratteri, che da tempo propone alcune riforme a costo zero per rendere più efficiente il sistema, nel libro La giustizia è una cosa seria, scritto con lo studioso Antonio Nicaso, ha proposto di sostituire la notifica cartacea con quella telematica. «Invece di notificare l’ordinanza di custodia cautelare a un detenuto in formato cartaceo, sarebbe più utile spedirla via email al carcere e poi lasciare all’indagato tutto il tempo che vuole per leggersela al computer».
Un settore nel quale invece la carta sta lentamente perdendo il suo monopolio è quello al quale è sempre stata associata: il mondo dei libri e dell’informazione. I libri elettronici si sono ormai imposti sul mercato, tanto che la scorsa estate l’associazione degli editori americani ha reso noto che negli ultimi 12 mesi il fatturato proveniente dagli ebook ha superato quello dei libri cartacei, 223,3 milioni di euro contro 181,6. A San Antonio, in Texas, ha di recente aperto i battenti la prima libreria elettronica: oltre 10 mila libri digitali consultabili grazie a 50 lettori per bambini, 50 computer, 25 tablet iPad e 25 portatili. Inoltre saranno messi a disposizione 100 lettori, ereader, da portare a casa per chi ne fosse sprovvisto. «In linea generale, credo sia probabile che i supporti elettronici affiancheranno e poi nella maggior parte dei casi sostituiranno quelli cartacei. Si tratta di un’evoluzione già avviata – dice l’esperto Roncaglia, autore dell’opera La quarta rivoluzione. Sei lezioni sul futuro del libro – Ma sarà un processo lungo, e per molto tempo i supporti elettronici e quelli cartacei si troveranno a convivere». Nel 2012 la casa editrice Mondadori ha venduto 1,2 milioni di ebook, contro i 200mila del 2011: la strada è dunque segnata anche da noi. La chiusura a fine 2012 di uno storico settimanale Usa come Newsweek, sbarcato su internet, sottolinea la grande trasformazione in corso anche nel mondo dell’informazione. Anche in realtà più vicine a noi, come Parma, Modena e Reggio, non mancano gli esempi di piccoli quotidiani, che dopo aver galleggiato per anni in cattive acque, hanno chiuso i battenti. I numeri dei giornali cartacei nazionali e locali sono impietosi e mostrano un declino inarrestabile del numero di copie e dei ricavi pubblicitari a spese dell’editoria digitale. Nel 2011, secondo i dati Fieg, i giornali venduti ogni giorno nel nostro Paese erano 4,5 milioni: soltanto nel 2006 erano un milione in più. La carta in futuro non sparirà del tutto, ma certamente stiamo cominciando a usarne molto meno.

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