Menu fisso o à la carte?

Nelle paludose acque della politica italiana il sasso è stato lanciato da Pierferdinando Casini: «Per le prossime elezioni, costruiamo una grande coalizione che governi nel solco di Monti: è l’unica ricetta per uscire dalla crisi». Le parole del leader dell’Udc hanno scatenato il dibattito tra i partiti. Fredde le reazioni del Pdl, con il niet degli ex-An; altrettanto polari quelle provenienti dalle file del Pd, dove sarebbe più gradito un matrimonio con l’Udc senza il partito di Berlusconi. In effetti, la proposta casiniana appare almeno un po’ stonata. In primis risulta difficile capire come si possa pensare di riuscire a tenere ancora legati per i prossimi cinque anni partiti che dimostrano di non riuscire a stare insieme neanche per pochi mesi. Inoltre, non era proprio Casini che nel 2006 attaccava l’Unione di Prodi, definendola un’armata Brancaleone, composta di tutto e del contrario di tutto, senza speranza di condividere un programma organico? Francamente la grande coalizione che propone oggi il leader dell’Udc potrebbe essere anche peggio. Infine, altrettanto francamente, non piace quella specie di arroganza con la quale si propone il solco montiano e il rigore duro e puro come unica via d’uscita dalla crisi. Davvero gli italiani non hanno possibilità di scegliere qualcosa di diverso dai tagli e dalle tasse? è un menu fisso che finora è stato troppo indigesto e non ha apportato significativi benefici: i giovani rimangono senza lavoro, e istruzione e sanità sono state pesantemente ridimensionate. E se la parola inevitabile fosse solo un pretesto per rimanere attaccati al potere? E se la ricetta da proporre fosse diversa? Di certo non può bastare la grande coalizione: alla minestra riscaldata del menu fisso qualcuno potrebbe preferire qualcosa di diverso. À la carte, per intenderci. Sicuri di non avere scelta?

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