11° Mantieni la calma e perdi tempo

La suprema ironia del pubblicare un libro sulla lentezza è farne un tour promozionale tutto di corsa. Di questi tempi, ognuno vuole sapere come essere in grado di rallentare…in fretta. (Carl Honoré, 2007, durante la promozione del suo libro “Elogio alla lentezza”)

Già celebrato dal futurismo nei primi anni del secolo scorso, il culto della velocità ci incalza e per rispondere puntualmente alle esigenze di una società in perpetuo ritardo, di ogni cosa si crea la formula speed: speed dial, speed date… persino speed yoga! Del resto velocità è divertimento, velocità è sensualità, velocità è intelligenza. Lo stesso Carl Honoré ha ammesso di essersi rallegrato alla notizia dell’entrata in commercio di libri per bambini tagliati su misura dei grandi: favole della buonanotte… in un minuto. (Per inciso: vi avvisiamo che per leggere questo articolo di minuti ce ne vogliono almeno due).

In paesi come i nostri europei, in cui i capelli grigi sono più diffusi dei ciuffetti spaiati a copertura della fontanella, la velocità non rende certo la vita facile. Chi non si è mai imbattuto in vecchiette sopraffatte dalla rapidità con cui gli automatici per il rilascio dei biglietti tranviari aspirano lo banconote? O negli sguardi innervositi dei consumatori alla cassa dei supermercati in cui un povero nonnetto in cerca di quei 7 cent in rame ha ostruito il passaggio?

Contro la velocità si schiera, per il bene di tutti noi, il movimento globale che inneggia a una visione del tempo meno ansimante: lo slow movement. Ecco allora lo slow food cui noi Italiani, evidentemente esperti nell’arte del perdere o guadagnare tempo, abbiamo dato un significativo contributo. O lo slow city, movimento nato agli albori del nuovo secolo per iniziativa di un consorzio di città italiane e che ha fatto breccia anche in una metropoli come New York, costretta a confrontarsi con tempi semaforici troppo frenetici e una strage di anziani sulle strisce pedonali di tutta la città. E ancora lo slow travel, con cui una città come Berlino, fa il controcanto ai ritmi convulsi di quella tribù di bianconigli che, anche da turisti, sono sempre sul piede di guerra (contro il tempo).

Talvolta il lento è più rock del rock: la calma aiuta non solo a vivere meglio, ma anche a produrre di più. Questo è perlomeno il messaggio implicito nelle statistiche sul lavoro compilate nel 2010 dall’OCSE, che illustrano come, in media, la quantità pro capite di ore lavorate settimanalmente in Europa settentrionale sia minore rispetto a quella di ore lavorate in Europa meridionale: 33,8 in Danimarca e 35 in Norvegia, contro una media di 37,8 in Italia e 42,3 in Grecia. I paesi nordici, economicamente più avanzati (e solidi con questi venti di crisi), sono evidentemente anche quelli in cui un maggior numero di persone si concede un part-time, senza per questo rinunciare, anzi forse proprio per questo restituendo slancio, alla produttività.

Liberiamoci dunque dalla schiavitù dell’orologio! Ignorare il ticchettio inesorabile del coccodrillo non è più una favola da isola che non c’è, ma la vera rivoluzione dei tempi che corrono.

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