Il numero uno

Trovarsi di fronte ad un Campione del mondo non è cosa che capita tutti i giorni; così mi sono presentata all’incontro con Manuel Zambelli cercando di immaginare un approccio sofisticato e all’altezza di un fuoriclasse. Tutto inutile. Manuel, classe 1987, è quello che si definirebbe un ragazzo acqua e sapone, apparentemente timido ma molto genuino e, come lui stesso si definisce, dal carattere “brillante”: il giovane campione di Boretto – un paese del reggiano che affaccia direttamente sul Po – non ama esibire le vittorie personali e racconta più volentieri di come “il team” abbia potuto raggiungere un altro traguardo così importante. Manuel e la sua squadra sono infatti riusciti in una vera e propria impresa, quella di vincere due titoli mondiali in due categorie differenti, per giunta nello stesso anno e in una disciplina davvero particolare: la motonautica.
Attuale campione italiano, nonché mondiale, di questa disciplina il ragazzo non ha perso di vista gli amici di sempre, il paese che lo ha accolto come una star e nemmeno il suo lavoro di impiegato che – ci dice – spera di poter fare ancora per molto tempo.
Manuel, come ci si sente ad essere “il più bravo di tutti”?
Io non mi sento il più bravo, perché anche se il ruolo del pilota in questo sport è fondamentale, c’è un grande lavoro di squadra dietro: quest’anno abbiamo fatto un ottimo lavoro e dimostrato di essere un team molto preparato.
Ma come nasce la passione per la motonautica… non era più semplice il “solito” calcetto?
Diciamo che mi piace lo sport in generale e la motonautica qui a Boretto è uno sport molto seguito: ho sempre giocato a calcio e vado in palestra per tenermi in allenamento. Sono appena tre anni che gareggio e all’inizio ho dovuto imparare tutto. Non basta essere il pilota, bisogna saper indirizzare i meccanici, seguire i loro consigli ed aiutarli a migliorare le prestazioni del mezzo.
Hai mai avuto paura? Dopotutto il tuo è uno sport in cui non sono ammessi grandi errori…
No, infatti. Però la concentrazione vince sempre sulla paura, altrimenti non gareggerei: questo è uno sport in cui bisogna essere davvero molto preparati, non basta essere veloci.
Qual è la cosa che ami di più della motonautica?
Sicuramente l’insieme di emozioni forti che provo, soprattutto durante la gara: quando ti trovi a dover prevedere le mosse da fare, per essere più veloce e più preciso degli altri e lo fai praticamente sospeso sull’acqua a 120 km orari, l’adrenalina si fa sentire. Un’altra cosa che amo molto di questa esperienza è la possibilità di viaggiare per il mondo: io sono molto legato alle mie origini e quando sto lontano dall’Italia per molto tempo ne sento davvero la mancanza. Ho però la fortuna di visitare città di tutto il mondo e conoscere tante persone: Berlino, Tallinn e poi sono appena tornato dalla Florida, un’esperienza bellissima.
Di solito i piloti sono molto scaramantici, tu ce l’hai un portafortuna?
Non nel vero senso della parola, però indosso degli indumenti particolari quando gareggio.
Chi sono le persone che ti stanno più vicino in questa avventura?
Sicuramente la mia famiglia e i miei amici, che seguono anche parte delle trasferte. Poi la squadra di cui faccio parte è davvero molto affiatata e questo ci fa vivere tutto con lo spirito giusto.
Qualche altra passione?
Colleziono banconote: ne ho di tutti i tipi e ogni volta che un amico va in vacanza, me ne faccio portare una.
Come lo immagini il tuo futuro, pensi che diventerai un professionista di questa disciplina?
Sarebbe bello e forse un giorno potrebbe anche succedere ma non è una cosa a cui penso. Preferisco godermi i risultati del lavoro fatto per arrivare fino a qui e pensare alla prossima stagione. C’è ancora tanta strada da fare e molte gare ancora che ci aspettano.

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