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Economia nel pallone

Di 17/08/2010Marzo 15th, 2023No Comments

di Federica Imbrogli (Kaiti expansion)

Da un po’ di tempo a questa parte assistiamo alla crescita esponenziale di eventi, a partire da quelli minori organizzati da città e paesi (complice la stagione estiva), sino a quelli più importanti, in termini di valore, ma anche di visibilità come ad esempio i Festival dedicati alla Letteratura, alla Filosofia, alla Scienza o i grandi appuntamenti cinematografici come Cannes e il Festival del Cinema di Venezia. Senza dimenticare le manifestazioni che appassionano gli sportivi e risvegliano (anche per solo poche settimane) il patriottismo assopito dei Paesi partecipanti: Olimpiadi, Mondiali di Calcio, Giro d’Italia.

La “coda” di un evento è paragonabile alla scia di una cometa. Rapida e quasi impercettibile in certi casi o al contrario, persistente e sfavillante in altri, proprio come ad oggi pare l’appena concluso Mondiale Sudafricano. Gli ultimi Mondiali di Calcio non sono certo passati inosservati: 3.178.865 spettatori per 64 gare, 3.003.479 biglietti venduti, 13.542 rappresentanti dei media accreditati alla manifestazione (dati FIFA). A livello finanziario un indubbio successo, sicuramente per la Federazione mondiale del pallone che tra diritti tv, merchandising, sponsor ha incassato 3,4 miliardi di dollari, quasi il doppio rispetto a Germania 2006. Ma non solo. Pare infatti che dalla “medicina del pallone” potrà trarre importanti benefici anche il continente africano, dove negli ultimi anni la preparazione al grande evento sportivo ha influenzato la privatizzazione delle imprese statali, la riduzione delle barriere agli scambi commerciali e l’avvio di campagne per la realizzazione di nuove infrastrutture, nonchè il miglioramento dei trasporti pubblici.

Lo sforzo del paese Sudafricano (costato 75 miliardi di euro, di cui 3miliardi per le infrastrutture e 15,5 per i trasporti) è stato ripagato con circa un milione di turisti, che il Governo Sudafricano spera vogliano ritornare anche dopo l’esperienza del Mondiale con nuovi e diversi interessi. Speranza che travarica sul fronte economico e sociale poiché, nonostante i miglioramenti evidenti – che pure ci sono stati al di là dell’evento, e riguardano imprenditoria, urbanizzazione, consumo – la povertà dilagante e i problemi sanitari legati all’HIV sono solo alcuni dei problemi che continuano ad affliggere l’Africa. Gli esperti parlano comunque di un successo che per il Paese ospitante dovrebbe tradursi in un aumento del prodotto interno lordo.

Sul legame tra calcio ed economia negli ultimi anni è sorta una vera e propria specializzazione, una branca economica alla quale qualcuno si è anche preso la briga di dare un nome: soccernomics (da “soccer” + “economics”). Secondo gli analisti le ricadute positive dell’evento calcistico non interessano solo il Paese ospitante ma anche la squadra vincente della competizione. L’entusiasmo per la squadra favorita si tradurrebbe, secondo due analisti di Abn Ambro, in un significativo aumento degli acquisti, introiti che supererebbero di gran lunga la produttività persa dai “tifosi-lavoratori” per seguire le partite.

Mancata vincita, mancati guadagni. Lo sa bene l’Italia, che in virtù di una anticipata (e poco dignitosa) uscita nelle fasi preliminari del Mondiale ha perso la possibilità di dare il proprio contributo all’economia del Paese. Considerando premi, benefit, sponsorizzazioni, contratti pubblicitari, merchandising ed altro, la stima della voce “mancati guadagni” della nazionale azzurra arriverebbe a 140milioni di euro.
Quello che si dice, il “valore degli eventi”…