Non si butta via niente

Dagli scarti agricoli e dai residui alimentari nascono i profumi. Ma non solo: anche i contenitori per alimenti o nuovi combustibili. Non è fantascienza, ma realtà. Succede già, infatti, in Emilia-Romagna tutti i giorni grazie alle biotecnologie che, attraverso le bioraffinerie, permettono di estrarre dalle diverse sostanze le molecole che possono essere utili per altri fini. Il tutto non solo senza additivi e senza inquinare, anzi: riducendo il volume dei rifiuti da smaltire.

Il punto sulla cosiddetta chimica verde è stato fatto oggi nel corso del convegno “Chimica verde: dalla biotecnologia nuove risorse per l’industria” che Aster ha organizzato nell’Area della ricerca di via Gobetti, a Bologna, durante il quale sono stati presentate le ultime scoperte e le applicazioni industriali più interessanti realizzate nel settore lungo la via Emilia. “Nella nostra regione – ha spiegato il direttore di Aster Paolo Bonaretti – la Green Economy sta avanzando rapidamente, grazie anche al contributo delle università e alla loro capacità, che la Rete Alta Tecnologia promuove e sostiene, di connettersi con il mondo delle imprese”.

“La chimica verde è un aspetto fondamentale della Green Economy – ha spiegato l’assessore regionale Gian Carlo Muzzarelli, intervenendo al convegno – l’Italia sta assumendone più consapevolezza, ma serve un forte impulso di un Governo oggi assente. In Emilia-Romagna ci sono dati incoraggianti, che vogliamo sostenere con un nuovo cambio di passo già in atto. Penso al bando Dai distretti produttivi ai distretti tecnologici e alla Rete Alta Tecnologia dell’Emilia-Romagna (240 milioni di euro d’investimenti, con 10 laboratori dedicati alla piattaforma Energia Ambiente) che è forte anche per un incoraggiante rapporto con le imprese (il 25% dei finanziamenti deriva da privati) senza contare che siamo già la prima Regione in Italia per imprese certificate EMAS”.

Uno dei settori più interessanti è quello delle bioplastiche e dei biopolimeri, come raccontato durante il convegno da Novamont, azienda leader nel settore. Le nuove bioplastiche utilizzano componenti vegetali, come l’amido di mais, e polimeri biodegradabili, possono essere lavorate come le plastiche tradizionali ma sono perfettamente biodegradabili e compostabili. Cosa si può produrre? Di tutto, dai legacci per i frutteti a piatti e posate per la ristorazione, dall’imballaggio per frutta e verdura ai giocattoli.

Dal dipartimento di Chimica Industriale dell’Università di Bologna arriva lo spin off Phenbiox che riesce a estrarre miscele di sostanze antiossidanti fenoliche – molecole pregiate per l’industria cosmetica – contenute nelle biomasse vegetali, dall’uva rossa alla crusca.
Phenbiox – che nel 2007 ha vinto il premio nazionale di Unioncamere come miglior Giovane impresa innovativa – applica, per ogni sostanza vegetale, un metodo di bioliquefazione che tiene conto della struttura di quel vegetale per distaccare i principi attivi. I prodotti Phenbiox sono tutti a base di acqua, privi dunque di alcool, glicole o qualsiasi solvente, e sono lavorati freschi su ordinazione, in modo da garantire la massima integrità e naturalità dei principi attivi in essi contenuti nonché la fragranza che contraddistingue la qualità delle materie prime utilizzate.

Nello stesso campo opera la Hi-Tech Organics, nata di recente dagli esiti di una ricerca di oltre 15 anni nel settore cosmetico. Hi-Tech Organics ha sempre avuto come obiettivo finale quello di creare cosmetici con ingredienti compatibili col corpo umano, al punto che la pelle ne riconoscesse le proprietà per assimilarli. Tutto questo ha dato vita al progetto Italian Ethical Luxury, al quale collaborano diverse aziende cosmetiche internazionali, per produrre creme di altissimo livello 100% chemical free.

È in Emilia-Romagna l’azienda con uno dei due maggiori impianti in Italia per la produzione di bioetanolo. È la Caviro Distillerie, la cui esperienza è partita nel 1972 con la distillazione di sottoprodotti della vinificazione ed è arrivata oggi alla produzione di bioetanolo da scarti agricoli. L’azienda ha visto nell’ultimo anno un incremento di fatturato del settore energia del 30%, grazie all’avvio della nuova centrale termoelettrica a biomasse agricole.

Sempre in regione abbiamo l’azienda leader nella produzione di contenitori biodegradabili per alimenti. È la Coopbox Group, realtà nata nel 1972 e diventata oggi leader di settore con un fatturato annuo di 110 milioni di euro e una produzione di 1,8 miliardi di confezioni. Una realtà in continua evoluzione: l’ultimo progetto in corso, insieme all’Università, è per individuare sostanze in grado di indicare – ad esempio facendo cambiare colore al bollino posto sulla confezione – la presenza di batteri o altri elementi indesiderati nelle confezioni.

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