Quando funziona, allora è jazz

jazz-parkerdi Agnese Spinelli

Lavorare in una redazione è affare affascinante. Chi la pensa dal di fuori immagina un luogo meraviglioso, dove si passa la giornata a sfogliare giornali commentando le notizie del giorno, tra una tisana ed una sigaretta. Vi svelo un segreto: il lavoro in una redazione può essere anche questo. Lunghe discussioni attorno ad un tavolo su temi d’attualità, su come veicolare meglio un messaggio, sull’impatto di una singola foto quanto sui massimi sistemi. Ma è anche un difficile compromesso tra i tempi del fare (telefonare, aggiornare i database, presenziare alle conferenze, coordinare, fare lunghe ricerche, perdere diottrie sulla correzione delle bozze, compilare, aggiornarsi ecc..) e quelli del creare. Non è un mondo a sè, anche se è facile immaginarlo così. Inoltre, siccome qui non facciamo solo giornali, ma ci occupiamo anche di marketing, comunicazione e informatica abbiamo spesso a che fare con una variabile fondamentale, che ci destabilizza completamente: le persone per le quali stiamo svolgendo il lavoro, i clienti. Mi è capitato, qualche tempo fa, di partecipare ad un convegno, organizzato da ModenaIn, in cui si parlava di una visione dell’azienda basata sul jazz.

Cosa, cosa? Vi spiego… Il jazz è improvvisazione e creatività pura ma cos’è che lo rende arte e non un caotico sommarsi di suoni? I suonatori, che devono essere professionisti di talento, conoscere il proprio strumento e la musica. E saper collaborare, mica roba da niente. Il jazz non è nè caos nè predefinzione, lascia spazio al singolo (dove li mettiamo gli assoli di Chet Baker?) ma esalta anche l’ensamble. E’ la tecnica perfetta che si unisce al caos. Così come in un’azienda la preparazione, i numeri, la teoria, il team di lavoro devono fare spazio ad una particella di caos, all’irripetibile e sempre diverso: il cliente. Se non succede questo, se non si produce qualcosa che veste perfettamente l’altro e lo esalta, non si è creato nulla di valore. Una redazione è un’orchestra jazz che può creare solo facendo sedere, attorno a quel tavolo, tra giornali e tisane, chiacchiere e dubbi amletici quelli che stanno, di solito, fuori. I lettori, gli inserzionisti, i clienti, gli amici. Forse l’idea non è particolarmente originale ma è validissima per capire quanto sia fondamentale e necessario aprirsi al dialogo e al confronto, mettere i propri mezzi a disposizione di altre persone anche quando si crede di avere in mano la soluzione perfetta, il progetto migliore, l’idea vincente (e quindi immodificabile). Perchè, anche se spesso capita di irrigidirsi davanti a qualcuno che non capisce la novità proposta o il progetto che con tanta fatica abbiamo elaborato, chiudere la porta e dare la colpa a chi non ascolta non porta a nulla. Quello è proprio il momento di iniziare a suonare del buon jazz.

0
0

0 Comments

Leave a reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

Time limit is exhausted. Please reload CAPTCHA.