Compra sull’indiscrezione, vendi sulla notizia

Si dice che l’esperienza sia l’insegnante più severa, ed è certamente la più efficace. Ricordo col sorriso sulle labbra uno dei tanti errori che commisi agli albori della mia carriera da trader: una mattina di qualche anno fa, comprai le azioni di una società italiana che aveva appena pubblicato un’ottima trimestrale. Nell’immediato, la quotazione salì repentinamente e mi trovai a guadagnare un punto percentuale in pochi minuti. Poi il titolo altrettanto rapidamente crollò, mi colse di sorpresa e del tutto impreparata a quell’eventualità, fino a quando mi arresi e, all’interno della stessa giornata, chiusi l’operazione in perdita.
Andai in ufficio da quello che allora era il mio capo e gli raccontai cosa mi era appena accaduto. Lui, sorridendo teneramente della mia ingenuità, mi disse una frase che rimarrà per sempre scolpita nella mia memoria: «Cosa ti aspettavi? È scontato che sull’onda di una notizia favorevole il titolo scenda. Quando le notizie arrivano a noi, sui giornali o su internet è già troppo tardi, perché chi doveva fare i giochi li ha già fatti». In quel momento capii perfettamente il significato del noto adagio di Wall Street: “Compra sull’indiscrezione, vendi sulla notizia”. Non l’ho più dimenticato e non ho più ripetuto l’errore.
Uno dei principi dell’analisi tecnica è che i prezzi scontano tutto: con tutto sono da intendersi le notizie già note ma anche le aspettative sull’andamento futuro della società. Il prezzo del mio acquisto ingenuo incorporava già le aspettative di chi aveva scommesso sulla positività dei dati. Non a caso, i giorni precedenti il titolo era salito gradualmente senza dare troppo nell’occhio con volumi in leggero aumento, per poi esplodere formando il cosiddetto spike, nel quale si affrettano a comprare gli ultimi ritardatari che credono di avere fatto un grande affare, mentre chi ha comprato in silenzio pochi giorni prima ed è pertanto in gain, si affretta a vendere, ritenendo che quei prezzi rappresentino un eccesso su cui è ragionevole prendere profitto. Solitamente, se i dati sono buoni, ha senso comprare il titolo, ma se l’ottica è di breve termine bisogna considerare questa dinamica e attendere che l’azione ritracci su un livello individuabile tramite diversi indicatori tecnici (trendlines, supporti, livelli di Fibonacci, pivot point…), altrimenti il dispiacere di vedere che l’operazione diventa subito una perdita induce a chiuderla frettolosamente solo perché si è sbagliato il timing.
Seguire la massa non è mai una buona idea: si finisce per comprare sui massimi e per vendere sui minimi. Aveva ragione il mio capo: si rimane col cerino in mano se non si ha una buona conoscenza del mercato, dei fondamentali dell’azienda e delle dinamiche legate al comportamento dei vari attori presenti. Che per fortuna tendono a essere ripetitivi, e pertanto prevedibili.
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