Le cupole di Roma

In poco più di un secolo, all’incirca dalla fine del periodo Augusteo (14 A.D.) al principato di Adriano (117-138), gli ingegneri romani introdussero e portarono a perfezionamento una nuova forma strutturale: la cupola emisferica monumentale in opera cementizia. Sviluppatasi nel contesto dell’architettura imperiale pubblica e privata, l’ingegneria delle cupole monumentali raggiunse la sua più alta espressione sotto Adriano con la creazione della volta del Pantheon, a tutt’oggi la più grande cupola mai costruita in opera cementizia non rinforzata.
Il termine di cupola deriva dal latino “cupola”, “cupa” che significa “botte”, è una volta a forma di calotta costituita dalla rotazione intorno all’asse verticale di una curva, e può essere sostenuta da pilastri o dalla stessa struttura muraria alla quale viene raccordata per mezzo di pennacchi. Esse poggiano su di un tamburo che a sua volta poggia sulle strutture di base e che oltre a fare da raccordo tra la calotta e la parte sottostante serve anche ad illuminare l’interno grazie a delle bucature di forma circolare.
La storia dell’architettura ha prodotto una vastissimo repertorio di cupole, che generalmente sono l’elemento di maggiore effetto negli organismi religiosi; con le loro dimensioni, le articolazioni in nervature o lacunari, le decorazioni, le sorgenti luminose esse creano potenti suggestioni di spiritualità. Oltre che elemento chiave dello spazio interno dell’organismo architettonico, le cupole sono anche un fattore primario di connotazione del paesaggio urbano, marcato da piccole e modeste cupole oppure da grandi capolavori dell’ingegno umano. Tra questi è impossibile non ricordare la cupola del Pantheon o di S. Pietro. La cupola del Pahtheon, la più grande al mondo è realizzata con calcestruzzo mescolato a tufo e pietra pomice su una cassettatura in legno, sale a rosoni sempre più piccoli che convergono verso il centro, dove si trova l’unica finestra della chiesa, detta “oculus” (occhio), di circa 9 metri di diametro.
Il Pantheon non è stato protetto da copertura oltre che per ragioni tecniche (la cupola sarebbe caduta per il peso eccessivo) e simboliche (per comunicare direttamente con le divinità), anche per sfruttarne la particolarità (dal foro entra un fascio di luce che consentiva studi di astronomia).
Quando piove, l’apertura crea un “effetto camino” cioè una corrente d’aria ascensionale che porta alla frantumazione delle gocce d’acqua. Infinite sono le cupole di cui bisognerebbe parlare, sulle quali soffermarsi per importanza e bellezza, passeggiando col naso all’insù nel meraviglioso cielo romano costellato di puntini tanti per quante sono le sue cupole.
Dalle piu piccole che sovrastano cappelle, campanili e lanterne, alle piu grandi ed importanti , le innumerevoli cupole romane, si scagliano dolcemente ma maestosamente verso il cielo, senza affatto deturpare la millenaria linearità panoramica dell’Urbe e formando un unico ed incantevole complesso architettonico.

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