Un mese con Giovanni Sidoli

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 di Daniele Paletta
fotografie di Giuliano Ferrari

“Amo immaginare l’anno in cui sono cresciute le uve di un vino. Se c’era un bel sole, se pioveva. E amo immaginare le persone che hanno curato e vendemmiato quelle uve. Mi piace che continui a evolversi, perché una bottiglia di vino è un qualcosa che ha vita”. A pronunciare queste parole è Maya, una delle protagoniste del film Sideways, ma potrebbero essere quelle di qualunque amante dei vini che abbia trasformato questa passione nel lavoro di una vita. È il caso di Giovanni Sidoli: in soli nove anni dal suo ingresso nel consiglio d’amministrazione ha contribuito a trasformare una storica cantina come la Casali Viticultori, nata nel 1900 a ridosso dell’antica Rocca dei Boiardo di Scandiano, in un’impresa capace di produrre 1,8 milioni di bottiglie all’anno e di portare il suo vino in quaranta Paesi del mondo. «La nostra è un’azienda insolita: realizziamo ben 24 tipi diversi di vini tra spumanti, lambruschi, bianchi, malvasie e riserve», ci racconta mentre ci fa accomodare in taverna davanti a un calice di lambrusco, e il tintinnio delle bottiglie su bancali e nastri trasportatori della cantina fa da sottofondo alla conversazione. «Esploriamo mondi nuovi partendo da uve del territorio come la Spergola, una varietà che cresce solo in queste terre». Amministratore delegato dal 2008 e membro di una famiglia dell’aristocrazia dell’hotellerie reggiana, Sidoli è arrivato alla Casali Viticultori con lo scopo preciso di «aumentare la quota export», ferma allora al 15% del fatturato: «Da quel momento in poi abbiamo deciso di lavorare in maniera diversa, puntando su fiere, viaggi e sul recupero di contatti che prima erano stati abbandonati. È uno sforzo notevole ma, come per ogni prodotto dell’agroalimentare, anche il vino non si vende per catalogo: va assaggiato».

Un cambio di passo che ha dato buoni frutti: oggi i suoi vini vincono premi e, grazie alle consulenze di un enologo di fama mondiale come Luca D’Attoma, sono arrivati fino alla corte del guru Robert Parker e della Bibbia del settore, Wine Spectator. Tra l’inizio della vendemmia e la presenza a convegni all’ombra del Vaticano, fino a viaggi di lavoro in estremo Oriente e riflessioni sul turismo enogastronomico del territorio, ecco il diario di un mese passato con Giovanni Sidoli.

VENERDÌ 13 SETTEMBRE, ORE 10

DA QUALCHE GIORNO È INIZIATA LA VENDEMMIA DI UN’ANNATA CHE TUTTI ANNUNCIANO COME ECCELLENTE: UN RAPIDO SGUARDO AI CAMPI BASTA A CONFERMARE LE PREVISIONI PiÙ OTTIMISTICHE

Sulle colline intorno alla cantina splende il sole, nell’ennesima bella giornata di un settembre inaspettatamente dolce e azzurro: un clima ideale per la vendemmia, che gli esperti prevedono più ricca del 5% rispetto a quella del 2012. «Quest’annata sembra senz’altro migliore della precedente, ma va detto – spiega Sidoli – che la nostra zona non presenta mai grossi sconvolgimenti climatici, e la produzione si mantiene più o meno costante». La raccolta deve rispettare un calendario sempre uguale: «Fino a oggi abbiamo lavorato solo uve bianche, e tutto sta andando molto bene sia dal punto di vista quantitativo sia qualitativo – afferma – C’è una leggera flessione nel grado alcolico, ma le uve sono sanissime, più profumate rispetto all’anno scorso, con una grande ricchezza di note tipiche. Siamo molto soddisfatti: se tutto procederà per il meglio, la vendemmia andrà avanti ancora per un mese».

GIOVEDÌ 19 SETTEMBRE, ORE 17

«IL VINO SI VENDE SE È BUONO, SE HA UN ottimo RAPPORTO QUALITÀ-PREZZO E SE LO SI FA CONOSCERE». PER CASALI VITICULTORI LA DIFFUSIONE DEL PROPRIO PRODOTTO PASSA ANCHE ATTRAVERSO LE FIERE DI SETTORE

Negli ultimi anni, l’interesse per il vino è cresciuto: merito non solo dei molti programmi tv dedicati all’enogastronomia, ma anche – spiega Sidoli – «dei corsi dell’Associazione italiana sommelier e di fiere di settore diventate molto selettive, che hanno fatto percepire il vino come un prodotto dalle forti radici culturali». Gli incontri che si fanno durante eventi del genere sono fondamentali «per assaggiare i vini e costruire rapporti di fiducia tra produttori e importatori». Eppure, spiega Sidoli, le cantine italiane mancano di collegialità: «Alla fiera di Düsseldorf, nel 2011, ci siamo presentati in consorzio. Risultato: il vigrx plus paypal nostro è stato uno degli stand più visitati della fiera. Purtroppo, quell’esperienza non si è più ripetuta. Hanno vinto campanilismo e individualismo sulla volontà di fare sistema, ma non è una mentalità vincente. Gli italiani arrivano alle fiere come un’armata Brancaleone, spendendo cifre pazzesche e creando confusione tra appassionati e addetti ai lavori. Presentandoci assieme potremmo fare molto di più».

MERCOLEDÌ 25 SETTEMBRE, ORE 19

SIDOLI È IN VIAGGIO VERSO CASA, DI RITORNO DA ROMA: I SUOI VINI SONO STATI PROTAGONISTI DI UN CONVEGNO SULL’ETICA NELLA COMUNICAZIONE ORGANIZZATO ALL’OMBRA DEL VATICANO

Ferruccio De Bortoli, Ezio Mauro e il cardinal Gianfranco Ravasi sono solo alcune delle personalità che oggi si sono ritrovate al tempio di Adriano per discutere di etica e comunicazione. Ad attenderli per il coffee break c’erano anche i vini di Casali Viticultori: «È stato un appuntamento di altissimo profilo – conferma Sidoli, di ritorno dalla città eterna – e i nostri prodotti hanno ottenuto davvero molti complimenti. Esserci è stato importante, anche se non ne abbiamo ricavato alcun contatto commerciale: era un evento di prestigio assoluto, e quello che facciamo è stato apprezzato oltre ogni nostra aspettativa».

MARTEDÌ 1 OTTOBRE, ORE 13

CASALI VITICULTORI È TRA I PROTAGONISTI DELLA RECENTE RIVINCITA DEL LAMBRUSCO: LE DIFFICOLTÀ PSICOLOGICHE DEL MERCATO LEGATE AL ROSSO FRIZZANTE, SONO STATE SUPERATE GRAZIE A UN COSTANTE LAVORO SU QUALITÀ E PROMOZIONE

Promozione, controlli più rigidi e un lavoro costante sulla qualità: ecco come il lambrusco è rinato dopo anni di oblio, in cui «era stato proposto come una bevanda gassata tipo bibita piuttosto che come vino, per superare la difficoltà psicologica che si accompagnava al rosso frizzante. Oggi – prosegue Sidoli – il lambrusco ha riacquistato una giusta reputazione: ancora molto prodotto ed esportato nelle versioni dolce e amabile, viene molto consumato anche nelle versioni con valore alcolico superiore a 10%». Un risultato a cui si è arrivati «con un enorme sforzo per ricostruirne la reputazione – spiega Sidoli – ma anche grazie a fattori esterni: l’introduzione della patente a punti ha portato molti a cercare vini dal valore alcolico basso; inoltre si è diffusa la passione per le bollicine, e gli appassionati si sono messi in cerca di prodotti di qualità alta ma a prezzi abbordabili». Il successo, a quel punto, è stato in crescita esponenziale: sempre più importatori hanno cercato vini simili, e si sono diffuse anche imitazioni di pessima qualità. È contro queste brutte copie che si concentra la battaglia: «Non possiamo concedere a qualcuno di produrre vino scadente giocando sulle assonanze dei nomi – spiega Sidoli – Questa speculazione distrugge il prodotto originale, e noi dobbiamo difenderlo».

LUNEDÌ 7 OTTOBRE, ORE 9

DA GIORNI SIDOLI È IN VIAGGIO TRA, GIAPPONE, CINA E TAIPEI PER PROMUOVERE I SUOI VINI ANCHE IN ESTREMO ORIENTE

L’attenzione ai vini italiani non è mai venuta meno nel resto del mondo. Ma la concorrenza è agguerrita, e per questo – spiega Sidoli – «è necessario viaggiare per far conoscere il proprio prodotto e cercare aperture continue su nuovi mercati. È un lavoro lungo e costante: potrebbe volerci anche un anno per passare dai primi contatti a una concreta presenza commerciale in un nuovo Paese». Fortunatamente, i nuovi mercati sembrano essere estremamente ricettivi: «Il made in Italy nell’enogastronomia è ancora un valore aggiunto – afferma Sidoli – Specialmente nei cosiddetti Brics, chi cerca vino italiano lo fa per confermare il proprio status: cresce il benessere sociale, e si porta in tavola un vino di lusso». Opportunità che i produttori italiani non possono certo lasciarsi scappare.

E domani?

Come ogni imprenditore, anche Sidoli ha dovuto affrontare la crisi, e la soluzione è arrivata rivolgendosi all’estero. «Qui in Italia abbiamo rapporti soprattutto con ristoranti e negozi, mentre oltre confine c’è la possibilità di lavorare su mercati più ampi». E la voglia di trovare prodotti italiani di qualità ha fatto il resto: «Le prospettive per i prossimi mesi sono buone: per quanto riguarda l’export abbiamo già migliorato il risultato del 2012 – afferma Sidoli – e anche in Italia stiamo costruendo una rete commerciale più organizzata. Nonostante le difficoltà delle vendite dirette nel punto vendita aziendale, anche qui si vedono timidissimi segnali di miglioramento. Siamo appesi a un filo, ma c’è voglia di ripartire».

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