Ogni cosa è illuminata

“Se guardi a lungo nel buio c’è sempre qualcosa”. È una frase del poeta irlandese William Butler Yeats, che Luca Beltrame, amministratore delegato di Lucedentro, ha eletto a fonte d’ispirazione. Potrebbe sembrare un aforisma un po’ strano per un capitano di impresa ma la stranezza è solo apparente, perché l’azienda di cui parliamo si occupa di ricerca sulla fotoluminescenza. State pensando a quegli oggettini (spesso kitsch) che se caricati alla luce di una lampada artificiale possono accompagnare il sonno dei bambini oppure la movida dei giovani in discoteca? Ecco: siamo oltre. Questi tradizionali fenomeni di fotoluminescenza, si basano su fosforescenza e fluorescenza, che hanno una emissione della durata di pochi minuti, prodotta da un elemento tossico e con diversi isotopi radioattivi come il fosforo. I pigmenti fotoluminescenti studiati a Lucedentro sono invece in grado di catturare la luce del giorno per poi restituirla con discrezione e durata nell’oscurità. Un oggetto fotoluminescente nel buio emette una luce affascinante e d’atmosfera, non abbagliante e smaccata. L’effetto è dunque quello di una luminosità di confine, come amano dire a Lucedentro, che rappresenta una sorta di ponte tra la notte e il giorno.

Per una versione in prosa di questa poesia bisogna citare alcuni rari alluminati inorganici che hanno la proprietà di immagazzinare e trattenere la luce, naturale o artificiale, e rilasciarla gradualmente. I pigmenti di ultima generazione – grazie all’impiego di elementi come l’europio e il disprosio, ci spiegano – allungano la durata dell’effetto sino a 8-10 ore, in forma più intensa per alcuni minuti e poi attenuata, ma comunque sempre visibile. L’avventura di Lucedentro con questa tecnologia è iniziata nel 2006: per diversi anni gli investimenti di Luca Beltrame si sono concentrati nello studio dei possibili campi d’applicazione di queste proprietà elettromagnetiche, sperimentandole su una vasta serie di materiali (vetro, legno, tessuti, ceramica, plastica…). Per intenderci, il primo prodotto commercializzato – una lampada a forma di fantasmino creata dal designer Karim Rashid – è stato immesso sul mercato nel 2012. Beltrame, che è stato tra i soci fondatori di una ceramica di Fiorano Modenese, si è dunque cimentato in un’impresa tanto affascinante quanto rischiosa, dato che i frutti di tanto lavoro hanno cominciato a vedersi dopo quasi una decina d’anni. Alla lampada Luke sono infatti seguiti altri prodotti, come le farfalle Avatar Garden, i ciottoli Glass Pebbles (per realizzare percorsi all’aperto o in ambienti chiusi) e i mosaici e listelli decorativi (che stanno trovando una grande diffusione nei centri benessere). Certo non va sottovalutata la dimensione emozionale ed evocativa della fotoluminescenza. È una luce povera, ma tenace, potenzialmente inesauribile, e per questo simbolo di forza interiore. Un maestro Zen, amico di Beltrame, ha ottenuto nel 2009 che i ciottoli fotoluminescenti fossero ospitati nello storico giardino del tempio di Ryoangji a Kyoto, in Giappone. Design e architettura sono stati quindi la prima ricaduta concreta della ricerca, ma vi sono anche altri grandi ambiti di sviluppo, come quello della sicurezza e della sostenibilità ambientale tutti da esplorare. Per la sicurezza basti pensare alle applicazioni sulle strade (luci di posizione, segnaletica, delimitazione delle corsie di marcia), nei locali pubblici (percorsi d’emergenza in caso di black-out) o nell’abbigliamento sportivo o da lavoro. Mentre per la sostenibilità ambientale, merita una menzione il sistema di illuminazione pubblica e privata che Lucedentro sta esplorando in questi mesi.

La sostenibilità ambientale sembra l’aspetto che potrebbe decretare il successo di questa tecnologia, che non produce Co2 o lo fa in modo molto ridotto. I pigmenti utilizzati in queste applicazioni sono rinnovabili: basta l’esposizione a fonti di luce, naturale o artificiale, per garantirne la ricarica. La luminescenza inoltre oggi viene ottenuta con prodotti naturali, non tossici né radioattivi, e con un contenuto molto basso di metalli pesanti. Contando su questi presupposti, Lucedentro sta lavorando a un progetto d’illuminazione pubblica e privata, chiamato Energy-Saving. «Sfruttando le conoscenze sulla fotoluminescenza maturate in questi anni in vari campi di applicazione – spiega Beltrame – e coniugando in modo armonico efficienza e design, siamo giunti alla realizzazione di un innovativo progetto di risparmio energetico nel campo dell’illuminazione. L’idea è quella di utilizzare l’energia rinnovabile fornita dal sole per mantenere in massima carica un pannello fotoluminescente, creando così un riferimento luminoso visibile a distanza». Il progetto, che ha suscitato anche l’attenzione di una società che gestisce un grande aeroporto italiano e una società autostradale, prevede un pannello fotovoltaico, una batteria d’accumulo per l’energia, delle lampadine Led e una vela fotoluminescente di 150×50 centimetri. Il pannello fotovoltaico carica la batteria, che di notte consente ai Led di accendersi per un minuto ogni 10 minuti. In questo modo, con un consumo ridotto del 90%, il pannello fotoluminescente – ricaricato a brevi intervalli regolari – resta sempre al massimo della sua potenza. «Un ulteriore vantaggio di questo sistema è che non ha bisogno di essere collegato alla rete elettrica, con un evidente risparmio di tempo e di soldi». E poi, per chi ama alzare lo sguardo al cielo stellato, riduce l’inquinamento luminoso. Beltrame immagina che in futuro le ricadute di questa tecnologia saranno d’aiuto anche ai paesi in via di sviluppo. «Penso all’Africa, dove in tanti luoghi non c’è la rete elettrica – spiega – Basterebbe un pannello fotovoltaico di 30X30 cm e una batteria grande come un pacchetto di sigarette, e con la sola vela fotoluminescente si porterebbe ovunque, a un costo irrisorio, un servizio che manca». Per il momento i prodotti di Lucedentro stanno trovando riscontro in Germania, Svizzera, Russia e nei paesi arabi. «Il mercato interno invece è fermo – conclude Beltrame – ed è un vero peccato, perché in questi anni di ricerca ho avuto modo di apprezzare ancora una volta le grandi capacità degli artigiani che rappresentano la forza del nostro sistema produttivo: un patrimonio di capacità che deve essere salvato».

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