Chiara Coccorese

Il tema portante del numero di aprile è dominio. Quali possibili relazioni tra arte e potere?
La voglia di dominare è senz’altro insita nell’uomo: è la necessità di possedere, di avere il controllo su persone, cose, luoghi e leggi della natura. L’arte, in quanto immagine, è sempre stata un veicolo fondamentale per imporre contenuti. Se a partire dall’antichità pittura e scultura hanno tramandato i ritratti degli uomini illustri, oggi fotografia e altri linguaggi vengono utilizzati per alimentare il mercato dei (falsi) bisogni. Ma questo è un uso strumentale dell’arte. Gli artisti, invece, possono raccontare il potere con l’occhio consapevole di chi osserva il mondo e le sue dinamiche.

L’opera in copertina fa parte della serie Ancien Régime, che hai recentemente presentato presso la Galleria Dino Morra di Napoli. Come è nato questo progetto?
Il progetto è nato dall’interesse per la simbologia che si nasconde dietro le figure delle carte da gioco, unitamente alla sontuosità dei tessuti e delle architetture e ai dettagli delle scenografie: da qui l’idea di far incontrare le regine delle carte francesi con i re delle carte napoletane. Un mescolare le carte, insomma, richiamando i giochi di potere. Ogni protagonista della serie di Ancien Régime rappresenta, infatti, un vizio o un difetto psicologico dell’essere umano.
La tua ricerca fotografica si nutre di un passato pittorico e di un continuo rimando alla manualità, fondamentale per la costruzione di figure in plastilina, fondali dipinti e set in miniatura. Come convivono queste due anime?
Più che di due, parlerei di una sola anima, dotata però di due mani con compiti diversi. L’idea è unica e la pittura, la costruzione del set o la fotografia sono solamente dei livelli di lavorazione, un po’ come quando nella realizzazione di un dipinto si parte dalla preparazione, per poi passare al disegno ed infine al colore.

Quali sono le fasi di realizzazione di una tua opera?
Generalmente l’idea proviene da un sogno, da un’osservazione o da una semplice intuizione. Prendo appunti tramite rapidi schizzi e note. La fase di produzione varia molto a seconda del lavoro: quando si tratta di set in miniatura, ad esempio, mi procuro tutto il materiale e lo assemblo, preparo i fondali dipinti, realizzo i pupazzi in plastilina e li vesto. Nel caso, invece, di set più grandi e persone in carne e ossa, cerco i modelli, poi i costumi e infine realizzo la scenografia, sia digitalmente che pittoricamente. In quest’ultimo caso, mi avvalgo di una postproduzione molto creativa: il programma di grafica è come una tavolozza contemporanea, che ti lascia un’ampia possibilità di elaborazione.

Spesso le tue opere presentano un accentuato carattere alimentare…
Il cibo è molto presente nei miei lavori. Tutta la serie popolata da personaggi in plastilina è ricca di elementi alimentari: i broccoli come alberi, il prosciutto come vestiti, ma anche caramelle, pasta e frutta di stagione.

Che importanza hanno l’infanzia e la memoria nella tua ricerca?
L’infanzia e i ricordi sono il pozzo da cui attingo ogni idea. Molto spesso i soggetti delle mie ricerche sono legati a fiabe lette da bambina, storie e personaggi inventati durante un gioco, e soprattutto sogni. La bellezza del lavoro creativo consiste nel trasformare tutti questi spunti in realtà, facendo uscire le immagini dalla mente per mostrarle agli altri.

Il tuo lavoro procede generalmente per cicli, attraverso la realizzazione di opere legate da un punto di vista tematico o formale. Come sei arrivata a questo tipo di progettualità?
Si tratta di una soluzione che sto utilizzando sempre più di frequente. Trovo ormai che il lavoro singolo sia un limite, se confrontato alle possibilità offerte da un racconto tutto da sfogliare come pagine di un libro. Dato che i temi che tratterò diventeranno progressivamente più difficili, credo di aver bisogno di analisi piuttosto che di sintesi…

Progetti per il futuro?
Ho quasi terminato di illustrare una storia dello scrittore inglese Jonathan Coe. Si tratta di un libro per ragazzi, The broken mirror, che uscirà il prossimo autunno per i tipi di Feltrinelli.

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