Imprese che hanno fatto la storia

Non sono solamente le istituzioni ad avere fatto la storia d’Italia, ma anche le persone e le loro attività. Ecco perché, nell’anno in cui si festeggia il 150esimo anniversario dell’Unità nazionale, Unioncamere ha voluto creare il Registro delle Imprese Storiche: oltre 1300 aziende in tutta Italia, con alle spalle oltre un secolo di attività imprenditoriale, sono già state iscritte. Si tratta di realtà che hanno contribuito alla crescita del Paese, trasmettendo nel tempo un patrimonio di esperienze di cui fare tesoro: le loro attività hanno segnato la vita dei luoghi, il loro paesaggio, la storia delle persone che vi hanno lavorato e di quanti hanno goduto dei beni prodotti.

Sembra incredibile che un’impresa – qualunque tipo di impresa – sia stata in grado di sopravvivere per oltre cento anni, passando indenne tra gli sconvolgimenti del Secolo Breve e crisi economiche sempre più imprevedibili. E invece, a sorpresa, sono molte le aziende che possono vantare una storia anche più lunga: ben ventidue imprese sono nate addirittura prima del XV° secolo.

La palma della ditta più antica d’Italia viene vinta dalla Rolla Traverso & Storace Spa di Genova, un’azienda che si occupa di fornire lamiere, tubi e profilati a cantieri navali, officine e caldarerie: la prima attività documentata risale addirittura all’anno 890.
In Emilia-Romagna le ditte storiche sono 135, concentrate in gran parte nelle attuali province di Bologna, Reggio e Parma. Il più antico sopravvissuto è l’Hotel Posta, da 496 anni nella sua sede di piazza Del Monte a Reggio, ma esistono molte altre imprese che hanno resistito ottimamente agli urti del tempo. Tra queste, vi sono ditte conosciute in tutto il mondo così come piccole aziende agricole; i negozi di famiglia siedono accanto a imprese che esportano in tutto il mondo, le banche accanto a piccoli negozi come La Stellina di Modena (una libreria aperta nel 1790) o a una bottega specializzata in biancheria per la casa, quello di Lorena Balestri, che è diventato una vera e propria istituzione del centro storico di Porretta Terme.

Scorrere i nomi di queste aziende, l’uno dopo l’altro, significa compiere uno strano viaggio tra tradizione e modernità. Certo, nessuna di queste imprese utilizza le stesse tecnologie di quando aprirono i battenti, ma appare comunque difficile accomunare un posto sospeso nel tempo come il negozio di articoli religiosi dei fratelli Bizzocchi di Reggio Emilia – con il suo immutabile profumo di candele – alla cartoleria Bettini di Cesena, che sarà sì stata aperta nel 1880, ma vanta un’efficiente negozio online e un sito web talmente curato da far impallidire persino alcune multinazionali.
Dietro ogni impresa, una storia che merita di essere conosciuta, un baule di curiosità che si schiude. Nel 1902 Guido Ghezzi, pasticcere di origini milanesi, avvia a Ferrara un laboratorio di pasticceria, dopo aver appreso in Svizzera l’arte della lavorazione del cioccolato. “Qui – scrive Stefania Benazzi in Quando le fabbriche abitavano in centro – riprese un’antica ricetta ferrarese del secolo XVI, ne perfezionò la formula e ricoprì questo pane, di cioccolato, prodotto ancora sconosciuto nel 1500. Fu un grande successo. Tutti cercarono di imitarlo: fornai, casalinghi, laboratori dolciari, preparando milioni di questi pani che ne hanno fatto il dolce simbolo della città. Fu così che Guido Ghezzi diventò l’uomo più dolce di Ferrara”. Potrebbe essere la trama di un film, e invece è la storia della Fabbrica Italo Svizzera, che a distanza di oltre un secolo produce ancora il delizioso panpepato.

Alcuni dei prodotti di queste aziende sono entrati a far parte della storia di ognuno: i vasi bianchi e blu dell’amarena Fabbri (nata nel 1905 a Bologna) hanno per noi lo stesso effetto di una madeleine proustiana. Altre volte, ciò che queste imprese realizzano fanno parte della nostra quotidianità, come i contenitori in vetro e plastica della Bormioli Rocco, che opera a Fidenza dal 1854, o i cioccolatini Majani (creati per la prima volta a Bologna nel 1796).
Storie, oggetti, vite: sorprendente, quanto un semplice registro camerale possa contenere.

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