L’importanza di investire sul lungo termine

IMG_8126_optdi Luca Maramotti

Ennio Delia è l’Amministratore Delegato di FORTLAN-DIBI, azienda che nasce ufficialmente il 1 gennaio 2010 dalla fusione di due imprese che hanno oltre 40 anni di attività, che vantano un fatturato di 28 milioni di euro e che mirano ora, come un’unica entità, a diventare società leader nella realizzazione e nella proposta di soluzioni per l’isolamento termico e acustico. Ma Ennio Delia è anche un giovane dal sorriso facile che preferisce il “tu” al “lei”. Non è certo così frequente trovarsi di fronte un A.D. quarantenne e, di conseguenza, il discorso vira immediatamente sulle implicazioni dell’apporto giovanile all’imprenditoria e al sistema aziendale in genere.

“Sicuramente l’entrata dei giovani ha portato un certo rinnovamento – spiega Delia -. I soci senior sono partiti, all’inizio dell’avventura, con esperienze diverse. Parlare di isolamento termico negli anni ’60 era certamente innovativo, quasi avventuroso; in seguito la crisi del petrolio ha convertito in necessità tutto ciò che riguarda l’isolamento e il risparmio energetico. Con l’evoluzione tecnologica è poi cambiato molto e sull’onda delle tendenze più recenti che riguardano la bioedilizia e la “green economy” si è creata un’attenzione senza precedenti sul settore. Io sono cresciuto all’interno dell’azienda, ho iniziato a lavorare subito dopo le scuole superiori e ho vissuto queste recenti evoluzioni da dentro, ma ovviamente in un modo diverso rispetto ai soci più anziani.”

Intervistato dalla nostra rivista non molto tempo fa, un noto economista ha parafrasato il titolo di un film di successo per descrivere l’attuale situazione italiana. Condivide il pensiero che “l’Italia non è un paese per giovani”? “Parlando della situazione locale più che di quella nazionale, si può affermare che un tessuto economico come il nostro costituisce allo stesso tempo un vantaggio e uno svantaggio. Le aziende a conduzione familiare, che sono la maggioranza nel nostro territorio, talvolta non permettono o comunque ostacolano l’emergere dei giovani, delle loro idee e delle loro volontà. Un tessuto fatto di realtà più strutturate probabilmente favorirebbe la carriera personale. E’ però anche vero che il giovane, volendo, può proporsi autonomamente con una propria impresa in un ambiente che non è schiacciato da grandi industrie, avendo così maggiori possibilità di affermarsi.”

Qual è la prima qualità che aiuta un giovane imprenditore ad affermarsi? “Sicuramente la passione. Trovare un’attività che ti dia quel qualcosa, quella soddisfazione che ti invoglia ad andare avanti, a migliorarti. Senza di questo è impossibile avere la spinta a impegnarsi nel lavoro come si deve. Tornando al discorso precedente, il fatto che il nostro sia un ambiente prevalentemente artigiano può costituire un ostacolo: l’esperto è spesso geloso del suo know-how e tende a non comunicarlo, e quindi a offrire la possibilità di crescita alle nuove leve giovane, solo quando trova l’apprendista ideale, scartandone magari quattro o cinque prima.”

E il trattamento contrattuale spesso non soddisfacente influisce sulla disaffezione dei giovani verso il lavoro? “Credo che in questo senso ci sia un concorso di colpa.” Il periodo non è in effetti dei migliori. Un imprenditore intervistato dalla nostra rivista disse che la crisi colpisce chi non sa innovare, rinnovare e investire sul “genio”. Come porsi di fronte a questa opinione? “Credo che la crisi, in un certo senso, tocchi tutti. L’impatto più importante lo si ha su larga scala. Chi tratta i grandi numeri ha avuto le difficoltà maggiori. Chi invece è riuscito a ritagliarsi una fetta di mercato di dimensioni diverse si può adattare a seconda delle esigenze e della situazione soffrendo meno. Il tessuto emiliano ha avuto, proprio per le sue caratteristiche, una reazione più rapida, anche se va detto che ogni settore possiede le sue peculiarità. Ad esempio, nonostante l’edilizia sia per noi il mercato di riferimento, proprio grazie all’attenzione nei confronti dell’isolamento possiamo dire di non aver vissuto un crollo. Si costruisce meno, ma ciò che si costruisce si isola meglio.”

State quindi investendo su nuovi settori quali la bioedilizia? “Il nostro lavoro si rivolge all’edilizia e all’industria. Le certificazioni energetiche riguardano infatti sia le abitazioni sia gli elettrodomestici e noi produciamo isolanti termici ed acustici per entrambe le aree. Alcuni dei nostri isolanti sono di natura plastica, come il polistirolo che è il nostro business principale, altri sono invece minerali, come la lana di roccia. Stiamo però preparando una nuova gamma di prodotti naturali, con il nuovo marchio Fortlan-DiBi, pensata anche per la bioedilizia. Il vero cambiamento si avrà comunque quando i consumatori capiranno che il risparmio immediato, a scapito del risparmio energetico a lungo termine, non è per niente conveniente. Per quanto ci riguarda, anche nel privato siamo sempre stati molto sensibili alle tematiche energetiche ed ecologiche. Due anni fa la nostra sede Fortlan ha installato un grande impianto fotovoltaico per alimentare la fabbrica, il primo a Reggio a superare i 50 KW.”

Per concludere, cambiamo discorso: come è nata l’avventura con la A.C. Reggiana, squadra di calcio di cui siete ora main sponsor? “Il mal di calcio è certamente diffuso nel Consiglio di Amministrazione e ci ha portato a sostenere da sempre le attività sportive della Val d’Enza, zona in cui tutti lavoriamo e viviamo. Eravamo partner della Reggiana già da tre anni e, in occasione della fusione tra FORTLAN e DIBI abbiamo pensato di rivolgerci a una squadra di calcio di categoria superiore, per veicolare i nostri prodotti su un territorio che ci vede molto presenti”.

0
0

0 Comments

Leave a reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

Time limit is exhausted. Please reload CAPTCHA.