Produttività, export, competitività: un’analisi del 2016

nobiliSi è tenuto con grande successo d’interesse l’8 ottobre 2016, presso la sede di Suno di Nobili Rubinetterie, il primo convegno organizzato per promuovere “l’ottobre dell’economia”. L’evento, alla sua prima edizione, ha dato l’opportunità a relatori, imprenditori e docenti universitari di confrontarsi sui temi economici più attuali con interessanti analisi.
“Il 2016 dell’economia, tra crisi, ripresa e (de)crescita. Quale ruolo per il made in Italy?”. Questo il tema affrontato l’8 ottobre u.s. a Suno presso Nobili Rubinetterie. Roberto D’Imperio, dottore commercialista e Presidente Edinburgh Group, ha aperto il convegno affermando che in merito alla situazione economica attuale “più che pensare a cosa fare per tornare a crescere dovremmo iniziare a pensare che siamo cresciuti troppo”.
Secondo D’Imperio più che continuare a chiederci quando usciremo dalla crisi dovremmo iniziare a chiederci se non ne siamo già usciti e se la ragione per cui crediamo di essere ancora in un periodo critico sia principalmente dovuta al fatto che incrementi attuali siano decisamente inferiori rispetto a quello a cui eravamo abituati in passato.
E’ fondamentale oggi quindi tenere presente che l’Europa deve fare anche i conti con tanti problemi definibili quasi “nuovi” tra cui terrorismo, un’inarrestabile marea migratoria, nazionalismo ed euroscetticismo. Da tutto questo quadro ne esce oggi come risultato una crescita economica debole.
D’Imperio sottolinea però che il maggiore dei rischi è attualmente quello della disintegrazione dell’Europa. Parlando dell’Italia, sottolinea che per pensare ad una ripresa economica mondiale bisognerebbe partire da alcuni supporti fondamentali, come una maggiore magnanimità delle autorità europee nei confronti dei conti pubblici italiani e magari un maggiore acquisto di nostri buoni del tesoro da parte della Banca Centrale Europea.
L’attuale atteggiamento di vittimismo italiano è sicuramente dovuto ad uno scenario generale poco rassicurante: bisogna tenere presente che l’Italia gode di una spina dorsale robusta, sana, troppe volte criticata e capace di reagire in modo sistematico e coraggioso anche di fronte ad uno scenario desolante.
Concludendo il suo intervento introduttivo, D’Imperio ha sottolineato che per dare supporto agli imprenditori italiani è fondamentale dare voce alle nostre eccellenze di cui il nostro Paese è ricco, ma troppe volte sconosciuto ai non addetti ai lavori.
A seguire l’intervento di Andrea Boltho, economista al Magdalen College di Oxford, che ha parlato dello scenario economico globale fatto di luci ed ombre: un’economia mondiale che cresce poco, un’economia europea ancora più debole e un’economia italiana con una crescita (quasi) inesistente.
La mancanza della crescita in Italia, secondo Boltho, è dovuta alla “mancanza di locomotive che tirano”. Più del 30% della crescita mondiale nel 2015 è stata supportata dalla Cina e un altro 30% dai Paesi emergenti; al terzo posto gli Stati Uniti. Ma ora anche la Cina sta subendo un calo, la crescita annuale non è più a ritmi del 10% anche perché insostenibili. La Cina comunque in due anni ha fatto di più di quello che è riuscita a fare l’economia mondiale in un secolo intero.
Gli altri stati emergenti sono attualmente in ribasso (Brasile e Russia in particolare): le recessioni, comunque e in generale, non durano mai per sempre e la speranza di ripresa c’è, ma a ritmi più bassi. Per quanto riguarda l’economia americana, si prevede una crescita più limitata rispetto al passato, circa di un 2%, ma bisogna adesso vedere cosa succederà nel prossimo futuro anche dal punto di vista politico.
Un’Europa invece che stenta ancora di più, con una crescita prevista dell’1,5% nelle migliori delle ipotesi, e con un Regno Unito che inizia a pagare lo scotto della Brexit. Secondo Boltho però per il Regno Unito non sarà una tragedia, prevede solo un piccolo calo di crescita (massimo 0,2%). La Brexit è però un problema a livello politico, perché rappresenta un severo colpo d’arresto all’integrazione europea. Il rischio è che si sia bloccato un processo che potrebbe determinare dei passi indietro
Anche l’indebitamento delle famiglie e delle imprese è un fattore da non sottovalutare anche se gli italiani si sono in questi anni indebitati meno rispetto agli altri Paesi europei (ma comunque di più rispetto al passato). Nel privato il debito pubblico attualmente italiano è schizzato. Solo la Germania non ha questo problema.
Un quadro quindi sicuramente preoccupante per l’Italia: famiglie e imprese indebitate e che non spendono. Un’Italia oggi vista “a rimorchio” della zona euro. In più ci sono i mali di sempre: infrastrutture carenti, spesa pubblica eccessiva, burocrazia borbonica… In Italia è attualmente presente un’importante frenata degli investimenti che causa il pauroso calo della produttività e della conseguente competitività. Gli investimenti delle aziende italiane sono oggi i più bassi in Europa. Gli stipendi italiani sono inoltre molto più alti rispetto alla zona euro anche se è calata la produttività del lavoro. Le esportazioni stanno attualmente tirando la crescita italiana e questo perché le imprese hanno “l’acqua alla gola” e molte di loro stanno anche esportando in perdita perchè non c’è più competitività.
Boltho termina lanciando un punto importante di riflessione: “cosa potrebbe succedere se ci trovassimo davanti ad un nuovo shock? Il problema oggi è che mancano strumenti di politica economica ed il disavanzo è limitato”. Secondo Boltho una strategia potrebbe essere quella di riprendere a stampare moneta per fabbricare case, costruire infrastrutture o magari dare soldi ai cittadini: questo avrebbe sicuramente diversi effetti positivi. Ma il problema è che nella zona euro attualmente non è possibile fare tutto ciò a differenza della Cina, dei Paesi emergenti e degli Stati Uniti (paesi che come dicevamo prima sono attualmente quelli che segnano una maggiore crescita).
In Italia i privati e le imprese attualmente risparmiano e ci sono pochi investimenti: tutto questo pesa sulla crescita. E in più la produttività cresce molto più lentamente a livello mondiale. Si evidenzia quindi un grosso problema strutturale che rischia di portare alla stagnazione secolare.
A seguire gli interventi con case history di Giorgio Marsiaj, Fondatore e Presidente di Sabelt S.p.A., Membro del Consiglio Generale di Confindustria, e di Maurizio Comoli, Vice Presidente Banco Popolare, Ordinario di Economia Aziendale e Presidente CC.I.AA. di Novara che hanno approfondito anche il tema della situazione in Piemonte.

L’ultima ora è stata dedicata alla tavola rotonda organizzata con la presenza di Alberto Nobili, Amministratore della Carlo Nobili S.p.A., Massimo Pessina, imprenditore del Gruppo Norda ed editore, Cesare Ponti, Presidente della Ponti S.p.A., Pietro Boroli, Vice Presidente di De Agostini S.p.A., Giacomo Campora, Direttore Generale di Allianz, Mauro Re, Direttore Generale Investitori SGR, e Eliana Baici, Ordinario di Politica Economica e Direttore Dipartimento degli Studi per l’Economia e l’Impresa presso l’Università del Piemonte Orientale “A.Avogadro” di Novara, e ha dato la possibilità di confrontarsi sul tema dell’importanza del “made in Italy” nel mondo.
“Il made in Italy esiste, quello che manca al nostro Paese è il sistema Italia” ha spiegato Eliana Baici. Anche Cesare Ponti si è soffermato sulle “pecche” del sistema. Alberto Nobili ha spiegato che “Credo sia utile creare un ente che ogni sei mesi certifichi il made in Italy che esce dai nostri stabilimenti. Molti imprenditori, anche italiani comprano in Cina per poi finire qui il prodotto ed avere il made in Italy che però così non è. Cosi non va. Così non si mette in moto l’economia. Nobili Rubinetterie è oggi un’azienda moderna con elevatissimi standard qualitativi, unica nel panorama della rubinetteria internazionale, attenta alle esigenze del mercato e delle persone. Sessanta anni di esperienza, cento mila metri quadrati di spazio produttivo, cinque brand e sedi e 2.600.000 articoli realizzati all’anno tutti progettati e realizzati nei trecento centri di lavorazione interni, con la cura e la passione riservata agli oggetti di pregio, nel pieno rispetto del made in Italy. I nostri prodotti sono riconosciuti ed apprezzati in tutto il mondo. Attualmente sono ottanta i Paesi all’estero dove il brand viene esportato. E il nostro brand si colloca tra i più qualificati alfieri del made in Italy. Alla luce di un quadro economico sempre difficile, i risultati positivi comunque conseguiti testimoniano gli sforzi fatti a livello mondiale dal Gruppo tesi al raggiungimento di obiettivi di continuo miglioramento ed allargamento distributivo. I margini restano comunque sempre sotto pressione anche perché la nostra filiera di produzione è tutta made in Italy ed è quindi prioritario un ferreo controllo dei costi per difendere la redditività in continuità e per garantirci una solidità economica e finanziaria nel tempo. Sforzi che facciamo volentieri e che sono anche diretti all’ottimizzazione della gestione di cassa che ci permette di sostenere anche i numerosi progetti di investimento che da sempre facciamo in nuove tecnologie e collezioni di prodotto per i due brand Nobili e Teknobili”.

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