Gnocco, dadi e fantasia

E’ notte, e dall’altra parte della mia scrivania c’è Ezio Melega, stretto collaboratore di Narrattiva, la più vivace delle case editrici indipendenti italiane di giochi di ruolo. Siamo qui per parlare di roleplaying. «È vero che playing significa giocare – spiega Ezio – ma significa anche recitare e suonare, cioè divertimento non competitivo. La traduzione più corretta di roleplaying sarebbe “attività per interpretare un ruolo”. L’obiettivo è la creazione di una storia e i giochi di ruolo sono i motori che servono la creazione di storie». Non a caso, affermati autori di besteller fantasy come G. R. R. Martin (Il Trono di Spade), Tracy Hickman (Dragonlance) o R. A. Salvatore (Forgotten Realms) provengono proprio dal mondo dei giochi di ruolo.
Il progenitore di tutti i giochi di ruolo è Dungeons and Dragons (D&D). Pubblicato negli Stati Uniti nel 1974, nell’ambito dei campus universitari, arrivò in Italia nel 1985, e dopo quasi quarant’anni è ancora il più diffuso gioco di ruolo al mondo, contando più o meno 20 milioni di giocatori sparsi su tutto il globo. Chi gioca a D&D entra in un mondo simile a quello della saga de Il Signore degli Anelli: sguaina la spada o la bacchetta magica e si prepara a combattere mostri e conquistare tesori. Oggi in Italia sono pubblicati una decina di titoli mainstream, e ce n’è davvero per tutti i gusti: dal fantasy (Pathfinder) alla fantascienza (Dark Heresy, Cyberpunk), all’horror (Mondo di Tenebra, Sine Requie).
Ma come funziona? Uno dei giocatori, chiamato Master o Narratore, tira le fila della storia e, oltre ad arbitrare la partita, propone agli altri giocatori sfide da superare e missioni da compiere. Ogni giocatore infatti interpreta un personaggio con caratteristiche – variabili a seconda del tipo di Gdr – generalmente definite tramite punteggi, che descrivono le capacità del personaggio della storia. Il loro ruolo è quello di interpretare le azioni dei personaggi e le loro reazioni al contesto immaginario che il Master crea intorno a loro. Il tutto attraverso regolamenti più o meno complessi. Mano a mano che i personaggi compiono avventure, avanzano di livello e accrescono i loro poteri. Un’avventura può durare una sola serata o interi anni. Alcuni dadi a molte facce simulano la casualità del mondo e le possibilità di azione dei personaggi. Oltre ai dadi i giocatori sono muniti di fogli e matite per segnare le caratteristiche dei loro personaggi, e, a volte, di miniature e tabelloni per simulare lo scenario del combattimento. Ma il terreno in cui si svolge l’avventura è soprattutto quello dell’immaginazione.
Vogliamo capire bene: qual è la differenza fra i giochi di ruolo e, ad esempio, l’improvvisazione teatrale? «Se avessi di fronte due gruppi, ti saprei dire esattamente quale sta giocando di ruolo e quale sta facendo improvvisazione teatrale, ma trovare teoricamente il filo sottile che li distingue non è facile – si ferma a pensare Ezio – Forse è il pubblico il fattore discriminante: chi improvvisa lo fa per un pubblico, chi gioca no. Ma è una risposta parziale».
Quanti sono i giocatori di ruolo italiani? Il sito gdrzine.com sta cercando risposta a questa domanda con il censimento L’Italia che gioca, ma non è un’impresa semplice, come racconta Massimo Lizzori, caporedattore del sito: «Il mondo del Gdr manca totalmente di dati statistici su cui basare indagini e ricerche. Il 100% dell’attività informativa di settore è demandato a siti specializzati come il nostro, gestiti da appassionati, e da scarne newsletter di distributori ed editori». «Anche dal lato commerciale – prosegue Lizzori – mancano analisi di mercato specifiche. Editori e distributori non hanno mai investito in questo senso, ritenendo il mercato collegato troppo piccolo e difficilmente espandibile». Eppure i numeri delle fiere e degli eventi legati a questo fenomeno sono di tutto rispetto: l’edizione 2012 del Play di Modena ha attirato 22 mila visitatori, mentre l’ultima fiera Lucca Comics&Games ha accolto 150 mila persone. Quest’ultima, in particolare, nell’edizione 2012 (1-4 novembre), riserverà un posto d’onore ai Gdr grazie alle Ruolimpiadi, vere e proprie Olimpiadi del genere. Un universo parallelo che si è alimentato contando solo sul passaparola e il tam tam, nel completo silenzio dei media e della grande distribuzione.
«L’Italia è il secondo paese al mondo dopo gli Stati Uniti come produttore di giochi di ruolo indipendenti», racconta Ezio Melega. I dati delle principali manifestazioni del settore lo confermano: un quarto dei finalisti della competizione GameChef 2012 sono autori di giochi italiani, al punto che è stata organizzata la GameChef PummarolaEdiscion 2012, tutta dedicata ai giochi scritti in italiano. Però, spiega Ezio, «se i titoli mainstream in Italia sono una decina, i giochi indipendenti sono almeno 5 volte tanto».
Il podio della produzione indie italiana è tenuto da Coyote Press, Janus e Narrattiva. Quest’ultima in particolare ha vinto il premio Best of Show 2011 di Lucca (con il gioco Il Mondo dell’Apocalisse), e quest’anno presenterà alla prossima fiera di Lucca quattro nuovi titoli. «Siamo la nicchia di una nicchia di una nicchia – racconta Ezio. Ma siamo anche l’avanguardia. I nostri giochi vogliono svincolarsi dalla regola aurea del Master onnipotente e crearne di diversi, spaziando in ogni direzione, per esempio verso giochi in cui la leadership sia condivisa. Le regole sono uno strumento sociale. Il gioco è uno strumento sociale. Il gioco di ruolo è un dialogo regolato, e le regole vanno a influenzare i rapporti fra le persone. Se il gioco di ruolo è la narrazione di una storia costruita da un gruppo di giocatori, ognuno di loro deve avere una fetta equa di potere narrativo».
Quale sarà il futuro dei giochi di ruolo? «Google Plus ha rivoluzionato il modo di giocare: non c’è più bisogno di vedersi fisicamente e online si gioca benissimo, sfuggendo anche alla dittatura del gruppo chiuso». «Nonostante questo, però – conclude amaro Ezio – è un hobby morente. La difficoltà principale è il rinnovamento generazionale, provocata dagli stereotipi nerd legati al mondo dei giochi di ruolo e ad alcune scelte editoriali poco attraenti, come manuali troppo voluminosi e costosi». A me sembra che ci sia un altro stereotipo da abbattere: mentre scrivo queste righe, Ezio mi comunica che un gruppo di sole giocatrici cerca un giocatore maschio per completare il gruppo. A livello internazionale il blog dedicato alle giocatrici di ruolo gamingaswomen.com ha vinto la medaglia d’argento all’Ennies Award 2012. Forse i giochi di ruolo non sono solo giochi, ma sicuramente sono anche per ragazze.

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