Un mese con Alessandra Medici

CARTA D’IDENTITÀ

Nome: Alessandra
Cognome: Medici
Azienda: Medici Ermete
Settore: Agroalimentare

Piacere, Alessandra
«La vendita dell’aceto contribuisce solo per il 2% al fatturato della nostra azienda di vini, che esporta in oltre 50 paesi in tutto il mondo. Non si è mai trattato di fare affari, ma di portare avanti una passione». Così si presenta Alessandra Medici che assieme al padre, allo zio, al fratello e a due cugini, si occupa della Medici Ermete, una delle aziende di vini più conosciute in regione: a lei sono affidate l’acetaia, il punto vendita e l’organizzazione dei tour enogastronomici nella tenuta Rampata, una piccola oasi tra le vigne, esattamente a metà strada tra Montecchio Emilia e Sant’Ilario d’Enza.

Dopo una lunga esperienza nel mondo della moda – che le ha lasciato in eredità le movenze flessuose e l’attitudine al bello – Alessandra ha fatto ritorno all’azienda di famiglia, per seguire quello che lei descrive come «il sangue che chiama». E così, la sua vita quotidiana è tornata a dividersi tra i lenti cicli dell’aceto – tra campi e solai – e l’organizzazione dei tour enogastronomici per i molti che hanno imparato a viaggiare seguendo gli itinerari del gusto. E se il ciclo di produzione ha i suoi momenti clou soprattutto dopo la vendemmia e durante l’estate, gli altri periodi dell’anno non sono certo privi di impegni.

Ecco il diario del mese di gennaio, quello che – dice la Medici – «è tradizionalmente il periodo più tranquillo del nostro lavoro».

Venerdì 13 gennaio, ore 17:00
«Ho passato la giornata a organizzare una spedizione per un nuovo cliente che vorrebbe esportare il balsamico tradizionale negli Stati Uniti e vuole testare il prodotto prima di ordinare grandi quantità»

Anche all’estero, il sapore del balsamico ha stregato molti appassionati. Per i produttori di aceto, così come per gli imprenditori di molti altri settori, i mercati più interessanti sono diventati quelli oltre confine: «Ho passato la giornata a organizzare una spedizione per un nuovo cliente che vorrebbe esportare il balsamico tradizionale negli Stati Uniti – racconta Alessandra – Per ora, vorrebbe partire con piccole quantità: si parla comunque di un bene di lusso e di un mercato di nicchia, e giustamente il cliente vuole testare il prodotto prima di ordinare grandi quantità».

Secondo quanto racconta la Medici, né il mercato dell’aceto né quello del vino hanno subito flessioni durante il 2011, nonostante la crisi: «Lo scorso anno il nostro fatturato è aumentato del 10%, soprattutto grazie alle straordinarie opportunità che offrono nuovi mercati come Brasile, India e Cina». Sull’anno in corso non si azzardano previsioni: «Siamo fiduciosi, ma incrociamo comunque le dita», si limita a dire Alessandra, con un pizzico di giustificata scaramanzia.

Mercoledì 18 gennaio, ore 14
Sotto gli occhi attenti di due membri del Consorzio e di un responsabile dell’ente Suolo e Salute, 300 nuove bottigliette di aceto balsamico tradizionale vengono imbottigliate in poche ore

Dopo una mattina passata a gestire la visita guidata degli studenti dell’Università della Scienza Alimentare di Pollenzo, l’impegno che attende Alessandra nel pomeriggio è di quelli cruciali: sotto gli occhi attenti di due membri del Consorzio e di un responsabile dell’ente Suolo e Salute, 300 nuove bottigliette di aceto balsamico tradizionale saranno imbottigliate in poche ore.

«Facciamo tutto a mano – spiega – usando una macchina con soli quattro o cinque beccucci. Finito il lavoro, le bottiglie vengono tappate, sigillate con ceralacca ed etichettate, per garantire il consumatore da ogni possibile “manomissione” successiva».

Giovedì 19 gennaio, ore 10
«Oggi ho partecipato a un incontro organizzato dal Consorzio Agrario di Reggio Emilia sulla fertilità delle gemme e sulla potatura secca della vite»

Tra consorzi ed enti di certificazione, la produzione dell’aceto e del vino sono attività che obbligano a un confronto costante con l’esterno. «Oggi ho partecipato a un incontro organizzato alla Fiera dal Consorzio Agrario di Reggio Emilia – racconta Alessandra – Si discuteva della fertilità delle gemme e della potatura secca della vite. Sono temi fondamentali per un’azienda come la nostra, che si occupa della filiera completa del prodotto: è importante sapere, ad esempio, quali conseguenze implichi la meccanizzazione della potatura sullo stato fitosanitario della vite».

Giovedì 26 gennaio, ore 10
Alla tenuta Rampata arrivano sei giovani dagli Stati Uniti, e altri sono attesi nei prossimi giorni

Una parte importante del lavoro all’acetaia Medici è quella dei tour enogastronomici: alla tenuta Rampata arrivano quasi 4000 visitatori l’anno, tra studenti, turisti e appassionati di enogastronomia. Qui Alessandra mostra i segreti della lavorazione del prodotto, passa in rassegna gli attrezzi custoditi nel piccolo museo del Vino e organizza le degustazioni: a fine giornata, come prevedibile, sono in molti a comprare almeno una bottiglietta del delizioso balsamico che hanno assaggiato. Le visite sono iniziate almeno 8 anni fa, e da allora il lavoro si è evoluto parecchio: «C’è molto fai da te, soprattutto tramite Internet – spiega la Medici – I turisti tendono a organizzarsi da soli e all’ultimo momento: ecco perché devo sempre essere a disposizione sia dei singoli visitatori che dei tour operator. Le richieste non mancano mai, soprattutto grazie al flusso costante di visitatori da Parma, un territorio che ha investito sulle proprie ricchezze culturali ed enogastronomiche molto più di quanto non abbia fatto Reggio».

In visita, oggi, sono arrivati sei ragazzi dagli Stati Uniti, con una guida inglese, e altri sono attesi nei prossimi giorni. «Erano ragazzi molto giovani e incredibilmente interessati – racconta Alessandra – Sono rimasti a parlare con me anche dopo la degustazione e hanno fatto molte domande».

Martedì 31 gennaio, ore 18
«Condivido il programma di liberalizzazioni del governo Monti. Ma c’è da fare un discorso più ampio: credo che l’Italia sia un paese di e per vecchi»

Inevitabile chiedere ad Alessandra quale sia il suo punto di vista sull’attualità. «Condivido il programma di liberalizzazioni del governo Monti, anche se non toccheranno affatto la mia attività – spiega – Ma c’è da fare un discorso più ampio: credo che l’Italia sia un paese di e per vecchi. E’ necessario un cambio generazionale sia politico che imprenditoriale. Mi sembra quasi che gli imprenditori non si fidino a passare le loro conoscenze ai più giovani. E io capisco lo sguardo arrabbiato di chi si affaccia oggi al mercato del lavoro, ma credo che, oltre alla rabbia, si debba anche dimostrare voglia di fare».

Un implicito rimando a quanto dichiarato pochi giorni fa dal sottosegretario Michel Martone, che ha definito “sfigati” i giovani che si laureano a 28 anni? «Le persone vanno spronate, ma definirle “sfigate” non è un buon modo di farlo – insiste Alessandra – Il problema è che non ci sono le basi per sostenere un discorso del genere. Bisogna studiare: la cultura è importantissima. Però, mi piacerebbe vedere i giovani con le mani sporche di terra, capaci di tornare alle proprie origini e di valorizzare i punti di forza sul territorio. Studiare è importantissimo, ma non tutti devono diventare professori: c’è anche bisogno di gente che sappia potare una vite».

E domani?
«Continuerò su questa strada anche per i prossimi mesi – conclude Alessandra – Diverse aziende, da ditte di colori ad aziende farmaceutiche, vogliono tenere meeting e convention nella nostra tenuta. Inoltre, ho in mente un calendario di eventi legati a degustazioni, per invogliare il pubblico giovane a conoscere meglio il proprio territorio. Un territorio che dovrebbe imparare a credere di più nelle proprie potenzialità».

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