Dal vampiro al botulino

499704_89885242_optdi Luca Maramotti

Alle molte paure della nostra quotidianità potrebbe aggiungersi entro breve tempo un elemento soprannaturale. Alcuni cominciano a temere di ritrovarsi, in una notte scura e tempestosa, il vialetto di casa sbarrato dal volto pallido e minaccioso di un vampiro assettato di sangue. “I vampiri sono tra noi”, suggerisce lo schermo cinetelevisivo: la saga di Twilight, con la storia d’amore impossibile tra Isabella e Edward, ha ipnotizzato milioni di ragazzi e ragazze, che ora fantasticano sulla possibilità di essere, o di amare, un succhiasangue. Ma non sono solo i romanzi di Stephenie Meyer a riportare in vita la leggenda transilvanica. Grande successo ha avuto infatti la serie televisiva True Blood, diretta da Alan Ball, celebre creatore di Six feet under e sceneggiatore di America Beauty, in cui i vampiri lottano per integrarsi nella società civile. Voci di corridoio affermano poi che la CW Television Network ha messo in cantiere il pilot di Vampire Diaries, trasposizione dell’omonima serie di romanzi firmata Lisa Jane Smith, tradotta in circa trenta lingue e bestseller mondiale. Il progetto della serie televisiva è stato fortemente voluto da uno dei produttori esecutivi, il quale, sulla scia del successo di Twilight, ha proposto di ristampare i romanzi di Lisa Jane Smith, pubblicati in America negli anni ’90.

Nonostante l’esplosione recente, l’interesse cinematografico e letterario per i vampiri non è comunque una novità e risale a molto tempo prima del Dracula di Bram Stoker (1897). Si considera infatti come prima vera trasposizione poetica del mito folkloristico del vampiro la ballata di fine settecento Die Braut von Corinth (La sposa di Corinto) di Goethe, mentre, nell’ambito cinematografico, addirittura George Méliès, inventore ottocentesco degli effetti speciali, se ne interessò. Ma questa fiammata di interesse vampirico è qualcosa in più di un occasionale ritorno al gotico? Concentrandosi sulle tendenze del botteghino si scopre che, oltre a Twilight-New Moon è piaciuta molto un’altra produzione anglosassone, anch’essa più o meno condita da elementi soprannaturali: Dorian Gray ha ottenuto infatti un ottimo risultato, nonostante sia stato distribuito in un numero di sale piuttosto ridotto. Salta subito agli occhi un elemento comune tra le due pellicole: l’eterna giovinezza e, per esteso, l’immortalità. Come Dorian Gray, i vampiri servono a raccontare qualcos’altro: una condizione anormale, o meglio soprannaturale, che distingue dal quotidiano scorrere della vita umana. Vampiri, zombie e mostri vari sono serviti ai migliori maestri per descrivere anche particolari situazioni sociali: indimenticabili i morti viventi di Romero che si aggirano, consumisti senza cervello, per le corsie di un supermercato. Ma, negli ultimi tempi, l’inquietudine riguardante il tema universale dell’immortalità ha raggiunto un vero e proprio picco.

Spiritualità e immortalità dell’anima di Antonio Rosmini, Fedone: sull’immortalità dell’anima in tre dialoghi di Moses Mendelssohn, L’immortalità dell’anima di Osho e, ovviamente, La filosofia di Twilight: i vampiri e la ricerca dell’immortalità sono solo alcuni dei libri sul tema che, nel 2009, sono stati pubblicati o ripubblicati in nuove edizioni. Senza dubbio le opere di fiction che hanno invaso schermi e comodini negli ultimi mesi sono state ritagliate su misura per il pubblico contemporaneo. Senza la storia d’amore inappagata, e perciò romantica, tra Edward e Bella, Twilight non avrebbe trovato il favore del giovane pubblico. I vampiri non sono quindi gli stessi di un secolo fa e, del resto, nemmeno le tematiche profonde de Il ritratto di Dorian Gray sono state riportate fedelmente nella trasposizione cinematografica. Rimane quindi l’interesse essenziale per la differenza di fondo che distingue il sempre bellissimo Dorian dalla società normale, la stessa differenza che rende impossibile l’amore tra Edward il vampiro e Bella la normale studentessa.

L’immortalità non smette di pungolare la curiosità intellettuale e l’interesse sentimentale dell’Uomo. In questo senso, i vampiri e i Dorian Gray che a volte ritornano sono una sorta di contrappunto al cinema catastrofico: la paura della distruzione definitiva si contrappone alla voglia di fuggire nell’assenza della morte. Il tema, tassello fondamentale della filosofia, è ovviamente vastissimo, ma è comunque interessante notare che, nell’apparentemente innocua produzione di fiction moderna, si ritrova declinato in forme che esprimono varie inquietudini, proprie del tempo che le ha prodotte. I Queen cantavano Who wants to live forever? e a rispondere positivamente non sono solo gli amanti di storie di vampiri o gli aficionados di Dorian Gray, bensì un’intera massa di persone che punta più all’immortalità del corpo che a quella dell’anima.

L’ossessione contemporanea ruota infatti attorno alla domanda “quanti anni mi dai?”: secondo i dati dell’American Surgery (ASPS) l’intervento al botulino è considerato l’intervento di medicina estetica più richiesto, ritenuto la magica soluzione all’invecchiamento. Recente la notizia che Solange Magnano, 38enne ex Miss Argentina, è deceduta a causa di un’embolia polmonare a seguito di un intervento di gluteoplastica. Non è stata la prima qanto non sarà l’ultima. Mantenere un aspetto superficialmente inattaccabile è l’antidoto che vorrebbe esorcizzare lo scorrere del tempo. Lo stesso desiderio di immortalità si sublima poi nell’esaltazione di figure fantastiche e immortali: Dorian Gray, che conserva a lungo la sua bellezza intatta, e Edward Cullen, pallido giovane dalla pelle priva di rughe. L’impressione è che la ricerca contemporanea della vita eterna sia diretta allo strato superficiale dell’esistenza. Lontani sono i tempi in cui Goethe poteva sostenere che “la vita è l’infanzia della nostra immortalità”: nella nostra epoca si va evidentemente al sodo.

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