Turchia: rischio di credito commerciale in vista

Un contesto commerciale difficile quello della Turchia, quale riflesso del clima d’incertezza economica e politica interno al Paese, che si prepara all’appuntamento con le urne di domenica 16 aprile. Molti sono i settori economici in difficoltà, e questo potrebbe comportare un deterioramento dei livelli di rischio di credito commerciale nel Paese, rendendo necessario anche per le aziende italiane che già operano o intendono operare su tale mercato un maggior livello di attenzione e tutela delle proprie operazioni commerciali all’export contro le possibili criticità derivanti dal mancato pagamento delle fatture da parte dei clienti sul mercato turco.

Secondo Atradius, tra i gruppi leader nel mondo nei settori dell’assicurazione del credito commerciale, già da un paio di anni, il contesto delle insolvenze in Turchia ha dato i primi segnali di deterioramento. Le tempistiche di saldo delle fatture da parte delle aziende sono rallentate in modo significativo, e ciò ha portato ad un incremento dell’80% dei fallimenti delle nuove imprese nei primi tre anni di attività. Alcuni comparti produttivi, dei 15 esaminati da Atradius, presentano un profilo di rischio di credito commerciale relativamente alto, dovuto al fatto che le performance aziendali sono inferiori rispetto all’andamento di lungo periodo. Si tratta dei settori dell’edilizia e dei materiali da costruzione, afflitti da una crisi che porta a dilatare in media a 120-180 giorni le tempistiche di pagamento delle fatture. Stessa situazione nel comparto tessile, che presenta un’impennata di casi d’insolvenza e ritardi di pagamento, e nei compari industriali della carta, dei servizi, dell’elettronica e dell’ ICT. Fanalino di coda l’industria dei metalli, che presenta un’impennata dei casi insolvenza dovuti al forte indebitamento delle imprese e alla contrazione dei margini di profitto e previsioni di ulteriore deterioramento del rischio di credito, a causa della crescente concorrenza della Cina e dell’elevata dipendenza dal sistema bancario.

Meno cupo il clima nel comparto chimico-farmaceutico, caratterizzato dalla crisi del comparto della plastica dove la regolarizzazione dei pagamenti richiede circa 150 giorni data fattura, e dalla buona performance dell’industria del farmaco al cui fatturato contribuisce per il 90% il bilancio pubblico. Discreto anche l’andamento del settore dei macchinari, con dilazioni di pagamento fra 90 e 120 giorni ma con buone prospettive per il calo dei prezzi delle materie prime. Il settore dei beni durevoli di consumo è sostenuto dai tagli alle imposte sugli elettrodomestici e dalle agevolazioni per mitigare il tasso di cambio sui beni immobili. Clima discreto anche per il settore dell’acciaio.

Buono il profilo di rischio di credito commerciale nei comparti ove le performance aziendali del settore sono migliori rispetto all’andamento di lungo periodo. Parliamo dell’l’industria automobilistica e dei trasporti, al secondo posto per l’export turco, che compensa il calo delle vendite interne con l’aumento della domanda di prodotti in Europa, seguita dall’agricoltura, dal settore alimentare e dai servizi finanziari.

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