Costruzioni, non ancora fuori dalla crisi

1916004526_news_mattone_immobiliareIl settore delle costruzioni in Emilia-Romagna sta vivendo, ormai da otto anni, una profonda recessione. Le imprese edili, dall’inizio della crisi a oggi, sono diminuite di più di 13mila unità, (oltre il 20%). Gli occupati nel 2015 erano 107mila, di cui 20.400 a Modena, 17.200 a Bologna, 13.000 a Reggio Emilia; rispetto all’anno precedente, si è avuto un calo che ha superato il 10%, nonostante i lavori del terremoto. Il 2016 si caratterizza, invece, per una seppure ancora molto esile inversione di tendenza: la flessione è stata solamente dello 0,4%.

È questo, in sintesi, il quadro aggiornato del settore emerso dalle parole del presidente di Ance Emilia-Romagna Stefano Betti. I primi e unici segnali di una modesta ripresa sono rappresentati dall’incremento delle ristrutturazioni degli edifici esistenti e delle compravendite delle abitazioni usate, grazie al regime fiscale più favorevole: nel primo semestre 2016 le unità abitative vendute e comprate sono state 22.109, contro le 17.686 del primo semestre 2015. «Questo, ci sembra, rende necessaria una riflessione», commenta Betti. «Rimane ancora al palo la costruzione del nuovo e la rigenerazione dell’usato secondo gli avanzati criteri di qualità energetica e sismica, che sono le caratteristiche di cui il territorio ha veramente bisogno».
Inoltre, nei primi nove mesi del 2016, i bandi di gara per lavori pubblici pubblicati sono stati 1.016, con un lievissimo aumento rispetto allo stesso periodo del 2015.
Le piccole e medie imprese, anche con una lunga tradizione alle spalle e attive da generazioni, soffrono per il crollo della domanda sia pubblica sia privata, per i ritardi dei pagamenti dei lavori pubblici e per le forti restrizioni creditizie operate dal sistema bancario.

Intanto, sul fronte politico c’è da registrare un importante appuntamento che Ance Emilia-Romagna sta monitorando con attenzione. In viale Aldo Moro è in discussione un importante disegno di legge relativo all’urbanistica che va a mutare le norme regionali che erano in vigore dall’anno 2000. «Questo provvedimento legislativo», ha sottolineato Stefano Betti, «oltre a prevedere il rispetto, entro il 2050, del “saldo zero” sull’utilizzo del suolo non urbanizzato come stabilito a livello comunitario, modificherà radicalmente le modalità di programmazione dell’uso del territorio e le normative per l’approvazione dei nuovi interventi di edificazione. Da sottolineare positivamente il fatto che sono state previste importanti semplificazioni procedurali, che da tempo auspicavamo».
«Proprio per le novità così rilevanti contenute nella nuova legge, di cui condividiamo lo spirito di fondo», continua Betti, «è importante che la sua attuazione preveda un adeguato periodo di transizione. Le imprese che hanno effettuato importanti acquisizioni nelle aree potenzialmente edificabili (Psc) non saranno altrimenti in grado di sostenere dal punto di vista economico una vanificazione dei loro investimenti».

Ma non c’è solo la legge urbanistica: Stefano Betti, ha voluto lanciare un messaggio forte alla Regione Emilia-Romagna. «Abbiamo diverse priorità per il 2017. Oltre al disegno di legge già citato, è essenziale un’accelerazione dell’avvio delle opere pubbliche, grandi e piccole. Le difficoltà applicative del nuovo Codice degli Appalti si stanno riversando sulle aziende del territorio anche attraverso i metodi di selezione per le gare utilizzati dalle stazioni appaltanti e a cui chiediamo di porre rimedio. E ancora, riteniamo sia indispensabile semplificare le procedure per la ricostruzione post sisma, poiché allo stato attuale non riescono a essere garantiti i tempi di pagamento previsti, e le imprese non possono sostenere finanziariamente il peso della ricostruzione, proprio ora che sta procedendo in maniera sensibile». «Più in generale», prosegue Betti, «per venire incontro alle esigenze di una parte sempre più vasta della popolazione, è necessario riproporre i bandi per la concessione di contributi alle famiglie per l’acquisto della prima casa e anche realizzare nuovi interventi di edilizia residenziale sociale».
Il presidente di Ance Emilia-Romagna, infine, ha sottolineato l’importanza dei fondi strutturali europei (Por Fesr e Por Fse): entro il 2020 saranno stanziati per l’Emilia-Romagna 786 milioni di euro. «Una parte di queste risorse», ha concluso Betti, «potrebbe fare da volano a una serie di interventi di riqualificazione e rigenerazione edilizia assai importanti per le nostre città. È basilare che la Regione riesca a cogliere questa fondamentale opportunità».

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