Racconto

Date: 16/10/2012 Tags:

Ottobre 2012

Tamara Ferioli, “Idola”
(2011, 28 tronchi, 28 enciclopedie, compasso in ferro dell’800, borotalco, sonoro)

“Ventotto tronchi destinati al fuoco, ventotto libri destinati al macero, compasso in ferro dell’800, borotalco e sonoro”. Ripetuto come un mantra. Questa la sostanza che compone gli Idola di Tamara Ferioli, installazione ambientale presentata nel 2011 alle Officine dell’Immagine a Milano. Un’opera che ci introduce all’immaginario dell’artista, fatto di sogni e leggende, di sassi, foglie e insetti morti. Il tutto bianco, completamente bianco, come la sua casa-studio milanese. Una vibrazione sottile, la pressione della matita sulla carta, la luce diffusa. Una maison d’artista, come quella di Edmond de Goncourt, che racconta una vita attraverso le cose. L’elemento autobiografico costituisce, infatti, il cardine della sua ricerca, che dopo le prime sperimentazioni in ambito accademico si è ripiegata su se stessa, raccogliendo le tensioni per trasformarle in visioni. I capelli inseriti nelle opere su carta nascondono, svelando, i segreti custoditi dai sassi, la memoria e l’oblio, attraverso un fare che è come parlare, assaporando la materia e il peso delle cose.