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Date: 16/05/2013 Tags:

Maggio 2013

David Reimondo, “La macchina delle parole” (plexiglass e struttura in ferro, 160x60x60 cm)

Tre anni di lavoro, fogli su fogli, punti d’arresto e incontri speciali per fare tabula rasa e ricominciare da capo. Tornare bambini, senza il pane del passato, né la sicurezza di una ricerca ormai riconosciuta e apprezzata. Una nuova lingua per un nuovo mondo, quarta tappa di un viaggio avviato da David Reimondo negli anni ’90. Prima le Anime, le Cellule e il pane, metafora del corpo, poi la lingua, metafora del pensiero. Trentanove grafemi ideati dall’artista a partire dalle principali caratteristiche dell’essere umano. Per comporre le parole, un’apposita macchina che, grazie all’ausilio del colore, inizia lo spettatore alla grammatica reimondiana. A metà strada tra un pallottoliere e uno smartphone, il meccanismo presenta regole ferree, da imparare e poi abbandonare, perché ogni lingua è oggetto di continue trasformazioni, come del resto la società. Lingua e linguaggio, suono e poesia, lungo una strada non tracciata, a braccetto con lo spettatore.