Lo spartito del diavolo

Principato di Lucedio è una località a venti chilometri da Vercelli, in cui oggi opera un’azienda risiera. Nel dodicesimo secolo però, era solo un acquitrino che una comunità di monaci cistercensi francesi bonificò con fatica per edificare l’abbazia che esiste ancora oggi. La secolare storia di questo luogo incappa in un evento che lo fa sprofondare nella leggenda. Questo accade nel 1684, quando un sabba di streghe evocò nel vicino cimitero di Darola nientemeno che Lucifero. Il principe delle tenebre abbatté la sua maledizione sull’abbazia dove i monaci si abbandonarono a ogni turpitudine facendo diventare il luogo sacro un pozzo di malvagità per un secolo. Nel 1784 la situazione venne a conoscenza del Papa, che mandò un esorcista a scacciare il diavolo, sconsacrare e chiudere l’abbazia. La lotta spirituale fu feroce: l’esorcista riuscì a rinchiudere e sigillare il maligno nella cripta del convento, lasciando a guardia le mummie di quattro abati in circolo.
La leggenda recita anche che per l’esorcismo fu composta una particolare musica capace di rafforzare i sigilli del diavolo, ma anche di liberarlo se suonata al rovescio. Questo spartito rimase parte della leggenda fino al 1999, quando nella chiesa del vicino Santuario della Madonna delle Vigne venne notato che l’affresco dell’organo a canne sopra il portone d’ingresso comprendeva uno spartito con una melodia, eseguibile in entrambe le direzioni: lo spartito del diavolo.

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