Una porta a Oriente

L’Albero della Vita, il mitico padiglione giapponese, le file chilometriche, l’immenso cantiere della fiera di Rho… Sembra ieri che l’Italia, nel bene e nel male, si metteva in gioco nell’allestimento dell’Expo di Milano 2015. Oggi istituzioni e tessuto imprenditoriale stanno nuovamente scaldando i motori per la nuova sfida dell’esposizione mondiale del 2020, che non sarà in Italia ma in un luogo lontano eppure molto importante per la nostra economia: Dubai. Gli Emirati Arabi Uniti sono infatti il primo mercato per le esportazioni italiane nell’area mediorientale, oltre che uno stato che lesina energie sulla propria crescita tecnologica ed economica. Ecco perché è considerata la porta orientale dell’export, ed ecco perché, se ben sfruttata, potrebbe diventare un’occasione imperdibile per il nostro Sistema Paese. Ma come si sta preparando l’Italia, e in particolare l’Emilia-Romagna a questo importantissimo evento?

Dubai ha presentato la propria candidatura al Bureau international des Expositions nel 2013, sconfiggendo dopo tre votazioni la concorrenza della turca Smirne (sconfitta anche per il 2015 da Milano), la brasiliana San Paolo e soprattutto la russa Ekaterinburg. Il tema previsto per l’esposizione è Connecting minds, Creating the Future, anche in ossequio all’origine del nome arabo della città, al-Wasl, che significa “il collegamento”.

L’Emirato degli affari
Gli obiettivi per Dubai 2020 sono molto ambiziosi: 200 partecipanti tra Stati, Sponsor ed Enti internazionali; 30mila volontari provenienti da diverse nazioni e un afflusso di visitatori di 25 milioni di persone proveniente come minimo per il 70% dall’estero. Proprio in previsione di un massiccio impatto del turismo da Expo, il governo emiratino ha varato un piano di investimenti faraonico da quasi 10 miliardi di dollari (il doppio dell’Expo milanese), che dovrebbe portare un ritorno di almeno 23 miliardi di dollari al Pil nazionale secondo i più attendibili report. Tuttavia il valore attuale degli investimenti complessivi in atto a Dubai per la realizzazione e lo sviluppo di infrastrutture, urbanizzazione e strutture di intrattenimento ammonta a circa 82 miliardi di dollari. Un colosso organizzativo in movimento insomma, che sta letteralmente cambiando volto alla metropoli araba, già celebre per essere una tra le città più avveniristiche e stupefacenti del nuovo millennio. Una città e un evento che promettono dunque di stupire, e chi parteciperà alla kermesse si troverà nella condizione di non poter sfigurare.
La bilancia commerciale dell’Italia con gli Emirati Arabi Uniti dice che l’export verso il paese mediorientale ammonta a un valore di 5.346 milioni di euro (dati 2017), cosa che lì ci rende l’ottava economia importatrice, soprattutto per quanto riguarda i settori dell’industria manifatturiera, dei macchinari e delle apparecchiature. I dati Istat evidenziano che che il valore complessivo è in leggera flessione rispetto all’anno precedente (-1,4%), tuttavia questo può considerarsi una buona notizia dato che il calo registrato nel 2015 era stato di ben dodici punti percentuali. Va osservato però che altre importanti economie europee hanno registrato cali di export verso Gli Eau ben più consistenti (Germania -23,4%, Francia -5,6%). Questo è dovuto probabilmente al forte apprezzamento dell’euro nei confronti del dirham emiratino (+14,6%), anche se altri paesi europei come Belgio, Olanda e Regno Unito sono riusciti ad andare in controtendenza concludendo il 2017 con valori abbondantemente positivi.
Naturalmente sarebbe riduttivo circoscrivere l’importanza di Expo 2020 alle sole possibilità dell’economia degli Emirati Arabi Uniti. Piuttosto sarà importante considerare l’intero scenario strategico, tenendo a mente anche che sarà la prima volta che un’esposizione universale andrà di scena in uno stato arabo.

L’Italia non si fa attendere
L’Italia è stata la prima tra le nazioni del G7 ad aver annunciato la propria partecipazione, con contratto siglato lo scorso 20 gennaio ad Abu Dhabi dall’ex ministro degli esteri Alfano. Paolo Glisenti, inoltre, è stato nominato Commissario Generale di Sezione dell’Italia e pertanto supervisionerà la partecipazione del nostro paese all’evento. Interessante quindi il suo punto di vista sul prossimo Expo, come dichiarato all’incontro con i membri della Conferenza delle Regioni. “Le Regioni saranno le grandi protagoniste dell’Expo di Dubai 2020 perché la partecipazione italiana è legata strettamente alle competenze dei nostri territori, alla conoscenza, alla creatività e all’innovazione dei nostri territori”, ha dichiarato Glisenti, aggiungendo anche che “il secondo tema della nostra partecipazione è legato al ruolo dell’Italia nel Mediterraneo e quindi tutti i territori italiani che interagiscono con l’area del Mediterraneo avranno modo di mostrare le loro eccellenze all’Expo di Dubai. Sarà un modo per portare le regioni italiane a una grande visibilità”.

Nel solco di Milano
L’Emilia-Romagna è tra le regione italiane industrialmente più rilevanti, con notevoli interessi sul mercato mediorientale. Expo 2020 a Dubai sarà un’occasione da sfruttare a fondo, così come accadde a Milano 2015. L’assessore regionale alle attività produttive, Palma Costi, ricorda molto positivamente la precedente esperienza. «Ricordo Milano 2015 come un’esperienza molto motivante e soprattutto di successo per il sistema regionale. Expo è stata una sfida vinta del nostro territorio, un lancio per la Regione Emilia-Romagna che in quell’occasione, fatta di centinaia di eventi di promozione territoriale, 650 imprese coinvolte tra bandi seminari e workshop, ha tracciato la road map della propria politica attrattività e dell’internazionalizzazione del proprio territorio che oggi fanno guardare con entusiasmo a Dubai 2020. Anche temporalmente questi due eventi segnano le colonne portanti della nostra legislatura nella quale abbiamo cercato di trarre le opportunità per consolidare uno sviluppo di qualità che verso la buona e piena occupazione che era e rimane il nostro primo obiettivo. Gli indicatori regionali ci dicono che il saldo commerciale dell’Emilia-Romagna sfiora i 6,3 miliardi di euro, il più alto valore di sempre, e il tasso di occupazione è salito del 5,7% in tre anni ed al 70,5%, il più alto in assoluto nel Paese».
Ottenere gli ottimi risultati ottenuti a Milano 2015 non sarà affatto scontato, dato che stavolta non si gioca in casa. «Il commissario straordinario all’Expo sta definendo con le regioni un modello innovativo di partecipazione, che valorizzi una presentazione integrata, non frammentata, dei punti di forza del sistema nazionale, declinandoli nelle varie regioni. Temi portanti saranno: innovazione e creatività come competenze multidisciplinari, reti di collaborazione. Con Expo Milano la Regione Emilia-Romagna ha sviluppato un modello di partecipazione basato su un ampio coinvolgimento dei territori istituzioni ed enti locali, volontariato, imprese e associazioni imprenditoriali, fiere; attenzione non solo a sviluppare iniziative nel quartiere Expo ma a creare occasioni di promozione anche al di fuori. In coordinamento con il Commissario all’Expo e le altre regioni, la Regione Emilia-Romagna promuoverà le principali filiere produttive, valorizzando i contenuti in termini di innovazione, proiezione internazionale e di capacità di essere al centro di ampie reti di collaborazione e ricerca. Si punterà anche ad un ampio coinvolgimento delle imprese e del sistema della ricerca della regione, sul modello di quanto sperimentato con successo a Milano».
«L’obiettivo che ci prefissiamo sarà quello di far conoscere una regione competitiva e innovativa – conclude l’assessore Costi – offrire al sistema della ricerca e alle imprese la possibilità di incrementare la presenza in un’area strategica per lo sviluppo del nostro export, quale è l’area del Medio Oriente, nord Africa e del sud asiatico. Questa è infatti l’area dalla quale sono attesi i maggiori flussi di visitatori all’Expo di Dubai. La promozione del territorio per l’attrazione di investimenti e per il turismo sono gli obiettivi rilevanti».

Fermento industriale
Sono già in movimento anche organizzazione ed enti, come Confindustria, che ha firmato proprio qualche settimana fa un protocollo d’intesa con il Commissariato generale italiano per la partecipazione a Expo 2020, con l’intento di avviare un percorso di attività che coinvolgerà tutte le associazioni dei settori di riferimento con l’obiettivo di dare un contributo concreto per la consolidazione e la valorizzazione della partecipazione italiana, anche favorendo la promozione delle tematiche condivise nel tessuto sociale, produttivo e istituzionale.
Progetti e preparativi si muovo naturalmente anche a livello regionale, come testimonia Paolo Maggioli, Coordinatore della Commissione “Internazionalizzazione ed export, attrattività e marketing territoriale” di Confindustria Emilia-Romagna, a cui abbiamo chiesto perché e per quali aziende l’Expo 2020 può essere un’occasione imperdibile. «Expo Dubai sarà un’importante vetrina per il nostro il Paese e per le nostre imprese – ha spiegato Maggioli – dobbiamo competere in termini di immagine e di valore con altri 180 Paesi, in cui sono attesi oltre 25 milioni di visitatori, di cui almeno il 70% dall’estero, in un contesto che sarà il doppio di quello dell’Expo 2015. Essere ad Expo permetterà di far conoscere al mercato emiratino le eccellenze italiane e della nostra regione, in tutti gli ambiti in cui innovazione, alta tecnologia, design, soluzioni e sistemi industriali intelligenti e del futuro avranno un ruolo e un interesse prioritario negli spazi dell’Expo, in sintonia con lo slogan Connecting minds, creating the future. Il tutto sapendo di affrontare un mercato che, anche se numericamente poco rilevante dal punto di vista della popolazione, vanta uno dei Pil pro-capite tra i più alti al mondo. Inoltre gli Emirati Arabi Uniti sono, grazie alla loro posizione geografica strategica, un importante hub e porta di ingresso per le imprese che intendono orientare il business sull’intera area mediorientale, dotato di infrastrutture e soluzioni logistiche tra le più avanzate nel mondo».
L’Emilia-Romagna può esprimere un proprio appeal nella regione mediorientale, pertanto sarà importante comprendere quali sono gli spazi in cui sarà auspicabile penetrare. «Le esportazioni dell’Emilia-Romagna negli Emirati Arabi hanno un valore di quasi 600 milioni di euro (dato 2017, fonte Istat), che equivalgono all’11% di tutte le esportazioni italiane dirette verso il Paese – conferma Maggioli – negli ultimi dieci anni il nostro export è cresciuto del 30%, principalmente grazie alla vendita di macchinari avanzati, mezzi di trasporto, prodotti del tessile e abbigliamento. In un’ottica di medio-lungo periodo le maggiori opportunità per le nostre imprese sono da ricercare nel piano Vision 2020 del governo emiratino, che prevede investimenti e risorse ingenti nei settori dell’istruzione, sanità, sicurezza, edilizia, infrastrutture, energie rinnovabili, trasporti, acqua ed aerospazio, tecnologia. In tutti questi ambiti vantiamo imprese, prodotti, tecnologie, soluzioni all’avanguardia, che possiamo spendere sia in ottica commerciale sia in chiave di investimenti in grado di contribuire al processo di diversificazione economica in atto nel paese».
Entrare in un mercato lontano geograficamente e differente culturalmente come quello mediorientale, non è però semplice ed è un’operazione che non si può improvvisare. L’appeal del made in Italy rimane notevole, soprattutto in determinati settori merceologici, ma questo oggi potrebbe comunque non bastare. «È importante dedicare a questo mercato un piano commerciale adeguato in termini di risorse economiche ed umane – continua Maggioli – Negli Emirati Arabi Uniti, come in genere in tutti i Paesi arabi, è importante, costruire, prima del business, ottime relazioni personali e rapporti stabili e continuativi nel tempo con le controparti d’affari locali. È quindi sicuramente utile individuare un partner locale o uno sponsor che permetta di operare positivamente nel paese di riferimento. Lo sviluppo di questo aspetto è prioritario, anche per superare con maggiore facilità la farraginosità del sistema burocratico e amministrativo del Paese. Il made in Italy è un brand che raccoglie un favore immediato in un mercato trascinato dalla domanda di beni costosi, caratterizzati dall’alto design e dal comparto luxury. La propensione del mercato emiratino ad importare prodotti esteri “belli e ben fatti” − secondo uno studio di Prometeia che ha classificato tra questi i prodotti dell’alimentare, della moda e dell’arredo con un prezzo delle esportazioni più alto del 20% rispetto alla media mondiale − trova nel Made in Italy un’offerta produttiva di punta e di eccellenza».
Nel frattempo sono già in pista i primi progetti, tra i quali proprio uno di Confindustria E-R. «Il sistema regionale Confindustria – raccogliendo l’invito della Regione Emilia-Romagna a presentare fin da ora progetti promozionali verso gli Emirati in chiave Expo 2020 – ha elaborato e sottoposto all’attenzione del Governo Regionale un importante programma nel settore abitare e costruire, per cogliere tutte le opportunità che in questo settore saranno offerte dagli Eau in vista dell’Expo 2020. Solo alcuni numeri per chiarire il valore potenziale degli affari in questo comparto: sono previsti 43 miliardi di dollari di investimenti del Governo emiratino per le infrastrutture viarie, ferroviarie ed aeroportuali, è prevista la costruzione di 45mila nuove unità abitative e il rafforzamento dell’hospitality turistica con la creazione di 81mila nuove stanze d’albergo. Sono opportunità che non possiamo lasciare ad altri Paesi».

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