La collezionista ortodossa

"Il giornalismo è un mestiere nel quale si passa la metà del tempo a parlare di ciò che non si conosce e l’altra metà a tacere ciò che si sa" (Henri Béraud)

di Ciemme

Con l’età la collezione di assorbenti nell’armadietto del bagno dovrebbe diminuire. Parrebbe logico… E invece aumenta. Ci sono assorbenti profumati all’oceano e al bosco, come se la Iolanda fosse un pavimento che una si mette lì, si “sgura”, poi sbuca quel macho di Mastro Lindo che ti fa l’occhiolino. Noi li si colleziona religiosamente. Ce n’è a fiorellini, a pois, verdi e tricolori, immagino per bilanciare. (Fortuna che al Tizio-Che-Bofonchia non è venuto in mente di fare la carta igienica tricolore, era una business-idea per il centocinquantesimo). Alcuni con le ali, altri direttamente a tre corsie per i trasporti straordinari. I cocker hanno le gravidanze isteriche e adottano i peluche, noi invece adottiamo gli assorbenti. Poi trovare un assorbente in borsa nel momento fatidico è facile come vincere il Mondiale: magari mentre sei lì che “ravani”, ci speri ma sai che quando l’ultima volta è capitato, 4 anni fa, è stata questione di culo. Come del maiale non si butta via niente, l’assorbente non si butta via punto: è la Pro Loco della Iolanda. Quando si trasloca i pacchi di spaghetti aperti li si può buttare via, i pacchi aperti di assorbenti no. La regola è semplice: una donna è matura quando il numero di assorbenti che ha in bagno supera il numero di ovuli disponibili.

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