Vacanze romane

P1030502_1000di Agnese Spinelli

Qualche settimana fa ho organizzato una ‘gita fuoriporta’ con qualche amico a Roma. Sul treno mi è venuto da chiedermi come mai fosse tanto che non facevo un viaggio del genere… Le tre ore del viaggio non sono certo proibitive, così come i costi. La sistemazione scelta, un bed&breakfast in zona Vaticano, ha riservato diverse sorprese interessanti (e anche in questo caso costi contenuti). In cambio tanti di quei monumenti, locali, lingue, storia, cultura e persone da non sapere da che parte prendere. E forse, presa dalla voglia di non farmi scappare nulla, ho percorso in lungo e in largo la città (che nonostante tutto rimane a misura d’uomo) con l’ansia di perdermi qualcosa. Questo i primi due giorni. Poi è capitata una cosa che mi ha fatto pensare… Entrata in un negozio di vintage in via del Governo Vecchio per curiosare sugli scaffali stracolmi di bracciali, collane, foulard e occhali addocchio un paio di orecchini anni ‘70 che non posso perdermi. Li agguanto e vado a pagare: la titolare del negozio, una cinquantenne dai capelli fulvi che sembra uscita da un cartone animato, se ne sta seduta su un divano rosso attorniata da spille, sete e cappelli. Io ci metto un po’ ad aprire il portafoglio (mi si è incastrata la zip), mi scuso, mi innervosisco, mi scuso di nuovo. La signora si mette a ridere e, in un corposo e annoiato accento romanaccio mi fa “eh ma nun c’è probbblema! Siédete qui, che hai da scappà?!”. Ecco.. l’illuminazione. Sono in vacanza, la città è uno splendore, il clima è perfetto, sono coi miei più cari amici, al lavoro ho lasciato tutto in ordine, sto facendo shopping (la mia occupazione preferita) ma ho fretta e sento il bisogno di scusarmi continuamente con la titolare per averle fatto perdere 10 secondi di tempo. Tra l’altro la donna non sta facendo nulla, questo mi è perfettamente chiaro. E qui, in questo negozietto stipato di oggetti, dove filtra pochissima luce e permane quell’odore di vecchie storie che aleggia solo nei negozi di vintage e nelle soffitte, mi rendo conto che sto vivendo con quella fretta e quell’ansia che mi accompagna sul lavoro. Ansia e fretta con cui sono abituata a convivere e che vedo in quasi tutte le persone che lavorano e vivono attorno a me. Ma qui, a Roma, non c’è nessuna scadenza, nessuna tabella di marcia, nessun cliente con cui mediare una soluzione: c’è solo Roma, in attesa che io abbandoni la mia ‘furia settentrionale’ (cito la signora dai capelli fulvi) per farsi scoprire nella sua gioviale e poliedrica bellezza. La signora ride di questa propensione all’urgenza che vede troppo spesso negli avventori del suo negozio e mi ripete che di fretta non si vive bene. Ma mi chiedo: si può anche lavorare bene senza questa fretta? Ovvero: è solo un ritmo artificioso a cui siamo abituati e che troviamo normale o è davvero il pungolo di quell’efficienza di cui l’Emilia Romagna è portatrice nel mondo? Questo ancora non lo so. Di certo so solo che uscita da lì mi sono messa gli orecchini nuovi, ho noleggiato una bici e girato per tre ore a Villa Borghese tra giardini di limoni, studenti di musica accampati sotto gli alberi e baracchine di gelato. Per scoprire finalmente una Roma straordinaria…

“Sapere dove andare e sapere come andarci sono due processi mentali diversi, che molto raramente
si combinano nella stessa persona. I pensatori della politica si dividono generalmente in due categorie:
gli utopisti con la testa fra le nuvole,
e i realisti con i piedi nel fango”
(George Orwell)


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0 Comments

  1. Verissimo quanto sottolinei, spesso siamo così abituati ad un consumo compulsivo di ogni esperienza di vita, come se volessimo accantonarla alla svelta per potere immediatamente dopo fagocitarne un’altra.
    E questo è un male, perché ci comportiamo come se avessimo davanti la pietanza più buona del mondo e decidessimo di inghiottirla d’un fiato come fosse una pastiglia. Un mea culpa settentrionale è più che giustificato sotto questo profilo.
    Però attenzione: l’efficientismo è anche quello che applicato alla vita pubblica porta ad avere servizi efficienti, ospedali e uffici che funzionano e quindi di fatto contribuisce a migliorare la qualità della vita di una comunità.
    La flemma eterna tipica della cultura mediterranea-meridionale si rivela sicuramente più salutare se applicata al singolo individuo che ne fa una regola di vita, ma assolutamente nefasta se applicata alla collettività intera.

    In altre parole, per continuare a citare la saggezza romana (risalente però a quando Roma era davvero la culla della civiltà mondiale), in medio stat virtus. 🙂

  2. carmen panciroli 12/04/2010 Reply

    ho avuto questa sensazione tanto tempo fa e molto lontano da qui….ero in India…..terra magica che ti entra nel cuore …e li mi sono chiesta se era più giusto il nostro modo di vivere sempre in fretta,o il loro con la cadenza delle ore e dei giorni completamente diverso e direi più a misura d’uomo…..da allora mi regalo un mese di vacanza per ritemprare il corpo e lo spirito….al ritorno non c’è scampo e sei risucchiato nel vortice….

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