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	<title>Imprenditorida vedere | Imprenditori</title>
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	<description>uno sguardo ostinato e lucido sul mondo</description>
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		<title>Elektra o Amleto? Elisabetta Pozzi interpreta Hofmannsthal</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Nov 2011 15:11:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sarà a Parma i prossimi martedì 22 e mercoledì 23 novembre 2011, alle ore 21.00, sul palco di Teatro Due, all’interno della Stagione 2011/2012 di Fondazione Teatro Due, la nuova produzione del Teatro Stabile del Veneto Elektra, interpretata da una intensa e onirica Elisabetta Pozzi, diretta da Carmelo Rifici, quasi irriconoscibile nei panni dell’eroina tragica. Dopo il successo della Fedra di Euripide, allestita nel 2010 al Teatro Greco di Siracusa, la coppia artistica Rifici – Pozzi si ricompone, proponendo un’interpretazione fortemente espressionista del dramma di Hofmannsthal, agito in un ambiente manicomiale in cui i personaggi divengono figure dell’inconscio, prigioniere del loro stesso incubo. Scritta nel 1903 e ambientata in una Grecia anti-classica, l’Elektra di Hofmannsthal è considerata uno dei capolavori del decadentismo, un testo poetico tra poesia e drammaturgia, lontano dall’epica sofoclea e ricco di una musicalità imprescindibile (Richard Strauss se ne servì come libretto per la sua opera omonima). Fortemente influenzata dalle scoperte sull’inconscio, la lingua di Hofmannsthal è molto vicina a quella che Freud dispiegava nell’interpretazione dei sogni e l’incisione psicologica dei personaggi si staglia su sfondi, paesaggi e atmosfere onirici. La rottura con la tradizione classica avviene per Hofmannsthal soprattutto per mezzo di una Elektra-Amleto che come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-4295" title="02.Elisabetta Pozzi nelle prove di Elektra di Carmelo Rifici foto Marco Secchi" src="http://www.imprenditori.it/files/2011/11/02.Elisabetta-Pozzi-nelle-prove-di-Elektra-di-Carmelo-Rifici-foto-Marco-Secchi-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" />Sarà a Parma i prossimi martedì 22 e mercoledì 23 novembre 2011, alle ore 21.00, sul palco di Teatro Due, all’interno della Stagione 2011/2012 di Fondazione Teatro Due, la nuova produzione del Teatro Stabile del Veneto <em>Elektra</em>, interpretata da una intensa e onirica Elisabetta Pozzi, diretta da Carmelo Rifici, quasi irriconoscibile nei panni dell’eroina tragica. Dopo il successo della Fedra di Euripide, allestita nel 2010 al Teatro Greco di Siracusa, la coppia artistica Rifici – Pozzi si ricompone, proponendo un’interpretazione fortemente espressionista del dramma di Hofmannsthal, agito in un ambiente manicomiale in cui i personaggi divengono figure dell’inconscio, prigioniere del loro stesso incubo.</p>
<p>Scritta nel 1903 e ambientata in una Grecia anti-classica, l’Elektra di Hofmannsthal è considerata uno dei capolavori del decadentismo, un testo poetico tra poesia e drammaturgia, lontano dall’epica sofoclea e ricco di una musicalità imprescindibile (Richard Strauss se ne servì come libretto per la sua opera omonima). Fortemente influenzata dalle scoperte sull’inconscio, la lingua di Hofmannsthal è molto vicina a quella che Freud dispiegava nell’interpretazione dei sogni e l’incisione psicologica dei personaggi si staglia su sfondi, paesaggi e atmosfere onirici.<br />
La rottura con la tradizione classica avviene per Hofmannsthal soprattutto per mezzo di una Elektra-Amleto che come lui è intenta più a ragionare che a muoversi e come lui è corrosa dal dubbio se essere o non essere. Vuole uccidere ma non riesce a farlo, l’azione le è negata e può solo immaginare il matricidio. Elektra così non è più solo l’eroina sofoclea, ma è l’uomo contemporaneo, un essere impossibilitato ad agire, chiuso in una prigione-manicomio.<br />
L’ambientazione voluta da Rifici pone dunque la vicenda in un palazzo distorto, con personaggi in abiti manicomiali che vivono nell’incubo di Elektra, o incubi essi stessi di chi li guarda. L’inquietante scenografia dello spettacolo è firmata da Guido Buganza, i costumi sono di Margherita Baldoni, le musiche dello spettacolo sono composte da Daniele D&#8217;Angelo, le luci concepite da Giovanni Raggi. Alessio Romano ha creato i movimenti coreografici.</p>
<p>Elisabetta Pozzi, che dà nuovamente vita alla tormentata eroina da lei già incontrata in modo trasversale nel ruolo di Lavinia (che le valse il Premio Ubu nel 1997 nello spettacolo Il lutto si addice a Elettra di Eugene O&#8217;Neill, regia di Luca Ronconi), racconterà il suo rapporto con questo complesso personaggio in un incontro con ingresso libero e gratuito dal titolo Una Elektra, tante Elettra, il prossimo mercoledì 23 novembre, alle ore 17.00, al Cafè Shakespeare in Piazza Shakespeare. Ad introdurla il Prof. Luigi Allegri, docente di Storia del Teatro all’Università degli Studi di Parma.</p>
<p>I biglietti per lo spettacolo sono in vendita presso la Biglietteria di Teatro Due in B.go Salnitrara e presso quella del Foyer un’ora prima dell’inizio degli spettacoli. È possibile acquistare i biglietti on–line sul sito www.teatrodue.org. Il biglietto acquistato on line potra’ essere stampato a casa e presentato direttamente all’ingresso in sala. La Biglietteria di Teatro Due è aperta da lunedì a sabato, dalle ore 10.30 alle ore 13.00 e dalle ore 17.30 alle ore 19.30, tel. 0521/230242, biglietteria@teatrodue.org</p>
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		<title>da ascoltare: Elettrosoul emiliano</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Jan 2011 10:21:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>agnese</dc:creator>
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		<category><![CDATA[casa della musica]]></category>
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		<category><![CDATA[maison burlesque]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo Mario Biondi e Alessandro Magnanini, ecco un&#8217;altra produzione &#8220;Made in Re&#8221; che vorrei segnalarvi. Maison Burlesque, al secolo, Sauro Malavasi è nato nell&#8217;aprile del 1959. A 12 anni comincia a suonare con vari gruppi la chitarra in giro per l&#8217;Emilia, accostandosi al panorama rock degli anni ‘70 e poi via via percorrrendo le sonorità funky, soul, elettro nujazz. Dj negli anni ‘80 e ‘90 ha collaborato per anni con Mauro Malavasi noto produttore italiano e con Black Box. è da poco uscito il suo ultimo lavoro, Ride on Time: realizzato e arrangiato con l&#8217;indispensabile professionalità, pazienza ed amicizia di Valerio Semplici. Il progetto comprende 11 brani che percorrono vari stili musicali: per questo album la scelta è caduta su sonorità elettrosoul, chill e nujazz, con un repertorio adatto ad ambienti raffinati, groove energici, suoni spigolosi. Nel disco si utilizzano voci femminili e maschili che si intrecciano a suoni di flauti, chitarre, piani, archi, sezioni di fiati. Di Maison Burlesque fanno parte artisti come Valerio Semplici, Dean Bowman, Barbara O&#8217;Neil, Eva Collicelli, Stefano Cattini, Marco Tamburini. › a cura di Marco Domeniconi, Casa della Musica, Reggio Emilia]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<p><a rel="attachment wp-att-3191" href="http://imprenditori.it/2011/01/16/da-ascoltare-elettrosoul-emiliano/1_opt/"><img class="alignleft size-full wp-image-3191" title="1_opt" src="http://imprenditori.it/files/2011/01/1_opt.jpeg" alt="" width="241" height="216" /></a>Dopo Mario Biondi e Alessandro Magnanini, ecco un&#8217;altra produzione &#8220;Made in Re&#8221; che vorrei segnalarvi. <strong>Maison Burlesque</strong>, al secolo, Sauro Malavasi è nato nell&#8217;aprile del 1959. A 12 anni comincia a suonare con vari gruppi la chitarra in giro per l&#8217;Emilia, accostandosi al panorama rock degli anni ‘70 e poi via via percorrrendo le sonorità funky, soul, elettro nujazz. Dj negli anni ‘80 e ‘90 ha collaborato per anni con Mauro Malavasi noto produttore italiano e con Black Box. è da poco uscito il suo ultimo lavoro, Ride on Time: realizzato e arrangiato con l&#8217;indispensabile professionalità, pazienza ed amicizia di Valerio Semplici. Il progetto comprende 11 brani che percorrono vari stili musicali: per questo album la scelta è caduta su sonorità elettrosoul, chill e nujazz, con un repertorio adatto ad ambienti raffinati, groove energici, suoni spigolosi.</p>
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<p>Nel disco si utilizzano voci femminili e maschili che si intrecciano a suoni di flauti, chitarre, piani, archi, sezioni di fiati. Di Maison Burlesque fanno parte artisti come Valerio Semplici, Dean Bowman, Barbara O&#8217;Neil, Eva Collicelli, Stefano Cattini, Marco Tamburini.</p>
<p>› a cura di Marco Domeniconi, Casa della Musica, Reggio Emilia</p>
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		<title>da vedere: Orphan</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Dec 2010 10:34:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>agnese</dc:creator>
				<category><![CDATA[da vedere]]></category>

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		<description><![CDATA[› a cura di Notorius Cinelibreria, Reggio Emilia Orphan GUARDA IL TRAILER: Orphan 2009 &#8211; Regia di Jaume Collet-Serra &#8211; Con Vera Farmiga, Peter Sarsgaard, Isabelle Fuhrman, CCH Pounder, Jimmy Bennett. Con Orphan si conferma la tendenza dei giovani registi spagnoli verso il genere horror-thriller, inaugurato qualche anno fa da Amenabar, Balaguerò, Bayona. Il film narra le vicende di una famiglia che decide di adottare una bambina. Kate e John sono una coppia che cerca di ristabilire la propria solidità, dopo aver perso la terza figlia, nata morta. Non appena incontrano la piccola Esther all’orfanatrofio se ne innamorano: 9 anni, di origine russa, con grande talento per il disegno, educata e dai modi un po’ retrò. Esther e Max, la figlia più piccola, che è sordomuta, diventano subito amiche e complici di giochi. Dopo i primi giorni, man mano che Kate cerca di instaurare un rapporto più profondo con Esther, si accorge che molti dettagli non vanno al loro posto. Esther è educata ma fredda, nasconde dei segreti, tra i quali una Bibbia misteriosa. Il film ha suscitato l’indignazione delle organizzazioni americane di orfani e pro-adozione. Come al solito una polemica sterile, probabilmente mossa da qualcuno che non si è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a rel="attachment wp-att-3024" href="http://imprenditori.it/2010/12/24/da-vedere-orphan/o0001-orphan-1200x66_opt/"><img class="alignleft size-full wp-image-3024" title="O0001-(Orphan)-1200x66_opt" src="http://imprenditori.it/files/2010/12/O0001-Orphan-1200x66_opt.jpeg" alt="" width="172" height="199" /></a>› a cura di Notorius Cinelibreria, Reggio Emilia</strong><br />
Orphan</p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=2ywOPNNii9w">GUARDA IL TRAILER: Orphan</a></p>
<p>2009 &#8211; Regia di Jaume Collet-Serra &#8211; Con Vera Farmiga, Peter Sarsgaard, Isabelle Fuhrman, CCH Pounder, Jimmy Bennett.</p>
<p>Con Orphan si conferma la tendenza dei giovani registi spagnoli verso il genere horror-thriller, inaugurato qualche anno fa da Amenabar, Balaguerò, Bayona. Il film narra le vicende di una famiglia che decide di adottare una bambina. Kate e John sono una coppia che cerca di ristabilire la propria solidità, dopo aver perso la terza figlia, nata morta. Non appena incontrano la piccola Esther all’orfanatrofio se ne innamorano: 9 anni, di origine russa, con grande talento per il disegno, educata e dai modi un po’ retrò. Esther e Max, la figlia più piccola, che è sordomuta, diventano subito amiche e complici di giochi. Dopo i primi giorni, man mano che Kate cerca di instaurare un rapporto più profondo con Esther, si accorge che molti dettagli non vanno al loro posto. Esther è educata ma fredda, nasconde dei segreti, tra i quali una Bibbia misteriosa.</p>
<p>Il film ha suscitato l’indignazione delle organizzazioni americane di orfani e pro-adozione. Come al solito una polemica sterile, probabilmente mossa da qualcuno che non si è preoccupato di prendere visione del film. Il canovaccio non è certo originale, d’altra parte titolo e locandina sono già una dichiarazione d’intento sul tema del film, che di per sé è sempre efficace: accogliere in casa qualcuno che non si conosce bene e che via via si fa sempre più inquietante tanto più se parliamo di un minore. Il film ha un buon ritmo, fondamentale per creare la suspence del thriller, e la trama non è scontata. Una piacevole sorpresa rispetto ai teen-horror e ai remake degli ultimi anni.</p>
<p><strong>Disponibile in dvd ad euro 14,90</strong></p>
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		<title>Podcast: sei gradi</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Dec 2010 08:46:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>agnese</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ASCOLTA: http://tinyurl.com/25myym8 Cos&#8217;hanno a che vedere Bach e Suzanne Vega, Brahms e Bob Dylan, Schubert e i Clash? La risposta è racchiusa in sei passaggi logico-musicali, che avvalorano la teoria dei sei gradi di separazione dello scrittore ungherese Frigyes Karinthy. Quest&#8217;ipotesi, ritornata in auge nell&#8217;era dei social network, ogni sera alle 18 viene sagacemente riproposta in modulazione di frequenza da Luca Damiani, all&#8217;interno del programma di Radio3 Sei Gradi, dove per 45 minuti il conduttore dimostra come, a colpi di cover, citazioni e coincidenze, qualunque musicista possa essere collegato a un altro, appartenente a mondi sonori lontanissimi. Un&#8217;occasione per ascoltare ottima musica e per cimentarsi in suggestivi voli pindarici: gli ascoltatori infatti sono invitati a inviare alla redazione del programma la propria playlist basata sulla teoria dei sei gradi di separazione. Le scelte più azzeccate e originali verranno utilizzate per intessere il percorso sonoro della trasmissione]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://tinyurl.com/25myym8">ASCOLTA: http://tinyurl.com/25myym8</a></p>
<p>Cos&#8217;hanno a che vedere Bach e Suzanne Vega, Brahms e Bob Dylan, Schubert e i Clash? La risposta è racchiusa in sei passaggi logico-musicali, che avvalorano la teoria dei sei gradi di separazione dello scrittore ungherese Frigyes Karinthy. Quest&#8217;ipotesi, ritornata in auge nell&#8217;era dei social network, ogni sera alle 18 viene sagacemente riproposta in modulazione di frequenza da Luca Damiani, all&#8217;interno del programma di Radio3 Sei Gradi, dove per 45 minuti il conduttore dimostra come, a colpi di cover, citazioni e coincidenze, qualunque musicista possa essere collegato a un altro, appartenente a mondi sonori lontanissimi. Un&#8217;occasione per ascoltare ottima musica e per cimentarsi in suggestivi voli pindarici: gli ascoltatori infatti sono invitati a inviare alla redazione del programma la propria playlist basata sulla teoria dei sei gradi di separazione. Le scelte più azzeccate e originali verranno utilizzate per intessere il percorso sonoro della trasmissione</p>
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		<title>A woman under influence</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Nov 2010 15:49:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elisa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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		<description><![CDATA[di Notorius Mabel è una casalinga, madre di tre bambini, sposata con Nick e una vita che sembra destinata alla stabilità e alla serenità. Mabel entra però in depressione, alterna momenti di esuberanza a momenti di ansia. Nick si accorge di avere una moglie eccentrica, ma la accetta così com’è, rassicurandola e prendendosi cura di lei. Le crisi di Mabel non è però fatta di episodi isolati. Mabel ha perso la propria autonomia e Nick, nonostante tutta la sua pazienza e il suo amore, non può più ignorare il fatto che sua moglie non sappia più stare sola. La donna finisce in manicomio. Quando torna a casa, la coppia deve ristabilire la propria complicità e l’unità familiare imparando a conoscersi di nuovo. Raccontare la trama di questo film rischia di farlo sembrare noioso, ma Cassavetes riesce a raccontare questa storia di crisi di identità e alienazione mentale in maniera delicata e avvincente. Prove d’attore straordinarie da parte di Gena Rowlands (moglie di Cassavetes) e Peter Falk, che ci regalano le figure di una donna e di un uomo indimenticabili.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_2900" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-2900" title="Woman_Under_the_Influence_03" src="http://imprenditori.it/files/2010/11/Woman_Under_the_Influence_03-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /><p class="wp-caption-text">Robert De Niro si butta nel film e nel ruolo assumendo la personalità del personaggio con la stessa naturalezza con cui uno potrebbe infilare un cappotto, mentre Clint Eastwood indossa un&#39;armatura e abbassa la visiera con uno scatto rugginoso. Bobby, prima di tutto, è un attore. Clint, prima di tutto, è un divo. Bobby soffre, Clint sbadiglia</p></div>
<p style="text-align: justify;"><strong>di Notorius<br />
</strong><br />
Mabel è una casalinga, madre di tre bambini, sposata con Nick e una vita che sembra destinata alla stabilità e alla serenità. Mabel entra però in depressione, alterna momenti di esuberanza a momenti di ansia. Nick si accorge di avere una moglie eccentrica, ma la accetta così com’è, rassicurandola e prendendosi cura di lei. Le crisi di Mabel non è però fatta di episodi isolati. Mabel ha perso la propria autonomia e Nick, nonostante tutta la sua pazienza e il suo amore, non può più ignorare il fatto che sua moglie non sappia più stare sola.</p>
<p style="text-align: justify;">La donna finisce in manicomio. Quando torna a casa, la coppia deve ristabilire la propria complicità e l’unità familiare imparando a conoscersi di nuovo. Raccontare la trama di questo film rischia di farlo sembrare noioso, ma Cassavetes riesce a raccontare questa storia di crisi di identità e alienazione mentale in maniera delicata e avvincente. Prove d’attore straordinarie da parte di Gena Rowlands (moglie di Cassavetes) e Peter Falk, che ci regalano le figure di una donna e di un uomo indimenticabili.</p>
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		<title>Il suono rock della ruggine</title>
		<link>http://www.imprenditori.it/2010/11/21/il-suono-rock-della-ruggine/</link>
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		<pubDate>Sun, 21 Nov 2010 16:47:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elisa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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		<category><![CDATA[elizabeth]]></category>
		<category><![CDATA[musica]]></category>
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		<description><![CDATA[Elizabeth. Un nome straniero ed enigmatico per una band di quattro elementi che provengono da Scandiano, provincia reggiana, nel cuore di quel grande spazio piatto chiamato pianura padana in cui da decenni risuonano accordi rock sempre nuovi, come se questa terra fosse miracolosa per la crescita di talenti musicali ruggenti e genuini. I quattro &#8211; Marco Montanari, Matteo Montanari, Michele Smiraglio e Francesco Micalizzi, tutti tra i 26 e i 33 anni &#8211; suonano &#8220;da sempre&#8221;. Dal 2006 sono assieme negli Elizabeth, dove hanno modellato autenticamente la loro muscolatura sonora esibendosi sempre ed ovunque ci fosse la possibilità di farlo, proponendo in un primo tempo i classici che hanno definito il loro olfatto sonoro e non di rado mescolando tra loro ruoli e strumenti. In seguito hanno iniziato a scrivere di proprio pugno una serie di canzoni capaci di catturare l’attenzione, non solo del pubblico ma anche di coloro che vengono classificati come “addetti ai lavori”. Non solo la vivacità metropolitana di grandi città come Londra feconda quindi il germe del rock, anche se proprio a Londra e al movimento mod dei primi anni ‘60 guardano da sempre con ammirazione gli Elizabeth. “Con tutti questi ampi spazi noi rocker emiliani [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_2931" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-2931" title="prova_opt" src="http://imprenditori.it/files/2010/11/prova_opt-300x201.jpg" alt="" width="300" height="201" /><p class="wp-caption-text">ruggine è il disco d&#39;esordio degli Elizabeth. 12 brani di rock emiliano.</p></div>
<p>Elizabeth. Un nome straniero ed enigmatico per una band di quattro elementi che provengono da Scandiano, provincia reggiana, nel cuore di quel grande spazio piatto chiamato pianura padana in cui da decenni risuonano accordi rock sempre nuovi, come se questa terra fosse miracolosa per la crescita di talenti musicali ruggenti e genuini. I quattro &#8211; Marco Montanari, Matteo Montanari, Michele Smiraglio e Francesco Micalizzi, tutti tra i 26 e i 33 anni &#8211; suonano &#8220;da sempre&#8221;. Dal 2006 sono assieme negli Elizabeth, dove hanno modellato autenticamente la loro muscolatura sonora esibendosi sempre ed ovunque ci fosse la possibilità di farlo, proponendo in un primo tempo i classici che hanno definito il loro olfatto sonoro e non di rado mescolando tra loro ruoli e strumenti.</p>
<p style="text-align: justify;">In seguito hanno iniziato a scrivere di proprio pugno una serie di canzoni capaci di catturare l’attenzione, non solo del pubblico ma anche di coloro che vengono classificati come “addetti ai lavori”. Non solo la vivacità metropolitana di grandi città come Londra feconda quindi il germe del rock, anche se proprio a Londra e al movimento mod dei primi anni ‘60 guardano da sempre con ammirazione gli Elizabeth. “Con tutti questi ampi spazi noi rocker emiliani possiamo sparare musica ‘a manetta’, non come nelle grandi città che devono chiudersi nelle cantine”, afferma il bassista Michele Smiraglio. Scherzando, ma mica troppo. Oggi i quattro di Scandiano sono alle prese con il lancio del disco d&#8217;esordio, &#8220;Ruggine&#8221;, prodotto dalla Mescal, un cd che già nel nome evoca il tono roco e raschiante del rock vero, quello sanguigno, a denominazione controllata. Uscito in tutta Italia il 19 ottobre 2010, &#8220;Ruggine&#8221;, è il cd d&#8217;esordio di una band cresciuta a rock, nebbia e zanzare, tra orizzonti che si perdono nella piana emiliana, ascoltando Paul Weller, i Radiohead ma soprattutto gli Who, band-feticcio dei quattro di Scandiano a cui si ispirano e rendono omaggio, nel logo della band ma anche nel loro disco, con una remake della celeberrima “My generation”. Nella “Ruggine” degli Elizabeth non c’è però solo l’omaggio al rock del movimento mod.</p>
<p style="text-align: justify;">La loro musica è la cronaca in note di eventi emozionali, sfumature caratteriali che influenzano lil quotidiano e sfociano in una sorta di autoritratto emotivo, scritto con l’intento di trasformare i pochi minuti che compongono ogni brano, in una sana catarsi che vive il suo apice durante le varie live session. La loro è una forma talmente particolare e convincente di comporre musica, che un colosso come la Edison li ha scelti per impreziosire la campagna legata ai maggiori eventi sportivi del 2010 come il Torneo Sei Nazioni di rugby e le Olimpiadi Invernali disputatesi a Vancouver. Nel loro primo disco portano l’ascoltatore nell’esperienza del rock temprato nell’energia, semplice ma diretto, che è l&#8217;ingrediente principale della vivacità musicale di queste terre reggiane e che fa da sfondo a questo grintoso esordio senza fronzoli, pizzi, merletti e trucchi più o meno vistosi. Quelli del loro primo disco sono dodici brani diretti, pieni, corposi e vivi, con chitarre e tastiere bene accordati e basso e batteria che fanno il loro &#8220;sporco lavoro&#8221; nella sezione ritmica. A poche settimane dall’uscita del disco i primi dati di vendita, anche se non ufficiali, parlano di numeri di tutto rispetto e di copie esaurite. Il frontman, Marco Montanari, quasi si schernisce a parlarne, volendo evitare a tutti i costi la figura del vanitoso. Modestia, un atteggiamento poco rock, gli facciamo notare. Ma per gli atteggiamenti da star viziate c’è sempre tempo: per adesso godiamoci la genuinità di un rock autentico, ruvido e sporco come la “Ruggine”.</p>
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		<title>Si alzi il sipario&#8230; sulla tradizione</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Nov 2010 15:55:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Caterina Tonon Per chi subisce il fascino del palcoscenico, l’esordio di ogni nuova stagione teatrale cittadina è sempre carico di emozioni. Quest’anno in particolar modo la trepidante attesa degli spettatori di Reggio, Modena e Parma è stata premiata da una programmazione di altissimo livello: cartelloni fittissimi e variegati, produzioni prestigiose e soprattutto un ritorno – sicuramente apprezzato dai puristi del teatro classico – ai grandi capolavori della tradizione. A Reggio Emilia la Fondazione I Teatri propone, accanto a una programmazione dedicata alla contemporaneità che ha trovato la sua massima espressione nel Festival Aperto, una selezione di titoli considerati tappe fondamentali della storia del teatro. Si va dall’Amleto di Shakespeare, messo in scena il 14 e 15 dicembre al Teatro Ariosto dalla compagnia Teatro del Carretto, al Misantropo di Molière diretto da Massimo Castri e interpretato da Massimo Popolizio, due tra i più importanti artisti della scena teatrale italiana, sul palco del Valli dal 14 al 16 gennaio 2010, fino al pirandelliano I giganti della Montagna, dei due attori-registi palermitani Enzo Vetrano e Stefano Randisi, all&#8217;Ariosto il 27 e il 28 gennaio. Anche per quanto riguarda l&#8217;opera, al Valli non mancano i grandi nomi: il Rigoletto di Verdi, coprodotto con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_2903" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-2903" title="Britten-3c_opt" src="http://imprenditori.it/files/2010/11/Britten-3c_opt-300x216.jpg" alt="" width="300" height="216" /><p class="wp-caption-text">&quot;Terra e ruggine&quot; è una mostra di Marcella Foresio, una riflessione sulle origini e sulla memoria, categorie dell&#39;esistenza umana pensate ed evocate attraverso l&#39;utilizzo e l&#39;innesto di diversi materiali: terracotta, legno, ferro, carta coesistono e dialogano tra di loro sugli stessi supporti, sotto forma di &quot;quadri plastici&quot;, superfici bidimensionali da cui emergono volti ed arti a rilievo totale</p></div>
<p><strong>di Caterina Tonon</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Per chi subisce il fascino del palcoscenico, l’esordio di ogni nuova stagione teatrale cittadina è sempre carico di emozioni. Quest’anno in particolar modo la trepidante attesa degli spettatori di Reggio, Modena e Parma è stata premiata da una programmazione di altissimo livello: cartelloni fittissimi e variegati, produzioni prestigiose e soprattutto un ritorno – sicuramente apprezzato dai puristi del teatro classico – ai grandi capolavori della tradizione.</p>
<p style="text-align: justify;">A Reggio Emilia la Fondazione I Teatri propone, accanto a una programmazione dedicata alla contemporaneità che ha trovato la sua massima espressione nel Festival Aperto, una selezione di titoli considerati tappe fondamentali della storia del teatro. Si va dall’Amleto di Shakespeare, messo in scena il 14 e 15 dicembre al Teatro Ariosto dalla compagnia Teatro del Carretto, al Misantropo di Molière diretto da Massimo Castri e interpretato da Massimo Popolizio, due tra i più importanti artisti della scena teatrale italiana, sul palco del Valli dal 14 al 16 gennaio 2010, fino al pirandelliano I giganti della Montagna, dei due attori-registi palermitani Enzo Vetrano e Stefano Randisi, all&#8217;Ariosto il 27 e il 28 gennaio. Anche per quanto riguarda l&#8217;opera, al Valli non mancano i grandi nomi: il Rigoletto di Verdi, coprodotto con la Fenice di Venezia per la regia di Daniele Abbado e la direzione di Diego Metheuz, in scena il 6 e il 9 aprile; Il Naso di Shostakovich, tratto dall’omonimo racconto di Gogol’, diretto da Boris Pokrovskij e proposto il 1 e il 2 marzo nello storico allestimento del Teatro musicale da camera di Mosca, che porta a Reggio Emilia i propri solisti, coro e orchestra diretti da Vladimir Agronskij; e infine il grande evento della stagione, L&#8217;opera da tre soldi di Bertolt Brecht e Kurt Weill per la regia di Bob Wilson, in cartellone l&#8217;11 e il 12 dicembre: un debutto assoluto a Reggio, sia per l&#8217;opera sia per la leggendaria e storica compagnia dei Berliner Ensemble, fondata dallo stesso Brecht.</p>
<p style="text-align: justify;">I classici animano il cartellone teatrale anche in provincia: al Teatro Asioli di Correggio, il 9 e il 10 novembre Galatea Ranzi interpreta Mirandolina ne La locandiera di Goldoni, il 30 novembre Antonio Calenda dirige lo straordinario Franco Branciaroli in Edipo Re, mentre i due “grandi vecchi” del teatro italiano Ugo Pagliai ed Eros Pagni il 22 e il 23 marzo portano in scena Aspettando Godot di Samuel Beckett.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella vicina Modena, la stagione del Teatro Storchi si apre il 10 novembre con Il Misantropo di Castri (in scena anche il 12, 13 e 14) e prosegue con La Locandiera con Galatea Ranzi (dal 18 al 21 novembre), l&#8217;Edipo Re con Branciaroli (dal 2 al 5 dicembre) e Aspettando Godot di Pagliai e Pagni, in programma dal 28 aprile al 1 maggio 2011. In esclusiva per l’Italia, il 16 e il 17 maggio il regista francese Eric Lacascade presenta Les estivantes (I villeggianti) del drammaturgo russo Maksim Gor’kij. Al Teatro Comunale Pavarotti, vanno in scena tre grandi capolavori del teatro d&#8217;opera: La cavalleria rusticana di Mascagni e I pagliacci di Leoncavallo, due tra i titoli più popolari del repertorio lirico mondiale, in un unico evento in programma il 12 e il 13 febbraio 2011, e il Machbeth di Shakespeare musicato da Giuseppe Verdi. Modena inoltre punta sul balletto: la Fondazione Teatro Comunale propone un classico immortale come lo Schiaccianoci di Tchajkovskij, che il 4 e il 5 dicembre vede esibirsi sulle punte il prestigioso Balletto del Teatro Nazionale Croato di Zagabria.</p>
<p style="text-align: justify;">A Parma, che della lirica ha fatto il suo fiore all&#8217;occhiello, la stagione operistica si apre con il Festival Verdi che propone la quintessenza della produzione verdiana, dominata dal Trovatore, in scena al Regio il 1, 5, 9, 15, 18, 23, 26, 28 ottobre in coproduzione con il Teatro La Fenice di Venezia. Anche nella stagione di prosa del Teatro Due non mancano gli appuntamenti con il teatro d’autore: dalle produzioni “made in Parma” di Molto rumore per nulla di Shakespeare, in programma dall’8 al 23 gennaio 2011, e di Così è (se vi pare) di Pirandello, dal 2 all’8 febbraio, fino all&#8217;adattamento de ll mercante di Venezia, lo Shylock di Camilla Ferro con Paolo Serra (15, 16, 22, 23, 25-29 gennaio), e L’ultimo nastro di Krapp di Samuel Beckett con Giancarlo Ilari, in scena dal 4 al 6 e dal 10 al 17 marzo per la regia di Massimiliano Farau. Infine, Massimiliano Civica, vincitore del Premio Ubu per la Regia 2008, l’11 e il 12 dicembre allestisce Un sogno nella notte dell’estate, un unicum nel panorama delle interpretazioni testuali del canone shakespeariano.</p>
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		<title>Italians do it better</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Nov 2010 14:47:33 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Marco Domeniconi Per questo numero la colonna sonora che vi propongo è quella che ha accompagnato la mia Settimana della Moda milanese, che da anni seguo come stilista musicale. Lo &#8220;show&#8221; è iniziato con un fantastico Dj set nel negozio Sportmax di via della Spiga: molta deep house dalla compilation di Kay Rush di Radiomontecarlo, ma anche tanta Lounge, Chill Out e chiusura caffidata agli Heart, considerati i nuovi Duran Duran. Un’atmosfera molto cool, rilassata ed elegante, ben diversa da quella delle notti bianche reggiane! Con Frida Giannini, l’eclettica art designer di Gucci, si parla di una passione sfrenata per le melodie di Bach montate su ritmi etno-africani, più un tocco di Jarvis Cocker, dei Pulp. Fortissimo. Uno degli stilisti di Max Mara mi parla invece dell’ultimo lavoro dei Drums, assimilabili ai vecchi New order. Da Blumarine i ritmi si fanno più femminili, retrò, vagamente beatlesiani con un tocco di R&#38;B mentre dall’emergente Cristiano Burani si ascolta il grandissimo Seal. Il finale è “rossiniano” da Costume National, con una splendida passerella in piazza del Duomo: aprono i lugubri Horror, una band britannica che ben mischi da un lato i Jesus and Mary Chains, dall’altro i Bauhaus e gli Echo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-2866" title="P1020200_opt" src="http://imprenditori.it/files/2010/11/P1020200_opt-224x300.jpg" alt="" width="224" height="300" /><strong>di Marco Domeniconi</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Per questo numero la colonna sonora che vi propongo è quella che ha accompagnato la mia Settimana della Moda milanese, che da anni seguo come stilista musicale. Lo &#8220;show&#8221; è iniziato con un fantastico Dj set nel negozio Sportmax di via della Spiga: molta deep house dalla compilation di Kay Rush di Radiomontecarlo, ma anche tanta Lounge, Chill Out e chiusura caffidata agli Heart, considerati i nuovi Duran Duran. Un’atmosfera molto cool, rilassata ed elegante, ben diversa da quella delle notti bianche reggiane! Con Frida Giannini, l’eclettica art designer di Gucci, si parla di una passione sfrenata per le melodie di Bach montate su ritmi etno-africani, più un tocco di Jarvis Cocker, dei Pulp. Fortissimo. Uno degli stilisti di Max Mara mi parla invece dell’ultimo lavoro dei Drums, assimilabili ai vecchi New order. Da Blumarine i ritmi si fanno più femminili, retrò, vagamente beatlesiani con un tocco di R&amp;B mentre dall’emergente Cristiano Burani si ascolta il grandissimo Seal. Il finale è “rossiniano” da Costume National, con una splendida passerella in piazza del Duomo: aprono i lugubri Horror, una band britannica che ben mischi da un lato i Jesus and Mary Chains, dall’altro i Bauhaus e gli Echo and the Bunnymen. Segue una rivisitazione della Sagra della Primavera di Stravinsky in chiave partenopea mentre la chiusura è affidata ai Temper Trap, con una Sweet Disposion che accompagna i primi passi sulla passerella di due figli del rock (la figlia di Mick Jagger e il figlio di Nick Cave, testimonial del marchio). Una settimana prorompente, mozzafiato e all’avanguardia che dimostra, nel caso ce ne fosse ancora bisogno, che gli italiani la creatività l’hanno nel sangue.</p>
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		<title>La festa</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Nov 2010 15:44:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Francesca Grisenti Testo del 1999, rappresentato anche alla Comédie-Francaise, la Festa è l’opera che ha collocato definitivamente Scimone fra voci più autentiche della nuova drammaturgia italiana. Sulla scena una madre e un figlio, rinchiusi nello spazio geometrico di un’astratta cucina. Il chiuso contenitore di un microcosmo familiare, dove si festeggiano i trent’anni di matrimonio. Il gioco è però teso, crudele, apparentemente devastante. I dialoghi sono brevissimi, poche parole, spesso una sola. Parole che sono armi affilate, usate a volte per ingannare anche sé stessi. Perché con una continua nota di comicità, la Festa, obbliga a interrogarsi, e a mettere in discussione la forma di quello che è l’inesorabile rito del familiare. di Spiro Scimone con Francesco Sframeli, Gianluca Cesale, Spiro Scimone regia Gianfelice Imparato Dove: Arena del Sole, Sala InterAction, Via Indipendenza 44, Bologna Quando: dal 16 al 18 novembre ore 21,30 Info: Tel. 051.2910910 &#8211; Fax 051.2910915 e-mail. biglietteria@arenadelsole.it]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><img class="alignleft size-medium wp-image-2897" title="la_busta_opt" src="http://imprenditori.it/files/2010/11/la_busta_opt-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" />di Francesca Grisenti</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Testo del 1999, rappresentato anche alla Comédie-Francaise, la Festa è l’opera che ha collocato definitivamente Scimone fra voci più autentiche della nuova drammaturgia italiana. Sulla scena una madre e un figlio, rinchiusi nello spazio geometrico di un’astratta cucina. Il chiuso contenitore di un microcosmo familiare, dove si festeggiano i trent’anni di matrimonio. Il gioco è però teso, crudele, apparentemente devastante. I dialoghi sono brevissimi, poche parole, spesso una sola. Parole che sono armi affilate, usate a volte per ingannare anche sé stessi. Perché con una continua nota di comicità, la Festa, obbliga a interrogarsi, e a mettere in discussione la forma di quello che è l’inesorabile rito del familiare.</p>
<p style="text-align: justify;">di Spiro Scimone<br />
con Francesco Sframeli,<br />
Gianluca Cesale, Spiro Scimone<br />
regia Gianfelice Imparato</p>
<p style="text-align: justify;">Dove: Arena del Sole, Sala InterAction, Via Indipendenza 44, Bologna<br />
Quando: dal 16 al 18 novembre ore 21,30<br />
Info: Tel. 051.2910910 &#8211; Fax 051.2910915 e-mail. biglietteria@arenadelsole.it</p>
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		<title>Esce RUGGINE il primo disco degli Elizabeth</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Oct 2010 13:56:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>agnese</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quattro ragazzi della provincia reggiana alle prese con il lancio del disco d&#8217;esordio, &#8220;Ruggine&#8220;, prodotto dalla Mescal: il 19 ottobre 2010 verrà pubblicato &#8220;Ruggine&#8221;, il CD d&#8217;esordio degli Elizabeth, una band cresciuta a rock, nebbia, zanzare, tra orizzonti che si perdono nella piana emiliana, ascoltando Who, Paul Weller e Radiohead. Hanno modellato la loro muscolatura sonora suonando sempre ed ovunque ci fosse la possibilità di farlo, proponendo in un primo tempo i classici che hanno definito il loro olfatto sonoro, per poi scrivere di proprio pugno una serie di canzoni che hanno saputo catturare l’attenzione, non solo del pubblico ma anche di coloro che vengono classificati come “addetti ai lavori”. Le canzoni degli Elizabeth sono la cronaca di eventi emozionali; sfumature caratteriali che influenzano la vita nel quotidiano e sfociano in una sorta di autoritratto emotivo, scritto con l’intento di trasformare i pochi minuti che compongono ogni brano, in una sana catarsi che vive il suo apice durante le varie live session. Una forma talmente particolare e convincente di comporre musica, che un colosso come la Edison li ha scelti per impreziosire la campagna legata ai maggiori eventi sportivi del 2010 come Il Torneo Sei Nazioni di Rugby e le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-2804" href="http://imprenditori.it/2010/10/18/esce-ruggine-il-primo-disco-degli-elizabeth/attachment/2/"><img class="alignleft size-medium wp-image-2804" style="margin: 5px;" title="2" src="http://imprenditori.it/files/2010/10/2-300x201.jpg" alt="" width="300" height="201" /></a>Quattro ragazzi della provincia reggiana alle prese con il lancio del disco d&#8217;esordio, &#8220;<a href="http://www.ibs.it/mp3/album/u03259130003604/elizabeth-1/ruggine.html">Ruggine</a>&#8220;, prodotto dalla Mescal: il 19 ottobre 2010 verrà pubblicato &#8220;Ruggine&#8221;, il CD d&#8217;esordio degli Elizabeth, una band cresciuta a rock, nebbia, zanzare, tra orizzonti che si perdono nella piana emiliana, ascoltando Who, Paul Weller e Radiohead. Hanno modellato la loro muscolatura sonora suonando sempre ed ovunque ci fosse la possibilità di farlo, proponendo in un primo tempo i classici che hanno definito il loro olfatto sonoro, per poi scrivere di proprio pugno una serie di canzoni che hanno saputo catturare l’attenzione, non solo del pubblico ma anche di coloro che vengono classificati come “addetti ai lavori”. Le canzoni degli Elizabeth sono la cronaca di eventi emozionali; sfumature caratteriali che influenzano la vita nel quotidiano e sfociano in una sorta di autoritratto emotivo, scritto con l’intento di trasformare i pochi minuti che compongono ogni brano, in una sana catarsi che vive il suo apice durante le varie live session. Una forma talmente particolare e convincente di comporre musica, che un colosso come la Edison li ha scelti per impreziosire la campagna legata ai maggiori eventi sportivi del 2010 come Il Torneo Sei Nazioni di Rugby e le Olimpiadi Invernali disputatesi a Vancouver. I quattro &#8211; Marco Montanari, Matteo Montanari, Michele Smiraglio e Francesco Micalizzi &#8211; vengono dalla provincia reggiana e suonano &#8220;da sempre&#8221;. Nel loro disco, Ruggine, portano quel rock sanguigno, semplice e diretto, che è l&#8217;ingrediente principale di queste terre reggiane e che fa da sfondo a questo grintoso esordio senza fronzoli, pizzi, merletti e trucchi più o meno vistosi. 12 brani diretti, pieni, corposi e vivi; chitarre e tastiere bene accordati e basso e batteria che fanno il loro &#8220;sporco lavoro&#8221; nella sezione ritmica. In vendita dal 19 ottobre.</p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=gOdU3MRkVYM&amp;feature=player_embedded">Guarda il video</a></p>
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