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	<title>ImprenditoriTecnologia | Imprenditori</title>
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	<description>uno sguardo ostinato e lucido sul mondo</description>
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		<title>La Regione investe sulle reti di imprese</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Sep 2010 09:43:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>agnese</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Entro settembre chiuderemo un bando molto rilevante per tutto il sistema economico emiliano-romagnolo, con il quale contribuiremo alla creazione di reti di imprese con 12 milioni di euro di risorse regionali assicurando investimenti complessivi per 74 milioni di euro”. Così l’assessore regionale alle Attività produttive Gian Carlo Muzzarelli, all&#8217;apertura del convegno organizzato a Bologna da Ervet e dedicato alla “Promozione della Information and Communication Tecnology nelle piccole e medie imprese”. “Entro la fine dell’anno completeremo la firma degli accordi e delle convenzioni locali per l’attuazione dei Tecnopoli e della rete dei laboratori associati in tutte le province per realizzare compiutamente il passaggio dai distretti produttivi ai distretti tecnologici”, continua Muzzarelli, ricordando inoltre che “l’obiettivo della Regione è dare maggiore competitività alle nostre imprese e sviluppo alla ricerca in Emilia-Romagna con 1.800 ricercatori impegnati nei laboratori già entro il 2010”. “Prosegue e si rafforza &#8211; ha aggiunto Muzzarelli &#8211; il nostro impegno per favorire la nascita delle reti di imprese, nell’asse delle migliori pratiche europee. In passato, molte imprese non si parlavano neanche, altro che &#8216;fare rete&#8217;. Ora c’è un sistema economico sempre più unito, e la tecnologia contribuisce a renderlo più coeso. La costituzione di reti di imprese e la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-2626" href="http://imprenditori.it/2010/09/21/la-regione-investe-sulle-reti-di-imprese/la_regione_investe_sulle_reti_di_imprese/"><img class="alignleft size-medium wp-image-2626" title="La_Regione_investe_sulle_reti_di_imprese" src="http://imprenditori.it/files/2010/09/La_Regione_investe_sulle_reti_di_imprese-300x161.jpg" alt="" width="300" height="161" /></a>“Entro settembre chiuderemo un bando molto rilevante per tutto il sistema economico emiliano-romagnolo, con il quale contribuiremo alla creazione di reti di imprese con 12 milioni di euro di risorse regionali assicurando investimenti complessivi per 74 milioni di euro”. Così l’assessore regionale alle Attività produttive Gian Carlo Muzzarelli, all&#8217;apertura del convegno organizzato a Bologna da Ervet e dedicato alla “Promozione della Information and Communication Tecnology nelle piccole e medie imprese”.</p>
<p>“Entro la fine dell’anno completeremo la firma degli accordi e delle convenzioni locali per l’attuazione dei Tecnopoli e della rete dei laboratori associati in tutte le province per realizzare compiutamente il passaggio dai distretti produttivi ai distretti tecnologici”, continua Muzzarelli, ricordando inoltre che “l’obiettivo della Regione è dare maggiore competitività alle nostre imprese e sviluppo alla ricerca in Emilia-Romagna con 1.800 ricercatori impegnati nei laboratori già entro il 2010”.</p>
<p>“Prosegue e si rafforza &#8211; ha aggiunto Muzzarelli &#8211; il nostro impegno per favorire la nascita delle reti di imprese, nell’asse delle migliori pratiche europee. In passato, molte imprese non si parlavano neanche, altro che &#8216;fare rete&#8217;. Ora c’è un sistema economico sempre più unito, e la tecnologia contribuisce a renderlo più coeso. La costituzione di reti di imprese e la diffusione su larga scala della Ict sono passaggi obbligati. Le tecnologie dell’informazione e della comunicazione sono essenziali in un sistema come quello emiliano-romagnolo, fortemente connotato dalla presenza di piccole e medie imprese”.</p>
<p>Il seminario organizzato da Ervet, l’agenzia di sviluppo territoriale della Regione, è uno dei passi iniziali di “Ict-VN”, Ict Value Networks, progetto triennale di iniziativa regionale nell’ambito del programma INTERREG IVC, che ha preso il via nel gennaio scorso e si protrarrà fino a dicembre 2012. L’obiettivo è quello di promuovere l’introduzione dell’Information and Communication Technology e la creazione e lo sviluppo di reti di piccole e medie imprese . Il progetto vede la partecipazione di 10 partner provenienti da 9 paesi: Spagna, Grecia, Italia, Malta, Danimarca, Belgio, Slovenia, Ungheria e Irlanda.</p>
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		<title>L&#8217;Emilia-Romagna a Shanghai per l&#8217;Expo 2010</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Sep 2010 08:42:51 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Land with a soul” è il tema scelto per lo spazio espositivo dell’Emilia-Romagna all’Expo di Shanghai 2010 che resterà aperto fino al 15 settembre. Lo spazio interpreta il tema generale dell’Esposizione “Better City, better life” raccontando una regione che, della qualità del vivere in tutte le sue declinazioni, ha fatto uno dei suoi tratti distintivi. Al taglio del nastro dell’area Emilia-Romagna nel Padiglione Italia &#8211; in programma giovedì 9 settembre, alle ore 17 &#8211; interverranno il presidente della Regione Vasco Errani e l’assessore regionale alle attività produttive Gian Carlo Muzzarelli. Il percorso creato all’interno del Padiglione Italia, in collaborazione con il Commissariato italiano per l’Expo e Confindustria Ceramica, accompagna il pubblico alla scoperta delle eccellenze dell’intera regione nei diversi ambiti, culturale, turistico, scientifico economico e produttivo. Un particolare focus è stato realizzato sulla filiera abitare/costruire, uno dei settori di punta dell’economia regionale, e più in generale sul crescente impegno dell’Emilia-Romagna nei settori della green economy e delle green technologies, del risparmio energetico e dell’eco-compatibilità. L’Emilia-Romagna è la terza regione esportatrice in Italia verso il mercato cinese, uno dei nostri principali partner commerciali al di fuori del mercato europeo. Il buon andamento delle esportazioni verso la Cina è da attribuire in gran parte alla voce “macchine ed apparecchi meccanici”. Inoltre, asse prioritario della presenza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a rel="attachment wp-att-2566" href="http://imprenditori.it/2010/09/09/lemilia-romagna-a-shanghai-per-lexpo-2010/image_maxi/"><img class="alignleft size-full wp-image-2566" title="image_maxi" src="http://imprenditori.it/files/2010/09/image_maxi.jpeg" alt="" width="150" height="100" /></a>Land with a soul</strong>” è il tema scelto per lo <strong>spazio espositivo</strong> dell’Emilia-Romagna <strong>all’Expo di Shanghai</strong> 2010 che resterà aperto <strong>fino al</strong> <strong>15 settembre</strong>.<br />
Lo spazio interpreta il tema generale dell’Esposizione “Better City, better life” raccontando una regione che, della qualità del vivere in tutte le sue declinazioni, ha fatto uno dei suoi tratti distintivi.</p>
<p>Al <strong>taglio del nastro</strong> dell’area Emilia-Romagna nel Padiglione Italia &#8211; in programma <strong>giovedì 9 settembre</strong>, alle ore 17 &#8211; interverranno il presidente della Regione <strong>Vasco Errani</strong> e l’assessore regionale alle attività produttive <strong>Gian Carlo Muzzarelli.<br />
</strong><br />
Il percorso creato all’interno del Padiglione Italia, in collaborazione con il Commissariato italiano per l’Expo e Confindustria Ceramica, accompagna il pubblico alla<strong> scoperta</strong> delle<strong> eccellenze</strong> dell’intera regione nei <strong>diversi ambiti</strong>, culturale, turistico, scientifico economico e produttivo.<br />
Un particolare <strong>focus</strong> è stato realizzato sulla filiera<strong> abitare/costruire</strong>, uno dei settori di punta dell’economia regionale, e più in generale sul crescente impegno dell’Emilia-Romagna nei settori della green economy e delle green technologies, del risparmio energetico e dell’eco-compatibilità.<br />
L’Emilia-Romagna è la <strong>terza regione esportatrice</strong> in Italia verso il mercato cinese, uno dei nostri principali partner commerciali al di fuori del mercato europeo. Il buon andamento delle esportazioni verso la Cina è da attribuire in gran parte alla voce “macchine ed apparecchi meccanici”.<br />
Inoltre, asse prioritario della presenza emiliano-romagnola a Shanghai è da alcuni anni la <strong>collaborazio</strong>ne con la prestigiosa<strong> Università Tongji</strong>, partner strategico per la realizzazione di attività in campo scientifico, economico e culturale. L’Expo Bureau ha selezionato la <strong>città di Bologna</strong> come un <strong>“case history d’eccellenza</strong>”. Al capoluogo regionale è affidata un’area espositiva per tutta la durata della manifestazione nella Urban Best Practise Area.</p>
<p><strong>Le iniziative in programma</strong><br />
Oltre 30 eventi promozionali – workshop, seminari, incontri, bilaterali, fiere, mostre ed il coinvolgimento di oltre 200 aziende del territorio emiliano romagnolo di cui 120 in Cina grazie al sostegno della Regione attraverso bandi e altri strumenti.</p>
<p>Mercoledì <strong>8 settembre</strong> al Shanghai Exhibition Center preview della mostra “<strong>SH Contemporary 2010</strong>” in cui sono esposte tre opere di<strong>Giorgio Morandi</strong> provenienti dal Mambo, il Museo d&#8217;arte moderna di Bologna.</p>
<p>Alle “<strong>Green Technologies dell’Emilia-Romagna</strong>” è dedicato il seminario in programma giovedì<strong> 9 settembre</strong> alle 10 (presso Tongji University) realizzato in collaborazione con Confindustria Emilia-Romagna e la stessa Tongji University.<br />
Si parlerà tra l’altro degli investimenti dell’Emilia-Romagna in campo energetico, dell’impegno nel fotovoltaico, delle applicazioni a basso impatto nella filiera meccanica, della rete dei Tecnopoli, un’esperienza unica nel panorama nazionale per coniugare ricerca, innovazione, ambiente.</p>
<p>Nel pomeriggio, alle 14, attenzione puntata sul comparto della ceramica con “<strong>Ceramic Tiles of Italy: the green way</strong>”, in cui la Regione insieme a Confindustria Ceramica, racconterà la capacità di innovarsi e di qualificarsi con i nuovi prototipi di piastrelle fotovoltaiche, antismog, antibatteriche, ad esempio, prodotti innovativi, capaci di rispondere ai nuovi bisogni di sostenibilità, di risparmio energetico, oltre che a nuove concezioni dell’abitare.<br />
Alle 16,30 (Padiglione Italia) in collaborazione con l’Agenzia di Promozione turistica dell’Emilia-Romagna (Apt), “<strong>Emilia-Romagna, Land with a Soul</strong>” racconterà un altro dei settori di eccellenza: il turismo.</p>
<p>Nella stessa giornata sono in programma anche la “preview” della mostra “<strong>Ducati Technology and design</strong>” (ore 9.30, Tongji University) a cura del Design Center di Bologna e alle 18,30 (Area C6, Expo Site) in collaborazione con Tongji University la cerimonia di <strong>accensione del cogeneratore d’energia dell’azienda Turbec di Cento</strong>(Ferrara).<br />
Venerdì <strong>10 settembre</strong> alle 10, presso la Fudan University seminario ‘<strong>Mansi</strong><sup><strong>3</strong></sup><strong>-@mplissima’</strong> – realizzato in collaborazione con la Fondazione Giovanni XXIII: interverranno<strong>Romano Prodi</strong>, <strong>Vasco Errani e Alberto Melloni</strong>.<br />
Sabato <strong>11 settembre</strong> incontro istituzionale della Regione Emilia-Romagna con la <strong>Provincia dello Zhejiang</strong>. Nella stessa giornata visita a Suzhou dello stabilimento della<strong>Bucci Industry “Bi-Tech</strong>”, controllata cinese che fa capo al gruppo Bucci di Faenza. Domenica <strong>12 settembre</strong> il presidente <strong>Vasco Errani</strong> parteciperà allo ‘<strong>Special day</strong>’ dedicato alla <strong>città di Bologna</strong>.<br />
Il programma completo di iniziative e appuntamenti si trovano sul portale <a title="blocked::http://emiliaromagna.si-impresa.it/" href="http://emiliaromagna.si-impresa.it/">http://emiliaromagna.si-impresa.it</a> nella pagina dedicata al Servizio Internazionalizzazione delle Imprese</p>
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		<title>Idee innovative ai blocchi di partenza</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Jun 2010 16:22:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La Start Cup dell&#8217;Università di Modena e Reggio Emilia &#8211; iniziativa che valorizza le migliori idee d&#8217;impresa innovative locali &#8211; si unisce quest&#8217;anno all&#8217;ateneo di Bologna e al programma Spinner 2013 per dare vita ad una competizione unica in Italia che comprende tutto il territorio della regione Emilia-Romagna. Il Premio Start Cup-Spinner 2013 è stato presentato questa mattina a Bologna, nella sede di Carisbo. La Start Cup di Modena e Reggio Emilia ha contato nelle annate 2008 e 2009 l&#8217;iscrizione di 22 progetti, 66 partecipanti ai team d&#8217;impresa &#8211; di cui 8 donne &#8211; e 17 business plan consegnati. La metà dei progetti sono arrivati da imprese di derivazione accademica appartenenti per lo più ai settori dell&#8217;Ict, Elettronica, Biotech e Farmaceutico; è il caso degli spin-off universitari Datariver, Rigenerand, Pincel, Chem4, Star, Embit, Vision-e, Tydockpharma, Spin-A, Starterello e Astra Research. &#8220;L&#8217;importanza di nuove imprese come fonte di crescita e di innovazione &#8211; spiega Tiziano Bursi, professore all&#8217;Università di Modena e Reggio Emilia e responsabile delle passate edizioni della Start Cup locale &#8211; esce rafforzata dalle recenti e profonde modificazione che stanno rimodellando lo scenario economico internazionale. Ciò vale anche per il tessuto economico-produttivo regionale che, pur dimostrando capacità di tenuta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-2193" title="idea_bulb" src="http://imprenditori.it/files/2010/06/idea_bulb-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" />La Start Cup dell&#8217;Università di Modena e Reggio Emilia &#8211; iniziativa che  valorizza le migliori idee d&#8217;impresa innovative locali &#8211; si unisce  quest&#8217;anno all&#8217;ateneo di Bologna e al programma Spinner 2013 per dare  vita ad una competizione unica in Italia che comprende tutto il  territorio della regione Emilia-Romagna. Il Premio Start Cup-Spinner  2013 è stato presentato questa mattina a Bologna, nella sede di Carisbo.</p>
<p style="text-align: justify;">La Start Cup di Modena e Reggio Emilia ha contato nelle annate 2008 e 2009 l&#8217;iscrizione di 22 progetti, 66 partecipanti ai team d&#8217;impresa &#8211; di cui 8 donne &#8211; e 17 business plan consegnati. La metà dei progetti sono arrivati da imprese di derivazione accademica appartenenti per lo più ai settori dell&#8217;Ict, Elettronica, Biotech e Farmaceutico; è il caso degli spin-off universitari Datariver, Rigenerand, Pincel, Chem4, Star, Embit, Vision-e, Tydockpharma, Spin-A, Starterello e Astra Research.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;L&#8217;importanza di nuove imprese come fonte di crescita e di innovazione &#8211; spiega Tiziano Bursi, professore all&#8217;Università di Modena e Reggio Emilia e responsabile delle passate edizioni della Start Cup locale &#8211; esce rafforzata dalle recenti e profonde modificazione che stanno rimodellando lo scenario economico internazionale. Ciò vale anche per il tessuto economico-produttivo regionale che, pur dimostrando capacità di tenuta nel fronteggiare fenomeni di natura congiunturale avversa, deve trovare nuovi sentieri di sviluppo e intraprendere nuove traiettorie tecnologiche&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Quattro i mesi di studio, lavoro e progettazione che si concluderanno a ottobre con una premiazione: 5.000 euro a fondo perduto in palio per il vincitore, un anno di servizi di incubazione gratuiti offerti da AlmaCube a Bologna e per i primi tre classificati la possibilità di vincere i 100mila euro messi in palio dal Premio Nazionale per l&#8217;Innovazione, la gara a cui accedono le idee di impresa premiate a livello locale, prevista per dicembre a Palermo; sono questi i numeri della prima edizione di Start Cup-Spinner 2013.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Incentivare e promuovere la nascita di spin off e di start up innovative &#8211; spiega Paolo Bonaretti, presidente di Spinner 2013 &#8211; è una scelta decisiva per lo sviluppo del sistema regionale perché, oltre a tradurre in prodotti spendibili sul mercato i risultati della ricerca universitaria, si introducono nel tessuto produttivo nuovi soggetti che possono disseminare innovazione anche tra le imprese tradizionali, proponendosi come partner e fornitori&#8221;.</p>
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		<title>In Ferrari si viaggia meglio e più rapidamente (che in panda)</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Jun 2010 16:02:33 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Fabrizio Benati (Titolare di Certhidea srl) Come spesso accade nel mondo virtuale le rivoluzioni accadono in maniera fulminea e silenziosa. Guerre lampo, che nel giro di un attimo cambiano le prassi. Nel medio periodo, invece, mutano le modalità di interazione con le macchine, l&#8217;efficienza delle prestazioni e la qualità della vita di chi, per costrizione lavorativa o personale divertimento, inventa sempre nuove soluzioni informatiche e aziendali. Dopo il grande successo delle “server farm”, server d&#8217;allevamento, fattorie nelle quali vengono coltivate ampie estensioni di server, e con la loro evoluzione nel cloud computing (la nuvola), ovvero l&#8217;accesso remoto ad hardware o software o più in generale risorse (programmi) o servizi (la posta elettronica), questi sistemi di delega per centralizzazione delle attività più a basso valore aggiunto del mondo dell’informatica hanno dato origine ad una nuova era. Questo nuovo orizzonte si chiama Elastic Computing, ovvero la possibilità non solo di archiviare e condividere dati e programmi su un server situato altrove, ma anche solo i cicli di processore, i calcoli nudi e crudi, senza necessariamente dovere avere un servizio continuativo. Nasce così il servizio web con il quale diventa possibile acquistare ore di funzionamento di un server altrui (che di server [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-2130" title="panda_800" src="http://imprenditori.it/files/2010/06/panda_800-300x225.jpg" alt="panda_800" width="300" height="225" /><strong>di Fabrizio Benati</strong> (Titolare di <a href="http://www.certhidea.it/" target="_blank">Certhidea srl</a>)</p>
<p>Come spesso accade nel mondo virtuale le rivoluzioni accadono in maniera fulminea e silenziosa. Guerre lampo, che nel giro di un attimo cambiano le prassi. Nel medio periodo, invece, mutano le modalità di interazione con le macchine, l&#8217;efficienza delle prestazioni e la qualità della vita di chi, per costrizione lavorativa o personale divertimento, inventa sempre nuove soluzioni informatiche e aziendali.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo il grande successo delle “server farm”, server d&#8217;allevamento, fattorie nelle quali vengono coltivate ampie estensioni di server, e con la loro evoluzione nel cloud computing (la nuvola), ovvero l&#8217;accesso remoto ad hardware o software o più in generale risorse (programmi) o servizi (la posta elettronica), questi sistemi di delega per centralizzazione delle attività più a basso valore aggiunto del mondo dell’informatica hanno dato origine ad una nuova era.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo nuovo orizzonte si chiama Elastic Computing, ovvero la possibilità non solo di archiviare e condividere dati e programmi su un server situato altrove, ma anche solo i cicli di processore, i calcoli nudi e crudi, senza necessariamente dovere avere un servizio continuativo. Nasce così il servizio web con il quale diventa possibile acquistare ore di funzionamento di un server altrui (che di server ne hanno tanti).</p>
<p style="text-align: justify;">Facciamo un esempio: una piccola azienda, ha occasionalmente necessita di svolgere attività di analisi di mercato o rendering 3D del palazzo in costruzione, attività da svolgersi di rado e che richiedono l&#8217;utilizzo di grandi potenze di calcolo. Fino a qualche tempo fa la strada obbligata era acquistare un server apposito od una onerosa workstation. Mica ci si poteva permettere una Ferrari però (e qui scatta la metafora automobilistica). Ci si permetteva una Panda, al massimo una Micra. Belle macchinine, piccole e senza pretese, sufficienti per macinare calcoli per un mese di fila, giusto in occasione del cliente speciale disposto a pagarti l’intera workstation solo per creare una animazione a scopo commerciale del palazzo di Dubai, ma che poi, per continuare la figura retorica, finivano parcheggiate in garage a prendere polvere fino all&#8217;anno successivo (o al successivo palazzo faraonico), invecchiando e rompendosi senza essere più veramente utili.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora la soluzione è differente: la piccola azienda può creare una macchina virtuale in locale (un server emulato dentro un PC) con dentro tutti i dati da elaborare e i software necessari per i propri calcoli. E qui entra in gioco Amazon. Amazon per primo ha allestito una enorme server farm per gestire tutte le sue vendite. La potenza di fuoco non gli manca: ha macchine, risorse e know-how. E non gli manca nemmeno un certo fiuto per gli affari. Per un&#8217;azienda di quelle dimensioni gonfiare la sua riserva di server è un gioco da ragazzi, com&#8217;è facile, considerando gli ordini di grandezza, assorbire l&#8217;attività di calcolo di una piccola azienda o di uno studio di architetti.</p>
<p style="text-align: justify;">Leader in questo mercato nascente, Amazon prende in mano la macchina virtuale, caricata di dati e software, e la riversa su uno dei suoi server. Quelli si, delle Ferrari. Per tutto il tempo necessario, un mese come un giorno, la Ferrari Amazon elabora i dati della piccola azienda per poi restituire la macchina virtuale al legittimo proprietario, con i risultati dentro. Finito. Da computer a servizio. La mole del colosso Amazon e il capillare decentramento dell&#8217;azienda fanno si che accedere a questo servizio risulti vantaggioso economicamente, specialmente se considerato in rapporto all&#8217;investimento per il server-Panda in garage per 350 giorni all&#8217;anno. D&#8217;altra parte, la quantità di utenti – o potenziali tali – in giro per il mondo rende stabile, statisticamente, l&#8217;uso di macchine che per le singole aziende sono utilizzate solo una tantum.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciliegina sulla torta dell&#8217;informatico è l&#8217;intenso uso del software libero, che non preclude anche l&#8217;utilizzo di macchine windows, ma che, in particolare grazie alla nuova release di Ubuntu (lucid lynx 10.04, aprile 2010) si integra in maniera nativa con Amazon Elastic Cloud Computing (EC2). Clic, clic, clic, Ubuntu, Amazon andata e ritorno. E il gioco e fatto, pronti per un altro viaggio (in Ferrari).</p>
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		<title>Pronti per il sesto senso?</title>
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		<pubDate>Sat, 22 May 2010 08:10:43 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Elisa Predieri Questo mese parliamo di AR, acronimo di augmented reality, traducibile con realtà aumentata. Che roba è!? E&#8217; una tecnologia che consente di sovraimporre alla realtà visualizzata su uno schermo in presa diretta, uno strato di oggetti virtuali recanti informazioni di vario genere, che in questo modo amplificano (o aumentano, appunto) la percezione della realtà di chi la utilizza. Non è l&#8217;ormai familiare realtà virtuale signori, perchè mentre quest&#8217;ultima crea sullo schermo un mondo totalmente fittizio e costituito interamente da oggetti virtuali, con la realtà aumentata, ciò che viene visualizzata è un’integrazione fra la realtà che abbiamo di fronte agli occhi ed elementi virtuali i più disparati (guardate qui qualche esempio). Ad oggi esistono due principali tipologie di applicazione di realtà aumentata. La prima su piattaforma mobile, ovvero telefonino o smartphone di ultima generazione, che deve essere dotato necessariamente di Gps e che deve poter permettere la visualizzazione di un flusso video in tempo reale, oltre che un collegamento Internet per ricevere i dati online. Un esempio concreto di applicazione si ha in ambito turistico. Grazie ad alcune applicazioni, riprendendo con il telefonino la realtà che ci circonda, possiamo veder comparire una miriade di etichette e baloon con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="size-medium wp-image-2002 alignleft" title="augmented-reality-wind_opt" src="http://imprenditori.it/files/2010/04/augmented-reality-wind_opt-200x300.jpg" alt="augmented-reality-wind_opt" width="200" height="300" />di Elisa Predieri</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Questo mese parliamo di AR, acronimo di augmented reality, traducibile con realtà aumentata. Che roba è!? E&#8217; una tecnologia che consente di sovraimporre alla realtà visualizzata su uno schermo in presa diretta, uno strato di oggetti virtuali recanti informazioni di vario genere, che in questo modo amplificano (o aumentano, appunto) la percezione della realtà di chi la utilizza. Non è l&#8217;ormai familiare realtà virtuale signori, perchè mentre quest&#8217;ultima crea sullo schermo un mondo totalmente fittizio e costituito interamente da oggetti virtuali, con la realtà aumentata, ciò che viene visualizzata è un’integrazione fra la realtà che abbiamo di fronte agli occhi ed elementi virtuali i più disparati (guardate qui qualche esempio).</p>
<p style="text-align: justify;">Ad oggi esistono due principali tipologie di applicazione di realtà aumentata. La prima su piattaforma mobile, ovvero telefonino o smartphone di ultima generazione, che deve essere dotato necessariamente di Gps e che deve poter permettere la visualizzazione di un flusso video in tempo reale, oltre che un collegamento Internet per ricevere i dati online. Un esempio concreto di applicazione si ha in ambito turistico. Grazie ad alcune applicazioni, <a href="http://www.youtube.com/watch?v=b64_16K2e08" target="_blank">riprendendo con il telefonino la realtà che ci circonda, possiamo veder comparire una miriade di etichette e baloon </a>con diversi livelli di contenuto, da dati da PDI (Punti di Interesse) geolocalizzati ad elementi 3D. Ad esempio, inquadrando un museo, possiamo sapere quando è stato costruito, quali opere contiene, orari d’ingresso, ecc.. La seconda tipologia di AR è basata sull&#8217;uso di Markers, o Artags: disegni stilizzati in bianco e nero che vengono mostrati ad una webcam, riconosciuti dal pc, ed ai quali vengono sovrapposti in tempo reale dei contenuti multimediali (video, audio, oggetti 3D etc). USPS, ovvero le poste americane, hanno appena sviluppato <a href="http://www.youtube.com/watch?v=WpS3LeCiCtc" target="_blank">un software che consente di valutare a priori se ciò che dobbiamo spedire sta nella scatola standard o meno</a>. Avvicinando alla webcam il nostro plico vedremo comparire sullo schermo la scatola di spedizione che lo ingloberà e ci restituirà l&#8217;ardua sentenza. Questi sono naturalmente solo due esempi per cercare di spiegare in cosa consiste l&#8217;AR. Tentativo che illumina le ragioni che aveva Robert Rice, uno dei guru del settore, quando predisse che nel descrivere la realtà aumentata i mass media avrebbero sbagliato completamente. Perchè l&#8217;AR è una diavoleria strabiliante e come tale cattura l&#8217;attenzione. Ma il suo potenziale va ben oltre il divertissement.</p>
<p style="text-align: justify;">Del resto, i primi esperimenti di realtà aumentata sono stati effettuati in campo medico e militare e se anche marketing, advertising ed entertainment sono (e saranno) senza dubbio i primi ad adottare e monetizzare la realtà aumentata, usi più strong nella visualizzazione, formazione, educazione, manifattura, ecc. seguiranno immediatamente. E&#8217; solo questione di tempo e investimenti, ça va sans dire, e presto da qualche parte nel mondo (magari molto vicino, dato che l&#8217;Europa in questo campo batte il Nord America) saranno elaborati i requisiti tecnologici idonei ad applicazioni più complesse di una brochure o un packaging interattivi. Ma non finisce qui perchè forse sono proprio le implicazioni antropologiche a centrare meglio il punto della questione. Da un lato l&#8217;AR ci rivela che ormai i device tecnologici sono sostanzialmente dotati di occhi, orecchie e senso del tatto, circostanza che appunto rende superflua anche la tastiera per cercare informazioni su Internet. E dall&#8217;altro lato, nel rivelare questo, rivoluziona il nostro modo di percepire la realtà che, non dimentichiamolo, è lo stesso da migliaia di anni. Insomma potremo non avere più solo cinque sensi e un cervello, per rapportarci con il mondo esterno. Perlomeno cinque sensi, un cervello e un device. E riuscite a immaginare le implicazioni politiche, sociologiche, psicologiche, oltre a quelle economiche (un mercato da 1 miliardo di dollari gira attorno all&#8217;AR per il solo 2010) di tutto questo? Segnalatecele&#8230; meglio essere attrezzati per il giorno in cui avremo il sesto senso.</p>
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		<title>Le città dello spazio digitale</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Apr 2010 10:12:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elisa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[archivio]]></category>
		<category><![CDATA[Cloud computing]]></category>
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		<description><![CDATA[di Luca Maramotti Qualche tempo fa, in pieno boom dell’informatizzazione dei sistemi aziendali, una efficace pubblicità televisiva proponeva un’originale storiella: due investigatori della polizia, con tanto di impermeabile alla tenente Colombo, si recavano presso la sede di una grande ditta in cui era stato denunciato un furto. Effettivamente tutti gli ingombranti mobili dell’ufficio erano scomparsi, sostituiti (e non rubati) da un unico piccolo server, come dichiarava sornione un giovane impiegato. La digitalizzazione degli archivi pubblici e privati è stato, ed è, un fenomeno estremamente veloce che, nella sua rapidità, ha insinuato nell&#8217;immaginario collettivo l&#8217;idea di non dover mai più aver a che fare con montagne di documenti e schedari gargantueschi. Si è venuta a creare la non del tutto infondata convinzione che, con i comodi database digitali, sia iniziata un’epoca in cui lo spazio fisico, sostituito dallo spazio digitale, è divenuto una variabile assolutamente secondaria: se un piccolo server può sostituire un intero ufficio, che bisogno ci sarà mai di luoghi fisici in cui depositare i dati? Considerando la questione si deve, come necessaria premessa, citare l’attualissimo fenomeno del cloud computing. Il primo a dare risonanza a questo termine e a questa visione dell’uso di internet è stato il CEO di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><img class="alignleft size-medium wp-image-1833" title="earthnetwork1_opt" src="http://imprenditori.it/files/2010/04/earthnetwork1_opt-300x225.jpg" alt="earthnetwork1_opt" width="300" height="225" />di Luca Maramotti</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Qualche tempo fa, in pieno boom dell’informatizzazione dei sistemi aziendali, una efficace pubblicità televisiva proponeva un’originale storiella: due investigatori della polizia, con tanto di impermeabile alla tenente Colombo, si recavano presso la sede di una grande ditta in cui era stato denunciato un furto. Effettivamente tutti gli ingombranti mobili dell’ufficio erano scomparsi, sostituiti (e non rubati) da un unico piccolo server, come dichiarava sornione un giovane impiegato. La digitalizzazione degli archivi pubblici e privati è stato, ed è, un fenomeno estremamente veloce che, nella sua rapidità, ha insinuato nell&#8217;immaginario collettivo l&#8217;idea di non dover mai più aver a che fare con montagne di documenti e schedari gargantueschi. Si è venuta a creare la non del tutto infondata convinzione che, con i comodi database digitali, sia iniziata un’epoca in cui lo spazio fisico, sostituito dallo spazio digitale, è divenuto una variabile assolutamente secondaria: se un piccolo server può sostituire un intero ufficio, che bisogno ci sarà mai di luoghi fisici in cui depositare i dati?</p>
<p style="text-align: justify;">Considerando la questione si deve, come necessaria premessa, citare l’attualissimo fenomeno del cloud computing. Il primo a dare risonanza a questo termine e a questa visione dell’uso di internet è stato il CEO di Google, Eric Schmidt, nella seconda metà del 2006. Per cloud computing si intende un modello ibrido di sfruttamento delle risorse offerte dalla rete: la premessa basilare consiste nell’assumere che in questa nuova architettura i data service (servizi hardware) e le funzionalità offerte (servizi software) devono risiedere prevalentemente sui server web (le &#8216;nuvole&#8217;, appunto) piuttosto che esistere fisicamente sui singoli computer connessi in rete. Lo scenario è quindi quello di un utente può accedere alla &#8216;nuvola&#8217; giusta, disponibile in rete, che gli fornisce i servizi e i dati necessari. Con il risultato di avere tutto ciò di cui si necessita ovunque. Il &#8220;cloud computing&#8221; è il primo passo verso il sogno di poter eliminare il famoso Pc, proposto dai fautori del cosiddetto &#8216;open distributed computing&#8217;, inteso come utilizzo del software non mediante applicativi residenti sul proprio Pc ma fruibili via rete. Si fa strada l’idea che lo spazio fisico del proprio terminale, nella fattispecie i supporti di memoria, possano essere eliminati. Attraverso il cloud computing si offre a una grossa fetta degli utenti addirittura la possibilità di eliminare il residuo spazio fisico necessario all’immagazzinamento privato.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma dove vanno a finire questi dati? Quella struttura vagamente astratta che viene denominata “rete” non ha anch’essa un “posto” fisico? Con l’avvento dell’era digitale, gli spazi necessari all’archiviazione dei dati non sono scomparsi, si sono semplicemente ridotti. Fanno quasi tenerezza, ora, le immagini degli enormi elaboratori degli anni ’70, giganti di decine di metri cubi capaci di macinare quantità di dati che oggi risultano ridicole. Un hard disk moderno misura pochi pollici e immagazzina, con l’aiuto di piccoli processori e altri minuscoli supporti, centinaia di gigabyte. Tuttavia, il trasferimento e l’uso di dati si è mostruosamente moltiplicato negli ultimi tempi. Con il cloud computing e l’aiuto di piccoli, ingegnosi terminali è forse possibile eliminare le nostre &#8216;torri&#8217; casalinghe, ma i dati archiviati e gli strumenti per elaborarli hanno solo subìto un trasloco. E’ sufficiente osservare che, nelle piccole aziende che dispongono di un proprio server, il suddetto occupa un certo spazio, che può variare dal discreto angolino fino allo stanzone apposito. Resta solo da immaginare lo spazio occupato dagli strumenti necessari ai gestori di server mondiali: un megabyte occupa uno spazio talmente piccolo da essere quasi inconcepibile. Una torre server per piccole aziende (massimo storage interno di due terabyte) è alta però circa mezzo metro.</p>
<p style="text-align: justify;">E le grandi aziende, che invece di 25 dipendenti ne contano migliaia? Simone De Feo, consulente informatico presso Sailing, si occupa proprio di database e appare molto convinto quando sostiene che “lo spazio per l’immagazzinamento delle informazioni è diventato ormai il bene più importante per le imprese. Si è creata la percezione che lo spazio digitale abbia sostituito lo spazio fisico, ma quest’ultimo è in realtà diventato una prerogativa fondamentale quando si parla di sistemi informatici e di dati da archiviare.” Tra le mirabolanti prospettive del cloud computing e la realtà oggettiva si può effettivamente rilevare una discrepanza di percezione. L’informatizzazione dei sistemi, che ha realmente aperto una nuova era della gestione dei dati, non ha cancellato la necessità di possedere spazi fisici: le grandi aziende conoscono la realtà dei fatti e corrono ai ripari acquistando interi edifici che diventeranno presto dimora degli hardware necessari per far funzionare le reti interne ed esterne e gli archivi digitali che crescono quotidianamente.</p>
<p style="text-align: justify;">Da un certo punto di vista, tutto ciò può apparire addirittura confortante: le parole che appaiono e scompaiono così magicamente dai nostri schermi possiedono anch’esse un luogo, seppure piccolissimo, di esistenza fisica. La realtà tangibile dei chip, per quanto scomoda e a lungo andare persino ingombrante, riporta alla concretezza il lavoro e la creazione delle dita che battono sulla tastiera. Le infinite potenzialità dell’informatica non si perdono quindi in una totale astrazione: per quanto possa l’evoluzione tecnologica, le nostre mani possono ancora toccare il prodotto dei nostri neuroni.</p>
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		<title>Viaggio al centro del web</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Apr 2010 15:44:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elisa</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Marketing e comunicazione]]></category>
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		<description><![CDATA[di Federica Imbrogli Il solo fatto di disporre di una connessione alla rete, ci apre un mare di possibilità. Infiniti gli scenari (a volte quasi fantascientifici) se pensiamo ad uno strumento &#8211; Internet &#8211; al massimo delle sue potenzialità. Per fare la dichiarazione dei redditi, pagare le tasse o prenotare una visita medica consultando un calendario condiviso non ci sarebbe bisogno di compiere un movimento fisico, spostandosi dal punto A al punto B come siamo invece abituati a fare per qualsiasi cosa, anche e soprattutto per lavorare. Ma le abitudini, si sa, sono dure a morire. E queste sono solo piccole banalità confronto a ciò che potremmo fare se imparassimo davvero ad utilizzare questa fantastica &#8216;invenzione&#8217; per quello che è: una tecnologia in grado di cambiare la nostra vita. All&#8217;abitudine e alla pigrizia di rimanere aggrappati al &#8216;vecchio&#8217; si aggiunge un mercato non pronto. Come è possibile? Il nostro è un Paese dove il 40% della popolazione ha un&#8217;età compresa tra i 40 e i 59 anni e dove gli uomini e donne con più di 65 anni sono quasi 12 milioni (il 20% del totale). Il computer in classe e le ore di informatica sono indubbiamente necessità. Ma se [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><strong><img class="alignleft size-medium wp-image-1729" title="INPE0637_opt" src="http://imprenditori.it/files/2010/04/INPE0637_opt-200x300.jpg" alt="INPE0637_opt" width="200" height="300" />di Federica Imbrogli</strong></div>
<div>
<p style="text-align: justify;"><span>I</span><span>l  solo fatto di disporre di una connessione alla rete, ci apre un mare di possibilità. Infiniti gli scenari  (a volte quasi fantascientifici) se pensiamo ad uno strumento &#8211;  Internet &#8211; al massimo delle sue potenzialità. Per fare la dichiarazione  dei redditi, pagare le tasse o prenotare una visita medica consultando  un calendario condiviso non ci sarebbe bisogno di compiere un movimento  fisico, spostandosi dal punto A al punto B come siamo invece abituati a  fare per qualsiasi cosa, anche e soprattutto per lavorare. Ma le  abitudini, si sa, sono dure a morire. E queste sono solo piccole  banalità confronto a ciò che potremmo fare se imparassimo davvero ad  utilizzare questa fantastica &#8216;invenzione&#8217; per quello che è: una  tecnologia in grado di cambiare la nostra vita. All&#8217;abitudine e alla  pigrizia di rimanere aggrappati al &#8216;vecchio&#8217; si aggiunge un mercato non  pronto. Come è possibile? Il nostro è un Paese dove il 40% della  popolazione ha un&#8217;età compresa tra i 40 e i 59 anni e dove gli uomini e  donne con più di 65 anni sono quasi 12 milioni (il 20% del totale). </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span>Il  computer in classe e le ore di informatica sono indubbiamente necessità.  Ma se la matematica non è un opinione la &#8216;fetta&#8217; di torta sulla quale è  bene cominciare ad investire in termini di formazione è un&#8217;altra.  Quella, appunto dei &#8216;Nonni&#8217; e di chi si è fermato all&#8217;uso (base) del  cellulare. Per assurdo, alle giovani generazioni la tecnologia non c&#8217;è  quasi bisogno di insegnarla. Gli over 50 invece hanno qualche problema  in più, ma sono per natura degli entusiasti e spendere per loro un po&#8217;  di tempo e denaro dà &#8211; oltre che grandi soddisfazioni a chi lo fa &#8211; un  vantaggio a tutta la collettività e un pingue mercato alle aziende.  Finora le iniziative sono partite per lo più dal sociale. Pensiamo ai  progetti ai noi più vicini come “Nonno bit e nonna byte” lanciato dal  comune di Reggio Emilia in collaborazione con l&#8217;istituto Bus Pascal e  recentemente ampliato col sostegno di Coop Nordest e dell&#8217;Università di  Reggio Emilia o a “Informatica per capelli d&#8217;argento” promosso invece  dalla Provincia di Parma in collaborazione con il Coordinamento  provinciale dei Comitati Anziani e Orti Sociali e gli Istituti superiori  di Parma e Provincia. Non ci piace dirlo, ma sappiamo che la lingua del  soldo muove grandi opere. E se la popolazione internetizzata cresce,  forse con lei cresceranno anche i servizi e vantaggi che si potranno  trarre da un uso più diffuso della tecnologia. Vantaggi per tutti. Senza  contare, che così facendo avremmo fatto qualcosa contro il digital  divide. Motivazioni sufficienti?</span></p>
</div>
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		<title>Verso un distretto della multimedialità</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Apr 2010 09:25:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elisa</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
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		<description><![CDATA[La Regione Emilia Romagna mette a disposizione finanziamenti (che copriranno fino al 60% del costo dei progetti) che rivelano l&#8217;intenzione di far crescere ed evolvere una sorta di distretto della multimedialità. Concretamente e nell&#8217;immediato obiettivi specifici del bando sono infatti: favorire l’innovazione tecnologica e organizzativa nello sviluppo di idee e nella produzione di beni e servizi in ambito multimediale; sostenere l’evoluzione professionale, il lavoro in rete, l’aggregazione ai fini del rafforzamento competitivo dei professionisti e dei lavoratori operanti nel settore multimediale e mettere in connessione i professionisti, i lavoratori autonomi e gli altri soggetti attivi nel multimediale con il Centro per l’Innovazione Digitale nel Multimediale attraverso il social network per il lavoro creativo Bloomap.org. Quanto, come, quando Il bando finanzia progetti di sviluppo professionale realizzati da lavoratori autonomi e professionisti in aggregazione tra loro, aggregazione che può costruirsi per partecipare al bando o anche essere già formalizzata. I progetti dovranno riguardare la Regione Emilia Romagna e avere un valore compreso tra i 20.000 e i 50.000 euro (ogni socio deve partecipare alle spese per un valore minimo di 6.000 euro). Il contributo coprirà fino al 60% del valore del progetto e sarà assegnato ad ogni singolo partecipante all’aggregazione proporzionalmente alle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-1809" title="[42e0-bb05]_multimedia-def" src="http://imprenditori.it/files/2010/04/42e0-bb05_multimedia-def.jpg" alt="[42e0-bb05]_multimedia-def" width="295" height="227" />La Regione Emilia Romagna mette a disposizione finanziamenti (che copriranno fino al 60% del costo dei progetti) che rivelano l&#8217;intenzione di far crescere ed evolvere una sorta di distretto della multimedialità. Concretamente e nell&#8217;immediato obiettivi specifici del bando sono infatti: favorire l’innovazione tecnologica e organizzativa nello sviluppo di idee e nella produzione di beni e servizi in ambito multimediale; sostenere l’evoluzione professionale, il lavoro in rete, l’aggregazione ai fini del rafforzamento competitivo dei professionisti e dei lavoratori operanti nel settore multimediale e mettere in connessione i professionisti, i lavoratori autonomi e gli altri soggetti attivi nel multimediale con il Centro per l’Innovazione Digitale nel Multimediale attraverso il social network per il lavoro creativo Bloomap.org.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quanto, come, quando</strong><br />
Il bando finanzia progetti di sviluppo professionale realizzati da lavoratori autonomi e professionisti in aggregazione tra loro, aggregazione che può costruirsi per partecipare al bando o anche essere già formalizzata. I progetti dovranno riguardare la Regione Emilia Romagna e avere un valore compreso tra i 20.000 e i 50.000 euro (ogni socio deve partecipare alle spese per un valore minimo di 6.000 euro). Il contributo coprirà fino al 60% del valore del progetto e sarà assegnato ad ogni singolo partecipante all’aggregazione proporzionalmente alle spese sostenute per il progetto. Le domande potranno essere presentate dal 1° maggio al 30 maggio 2010. A tal fine è necessario collegarsi all’indirizzo http://www.emiliaromagna.si-impresa.it/ e compilare il modello per la presentazione della domanda e i documenti allegati al bando che dovranno essere stampati e inviati al Servizio regionale in cartaceo e su supporto informatico.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Chi può fare domanda?</strong><br />
Innanzitutto i liberi professionisti singoli e associati iscritti ad ordini o collegi professionali, ma anche soggetti che svolgono o intendono svolgere attività di prestazione d’opera o di servizio, in forma autonoma, e che siano stati iscritti alla gestione separata INPS o al fondo previdenziale Enpals negli ultimi tre anni. Sono ammesse aggregazioni di almeno tre giovani di età compresa tra i 18 e i 40 anni, operanti in uno dei seguenti settori: attività della comunicazione e dello spettacolo; attività culturali e artistiche ed editoriali; grafica, fotografia, videocinematografia, musica; attività radiotelevisive; tecnologie digitali; informatica e telematica. I partecipanti dovranno avere la propria residenza o la sede della loro attività sul territorio regionale. Sono esclusi dal contributo i lavoratori dipendenti con qualsiasi tipo di contratto di lavoro subordinato, i titolari e i soci d’impresa.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Spese ammissibili</strong><br />
Le spese ammissibili riguardano:<br />
• spese per l’acquisto di attrezzature informatiche (software e hardware), telematiche e di produzione e riproduzione audio-video;<br />
• utilizzo di attrezzature e infrastrutture per le produzioni;<br />
• spese per consulenze specialistiche di tipo tecnologico e artistico-culturali, anche con Università e altre istituzioni culturali, necessarie per la realizzazione del progetto;<br />
• spese per l’acquisto e l’utilizzo di licenze e diritti d’autore e per l’acquisizione di know-how non disponibile presso il beneficiario;<br />
• spese per la realizzazione di percorsi di formazione strettamente inerenti l’attività per cui si richiede il finanziamento;<br />
• materiali e lavorazioni direttamente imputabili alla realizzazione del progetto;<br />
• studio di mercato del prodotto/servizio realizzato;<br />
• studio di fattibilità per la costituzione in impresa a conclusione del progetto.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Modalità di istruttoria e valutazione dei progetti</strong><br />
Valutata l’ammissibilità formale, la valutazione dei progetti verrà realizzata ad opera di una Commissione di Valutazione, composta da personale interno della Regione Emilia-Romagna e da almeno un esperto esterno in materia di valutazione di progetti d’innovazione. La valutazione sarà basata sui seguenti criteri: qualità e coerenza del contenuto progettuale, grado di innovatività, creatività, originalità, rilevanza e sostenibilità dell’obiettivo di integrazione in forma associativa e imprenditoriale, impatto sul territorio.<br />
Per maggiori informazioni: tel 051.5276322 – 051.5276323; imprese@regione.emilia-romagna.it</p>
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		<title>Dati e software sulle nuvole</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Mar 2010 14:23:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elisa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[Tools]]></category>
		<category><![CDATA[Cloud computing]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[Microsoft]]></category>
		<category><![CDATA[Office 2010]]></category>
		<category><![CDATA[Richard Stallmann]]></category>
		<category><![CDATA[software]]></category>
		<category><![CDATA[sviluppo tecnologico]]></category>

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		<description><![CDATA[A giugno è prevista l&#8217;uscita dell&#8217;attesissimo Microsoft Office 2010. Attesissimo perchè sembra destinato a segnare una nuova tappa nell&#8217;evoluzione della rete. Il pacchetto infatti prevede una versione on line e gratuita della suite, basata sulla filosofia del cloud computing. Cloud compunting!? E&#8217; una rivoluzione della quale gli addetti al settore parlano da parecchi anni, ma del tutto sconosciuta ai più, perlomeno con questo nome. In realtà infatti sono elevatissime le probabilità che questi più, almeno una volta, abbiano avuto a che fare con il cloud computing: Google Docs, Gmail e Flickr sono esattamente questo. Per chiarire partiamo da una distinzione semplice e ormai universalmente condivisa: posso avviare Word e scrivere un documento anche senza accedere a Internet, ma se voglio scrivere una mail è necessaria una connessione al web. Ecco, il cloud computing mette in discussione proprio questo concetto. Lo scenario ipotetico che si prefigura è quello di un utente che con il suo PC, sul quale è installato al limite anche solo un browser, e una connessione ad internet, accede a una &#8216;nuvola&#8217; della rete che gli mette a disposizione i software che gli servono e che gli consente di salvare i suoi dati. Ovunque vada si troverà a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;"><span><img class="alignleft size-medium wp-image-1585" title="le20faux20miroir" src="http://imprenditori.it/files/2010/02/le20faux20miroir-300x209.jpg" alt="le20faux20miroir" width="300" height="209" />A </span>giugno è prevista l&#8217;uscita dell&#8217;attesissimo Microsoft Office 2010. Attesissimo perchè sembra destinato a segnare una nuova tappa nell&#8217;evoluzione della rete. Il pacchetto infatti prevede una versione on line e gratuita della suite, basata sulla filosofia del cloud computing.</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><strong><span>Cloud compunting!? </span></strong></p>
<p><span>E&#8217; una rivoluzione della quale gli addetti al settore parlano da parecchi anni, ma del tutto sconosciuta ai più, perlomeno con questo nome. In realtà infatti sono elevatissime le probabilità che questi più, almeno una volta, abbiano avuto a che fare con il cloud computing: Google Docs, Gmail e Flickr sono esattamente questo. Per chiarire partiamo da una distinzione semplice e ormai universalmente condivisa: posso avviare Word e scrivere un documento anche senza accedere a Internet, ma se voglio scrivere una mail è necessaria una connessione al web. Ecco, il cloud computing mette in discussione proprio questo concetto. </span></p>
<p><span>Lo scenario ipotetico che si prefigura è quello di un utente che con il suo PC, sul quale è installato al limite anche solo un browser, e una connessione ad internet, accede a una &#8216;nuvola&#8217; della rete che gli mette a disposizione i software che gli servono e che gli consente di salvare i suoi dati. Ovunque vada si troverà a disposizione i suoi file, software e servizi come se fosse a casa o sul posto di lavoro. Ma perchè &#8216;nuvola&#8217;? Perchè le risorse che di volta in volta servono a ciascun utente sono un insieme eterogeneo e distribuito le cui caratteristiche non sono note a chi le usa (cliente finale) ma solo a chi le fornisce (cliente amministratore o fornitore). Immagine questa della nuvola, usata per la prima volta nel nel 2006 da Eric Schmidt, CEO di Google, che nello stesso momento ha vaticinato: “il browser è il computer”. </span></p>
<p><span>Il cloud computing, mentre cambia il nostro rapporto con il PC, promette di cambiare anche l&#8217;intera economia dell&#8217;IT dato che consentirebbe di eliminare investimenti in conto capitale riversandoli in budget correnti destinati a pagare il consumo di IT con costi up-front trascurabili.</span></p>
<p><strong><span>Vantaggi e svantaggi, promotori e detrattori</span></strong></p>
<p><span>Il paladino del free software Richard Stallmann, senza peli sulla lingua definisce il cloud computing “una stupidaggine. Anzi, peggio di una stupidaggine: una campagna di marketing”. Perchè? Essenzialmente per questioni legate alla sicurezza e alla continuità del servizio. Utilizzare servizi di cloud computing per memorizzare dati personali significa esporsi a potenziali problemi di violazione della privacy. Inoltre, secondo Stallmann, il rischio è che questi servizi all&#8217;inizio appaiano più economici ma che nel lungo periodo possano rivelarsi oltremodo costosi. Infine bisogna considerare anche il fatto che un eventuale malfunzionamento del gestore del servizio colpirebbe un numero molto elevato di persone contemporaneamente. Ovviamente c&#8217;è anche la corrente oppost,a che ritiene che questi rischi possano essere arginati e mette in luce i vantaggi di questo modello di gestione: i costi dei servizi in cloud computing sono imparagonabili a quelli delle licenze del software proprietario, il lavoro di squadra è facilitato, non è necessario un hardware potente e aggiornato all&#8217;ultima versione disponibile, non ci sono costi di manutenzione.</span></p>
<p><strong><span>E le Pmi che ne pensano?</span></strong></p>
<p><span>Nextvalue ha di recente condotto una ricerca sul mercato del cloud compunting nel nostro paese, su un campione di aziende medio-grandi (il 61% degli intervistati ha un fatturato compreso tra i 100 e i 250 milioni l&#8217;anno, il restante 39% supera questa cifra). Il cuore della ricerca è la previsione di investimento che le aziende intendono sostenere nei prossimi 12 mesi: il 34% degli intervistati sarà impegnato o in procinto di sviluppare progetti di cloud computing nei prossimi 12 mesi. Di costoro, il 27,8% pensa di dedicare a questi progetti una quota del proprio budget IT pari almeno al 10%. Il 68% ritiene opportuno l&#8217;investimento in cloud compunting perchè fa leva sulla riduzione dei costi, mentre il 60% ritiene che la mancanza di cultura aziendale sia un fattore inibitore significativo per la sua diffusione mentre per il 35% del panel è pressante la preoccupazione circa l&#8217;immaturità della tecnologia. </span></p>
<p><strong><span>Dove andremo?</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span>La scelta di Microsoft è rilevatissima per due ragioni: 1) il colosso di Albuquerque implicitamente dichiara di vedere nel cloud computing il futuro dello sviluppo software; 2) questa nuova tecnologia dal nome pittoresco diventerà familiare a milione di persone che gli daranno fiducia perchè la potranno associare a un marchio che è una garanzia. Questo, secondo molti, significherà senz&#8217;altro anche un miglioramento e un consolidamento degli standard di servizio di tutti i provider. Da monitorare.</span></p>
</div>
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		<title>Comuni online?  FedEra, Lepida, Juice &amp; C&#8230;</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Jan 2010 15:14:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elisa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[Tools]]></category>
		<category><![CDATA[Emilia Romagna]]></category>
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		<description><![CDATA[Tutti i Comuni on line, con una media qualità dei siti che è cresciuta di un ulteriore 3% nel 2009 rispetto all’anno precedente, grazie soprattutto all’arricchimento costante dei contenuti e servizi ai cittadini: è questa la fotografia che nel 2009 racconta meglio la Community Network dell’Emilia-Romagna, riunita all’inizio di dicembre a Bologna all&#8217;Arena del Sole, per fare il punto su quanto realizzato negli ultimi anni. Si tratta di una rete tra i diversi soggetti della Pubblica amministrazione che negli anni è cresciuta, si è rafforzata, grazie alla capacità degli enti di fare squadra, di sviluppare reti e servizi comuni a disposizione di tutti i cittadini, liberando risorse economiche e competenze che oggi sono a disposizione di Comuni, Province e degli altri enti pubblici regionali. &#8220;Non siamo qui per autocelebrarci &#8211; ha chiarito il presidente della Regione Emilia-Romagna Vasco Errani &#8211; ma siamo consapevoli del salto di qualità straordinario compiuto in questi anni&#8221;. Errani ha parlato poi delle problematiche e dei limiti ancora esistenti, come il fatto che il 5-6% dei cittadini, soprattutto di età superiore ai 65 anni, non usa Internet e che le piccole imprese hanno difficoltà ad accedere alla rete. &#8220;Problemi &#8211; ha sottolineato &#8211; che vanno affrontati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<p style="text-align: justify;"><span><img class="alignleft size-medium wp-image-1314" title="future_car2-1" src="http://imprenditori.it/files/2009/12/future_car2-1-300x212.jpg" alt="future_car2-1" width="300" height="212" />T</span><span>utti i Comuni on line, con una media qualità dei siti che è cresciuta di un ulteriore 3% nel 2009 rispetto all’anno precedente, grazie soprattutto all’arricchimento costante dei contenuti e servizi ai cittadini: è questa la fotografia che nel 2009 racconta meglio la Community Network dell’Emilia-Romagna, riunita all’inizio di dicembre a Bologna all&#8217;Arena del Sole, per fare il punto su quanto realizzato negli ultimi anni. Si tratta di una rete tra i diversi soggetti della Pubblica amministrazione che negli anni è cresciuta, si è rafforzata, grazie alla capacità degli enti di fare squadra, di sviluppare reti e servizi comuni a disposizione di tutti i cittadini, liberando risorse economiche e competenze che oggi sono a disposizione di Comuni, Province e degli altri enti pubblici regionali.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span>&#8220;Non siamo qui per autocelebrarci &#8211; ha chiarito il presidente della Regione Emilia-Romagna Vasco Errani &#8211; ma siamo consapevoli del salto di qualità straordinario compiuto in questi anni&#8221;. Errani ha parlato poi delle problematiche e dei limiti ancora esistenti, come il fatto che il 5-6% dei cittadini, soprattutto di età superiore ai 65 anni, non usa Internet e che le piccole imprese hanno difficoltà ad accedere alla rete. &#8220;Problemi &#8211; ha sottolineato &#8211; che vanno affrontati da un lato con la formazione e dall&#8217;altro agganciando la costruzione di reti di impresa alla crescita della rete regionale&#8221;. &#8220;La sfida futura &#8211; ha affermato il presidente &#8211; non è quella di essere la punta più avanzata d&#8217;Italia ma di confrontarci con l&#8217;Europa e con il mondo&#8221;. &#8220;L&#8217;indagine svolta assieme al Politecnico di Milano &#8211; ha detto l&#8217;assessore alle Attività produttive, sviluppo economico e piano telematico Duccio Campagnoli introducendo i lavori del convegno &#8211; ha evidenziato che la società dell&#8217;informazione è molto cresciuta nel nostro territorio negli ultimi anni. L&#8217;Emilia-Romagna ha fatto la scelta prioritaria di far crescere la Pubblica amministrazione attraverso strumenti innovativi e nuove tecnologie. E&#8217; stata costruita una rete tecnologica avanzata (Lepida) e successivamente, ragionando sui servizi è stata creata una Community Network, un centro di alta competenza, di indirizzo e coordinamento degli enti locali per la crescita digitale della Pubblica Amministrazione ma soprattutto un luogo di decisione comune, che entrerà a pieno titolo nel Piano Telematico, come strumento che presiede allo sviluppo della rete&#8221;. Anche secondo Campagnoli resta comunque ancora molto da fare. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span>Il rapporto Juice</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span>La messa a punto continua e i miglioramenti costanti sono stati possibili anche grazie alla misurazione periodica sulla società dell’informazione regionale e dei servizi on line. I risultati hanno costituito lo strumento per indirizzare la Community Network, a individuare le potenziali criticità, ma soprattutto le priorità e i bisogni emergenti. Si tratta di una caratteristica peculiare dell’Emilia-Romagna, che segue le indicazioni e le direttive dell’Unione Europea. La fotografia della Pubblica amministrazione locale on line nel 2009 &#8211; dice infatti il rapporto Juice &#8211; restituisce l’immagine di un territorio con una sensibilità diffusa ai temi dell’e-government, che ha interpretato in maniera differenziata la gestione dei rapporti con i cittadini e le imprese in “via digitale”. I siti della PA in Emilia-Romagna su cui è stata eseguita la rilevazione (341 Comuni, 52 forme associative, 9 Province e la Regione), che ogni anno vengono passati al setaccio verificando circa 200 indicatori in diversi ambiti, presentano in media un buon livello di qualità che è cresciuto con costanza nel tempo. Nel 2009, tutti i Comuni emiliano-romagnoli sono presenti on line. La complessità e l’offerta di servizi on line è anch’essa aumentata negli anni. Il confronto con le altre regioni italiane indica l’Emilia-Romagna come una buona pratica nella diffusione dell’informatizzazione della PA nella gestione delle attività interne e nelle relazioni con i cittadini evidenziando come il territorio emiliano-romagnolo abbia investito da anni in questo ambito. 52% (+3% rispetto al 2008) è la media di qualità dei siti della PA locale in Emilia-Romagna, che hanno continuato ad arricchirsi di informazioni e strumenti in tutti gli ambiti considerati (trasparenza, e-democracy, multilinguismo, e-procurement, organizzazione del sito e presenza di uffici virtuali per particolari servizi), crescita dovuta soprattutto ai comuni medi e piccoli. Rispetto all’anno precedente i maggiori sforzi si sono concentrati da parte degli enti nel consolidamento di uffici virtuali per particolari servizi, come i Sistemi Informativi Territoriali (SIT) disponibili nel 57% degli enti (+5% rispetto al 2008) e lo Sportello Unico per l’Edilizia (SUE) presente nel 44% dei casi (+9% rispetto al 2008). Sul fronte dei servizi: nel 2009 il 91% dei Comuni offre almeno un servizio realmente interattivo on line (livello 3 e-europe) consentendo l’invio on line delle domanda e/o il pagamento. In prevalenza i Comuni offrono per 2/3 servizi interattivi in tutti gli ambiti provinciali e il 45% della popolazione regionale può contare su almeno 5 servizi comunali al livello 3 di e-europe.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span>Il premio Juice 2009</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span>Con il Premio Juice si riconoscono l&#8217;impegno e i buoni risultati raggiunti dagli enti locali che in questi anni hanno lavorato sul piano dell&#8217;innovazione tecnologica, per migliorare la loro relazione con i cittadini e la propria organizzazione. Tre le sezioni in cui si articola il Premio: Qualità del sito web; Servizi on line vicini ai cittadini e alle imprese; Migliori servizi interattivi per categoria. Ad essere premiate dal presidente della Regione Vasco Errani sono state le 19 migliori buone pratiche realizzate da Amministrazioni provinciali e comunali (divise in quattro fasce dimensionali), e individuate tramite alcuni degli indicatori che vengono utilizzati annualmente dalla Regione nella misurazione dei siti web e servizi on line nella PA in Emilia-Romagna. (progetti premiati in allegato).</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span>Il progetto FedERa</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span>La giornata è stata anche l’occasione per illustrare i progetti più significativi avviati su scala regionale e per lanciare FedERa, grazie al quale si aprirà per l’Emilia-Romagna una fase di servizi comuni, federati, dove gli enti si integrano con l&#8217;obiettivo di dare ai cittadini dell&#8217;Emilia-Romagna un&#8217;identità digitale. FedERa permetterà infatti agli utenti (cittadini) di un Ente di accedere ai servizi online erogati dagli Enti della Regione Emilia-Romagna mediante un sistema di autenticazione federata. In poche parole il cittadino con un unico accredito potrà accedere ai servizi di tutti gli Enti.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span>Carlo Ratti e gli scenari delle città intelligenti</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span>Biciclette che misurano i livelli di inquinamento atmosferico e segnalano i propri percorsi in tempo reale su Facebook. Rifiuti monitorati e seguiti nel loro intero ciclo di smaltimento, dal cassonetto alla centrale di riciclaggio. E ancora case intelligenti che spiegano ai propri inquilini quanto consumano e impattano sull’ambiente; pensiline dei trasporti pubblici e paline della luce trasformate in canali di informazione turistica e di servizio; e nuvole di acciaio e bit, che raccontano le metropoli e i grandi eventi da esse ospitate, quali ad esempio i Giochi Olimpici, mescolando in un unico flusso dallo spettacolare impatto scenico informazioni istituzionali, messaggi promozionali e le voci di chi le città e le reti le vive e le anima quotidianamente. Sembrerebbe fantascienza, ma non lo è. E se non si tratta di un presente già compiuto e incarnato nelle nostre esistenze, è sicuramente uno sguardo affacciato sui paesaggi urbani del futuro ormai prossimo. Futuro che giorno dopo giorno viene pensato, progettato e sviluppato a Boston, sede del prestigiosissimo Mit (Massacchussets Institute of Technology), dove un laboratorio chiamato Senseable City Lab, guidato da Carlo Ratti, uno dei ricercatori italiani più affermati e riconosciuti a livello internazionale, elabora soluzioni partendo da due macro-tendenze di fondo. Prospettive di cui ha parlato appunto Carlo Ratti nel suo intervento, Individui e tecnologie integrate: vivere la città futura in programma nella sessione conclusiva del convegno, dedicata alle prospettive dell’innovazione digitale e dello sviluppo della società dell’informazione.</span></p>
</div>
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