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	<title>ImprenditoriStatistiche | Imprenditori</title>
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		<title>Cresce il fisco made in italy</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Aug 2010 09:50:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gli ultimi dati forniti dall’Istat rivelano che nel 2009 il peso del fisco sul prodotto interno lordo è stato del 43,2%, in aumento rispetto al 2008. L&#8217;Italia si colloca così al quinto posto in Europa, assieme alla Francia, per la pressione fiscale. Tale risultato è l&#8217;effetto di una riduzione del Pil superiore a quella complessivamente registrata dal gettito fiscale e parafiscale, la cui dinamica negativa (-2,3%) è stata attenuata da quella, in forte aumento, delle imposte di carattere straordinario (per esempio scudo fiscale e imposta sostitutiva dei tributi), cresciute in valore assoluto di quasi 12 miliardi di euro. Per quel che riguarda le entrate totali l&#8217;Istat registra come siano diminuite dell&#8217;1,9%, interrompendo così la tendenza alla crescita degli ultimi anni. Tuttavia, a causa della caduta del Pil, l&#8217;incidenza su quest&#8217;ultimo è pari al 47,2%, in aumento rispetto al 46,7% dell&#8217;anno precedente. La componente di gran lunga più rilevante delle entrate complessive, oltre il 90% è rappresentata dal prelievo fiscale e parafiscale (imposte e contributi sociali). Tutte le altre componenti del prelievo fiscale, annota ancora l&#8217;Istat, sono risultate in calo: le imposte indirette del 4,2% (Iva e Irap), le imposte dirette del 7,1% (Ires) e i contributi sociali effettivi dello 0,5%. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-2481" title="4a5c5fd5a8cc8_zoom" src="http://imprenditori.it/files/2010/08/4a5c5fd5a8cc8_zoom-300x201.jpg" alt="" width="300" height="201" />Gli ultimi dati forniti dall’Istat rivelano che nel 2009 il peso del fisco sul prodotto interno lordo è stato del 43,2%, in aumento rispetto al 2008. L&#8217;Italia si colloca così al quinto posto in Europa, assieme alla Francia, per la pressione fiscale. Tale risultato è l&#8217;effetto di una riduzione del Pil superiore a quella complessivamente registrata dal gettito fiscale e parafiscale, la cui dinamica negativa (-2,3%) è stata attenuata da quella, in forte aumento, delle imposte di carattere straordinario (per esempio scudo fiscale e imposta sostitutiva dei tributi), cresciute in valore assoluto di quasi 12 miliardi di euro. Per quel che riguarda le entrate totali l&#8217;Istat registra come siano diminuite dell&#8217;1,9%, interrompendo così la tendenza alla crescita degli ultimi anni.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia, a causa della caduta del Pil, l&#8217;incidenza su quest&#8217;ultimo è pari al 47,2%, in aumento rispetto al 46,7% dell&#8217;anno precedente. La componente di gran lunga più rilevante delle entrate complessive, oltre il 90% è rappresentata dal prelievo fiscale e parafiscale (imposte e contributi sociali). Tutte le altre componenti del prelievo fiscale, annota ancora l&#8217;Istat, sono risultate in calo: le imposte indirette del 4,2% (Iva e Irap), le imposte dirette del 7,1% (Ires) e i contributi sociali effettivi dello 0,5%. In Europa, abbiamo quindi una pressione fiscale allo stesso livello della Francia ma inferiore a quella di Belgio (45,3%) e Austria (43,8%),e soprattutto dei paesi scandinavi, i cui sistemi di welfare sono storicamente sostenuti da un maggiore ricorso alla fiscalità generale. I livelli più bassi? Si riscontrano in Lettonia (26,5%), Romania (28,0%), Slovacchia, Irlanda (29,1%) e Lituania (29,3 %).</p>
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		<title>Mediazione culturale made in ER</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Jul 2010 15:26:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elisa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Statistiche]]></category>
		<category><![CDATA[Emilia Romagna]]></category>
		<category><![CDATA[immigrazione]]></category>
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		<description><![CDATA[In Emilia-Romagna operano, con modalità “strutturate” e continuative, circa 300 mediatori e mediatrici interculturali, a cui si affianca un numero quasi doppio di persone che svolgono quest’attività in modo più occasionale. Complessivamente si tratta di 849 mediatori, che coprono un ruolo fondamentale di “ponte” – non solo linguistico, ma soprattutto culturale – con gli stranieri. Un ambito professionale, quello della mediazione, fortemente “al femminile” (le 685 donne rappresentano oltre l’80%) e con forti competenze nell’ambito dei servizi sanitari. E’ il quadro che emerge dal report sulla mediazione interculturale nei servizi alla persona della Regione Emilia-Romagna. Un censimento inedito, nel suo genere, in ambito nazionale. “Il settimo Rapporto Cnel sugli indici di integrazione degli immigrati in Italia, recentemente diffuso, riconosce all’Emilia-Romagna il primo posto nel Paese – ha ricordato l’assessore alle Politiche sociali della Regione Teresa Marzocchi, presentando il report sui mediatori – . A quest’importante risultato hanno contribuito sicuramente le esperienze di mediazione interculturale, che da tempo sono presenti nei servizi territoriali regionali. Esperienze che, informando e orientando gli stranieri alla corretta fruizione dei servizi, e facilitando le relazioni, hanno rafforzato la coesione sociale, evitando il ricorso – che sarebbe oltremodo discriminatorio – a servizi separati per italiani e stranieri”. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-2378" title="531078" src="http://imprenditori.it/files/2010/07/531078-300x231.jpg" alt="" width="300" height="231" />In Emilia-Romagna operano, con modalità “strutturate” e continuative, circa 300 mediatori e mediatrici interculturali, a cui si affianca un numero quasi doppio di persone che svolgono quest’attività in modo più occasionale. Complessivamente si tratta di 849 mediatori, che coprono un ruolo fondamentale di “ponte” – non solo linguistico, ma soprattutto culturale – con gli stranieri. Un ambito professionale, quello della mediazione, fortemente “al femminile” (le 685 donne rappresentano oltre l’80%) e con forti competenze nell’ambito dei servizi sanitari. E’ il quadro che emerge dal report sulla mediazione interculturale nei servizi alla persona della Regione Emilia-Romagna. Un censimento inedito, nel suo genere, in ambito nazionale.</p>
<p style="text-align: justify;">“Il settimo Rapporto Cnel sugli indici di integrazione degli immigrati in Italia, recentemente diffuso, riconosce all’Emilia-Romagna il primo posto nel Paese – ha ricordato l’assessore alle Politiche sociali della Regione Teresa Marzocchi, presentando il report sui mediatori – . A quest’importante risultato hanno contribuito sicuramente le esperienze di mediazione interculturale, che da tempo sono presenti nei servizi territoriali regionali. Esperienze che, informando e orientando gli stranieri alla corretta fruizione dei servizi, e facilitando le relazioni, hanno rafforzato la coesione sociale, evitando il ricorso – che sarebbe oltremodo discriminatorio – a servizi separati per italiani e stranieri”. Insieme all’alfabetizzazione alla lingua italiana e al contrasto alla discriminazione “le attività di orientamento e mediazione interculturale – ha aggiunto l’assessore – sono una delle tre priorità strategiche per l’integrazione sociale dei cittadini immigrati individuate dalla Regione Emilia-Romagna con l’ultimo piano triennale 2009-2011”.  Per le attività di mediazione, la quasi totalità degli enti pubblici – con l’eccezione di alcune realtà sanitarie – si avvalgono di fornitori esterni, perlopiù cooperative o associazioni (34 per l’Emilia-Romagna). Sul totale (849) dei mediatori e delle mediatrici “impegnabili” in regione, le presenze più numerose riguardano Modena (226), Bologna (188), Parma (136) e Ferrara (106).</p>
<p style="text-align: justify;">I mediatori (strutturati o occasionali) che svolgono, in tutto o in parte, le loro attività nelle strutture sanitarie regionali sono il 50% dell’intero universo. In realtà, in questo specifico settore, ancora più che negli altri, si dovrebbe parlare di mediatrici. Qui la componente femminile rappresenta infatti oltre il 90% delle figure di intermediazione, e in alcune aziende sanitarie è pressoché esclusiva: a Bologna (Ausl e Azienda ospedaliera) operano 95 mediatrici, tutte donne; a Ferrara su 87 operatori nel campo della mediazione 74 sono donne, e a Modena (sempre Ausl e Azienda ospedaliera) sono attive 86 donne e un solo uomo. Un aspetto che non deve sorprendere: i servizi sanitari comprendono infatti ambiti di specificità (come l’ostetrico-ginecologico, i consultori) dove non solo è importante conoscere lingue e culture ma anche saper approcciare esperienze, confidenze e ambiti d’intimità. Oltre al sanitario, gli altri settori prevalenti d’attività per i mediatori sono lo scolastico-educativo e l’informativo (sportelli, servizi di accoglienza e orientamento). Tra i principali ambiti linguistico-culturali di competenza c’è l’arabo (166 mediatori, di cui 122 donne), seguito dal rumeno/moldavo (72), dal cinese (67) e dall’albanese (64). Mediamente alti i curricula scolastici dei mediatori: se meno del 3% ha terminato la scuola dell’obbligo, oltre il 12% possiede un diploma universitario triennale, e più del 55% ha una laurea: tra questi ultimi, il 10% ha un titolo post laurea di specializzazione o il dottorato. Sul totale dei mediatori, il 60,8% si è formato per operare nel campo della mediazione culturale seguendo corsi appositi.</p>
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		<title>Settore food in ribasso</title>
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		<pubDate>Mon, 10 May 2010 15:49:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La contrazione del mercato non risparmia nemmeno un settore che sembrava resistere tenacemente: secondo l’Istat, le vendite al dettaglio dei prodotti alimentari sono diminuite a gennaio dell&#8217;1% rispetto a dicembre, e del 3,3% rispetto allo stesso periodo del 2009. Il dato congiunturale è il peggiore da aprile 2007 mentre quello tendenziale è il peggiore dal marzo 2009, quando segnò un -5,2%. Nel complesso le vendite al dettaglio a gennaio sono diminuite dello 0,5% rispetto a dicembre e del 2,6% rispetto a gennaio 2009. L&#8217;Istat precisa inoltre che il dato congiunturale è il peggiore da dicembre 2008 (allora segnò -0,7%). Nell&#8217;alimentare gli ipermercati e i supermercati hanno perso il 3% del fatturato al livello tendenziale mentre i discount alimentari hanno segnato un -2,9%.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-1956" title="supermercato_opt" src="http://imprenditori.it/files/2010/04/supermercato_opt-300x200.jpg" alt="supermercato_opt" width="300" height="200" />La contrazione del mercato non risparmia nemmeno un settore che sembrava resistere tenacemente: secondo l’Istat, le vendite al dettaglio dei prodotti alimentari sono diminuite a gennaio dell&#8217;1% rispetto a dicembre, e del 3,3% rispetto allo stesso periodo del 2009. Il dato congiunturale è il peggiore da aprile 2007 mentre quello tendenziale è il peggiore dal marzo 2009, quando segnò un -5,2%. Nel complesso le vendite al dettaglio a gennaio sono diminuite dello 0,5% rispetto a dicembre e del 2,6% rispetto a gennaio 2009. L&#8217;Istat precisa inoltre che il dato congiunturale è il peggiore da dicembre 2008 (allora segnò -0,7%). Nell&#8217;alimentare gli ipermercati e i supermercati hanno perso il 3% del fatturato al livello tendenziale mentre i discount alimentari hanno segnato un -2,9%.</p>
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		<title>Monitoraggio della regione sulla crisi</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Apr 2010 09:38:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si è riunito di nuovo nei giorni scorsi presso l’assessorato alle Attività produttive della Regione il tavolo di monitoraggio degli interventi per la crisi coordinato dall’Assessore Duccio Campagnoli. Il tavolo ha valutato i risultati degli interventi realizzati per l’attuazione del Patto regionale per attraversare la crisi sottoscritto tra Regione, associazioni imprenditoriali, organizzazioni sindacali, enti locali, Camere di commercio. Sono stati attivati (al 28 febbraio 2010) accordi per la utilizzazione della cassa integrazione in deroga per 4.513 imprese che interessano 30.398 lavoratori, in tutti i settori prima non coperti (piccole imprese con meno di 15 dipendenti, aziende artigiane, del commercio, della logistica, cooperative) e tipi di lavoro prima non tutelati: apprendisti, lavoratori interinali e a tempo determinato. Peraltro, l&#8217;utilizzazione effettiva della cassa in deroga rispetto a questi interventi preventivati è risultata all’incirca del 50%. Risultano attivati anche, per grande parte, gli interventi di formazione professionale (81,5% dei lavoratori collocati in cassa in deroga) per una politica attiva del lavoro che favorisca qualificazione e ricollocazione professionale. Già per 2.500 dei lavoratori interessati arriverà infatti anche il conseguimento di una nuova qualifica professionale prima non posseduta. Per ciò che riguarda l’industria sono stati conclusi al tavolo della Regione e ai tavoli delle amministrazioni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-1820" title="cassa-integrazione" src="http://imprenditori.it/files/2010/04/cassa-integrazione-300x224.jpg" alt="cassa-integrazione" width="300" height="224" />Si è riunito di nuovo nei giorni scorsi presso l’assessorato alle Attività produttive della Regione il tavolo di monitoraggio degli interventi per la crisi coordinato dall’Assessore Duccio Campagnoli. Il tavolo ha valutato i risultati degli interventi realizzati per l’attuazione del Patto regionale per attraversare la crisi sottoscritto tra Regione, associazioni imprenditoriali, organizzazioni sindacali, enti locali, Camere di commercio. Sono stati attivati (al 28 febbraio 2010) accordi per la utilizzazione della cassa integrazione in deroga per 4.513 imprese che interessano 30.398 lavoratori, in tutti i settori prima non coperti (piccole imprese con meno di 15 dipendenti, aziende artigiane, del commercio, della logistica, cooperative) e tipi di lavoro prima non tutelati: apprendisti, lavoratori interinali e a tempo determinato. Peraltro,<strong> l&#8217;utilizzazione effettiva della cassa in deroga rispetto a questi interventi preventivati è risultata all’incirca del 50%</strong>. Risultano attivati anche, per grande parte, gli interventi di formazione professionale (81,5% dei lavoratori collocati in cassa in deroga) per una politica attiva del lavoro che favorisca qualificazione e ricollocazione professionale. Già per 2.500 dei lavoratori interessati arriverà infatti anche il conseguimento di una nuova qualifica professionale prima non posseduta.</p>
<p style="text-align: justify;">Per ciò che riguarda l’industria sono stati conclusi al tavolo della Regione e ai tavoli delle amministrazioni provinciali &#8211; e sono ancora in essere &#8211; 688 accordi sindacali per accedere alla Cigs che interessano potenzialmente 39.379 lavoratori, concentrati soprattutto nella meccanica e nella industria ceramica. Tra le tipologie di Cigs utilizzate largamente prevalente (per i 3/4 delle richieste) risulta essere l&#8217;utilizzazione della “nuova” cassa integrazione “per evento straordinario” con durata di 12 mesi introdotta dall’inizio del 2009 dal Ministro Sacconi. E proprio per questa tipologia di uso della cassa integrazione, il tavolo ha riscontrato la problematica più preoccupante poiché saranno in scadenza ad agosto 2010 134 accordi che interessano 8.583 lavoratori; poi tra settembre e dicembre 2010 saranno in scadenza altri 128 accordi per 7.493 lavoratori.</p>
<p style="text-align: justify;">“Questi dati rilevati dal tavolo di monitoraggio dimostrano &#8211; ha osservato l’assessore Campagnoli &#8211; che come avevamo previsto questa nuova tipologia di cassa integrazione per 12 mesi non è servita a prolungare la cassa integrazione ordinaria &#8211; come ha sostenuto il Ministro &#8211; ma invece di fatto a dimezzare quella prevista dalla legge che prevede la definizione di piani compiuti di ristrutturazione e per una durata di 24 mesi. Appare quindi irresponsabile il no del Ministro Sacconi ad un prolungamento degli interventi che rischia, come si vede in Emilia-Romagna, di portare le aziende alla fine della cassa in soli 12 mesi ai licenziamenti. Tutto questo è inaccettabile poiché i risultati del monitoraggio dimostrano invece che il patto e l’accordo sottoscritto tra Regione e forze sociali in Emilia-Romagna ha sin qui salvato dal licenziamento oltre 65mila persone e per questo bisogna proseguire per salvare l’occupazione anche con le politiche attive del lavoro che hanno già prodotto riconversioni professionali per la rioccupazione. Manderemo tutta questa documentazione ai parlamentari a cominciare dall’On. Cazzola, che di questi problemi se ne intende e pur dai banchi del PDL, ha sentito il dovere di presentare la proposta poi bocciata dal Ministro Sacconi. La Regione Emilia-Romagna chiederà con le altre Regioni al Ministero la proroga della Cigs a 12 mesi, per la quale non è affatto vero che non vi siano fondi di copertura Inps”.</p>
<p style="text-align: justify;">Il tavolo ha anche rilevato che nel 2009 le iscrizioni nella lista di mobilità, quindi il numero dei fuoriusciti effettivi dalle aziende è stato di 27.000 persone, superiore quindi effettivamente di 12.000 unità rispetto al 2008 (+ 2.000 nelle imprese industriali, + 10.000 nelle piccole imprese sotto 15 dipendenti). “Anche questi dati dimostrano &#8211; ha commentato ancora l’assessore Campagnoli &#8211; che il patto contro i licenziamenti ha funzionato mentre il peso più grave della crisi sta sui contratti a tempo determinato e atipici, i co.co.co. non rinnovati, quindi sui giovani; e anche per questo è urgente, assieme alla riforma degli ammortizzatori sociali, quella della contrattualistica per l’accesso al lavoro che ormai crea precariato fino a 35 anni o costringe all’apprendistato laureati e diplomati”.</p>
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		<title>Un po&#8217; di luce dopo la tempesta</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Apr 2010 09:37:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un sistema produttivo solido ma particolarmente esposto per sua natura alla crisi globale in quanto fortemente orientato al commercio internazionale. Un sistema che nel quarto trimestre del 2009 registra perdite in doppia cifra sul fronte della produzione (-11,9% rispetto allo stesso periodo del 2008), del fatturato (-12,2%), della domanda (-11,8%). Un tessuto imprenditoriale che tuttavia prevede aumenti della produzione (il 28% delle aziende interpellate) o stabilità (una su due) nella prima parte del 2010. Sono questi i principali nuclei tematici messi in luce dall’indagine congiunturale sul manifatturiero (relativa al quarto trimestre del 2009) realizzata in collaborazione tra Unioncamere Emilia-Romagna, Confindustria Emilia-Romagna e Carisbo. I settori più in sofferenza? Industria dei metalli (-19%) e industria meccanica (-14,5%), mentre l’alimentare si conferma il comparto anticiclico per eccellenza (-0,5%). In flessione le esportazioni (-7% nell’ultimo trimestre del 2009), seppure con un dato più contenuto rispetto a quello nazionale (-8,1%). Sul fronte del credito, rallentano i prestiti alle imprese (-2,6%), in particolare verso l’industria (quasi dieci punti percentuali in meno). “I dati relativi al 2009 &#8211; dichiara il presidente di Unioncamere Emilia-Romagna, Andrea Zanlari &#8211; fotografano una regione che, alla pari delle altre aree italiane ed europee, sta subendo profonde trasformazioni economiche e sociali, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-1817" title="luce_0" src="http://imprenditori.it/files/2010/04/luce_0-200x300.jpg" alt="luce_0" width="200" height="300" /><strong>Un sistema produttivo solido ma particolarmente esposto per sua natura alla crisi globale in quanto fortemente orientato al commercio internazionale</strong>. Un sistema che nel quarto trimestre del 2009 registra perdite in doppia cifra sul fronte della produzione (-11,9% rispetto allo stesso periodo del 2008), del fatturato (-12,2%), della domanda (-11,8%). Un tessuto imprenditoriale che tuttavia prevede aumenti della produzione (il 28% delle aziende interpellate) o stabilità (una su due) nella prima parte del 2010. Sono questi i principali nuclei tematici messi in luce dall’indagine congiunturale sul manifatturiero (relativa al quarto trimestre del 2009) realizzata in collaborazione tra Unioncamere Emilia-Romagna, Confindustria Emilia-Romagna e Carisbo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>I settori più in sofferenza? </strong>Industria dei metalli (-19%) e industria meccanica (-14,5%), mentre l’alimentare si conferma il comparto anticiclico per eccellenza (-0,5%). In flessione le esportazioni (-7% nell’ultimo trimestre del 2009), seppure con un dato più contenuto rispetto a quello nazionale (-8,1%). Sul fronte del credito, rallentano i prestiti alle imprese (-2,6%), in particolare verso l’industria (quasi dieci punti percentuali in meno).</p>
<p style="text-align: justify;">“I dati relativi al 2009 &#8211; dichiara il presidente di Unioncamere Emilia-Romagna, Andrea Zanlari &#8211; fotografano una regione che, alla pari delle altre aree italiane ed europee, sta subendo profonde trasformazioni economiche e sociali, sulla spinta della crisi internazionale. Anche per il 2010, la priorità sarà la gestione dell’emergenza: evitare chiusure di imprese, tutelare il lavoro e aiutare le famiglie che, a causa del perdurare della crisi, rischiano di scivolare verso la soglia di povertà&#8221;. Tuttavia &#8211; aggiunge Zanlari &#8211; non possiamo limitarci ad aspettare tempi migliori, ma dobbiamo essere noi a crearne le condizioni. Dobbiamo vedere oltre il pericolo e cogliere le opportunità con strategie di medio e lungo periodo”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Qualche segnale positivo arriva dalle aspettative degli attori economici</strong>: il 28% degli imprenditori (secondo la rilevazione previsionale semestrale di Confindustria regionale su 850 imprese, che integra l’indagine Unioncamere) prevede nella prima parte del 2010 un aumento della produzione, quasi un imprenditore su due si aspetta stazionarietà mentre il 23% teme una riduzione dei livelli produttivi</p>
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		<title>Antidoto anti-crisi</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Mar 2010 15:14:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Per battere la crisi bisogna ricominciare&#8230; dalle donne. E imparare dai successi che in questi tempi duri continuano a registrare imprenditrici e dirigenti del gentil sesso. Nel 2009 sono state, infatti, oltre 20 mila le nuove imprese (+1,5%) guidate da donne o con una forte presenza femminile. E le cifre parlano chiaro: le aziende che contano un alto numero di manager in rosa registrano quasi il doppio dei profitti di un’azienda tradizionale. Secondo i dati diffusi dall&#8217;indagine semestrale di Unionecamere, in Italia il numero delle donne imprenditrici è cresciuto e l’aumento più consistente c’è stato nei servizi (attività immobiliari, professionali, informatica): 15 mila aziende in più in dodici mesi. Le regioni più virtuose sono Lombardia con il 28,5% del totale, Lazio e Toscana rispettivamente con 4.747 e 2.242 imprese in più. Tutto questo nonostante le donne al lavoro continuino a scontrarsi con i problemi di sempre: basso tasso di occupazione femminile (il 47% in Italia contro il 58% della media Ue), alto numero di precarie (il 25% contro il 13% degli uomini), scarsa presenza nei posti di comando (il 4-5% di donne siedono nei Consigli d’amministrazione delle grandi aziende). Doppio, dunque, non solo l&#8217;utile, ma anche il merito.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span><img class="alignleft size-medium wp-image-1628" title="250x" src="http://imprenditori.it/files/2010/02/250x-199x300.jpg" alt="250x" width="199" height="300" />Per battere la crisi bisogna ricominciare&#8230; dalle donne. E imparare dai successi che in questi tempi duri continuano a registrare imprenditrici e dirigenti del gentil sesso. Nel 2009 sono state, infatti, oltre 20 mila le nuove imprese (+1,5%) guidate da donne o con una forte presenza femminile. E le cifre parlano chiaro: le aziende che contano un alto numero di manager in rosa registrano quasi il doppio dei profitti di un’azienda tradizionale. </span></p>
<div style="text-align: justify;">
<p><span>Secondo i dati diffusi dall&#8217;indagine semestrale di Unionecamere, in Italia il numero delle donne imprenditrici è cresciuto e l’aumento più consistente c’è stato nei servizi (attività immobiliari, professionali, informatica): 15 mila aziende in più in dodici mesi. Le regioni più virtuose sono Lombardia con il 28,5% del totale, Lazio e Toscana rispettivamente con 4.747 e 2.242 imprese in più.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span>Tutto questo nonostante le donne al lavoro continuino a scontrarsi con i problemi di sempre: basso tasso di occupazione femminile (il 47% in Italia contro il 58% della media Ue), alto numero di precarie (il 25% contro il 13% degli uomini), scarsa presenza nei posti di comando (il 4-5% di donne siedono nei Consigli d’amministrazione delle grandi aziende). Doppio, dunque, non solo l&#8217;utile, ma anche il merito.</span></p>
</div>
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		<title>Non solo GDO</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Feb 2010 14:21:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Negozi, supermercati, grande distribuzione specializzata. A dieci anni dalla riforma sul commercio (decreto Bersani) aumentano in Emilia-Romagna un po’ tutte le tipologie distributive, con “punte”, in particolare, per le strutture medio-grandi (da 190 a 262, +37,7%) e grandi (da 118 a 143: + 21,2%), ma con una buona crescita anche degli esercizi di vicinato (oltre 6.200 in più, pari a un +10% circa). Lo dicono gli ultimi dati rilevati dall’Osservatorio regionale del Commercio. &#8220;C’è una crescita complessiva dei punti vendita &#8211; ha sottolineato l’Assessore regionale al Commercio Guido Pasi, presentando le cifre &#8211; . E’ importante che si sia mantenuto un equilibrio tra le diverse tipologie distributive: è questo l’obiettivo che ci eravamo posti con la legge regionale 14 del ’99. Accanto a una buona ‘infrastrutturazione’ di supermercati &#8211; ha concluso Pasi &#8211; , c’è una considerevole presenza di esercizi di vicinato”. Il numero totale di punti vendita ha superato quota 72.000, con un aumento di circa il 10% nell’ultimo decennio e di oltre il 19% della superficie complessiva. Una tendenza che peraltro conferma quella del 2008, che ha visto un +1,54% (ovvero 1.099 esercizi) rispetto all’anno precedente. Va però sottolineato un andamento molto diverso tra i due principali comparti, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<p style="text-align: justify;"><span><img class="alignleft size-medium wp-image-1583" title="51225-big-2-commercio" src="http://imprenditori.it/files/2010/02/51225-big-2-commercio-258x300.jpg" alt="51225-big-2-commercio" width="258" height="300" />N</span><span>egozi, supermercati, grande distribuzione specializzata. A dieci anni dalla riforma sul commercio (decreto Bersani) aumentano in Emilia-Romagna un po’ tutte le tipologie distributive, con “punte”, in particolare, per le strutture medio-grandi (da 190 a 262, +37,7%) e grandi (da 118 a 143: + 21,2%), ma con una buona crescita anche degli esercizi di vicinato (oltre 6.200 in più, pari a un +10% circa). Lo dicono gli ultimi dati rilevati dall’Osservatorio regionale del Commercio. &#8220;C’è una crescita complessiva dei punti vendita &#8211; ha sottolineato l’Assessore regionale al Commercio Guido Pasi, presentando le cifre &#8211; . E’ importante che si sia mantenuto un equilibrio tra le diverse tipologie distributive: è questo l’obiettivo che ci eravamo posti con la legge regionale 14 del ’99. Accanto a una buona ‘infrastrutturazione’ di supermercati &#8211; ha concluso Pasi &#8211; , c’è una considerevole presenza di esercizi di vicinato”. Il numero totale di punti vendita ha superato quota 72.000, con un aumento di circa il 10% nell’ultimo decennio e di oltre il 19% della superficie complessiva. Una tendenza che peraltro conferma quella del 2008, che ha visto un +1,54% (ovvero 1.099 esercizi) rispetto all’anno precedente.<br />
Va però sottolineato un andamento molto diverso tra i due principali comparti, e cioè alimentare e non: mentre il numero di esercizi che vendono prodotti non alimentari è cresciuto negli ultimi dieci anni del 13,7%, raggiungendo gli oltre 6.500 esercizi (da 47.939 a 54.493), i punti vendita di alimentari sono stabili (+0,5% nel decennio, ma con un costante recupero dei precedenti dati negativi a partire dal 2004). Se si guarda la composizione, continuano a predominare i negozi più piccoli (fino a 150 metri quadri), che rappresentano tuttora il 91% del totale dell’alimentare (erano il 91,7% dieci anni fa) e l’89,3% del non alimentare (il 91,3% nel 1998). </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span>Per quanto riguarda le medie e grandi strutture, nel 2008 sono complessivamente aumentate a livello regionale, anche se con tassi di crescita differenti. Stabili gli ipermercati (esercizi alimentari con superficie maggiore di 2.500 metri quadri), che risultano essere 45 a fine 2008; stabile rispetto all’anno precedente anche la Grande distribuzione specializzata (esercizi non alimentari con superficie maggiore di 2.500 metri quadri), con 77 unità. I supermercati (esercizi alimentari con superficie di vendita tra 401 e 2.500 metri quadri) sono 742: 27 in più rispetto all’anno precedente (+ 3,78%). Più consistente l’aumento della superficie totale, che supera i 650mila metri quadrati, e pone la dotazione dell´Emilia Romagna &#8211; come densità di supermercati &#8211; a un livello più elevato (152,12 metri quadrati per 1000 abitanti) rispetto alla media nazionale (141,35 metri quadri per 1000 abitanti). Il dato regionale è invece inferiore a quello del Veneto (228,43 metri quadri per 1000 abitanti) e della Lombardia (169,86 metri quadri per 1000 abitanti). </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span>Sono 1371 le strutture della Distribuzione non alimentare (con superficie compresa tra 401 e 2.500 metri quadri), che rispetto al 2007 sono aumentate di 8 unità (+0,59%). Considerando il decennio 1998-2008, emerge uno sviluppo della media e grande dimensione che ha dato impulso alla modernizzazione del settore, ma in modo progressivo e senza brusche accelerazioni. Gli ipermercati sono cresciuti di 12 unità (+ 36,36%), i supermercati (che si confermano come la tipologia dominante nello sviluppo della distribuzione moderna alimentare in Emilia-Romagna) del +34,18% (189 unità). In particolare la superficie dei supermercati è cresciuta di oltre il 50% nei dieci anni, dieci punti percentuali rispetto all’analogo indicatore per gli ipermercati. Alla rete distributiva in sede fissa si aggiungono i pubblici esercizi di somministrazione di alimenti e bevande (la legge di riforma del settore è la regionale 14 del 2003) che in Emilia-Romagna alla fine del 2008, erano circa 25mila, con una leggera crescita rispetto all’anno precedente (+1%). </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span>Per quanto riguarda il commercio su aree pubbliche, in Regione si svolgono 728 mercati; rispetto all’anno precedente sono aumentati di dieci unità (+1,4%). L’evoluzione nel periodo 2001-2008 dimostra un andamento positivo per il settore: i mercati sono passati infatti da 681 a 728 ( +6,9%). A completare il quadro ci sono le fiere, rilevate in dettaglio per la quarta volta. In questo caso però parliamo di dati di previsione per il 2010, e non di dati consuntivi. Da sottolineare le dimensioni del settore: 707 fiere programmate in Regione, 9 in meno (-1,3%) rispetto all’anno precedente, con una durata media di poco superiore ai 3 giorni. Negli ultimi quattro anni le fiere in Emilia-Romagna sono aumentate dell’1,7%, passando da 695 a 707 e sono in aumento anche le giornate di fiera (+3,8%).<br />
</span></p>
</div>
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		<title>Cresce il mondo e-commerce</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Jan 2010 09:59:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I dati della ricerca realizzata da Smart Research per Marco Polo Expert, una delle più importanti aziende italiane specializzate nella distribuzione di elettronica di consumo, dipingono un&#8217;Italia &#8216;in navigazione&#8217;: oggi circa il 40% dei &#8216;naviganti&#8217; accede a un sito di e-commerce e 80 persone su 100 hanno effettuato un acquisto negli ultimi 12 mesi. Solo l&#8217;8% del popolo di Internet non ha mai effettuato acquisti online. E la ragione, nella maggior parte dei casi (63,9%), è la paura a effettuare pagamenti utilizzando la propria carta di credito. Questi dati descrivono quindi un Paese che finalmente sceglie (anche) la rete per effettuare i suoi acquisti. La vera sfida del 2010 interesserà soprattutto il comparto dell&#8217;informatica. Se il popolo dell&#8217;e-commerce è destinato a crescere, alle insegne dell&#8217;elettronica di consumo spetterà il compito di trasformarsi in &#8216;aziende multicanale&#8217;, per mantenere la competitività sul mercato e garantire al consumatore finale un approccio a 360°.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<p style="text-align: justify;"><span><img class="alignleft size-full wp-image-1352" title="e-commerce2_opt" src="http://imprenditori.it/files/2009/12/e-commerce2_opt.jpg" alt="e-commerce2_opt" width="192" height="192" />I dati della ricerca realizzata da Smart Research per Marco Polo Expert, una delle più importanti aziende italiane specializzate nella distribuzione di elettronica di consumo, dipingono un&#8217;Italia &#8216;in navigazione&#8217;: oggi circa il 40% dei &#8216;naviganti&#8217; accede a un sito di e-commerce e 80 persone su 100 hanno effettuato un acquisto negli ultimi 12 mesi. Solo l&#8217;8% del popolo di Internet non ha mai effettuato acquisti online. E la ragione, nella maggior parte dei casi (63,9%), è la paura a effettuare pagamenti utilizzando la propria carta di credito. Questi dati descrivono quindi un Paese che finalmente sceglie (anche) la rete per effettuare i suoi acquisti. La vera sfida del 2010 interesserà soprattutto il comparto dell&#8217;informatica. Se il popolo dell&#8217;e-commerce è destinato a crescere, alle insegne dell&#8217;elettronica di consumo spetterà il compito di trasformarsi in &#8216;aziende multicanale&#8217;, per mantenere la competitività sul mercato e garantire al consumatore finale un approccio a 360°. </span></p>
</div>
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		<title>Economia regionale: verso il 2012</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Dec 2009 14:16:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Confartigianato Emilia Romagna ha presentato questa mattina i risultati di uno studio sulle prospettive dell&#8217;economia regionale nel triennio 2009-2012. Emerge chiaramente che mentre si chiude un 2009 in negativo, a partire dal 2010 si avrà una ripresa, più facile a Bologna e aParma, mentre Modena e Reggio soffriranno un po&#8217; di più. Di seguito l&#8217;analisi nel dettaglio. Il triennio 2009-2012 L’anno che si sta chiudendo sconta duramente gli effetti della recessione, con una contrazione del Pil che caratterizza tutta Italia, mentre il 2010 evidenzierà un moderato recupero delle attività economiche, in vista della più marcata ripresa attesa nel biennio 2011–2012. Tendenze fotografate dai dati Prometeia che Confartigianato Emilia Romagna ha elaborato per trarne la situazione della regione. Per il 2009 il Prodotto interno lordo dell’Emilia Romagna è stimato in 137.434 milioni di euro, in diminuzione rispetto al 2008 del -4,6%, dati che confermano le ripercussioni della crisi finanziaria sull’economia reale. Per quanto riguarda il 2010 la stima di crescita e del +0,9%, una contrazione decisa che, però, è in linea con il NordEst, -4,5%, e l’Italia, -4,9%. Il Pil della nostra regione continua ad incidere per il 39,1% sull’intero sistema del NordEst e per l’8,9% su quello nazionale; per quanto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://imprenditori.it/files/2009/12/Statistiche5.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1142" title="CB022152" src="http://imprenditori.it/files/2009/12/Statistiche5-239x300.jpg" alt="CB022152" width="239" height="300" /></a>Confartigianato Emilia Romagna</strong> ha presentato questa mattina i risultati di uno studio sulle prospettive dell&#8217;economia regionale nel triennio 2009-2012. Emerge chiaramente che <strong>mentre si chiude un 2009 in negativo, a partire dal 2010 si avrà una ripresa,</strong> più facile a Bologna e aParma, mentre Modena e Reggio soffriranno un po&#8217; di più. Di seguito l&#8217;analisi nel dettaglio.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il triennio 2009-2012</strong></p>
<p style="text-align: justify;">L’anno che si sta chiudendo sconta duramente gli effetti della recessione, con una contrazione del Pil che caratterizza tutta Italia, mentre il 2010 evidenzierà un moderato recupero delle attività economiche, in vista della più marcata ripresa attesa nel biennio 2011–2012. Tendenze fotografate dai dati Prometeia che Confartigianato Emilia Romagna ha elaborato per trarne la situazione della regione.</p>
<p style="text-align: justify;">Per il 2009 il Prodotto interno lordo dell’Emilia Romagna è stimato in 137.434 milioni di euro, in diminuzione rispetto al 2008 del -4,6%, dati che confermano le ripercussioni della crisi finanziaria sull’economia reale. Per quanto riguarda il 2010 la stima di crescita e del +0,9%, una contrazione decisa che, però, è in linea con il NordEst, -4,5%,  e l’Italia, -4,9%. Il Pil della nostra regione continua ad incidere per il 39,1% sull’intero sistema del NordEst e per l’8,9% su quello nazionale; per quanto riguarda il Pil pro-capite, l’Emilia Romagna si mantiene su livelli nettamente superiori alla media nazionale, +23,7%, e sulla media del Nordest, +3,4%. La ripresa di investimenti e consumi è attesa per il 2010, nei prossimi mesi si dovrebbero parzialmente recuperare le perdite per poi migliorare ulteriormente dal 2011, grazie ad un complessivo rilancio dello scenario economico regionale e nazionale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Le performance dei settori</strong></p>
<p style="text-align: justify;">In Emilia Romagna, secondo i dati elaborati da Confartigianato, la crisi economica ha colpito tutti i settori economici, ma non in misura omogenea. L’agricoltura ha subito un forte freno nelle prospettive di crescita, nel 2009 ha fatto segnare +1,8% ma nel medio periodo tenderò ad una flessione toccando -0,8% nel 2012. L’industria risente invece più degli altri comparti degli effetti della crisi con un eloquente -12,9% nel 2009; un dato risulta inferiore rispetto a quello del NordEst -12,6%, ma leggermente migliore del resto d’Italia -13,5%. Resiste alla crisi il comparto dei servizi, che perde il -1,7% con buone prospettive di ripresa future; anche per il settore delle costruzioni il 2009 è stato difficile con una perdita del -3,1%.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Import-export</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Complessivamente l’Emilia Romagna presenta un saldo positivo e pari a 13.045 milioni di euro, con una maggiore incidenza, rispetto al NordEst, delle esportazioni piuttosto che delle importazioni. Già dal 2010, secondo le prospettive delineate dalle elaborazioni di Confartigianato, riprenderà il commercio con l’estero, soprattutto attraverso il canale delle esportazioni che si manterrà al di sopra della media italiana (+3,6% contro +3,2%). Le importazioni impiegheranno invece un altro anno a rafforzarsi, +1,8% nel 2011, rimanendo comunque meno vigorose rispetto al sistema Italia e nel NordEst.<br />
Per quanto riguarda l’anno in corso si osserva un ampio rallentamento per entrambi gli indicatori dell’export e dell’import con il primo che risente maggiormente rispetto a secondo (-22,9% vs -13,7%).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Occupazione</strong></p>
<p style="text-align: justify;">I dati sull’incidenza del mercato del lavoro emiliano rispetto al NordEst e all’Italia vengono rivisti al ribasso rispetto alle precedenti rilevazioni. Il tasso di occupazione nel 2009 farà segnare un valore pari al 45,7%, in linea con la macrozona ma decisamente superiore al dato nazionale, rispettivamente pari al 44,6% e al 38,8%. Anche l’indice relativo alla disoccupazione presenta delle performance decisamente migliori rispetto al livello medio nazionale ( 3,7% vs 7,5%), leggermente meglio anche rispetto alla macroarea NordEst (3,9%). Di fatto il tasso di disoccupazione mostra un peggioramento, sia a livello regionale che nazionale, raggiungendo in Emilia Romagna il 4,9% nel 2010 e quindi stabilendosi sui quei livelli nei successivi due anni. Il tasso di occupazione, secondo i dati elaborati da Confartigianato, dovrebbe invece registrare nei prossimi tre anni valori ben più bassi dell’attuale 45,7%, attestandosi intorno al 45%; il tasso di attività manterrà all’incirca sui livelli attuali, al 47,4%.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Andamenti provinciali</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Secondo i dati elaborati da Confartigianato Emilia Romagna rispetto a 2008 la provincia che ha sofferto di meno di questa situazione risulta Ferrara (-3,9%), che ha fatto da contrappeso ad alcune economie locali più in difficoltà, come quelle di Reggio Emilia (-5,9%) e Modena (-5,7%). Per il prossimo triennio si ipotizza una lenta ripresa, che in linea generale andrà ad attestarsi all’1,5%. La crescita sarà tendenzialmente uniforme in tutta l’Emilia Romagna, con leggero accento su Parma (+1,7%), Bologna (+1,6%) e Modena (+1,6%). Le altre provincie si attesteranno tra questi valori e quello più basso della provincia di Rimini (+1,0%).<br />
La grave crisi ha determinato una leggera flessione anche nel reddito disponibile delle famiglie, che in questa regione ha quasi sempre avuto valori positivi; il calo medio è stato dello 0,3%. Reggio Emilia, che sembra essere la provincia più colpita, e Forlì-Cesena subiscono un calo dello 0,5%. Le previsioni per il prossimo triennio, benché riviste al ribasso rispetto alle precedenti, rimangono comunque positive con una stima media del 2,8%, che tenderà a essere geograficamente uniforme nei prossimi anni. Nel 2009 la diminuzione media dei consumi delle famiglie per abitante è stata dell’1,7%, la zona di Ferrara sarà quella che conoscerà la miglior ripresa di questo indice per i prossimi anni (+3,0%) mentre Reggio Emilia farà più fatica (1,6%).</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto concerne l’import-export non tutte le province presentano un saldo positivo: Parma e Ravenna mostrano rispettivamente deficit pari a 524 e 361 milioni di euro, Piacenza è sostanzialmente in pareggio, -3 milioni di euro. Le altre aree della regione, invece, registrano una situazione di avanzo commerciale, specie a Modena, Reggio Emilia e Bologna. A livello provinciale il territorio che ha mantenuto nell’ultimo anno le migliori performance in quanto a volumi di esportazioni con l’estero è Piacenza, che ha visto una flessione di appena -4,4%. I dati di quest’anno spezzano quindi il trend degli anni passati che vedeva proprio nella provincia di Piacenza le variazioni annuali più basse dell’Emilia Romagna. Tuttavia, a differenza delle altre provincie, Piacenza sembra destinata a subire una forte riduzione del suo livello commerciale con l’estero per i prossimi tre anni (export -7,6% e import -10,5%). Per quanto riguarda i flussi di prodotti in entrata, la provincia più dipendente nell’ultimo periodo dai paesi stranieri è stata Bologna nonostante il decremento del 17,1%, 3,4 punti percentuali in meno della media emiliana e romagnola. Le maggiori riduzioni si sono registrate a Ferrara e Ravenna, che però per volumi di scambio sono meno influenti di altre provincie sul saldo commerciale. Parma ha invece contribuito a frenare in parte il processo di decrescita, dal momento che la sua riduzione è stata nettamente inferiore alle altre grandi provincie (-5,9%). Per quanto riguarda gli andamenti per il futuro triennio, si prevede una leggera ripresa di entrambi i flussi, in entrata e uscita. La bilancia commerciale rimarrà comunque in avanzo, con un incremento delle importazione dell’1,7% e dell’export del 3,9%.</p>
<p style="text-align: justify;">L’evoluzione dell’occupazione nei singoli territori presenta rilevanti scostamenti rispetto alla media dell’Emilia Romagna che si attesterà attorno al valore del 45,7%, con valori massimi e minimi rispettivamente a Reggio Emilia 46,9% ed a Forlì-Cesena 43,5%; per il prossimo triennio tutte le provincie vedranno ridotti il numero di occupati rispetto alla popolazione. Anche per quanto riguarda il tasso di disoccupazione occorrono fare delle riflessioni in merito all’impatto della crisi sulla struttura occupazionale, il tasso è peggiorato dello 0,5% rispetto 2008, e si amplierà nel prossimo triennio, fino a raggiungere il 4,8% complessivo. Questa situazione si ripresenta in tutte le province emiliane e romagnole, con differenze tra i territori provinciali: Bologna e Reggio Emilia (2,9% e 2,6% nel 2009 e previsione a 4,0% e 3,2%) continueranno a mostrare performance migliori rispetto ad altre aree, quali Rimini e Ferrara (5,6% e 5,7%, in peggioramento nel 2012 fino al 6,6% e 7,4%).</p>
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		<title>Curricula e retribuzioni dirigenti PA</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Oct 2009 08:57:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sul sito del Ministero per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione (www.innovazionepa.it) è consultabile un primo monitoraggio sullo stato di attuazione delle disposizioni contenute nel primo comma dell’articolo 21 della Legge 18 giugno 2009 n. 69, che obbliga tutte le Pubbliche Amministrazioni a pubblicare sui propri siti Internet curricula vitae, recapiti e retribuzioni annuali dei dirigenti nonché i tassi di assenza e di maggiore presenza del personale distinti per uffici di livello dirigenziale. Il monitoraggio è stato effettuato su tutti i Ministeri e tutte le Regioni nonché su un campione di Enti locali e altre Pubbliche Amministrazioni. Dai dati raccolti alla data del 2 settembre risulta che i Ministeri hanno adempiuto solo parzialmente agli obblighi previsti dalla legge. Molti di questi (Giustizia, Ambiente, Istruzione e Università, Infrastrutture e Trasporti, Sviluppo Economico) non hanno addirittura ancora pubblicato nulla. Per quanto riguarda, invece, la pubblicazione delle retribuzioni dei dirigenti, a oggi hanno adempiuto alle disposizioni di legge solo la Presidenza del Consiglio dei Ministri e il Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali. Nell’ambito della Presidenza del Consiglio, i Dipartimenti guidati dal Ministro Brunetta (Funzione Pubblica e Innovazione) così come le strutture collegate hanno adempiuto in modo completo agli obblighi previsti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://imprenditori.it/files/2009/10/img_brunetta.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-970" title="img_brunetta" src="http://imprenditori.it/files/2009/10/img_brunetta.jpg" alt="img_brunetta" width="300" height="230" /></a>Sul sito del Ministero per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione (<a href="http://www.innovazionepa.it" target="_blank">www.innovazionepa.it</a>) è consultabile un primo <strong>monitoraggio sullo stato di attuazione delle disposizioni contenute nel primo comma dell’articolo 21 della Legge 18 giugno 2009 n. 69</strong>, che obbliga tutte le Pubbliche Amministrazioni a pubblicare sui propri siti Internet curricula vitae, recapiti e retribuzioni annuali dei dirigenti nonché i tassi di assenza e di maggiore presenza del personale distinti per uffici di livello dirigenziale.</p>
<p style="text-align: justify;">Il monitoraggio è stato effettuato su tutti i Ministeri e tutte le Regioni nonché su un campione di Enti locali e altre Pubbliche Amministrazioni. Dai dati raccolti alla data del 2 settembre risulta che <strong>i Ministeri</strong> hanno adempiuto solo parzialmente agli obblighi previsti dalla legge. Molti di questi (Giustizia, Ambiente, Istruzione e Università, Infrastrutture e Trasporti, Sviluppo Economico) non hanno addirittura ancora pubblicato nulla.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto riguarda, invece, la pubblicazione delle retribuzioni dei dirigenti, a oggi hanno adempiuto alle disposizioni di legge solo la Presidenza del Consiglio dei Ministri e il Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali. Nell’ambito della Presidenza del Consiglio, i Dipartimenti guidati dal Ministro Brunetta (Funzione Pubblica e Innovazione) così come le strutture collegate hanno adempiuto in modo completo agli obblighi previsti dalla legge.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto riguarda <strong>le Regioni</strong>, si riscontrano alcuni casi di eccellenza come Emilia Romagna, Lombardia e Basilicata che hanno pubblicato tutto quello che la legge ha previsto. Al contrario Campania, Calabria, Molise e Marche non hanno finora reso pubblico alcun dato. Altrettanto inadempienti risultano le Agenzie fiscali.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto riguarda <strong>i Comuni</strong> la situazione appare più incoraggiante. Il monitoraggio è stato effettuato su un campione ancora limitato ma comunque rappresentativo perché composto dai Comuni più grandi e distribuiti sul tutto il territorio nazionale. Molti di questi hanno infatti già provveduto a pubblicare tutti i dati richiesti dalla legge. Se nei siti di alcuni (Roma, Napoli) mancano solo i curricula dei dirigenti, in altri (Milano, Torino, Verona, Ascoli Piceno, Taranto, Catanzaro, Cosenza, Latina e Terni) non è stato invece ancora pubblicato alcun dato. Per quanto riguarda <strong>le ASL</strong>, si evidenzia infine come siano state più solerti quelle che operano nel Nord del Paese</p>
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