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	<title>ImprenditoriEnergia | Imprenditori</title>
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	<description>uno sguardo ostinato e lucido sul mondo</description>
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		<title>Energia, presentato il nuovo piano di attuazione</title>
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		<pubDate>Fri, 20 May 2011 13:33:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Via libera della Giunta della Regione Emilia-Romagna al “Secondo Piano triennale di attuazione del piano energetico regionale 2011-2013”. Dopo l’adozione del Piano da parte della Giunta, si è avviato l’iter per la sua approvazione da parte dell’Assemblea Legislativa. Il Piano prevede stanziamenti di139,5 milioni di euro in tre anni e punta sul risparmio energetico e lo sviluppo delle fonti rinnovabili. La nuova programmazione, infatti, si caratterizza per tre elementi: più efficienza e più risparmio energetico in tutti i settori (industriale, civile, trasporti); sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili; un impulso alla filiera delle tecnologie energetiche e, più in generale all’economia verde, prevedendo incentivi alle imprese. La caratteristica di questo Piano è il suo percorso partecipato, la cui stesura è stata preceduta da 22 incontri tematici, in cui tutti i soggetti interessati hanno “potuto dire la loro”, contribuendo attivamente alla elaborazione del Piano stesso. Infatti, per due mesi, ottobre &#8211; dicembre, nella “Casa dell’energia”, aperta nella sede della Regione, la società emiliano-romagnola (rappresentanti delle istituzioni e delle autonomie locali, associazioni del settore, imprenditori, multiutility, associazioni ambientaliste, cittadini, mondo dell’Università e della ricerca) si è espressa sulle scelte proposte dalla Regione, condividendone l’obiettivo di fondo: dar corpo ad un’efficace “rivoluzione verde”. Sul fronte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-3730" href="http://www.imprenditori.it/2011/05/20/energia-presentato-il-nuovo-piano-di-attuazione/renewable-energy-2/"><img class="alignleft size-full wp-image-3730" title="renewable-energy" src="http://www.imprenditori.it/files/2011/05/renewable-energy1.jpg" alt="" width="1600" height="1374" /></a>Via libera della Giunta della Regione Emilia-Romagna al “Secondo Piano triennale di attuazione del piano energetico regionale 2011-2013”. Dopo l’adozione del Piano da parte della Giunta, si è avviato l’iter per la sua approvazione da parte dell’Assemblea Legislativa. Il Piano prevede stanziamenti di139,5 milioni di euro in tre anni e punta sul risparmio energetico e lo sviluppo delle fonti rinnovabili.<br />
La nuova programmazione, infatti, si caratterizza per tre elementi: più efficienza e più risparmio energetico in tutti i settori (industriale, civile, trasporti); sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili; un impulso alla filiera delle tecnologie energetiche e, più in generale all’economia verde, prevedendo incentivi alle imprese.<br />
La caratteristica di questo Piano è il suo percorso partecipato, la cui stesura è stata preceduta da 22 incontri tematici, in cui tutti i soggetti interessati hanno “potuto dire la loro”, contribuendo attivamente alla elaborazione del Piano stesso. Infatti, per due mesi, ottobre &#8211; dicembre, nella “Casa dell’energia”, aperta nella sede della Regione, la società emiliano-romagnola (rappresentanti delle istituzioni e delle autonomie locali, associazioni del settore, imprenditori, multiutility, associazioni ambientaliste, cittadini, mondo dell’Università e della ricerca) si è espressa sulle scelte proposte dalla Regione, condividendone l’obiettivo di fondo: dar corpo ad un’efficace “rivoluzione verde”.<br />
Sul fronte dell’efficientamento e del risparmio, il Piano stima un taglio annuale di consumi pari a 471 ktep/anno (il 47% nel residenziale, il 23% nel terziario, il 20% nell’industria ed il 10% nei trasporti) al 2013: riduzione di 222 ktep/anno nel settore residenziale, 108 nel terziario, 94 in industria, 47 nel settore dei trasporti. Il risparmio sarà pari a 1570 ktep/anno al 2020: 738 ktep/anno nel settore residenziale, 361 nel terziario, 314 nell’industria, 157 nei trasporti. Nel 2007, i consumi energetici finali ammontavano a 14498 ktep, 618 dei quali prodotti da fonti rinnovabili mentre nel 2013, caleranno a 14323 ktep, con l’obiettivo di produrne tra 829 e 976 ktep da fonti rinnovabili. Nel 2020, il consumo ipotizzato è di 14302 ktep, con una quota di energia prodotta da fonti rinnovabili oscillante tra 2451 e 2877 ktep.<br />
Nel campo dell’energia da fonti rinnovabili (idroelettrico, fotovoltaico, solare termodinamico e termico, eolico, biomasse, geotermia) si stima invece nel triennio una produzione che, partendo dai circa 1150 attuali, oscilla tra i 2200 Mw (nel caso in cui si attestasse al 17% della produzione totale di energia) ed i 2790 (nel caso già raggiungesse il 20%). L’obiettivo al 2020 è ancora più elevato: il range oscilla tra i 6550 MW ed i 7960.<br />
Per raggiungere questi obiettivi il Piano si articola in 8 principali interventi strategici (Assi), declinati a loro volta in numerose azioni, che hanno lo scopo di attivare le iniziative più appropriate al fine di concorrere alla strategia europea 20-20-20 del 2020 (-20% dell’emissione di gas-serra, -20% nel consumo di energia, 20% di energia prodotta da fonti rinnovabili) contribuendo alla crescita nella nostra Regione della green economy, piattaforma centrale per lo sviluppo di una nuova industria e per una crescita sostenibile.</p>
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		<title>Metti i pannelli fotovoltaici in orbita</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Aug 2010 15:25:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un limite delle energie rinnovabili, come il solare e l&#8217;eolico, risiede nel fatto che la produzione di energia dipende dalle condizioni atmosferiche. Più semplicemente basta l&#8217;alternarsi giorno-notte per rendere il solare una fonte di energia che rende il 50% della propria potenzialità. Gli impianti Space Solar Power sono stati pensati sopratutto per ovviare a questo problema. Infatti, è possibile attivare pannelli fotovoltaici che captano i raggi del sole direttamente in orbita (1.366 watts/m2) superando problemi fisici come la situazione meteorologica, il rapporto esposizione solare/ore e la latitudine. La società Space Energy ha annunciato di voler lanciare in orbita satelliti che funzionano come centrali fotovoltaiche, in grado di generare e trasmettere energia elettrica ai ricevitori sulla Terra, attraverso onde radio a bassa frequenza. Si tratterebbe di &#8220;ancorare&#8221; vari pannelli solari ad un satellite, in grado di direzionarli al meglio verso il sole. La differenza con le centrali solari a terra è evidente: c&#8217;è il sole sempre e lo si cattura molto meglio. Da una pannellazione di un chilometro si può, infatti, ricavare energia equivalente alla produzione annua di tutti i giacimenti di petrolio esistenti. Così come nel caso di tante altre recenti rivoluzioni nella cultura e nella società – basta pensare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-2547" title="070725_solarpower_hmed_11a.hmedium" src="http://imprenditori.it/files/2010/08/070725_solarpower_hmed_11a.hmedium-300x193.jpg" alt="" width="300" height="193" />Un limite delle energie rinnovabili, come il solare e l&#8217;eolico, risiede nel fatto che la produzione di energia dipende dalle condizioni atmosferiche. Più semplicemente basta l&#8217;alternarsi giorno-notte per rendere il solare una fonte di energia che rende il 50% della propria potenzialità. Gli impianti Space Solar Power sono stati pensati sopratutto per ovviare a questo problema. Infatti, è possibile attivare pannelli fotovoltaici che captano i raggi del sole direttamente in orbita (1.366 watts/m2) superando problemi fisici come la situazione meteorologica, il rapporto esposizione solare/ore e la latitudine.</p>
<p style="text-align: justify;">La società Space Energy ha annunciato di voler lanciare in orbita satelliti che funzionano come centrali fotovoltaiche, in grado di generare e trasmettere energia elettrica ai ricevitori sulla Terra, attraverso onde radio a bassa frequenza. Si tratterebbe di &#8220;ancorare&#8221; vari pannelli solari ad un satellite, in grado di direzionarli al meglio verso il sole. La differenza con le centrali solari a terra è evidente: c&#8217;è il sole sempre e lo si cattura molto meglio. Da una pannellazione di un chilometro si può, infatti, ricavare energia equivalente alla produzione annua di tutti i giacimenti di petrolio esistenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Così come nel caso di tante altre recenti rivoluzioni nella cultura e nella società – basta pensare ad internet – il progetto della Space Energy ricalca un precedente studio militare del governo degli Stati Uniti che risale all’ottobre 2007. Lo US National Security Strategy, infatti, aveva il mandato, da parte del Dipartimento della Difesa, di ricercare alternative all’attuale paradigma energetico basato sul petrolio, al fine di garantire la sicurezza energetica nazionale. Ora gli USA sono un importatore netto, quindi i principali strateghi del Pentagono hanno iniziato a sottoporre ad analisi costi-benefici modelli energetici alternativi che non fossero legati a risorse esauribili o localizzate in Paesi terzi sui quali gravano incognite di tipo geopolitico.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo US National Security Strategy ha, infine, scelto di aggiorare un progetto, chiamato Space Based Solar Power (SBSP), che risale a 40 anni fa. L’evoluzione tecnologica, oltre all’aumento del costo del petrolio al barile, ha reso realista e praticabile questa opzione, nonostante la ricerca vi abbia destinato solo 80 milioni di dollari, contro i 21 miliardi drenati dagli studi sul nucleare.<br />
Dopo l’11 settembre, quando il barile di petrolio è passato da 15 ad 80 dollari, gli esperti americani hanno capito che era necessaria un’accelerazione allo SBSP.<br />
L’unione fa la forza e abbassa anche i costi. Non aveva senso – almeno per gli esperti – portare avanti il progetto solo in ottica nazionale. Da un punto di vista strettamente militare, inoltre, molti conflitti attuali sono legati alla scarsità di energia immediatamente disponibile per tutti. Più energia può quindi significare meno guerre. D’altronde il sole è un bene pubblico, e la tecnologia usata nel progetto può essere alla portata di molte nazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Così, a marzo 2007, il National Security Space Office (NSSO) e l’Advanced Concepts Office hanno lanciato un forum internet aperto a tutti gli esperti del mondo e alle aziende pronte ad investire. Tra le aziende che stanno lavorando a questo progetto c&#8217;è la Solaren Corporation di Manhattan Beach (California). Sono talmente convinti del successo del loro lavoro che pensano di iniziare a fornire energia già dal 2016. Li vincola un contratto con la Pacific Gas and Electric che stabilisce che proprio a partire da gennaio 2016 la Solaren dovrà immettere 200 megawatt nella rete elettrica nazionale.</p>
<p style="text-align: justify;">La trasmissione dell&#8217;energia dallo spazio a terra avverrà attraverso onde radio, utilizzando una tecnologia wireless già sperimentata in altre situazioni &#8220;terrestri&#8221;. Pur con un progetto che sembra solido, la Solaren è alla ricerca di 2 miliardi di dollari di investimenti per continuare il proprio lavoro (attualmente ha una decina di dipendenti). Con il progetto della Space Energy prende forma, forse, un nuovo paradigma energetico. Pulito, universale ed economicamente sostenibile.</p>
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		<title>Nuove certificazioni UE sui biocarburanti</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Aug 2010 15:21:49 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L&#8217;introduzione di una certificazione di sostenibilità per i biocarburanti, fino ad oggi solamente ventilata come possibilità nella direttiva sulle energie rinnovabili che entrerà in vigore a dicembre 2010, diventa realtà. Al fine di garantire un controllo dei criteri di sostenibilità, dal campo fino alla pompa di rifornimento, Bruxelles ha, infatti, deciso di fare ricorso a un sistema volontario di certificazione che potrà essere realizzato dai diversi attori del mercato, industrie, governi, Ong. La decisione dell&#8217;Unione Europea, pur facendo riferimento a un sistema volontario, introduce di fatto l&#8217;obbligatorietà della certificazione. I biocarburanti che non riporteranno l&#8217;etichettatura potranno infatti essere prodotti, importati, venduti, ma non saranno calcolati nel quantitativo che ogni Paese deve utilizzare per essere in linea con la direttiva sulle energie rinnovabili. Con la Direttiva 2009/28/CE gli Stati dell&#8217;Unione Europea si sono impegnati a impiegare entro il 2020 una quota pari al 10% di carburanti prodotti a partire da fonti rinnovabili (biomasse solide, biocarburanti, elettricità ricavata da fonti pulite) sul totale dei carburanti utilizzati nei trasporti. I sussidi quindi, ancora indispensabili per sostenere il mercato, saranno a rigor di logica destinati solo ai carburanti verdi che rispetteranno i parametri comunitari. Nel testo della direttiva sulle rinnovabili, Bruxelles non si è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-2544" title="e007" src="http://imprenditori.it/files/2010/08/e007-300x193.jpg" alt="" width="300" height="193" />L&#8217;introduzione di una certificazione di sostenibilità per i biocarburanti, fino ad oggi solamente ventilata come possibilità nella direttiva sulle energie rinnovabili che entrerà in vigore a dicembre 2010, diventa realtà. Al fine di garantire un controllo dei criteri di sostenibilità, dal campo fino alla pompa di rifornimento, Bruxelles ha, infatti, deciso di fare ricorso a un sistema volontario di certificazione che potrà essere realizzato dai diversi attori del mercato, industrie, governi, Ong.</p>
<p style="text-align: justify;">La decisione dell&#8217;Unione Europea, pur facendo riferimento a un sistema volontario, introduce di fatto l&#8217;obbligatorietà della certificazione. I biocarburanti che non riporteranno l&#8217;etichettatura potranno infatti essere prodotti, importati, venduti, ma non saranno calcolati nel quantitativo che ogni Paese deve utilizzare per essere in linea con la direttiva sulle energie rinnovabili.</p>
<p style="text-align: justify;">Con la Direttiva 2009/28/CE gli Stati dell&#8217;Unione Europea si sono impegnati a impiegare entro il 2020 una quota pari al 10% di carburanti prodotti a partire da fonti rinnovabili (biomasse solide, biocarburanti, elettricità ricavata da fonti pulite) sul totale dei carburanti utilizzati nei trasporti. I sussidi quindi, ancora indispensabili per sostenere il mercato, saranno a rigor di logica destinati solo ai carburanti verdi che rispetteranno i parametri comunitari.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel testo della direttiva sulle rinnovabili, Bruxelles non si è limitata a richiedere il sistema di certificazioni per tutti i tipi di biocarburanti usati nell’UE (compresi quelli importati), ma ha definito anche i criteri che tali certificazioni devono rispettare per ottenere il riconoscimento. Secondo i requisiti stabiliti, i biocarburanti non potranno essere prodotti a partire da materie prime derivanti, per esempio, da foreste tropicali o da aree deforestate dopo il 2008, da paludi o da aree ad alta biodiversità.</p>
<p style="text-align: justify;">In particolare, riguardo la destinazione dei suoli Bruxelles ha precisato che le piantagioni di olio di palma non possono essere considerate come foreste e quindi, se hanno sostituito delle foreste, producono olio non sostenibile. La Commissione difende tuttavia l&#8217;olio di palma utilizzato per i biocarburanti dall&#8217;accusa di deforestazione: secondo la UE solo il 4- 5% dei biocarburanti europei è prodotto con questa materia prima, ovvero l&#8217;1% della produzione mondiale.</p>
<p style="text-align: justify;">Un altro criterio necessario a ottenere il riconoscimento, ha a che fare con la procedura di revisione dell&#8217;iter produttivo dei biocarburanti.<br />
Per garantirne l&#8217;affidabilità, i sistemi di certificazione dovranno avvalersi di revisori indipendenti che si facciano carico dell&#8217;esame dell&#8217;intera catena di produzione, dall&#8217;agricoltore e dallo stabilimento, al commerciante e al distributore che fornisce benzina o carburante diesel alla stazione di servizio.</p>
<p style="text-align: justify;">I biocarburanti per poter essere definiti sostenibili, ed essere quindi considerati nel calcolo degli obiettivi nazionali, dovranno, inoltre, consentire un risparmio di gas serra rispetto ai combustibili fossili pari al 35%. Tale percentuale dovrà salire al 50% nel 2017 e al 60% nel 2018 per i biocarburanti prodotti da nuovi impianti. Nel calcolo si terrà conto non solo della CO2, ma anche delle emissioni di metano e di protossido di azoto, gas ancora più dannosi.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel commentare la decisione dell&#8217;Unione, Günther Oettinger, commissario europeo per l&#8217;Energia, ha affermato: “Negli anni a venire i biocarburanti saranno l&#8217;unica alternativa alla benzina e ai combustibili diesel utilizzati per i trasporti, che causano oltre il 20% delle emissioni di gas a effetto serra dell&#8217;Unione europea. Dobbiamo garantire che anche i biocarburanti siano sostenibili. Il nostro sistema di certificazione &#8211; il più rigoroso tra quelli esistenti &#8211; garantirà che i biocarburanti rispettino gli standard ambientali più severi e avrà ripercussioni positive anche su altre regioni del mondo, perché si applica anche ai biocarburanti importati”.</p>
<p style="text-align: justify;">La direttiva del 2009 sull’energia da fonti rinnovabili fissa come obiettivo generale per l’UE una quota del 20% di energia rinnovabile rispetto al consumo totale di energia entro il 2020. Ogni Paese UE deve raggiungere obiettivi precisi: l’Italia deve raggiungere il 17% ma a tutt’oggi è ancora lontana dal 10%.</p>
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		<title>E&#8217; in provincia di Modena la capitale dell&#8217;eco</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Jun 2010 16:19:55 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Marzaglia capitale dell&#8217;energia pulita. Un campo solare fotovoltaico con una superficie di 27.200 metri quadrati &#8211; tra i più grandi in regione &#8211; una potenzialità di poco inferiore a mille chilowatt di picco e la produzione, a regime, di circa 1 milione e 200mila chilowattora all’anno da immettere direttamente nella rete elettrica: sono questi i numeri del maxi investimento in energia pulita che il Comune di Modena fa con il lancio del bando &#8211; reso pubblico in occasione della conferenza “Il clima delle Città” organizzata dalle Agende 21 italiane per definire i “piani d’azione” per il clima previsti dal Patto dei sindaci &#8211; per il nuovo impianto presso il Centro di educazione ambientale L&#8217;Olmo. Una scommessa da vincere entro il 2010 per usufruire delle tariffe previste nel Conto Energia. Oltre 4 milioni e mezzo di euro il costo preventivato per un risparmio di 700 tonnellate di CO2 all’atmosfera. Interessate aziende specializzate, consorzi o associazioni temporanee di impresa. Il nuovo campo solare &#8211; l’equivalente di più di 3 campi da calcio affiancati &#8211; sarà utile anche a cittadini e imprese di costruzione che, per motivi tecnici, non possono costruire immobili adeguati al Regolamento urbanistico edilizio. Secondo il Regolamento, infatti, ogni casa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-2134" title="marzaglia" src="http://imprenditori.it/files/2010/06/marzaglia-300x227.jpg" alt="marzaglia" width="300" height="227" />Marzaglia capitale dell&#8217;energia pulita. Un campo solare fotovoltaico con una superficie di 27.200 metri quadrati &#8211; tra i più grandi in regione &#8211; una potenzialità di poco inferiore a mille chilowatt di picco e la produzione, a regime, di circa 1 milione e 200mila chilowattora all’anno da immettere direttamente nella rete elettrica: sono questi i numeri del maxi investimento in energia pulita che il Comune di Modena fa con il lancio del bando &#8211; reso pubblico in occasione della conferenza “Il clima delle Città” organizzata dalle Agende 21 italiane per definire i “piani d’azione” per il clima previsti dal Patto dei sindaci &#8211; per il nuovo impianto presso il Centro di educazione ambientale L&#8217;Olmo.</p>
<p style="text-align: justify;">Una scommessa da vincere entro il 2010 per usufruire delle tariffe previste nel Conto Energia. Oltre 4 milioni e mezzo di euro il costo preventivato per un risparmio di 700 tonnellate di CO2 all’atmosfera. Interessate aziende specializzate, consorzi o associazioni temporanee di impresa. Il nuovo campo solare &#8211; l’equivalente di più di 3 campi da calcio affiancati &#8211; sarà utile anche a cittadini e imprese di costruzione che, per motivi tecnici, non possono costruire immobili adeguati al Regolamento urbanistico edilizio. Secondo il Regolamento, infatti, ogni casa costruita dal marzo 2008 a Modena deve essere corredata da un impianto fotovoltaico che produca almeno 1 chilowatt di picco l&#8217;anno. Dal nuovo impianto di Marzaglia sarà possibile acquistare &#8220;quote di energia&#8221; per soddisfare gli standard urbanistici o, eventualmente, per ottenere la riduzione degli oneri di urbanizzazione secondaria fino a un massimo del 50% della somma complessiva stabilita con legge regionale.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Per Modena si tratta di un&#8217;ulteriore tappa nel percorso di attuazione del Piano clima che abbiamo approvato con l&#8217;adesione al Patto europeo dei sindaci &#8211; ha dichiarato l’assessore all’Ambiente del Comune di Modena Simona Arletti -. Con quest&#8217;opera produrremo effetti concreti per la riduzione di emissioni in atmosfera e a fine mese organizzeremo un incontro aperto ai cittadini per avviare un gruppo di acquisto di pannelli fotovoltaici in città&#8221;. Il nuovo impianto integra quelli più piccoli già installati a Modena alle scuole Carducci, Palestrina, Saliceto Panaro, Rodari, Baggiovara e Don Milani che producono energia per 48,5 chilowatt di picco. Il Comune ha installato ad oggi 543 metri quadrati di pannelli vetrati per impianti di solare termico (utilizzato per il riscaldamento dell&#8217;acqua) nelle piscine comunali Dogali e Pergolesi, al campo da baseball, nelle strutture protette per anziani san Govanni Bosco e Vignolese e nella Casa per ferie di Pinarella di Cervia.</p>
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		<title>Fotovoltaico: croce e delizia</title>
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		<pubDate>Fri, 21 May 2010 08:03:44 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nel bel mezzo della peggiore recessione per l&#8217;economia italiana da decenni a questa parte, i primi dati profilano il 2009 come un anno di boom per il fotovoltaico in Italia. Mentre il Pil si è inabissato del 5%, il fotovoltaico è cresciuto del 72% in termini di potenza installata (da 340 megawatt a fine 2008 a oltre 580) con un fatturato di 2,34 miliardi (crescita del 28%), secondo il Solar Energy Report del Politecnico di Milano. “Il 2009 è stato a chiaroscuri &#8211; osserva Vittorio Chiesa, direttore dell&#8217;Energy Strategy group del Politecnico di Milano e coordinatore dello studio &#8211; la prima metà è partita lentamente, sotto l&#8217;impatto della crisi e della rarefazione delle risorse finanziarie e solo nella seconda metà c&#8217;è stata l&#8217;accelerazione, soprattutto perché la fine del regime attuale di incentivazione cominciava ad avvicinarsi è così il limite a 1200 gigawatt installati del conto energia. Ed è una corsa ancora in atto, che prevediamo permarrà per tutta la prima parte del 2010. Poi, con il nuovo conto energia (e tariffe più basse) sconteremo un rallentamento vero”. Il 2009 è stato quindi un anno di forte competizione sul mercato italiano, ancora oggi uno dei più appetibili al mondo. La recessione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="size-medium wp-image-1996 alignleft" title="fotovoltaico" src="http://imprenditori.it/files/2010/04/fotovoltaico-300x240.jpg" alt="fotovoltaico" width="300" height="240" />Nel bel mezzo della peggiore recessione per l&#8217;economia italiana da decenni a questa parte, i primi dati profilano il 2009 come un anno di boom per il fotovoltaico in Italia. Mentre il Pil si è inabissato del 5%, il fotovoltaico è cresciuto del 72% in termini di potenza installata (da 340 megawatt a fine 2008 a oltre 580) con un fatturato di 2,34 miliardi (crescita del 28%), secondo il Solar Energy Report del Politecnico di Milano. “Il 2009 è stato a chiaroscuri &#8211; osserva Vittorio Chiesa, direttore dell&#8217;Energy Strategy group del Politecnico di Milano e coordinatore dello studio &#8211; la prima metà è partita lentamente, sotto l&#8217;impatto della crisi e della rarefazione delle risorse finanziarie e solo nella seconda metà c&#8217;è stata l&#8217;accelerazione, soprattutto perché la fine del regime attuale di incentivazione cominciava ad avvicinarsi è così il limite a 1200 gigawatt installati del conto energia.</p>
<p style="text-align: justify;">Ed è una corsa ancora in atto, che prevediamo permarrà per tutta la prima parte del 2010. Poi, con il nuovo conto energia (e tariffe più basse) sconteremo un rallentamento vero”. Il 2009 è stato quindi un anno di forte competizione sul mercato italiano, ancora oggi uno dei più appetibili al mondo. La recessione mondiale, il drastico taglio agli incentivi da parte di paesi come la Spagna (fino al 2008 il Paese che più spingeva questo tipo di impianti) e la graduale riduzione di quelli tedeschi ha portato numerose imprese internazionali a fare il loro ingresso sull&#8217;arena italiana con un taglio dei prezzi in media del 30%, partito dalla sovraccapacità nella produzione del polisilicio di base e che ha coinvolto la redditività di tutta la filiera, riducendola. A farne le spese le imprese made in Italy, che hanno dovuto fare i conti con concorrenti, asiatici e non, quanto mai agguerriti. Le aziende italiane hanno dovuto giocare in difesa, molte anche bene, per reggere l&#8217;urto. Automatizzando i processi produttivi, cercando di sviluppare efficienze anche se, nella sostanza, poco è cambiato nella situazione di dipendenza italiana per la materia prima base, il polisilicio. E’ attraverso la ricerca che si delineano nuove soluzioni per la drammatica stagnazione economica. Il contrasto tra i dati macroeconomici e la crescita del fotovoltaico rende evidente la necessità di investimenti di ricerca in nuovi campi, soprattutto in un ambito di primaria importanza come quello energetico.</p>
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		<title>Un decreto in stand by</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Apr 2010 09:31:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elisa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Energia]]></category>
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		<description><![CDATA[La riunione in agenda il 25 febbraio per la presentazione del nuovo schema per incentivi al fotovoltaico è stata spostata a data da definire. Una decisione che rischia di pesare molto sulle aziende del settore. Il 24 febbraio, l&#8217;Associazione Nazionale dell&#8217;Industria Solare Fotovoltaica, Assosolare, aveva chiesto ai rappresentanti del Governo e delle Regioni di non rimandare ulteriormente l&#8217;approvazione di un decreto che il settore sta aspettando da mesi. Alcuni esponenti delle aziende associate infatti hanno messo in evidenza come un&#8217;eventuale proroga all&#8217;approvazione del nuovo sistema di incentivi al 15 marzo 2010 avrebbe potuto sortire effetti rilevanti sul business dei gruppi, costringendo numerose società alla riallocazione delle risorse su altre aree e, potenzialmente, altri settori industriali. Il mercato fotovoltaico risente infatti moltissimo degli incentivi stabiliti dal Conto Energia. Il nuovo decreto dovrebbe servire alle aziende per pianificare i propri investimenti e continuare a sviluppare un mercato, quello del fotovoltaico, in crescita costante. Diversamente le imprese saranno costrette a rivedere le strategie aziendali in materia di fotovoltaico. La decisione del rinvio non giunge comunque inaspettata. L&#8217;ultima bozza, infatti, aveva sollevato numerose critiche per via dei previsti tagli delle tariffe. Secondo i piani, al taglio del 20% del 2011 sarebbe seguito quello del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-1814" title="Fotovoltaico_opt" src="http://imprenditori.it/files/2010/04/Fotovoltaico_opt-225x300.jpg" alt="Fotovoltaico_opt" width="225" height="300" />La riunione in agenda il 25 febbraio per la presentazione del nuovo schema per incentivi al fotovoltaico è stata spostata a data da definire. Una decisione che rischia di pesare molto sulle aziende del settore. Il 24 febbraio, l&#8217;Associazione Nazionale dell&#8217;Industria Solare Fotovoltaica, Assosolare, aveva chiesto ai rappresentanti del Governo e delle Regioni di non rimandare ulteriormente l&#8217;approvazione di un decreto che il settore sta aspettando da mesi. Alcuni esponenti delle aziende associate infatti hanno messo in evidenza come un&#8217;eventuale proroga all&#8217;approvazione del nuovo sistema di incentivi al 15 marzo 2010 avrebbe potuto sortire effetti rilevanti sul business dei gruppi, costringendo numerose società alla riallocazione delle risorse su altre aree e, potenzialmente, altri settori industriali.</p>
<p style="text-align: justify;">Il mercato fotovoltaico risente infatti moltissimo degli incentivi stabiliti dal Conto Energia. Il nuovo decreto dovrebbe servire alle aziende per pianificare i propri investimenti e continuare a sviluppare un mercato, quello del fotovoltaico, in crescita costante. Diversamente le imprese saranno costrette a rivedere le strategie aziendali in materia di fotovoltaico. La decisione del rinvio non giunge comunque inaspettata. L&#8217;ultima bozza, infatti, aveva sollevato numerose critiche per via dei previsti tagli delle tariffe. Secondo i piani, al taglio del 20% del 2011 sarebbe seguito quello del 6% del 2012 (più altri di minore rilevanza negli anni successivi). Il restyling della bozza dovrebbe far ricomparire nel provvedimento il bonus per la sostituzione di amianto ed eternit, nonché introdurre, per la prima volta nel Conto Energia, maggiori incentivi per il fotovoltaico a concentrazione (considerato un&#8217;interessante opzione per ridurre in maniera significativa l&#8217;incidenza dei costi del componente fotovoltaico).</p>
<p style="text-align: justify;">Il nuovo ritardo nell&#8217;annuncio ufficiale del nuovo Conto Energia oltre la fine di febbraio sarà causa di ulteriore incertezza, che peserà sulle decisioni d&#8217;investimento con pessimi effetti sul mercato italiano dell’energia pulita. &#8220;Questa eventualità”, secondo il direttore di First Solar Italia, “potrebbe quindi creare un significativo rischio per lo sviluppo del settore fotovoltaico in Italia, ed avrebbe un impatto negativo sulla possibilità per l&#8217;Italia di soddisfare i propri impegni circa l&#8217;impiego di energie rinnovabili per il 2020”. Diversi anche gli appelli sul sito di Assosolare riguardanti la normativa di riferimento. Per Andrea Fontana Gribodo, Country Manager, Fotowatio Italia “Il comparto del fotovoltaico necessita di una normativa con un orizzonte temporale di medio-lungo termine, adeguato ai tempi di progettazione e costruzione degli impianti. Solo così si dà alle banche la certezza necessaria per sostenere gli investimenti ad alta intensità di capitale richiesti. Senza una garanzia di continuità è molto difficile che si formi una solida industria italiana del settore”.</p>
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		<title>Non buttiamo l&#8217;energia nel cassonetto</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Dec 2009 10:50:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elisa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
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		<category><![CDATA[energia pulita]]></category>
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		<description><![CDATA[Una nuova opportunità imprenditoriale arriva dalla constatazione di un bisogno, il bisogno crescente di metano. Un decimo del gas consumato ogni anno in Italia può infatti arrivare da riscorse, per così dire, casalinghe. Differenziando la parte organica dei rifiuti che buttiamo ogni giorno nella pattumiera è possibile creare biogas da digestione anaerobica per un totale di 8 miliardi di metri cubi di metano, pari a un decimo della domanda registrata in Italia nel 2007. Tra il 2005 e il 2006 la produzione dei rifiuti solidi urbani in Italia è aumentata di circa il 3%, attestandosi sui 32,5 milioni di tonnellate. In base all’ultimo rapporto Ispra (l’istituto del ministero dell’Ambiente che ha sostituito l’Apat) nel 2006 i rifiuti urbani biodegradabili raccolti in maniera differenziata sono aumentati rispetto al 2005 raggiungendo la quota di 5,9 milioni di tonnellate. In particolare la raccolta differenziata del verde e dell’organico è aumentata dell’11,4% raggiungendo i 2,7 milioni di tonnellate. Secondo i diversi studi, questa componente umida dei rifiuti solidi urbani costituita da scarti di cucina e verde (ramaglie, sfalci d’erba), raccolta in maniera differenziata, potrebbe essere valorizzata tramite digestione anaerobica e compostaggio per produrre fertilizzante per i suoli ed energia pulita. Se la raccolta di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span><a href="http://imprenditori.it/files/2009/12/torsolo.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1201" title="torsolo" src="http://imprenditori.it/files/2009/12/torsolo-300x266.jpg" alt="torsolo" width="300" height="266" /></a>U</span><span>na nuova opportunità imprenditoriale arriva dalla constatazione di un bisogno, il bisogno crescente di metano. Un decimo del gas consumato ogni anno in Italia può infatti arrivare da riscorse, per così dire, casalinghe. Differenziando la parte organica dei rifiuti che buttiamo ogni giorno nella pattumiera è possibile creare <strong>biogas da digestione anaerobica per un totale di 8 miliardi di metri cubi di metano, pari a un decimo della domanda registrata in Italia nel 2007</strong>. Tra il 2005 e il 2006 la produzione dei rifiuti solidi urbani in Italia è aumentata di circa il 3%, attestandosi sui 32,5 milioni di tonnellate. </span></p>
<div style="text-align: justify;">
<p><span>In base all’ultimo rapporto Ispra (l’istituto del ministero dell’Ambiente che ha sostituito l’Apat) nel 2006 i rifiuti urbani biodegradabili raccolti in maniera differenziata sono aumentati rispetto al 2005 raggiungendo la quota di 5,9 milioni di tonnellate. In particolare la raccolta differenziata del verde e dell’organico è aumentata dell’11,4% raggiungendo i 2,7 milioni di tonnellate. </span></p>
<p><span>Secondo i diversi studi, questa componente umida dei rifiuti solidi urbani costituita da scarti di cucina e verde (ramaglie, sfalci d’erba), raccolta in maniera differenziata, potrebbe essere valorizzata tramite digestione anaerobica e compostaggio per produrre fertilizzante per i suoli ed energia pulita.</span></p>
<p><span>Se la raccolta di queste tipologie di rifiuto fosse estesa capillarmente a tutto il territorio nazionale, il flusso intercettato potrebbe raggiungere 9.000.000 circa di tonnellate. La digestione anaerobica è un processo di trasformazione biochimica che avviene in assenza di ossigeno all’interno di reattori chiusi e che porta alla degradazione di sostanze organiche complesse con formazione di biogas e “digestato”.</span></p>
<p><span>Il biogas, sfruttabile a fini energetici, è costituito per il 50-80% da metano e per il resto soprattutto da anidride carbonica. Il digestato, invece, è un materiale semi-stabilizzato che può essere avviato a compostaggio per produrre fertilizzante. Ecco dunque un investimento possibile per chi è attivo (o per chi ha deciso di attivarsi) nel mondo dell’energia: riciclo, produzione di energia pulita e di fertilizzanti altrettanto “verdi”. </span></p>
<p><span>Il possibile ostacolo, rappresentato dai forti costi d’investimento iniziale <strong>(un impianto di digestione anaerobica ha un costo di “partenza” di 400-800 €/ton. anno trattate)</strong>, potrebbe essere superato da una corretta gestione del mercato dei certificati verdi e dalle giuste economie di scala. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span>E’ quindi necessario anche l’intervento di un’autorità regolatrice che sappia leggere questa possibilità dall’indiscutibile potere d’attrazione. A confermare, se ce ne fosse bisogno, che lavorare attorno all’energia pulita non è solo un vezzo ambientalistico, ma una concreta possibilità economica: una delle migliori possibilità in un sistema economico che soffre di stagnazione e di invecchiamento. </span></p>
</div>
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		<title>Sull&#8217;energia si investe</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Jun 2009 14:30:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elisa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Tools]]></category>
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		<category><![CDATA[energia]]></category>
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		<description><![CDATA[di Patrizia Spaggiari L&#8217;energia e la lotta ai cambiamenti climatici sono i settori nei quali si è sviluppata la più importante novità d&#8217;azione dell&#8217;Unione europea negli ultimi anni. In questo ambito, di particolare importanza per i cittadini e le imprese italiane, costrette a pagare il prezzo più alto d&#8217;Europa per l&#8217;energia a causa dell&#8217;alto grado di dipendenza dai rifornimenti da Paesi extraeuropei, l&#8217;Ue ha assunto un ruolo decisivo per tutti. La strategia approvata nel dicembre scorso da tutti i Ministri dei 27 Paesi dell&#8217;UE, Italia compresa, ha fissato obiettivi chiari secondo un calendario preciso. Spetterà al Parlamento europeo che uscirà dalle prossime elezioni del 7 giugno, insieme alla nuova Commissione europea che sarà nominata nei mesi successivi, gestire gli importanti impegni necessari per raggiungere gli obiettivi fissati di comune accordo. La constatazione che per affrontare problemi di tale portata il semplice livello nazionale non è più sufficiente, ha portato le Istituzioni europee a prendersene carico coinvolgendo tutti gli Stati membri. I singoli paesi devono sicuramente impegnarsi a limitare per quanto possibile le emissioni, ma un’azione comune a livello Ue o internazionale risulta decisamente più efficace. Quello dell&#8217;impegno comune è un principio che si estende ormai in diversi settori dato che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>di Patrizia Spaggiari</strong><br />
<em><br />
</em></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;energia e la lotta ai cambiamenti climatici sono i settori nei quali si è sviluppata la più importante novità d&#8217;azione dell&#8217;Unione europea negli ultimi anni. In questo ambito, di particolare importanza per i cittadini e le imprese italiane, costrette a pagare il prezzo più alto d&#8217;Europa per l&#8217;energia a causa dell&#8217;alto grado di dipendenza dai rifornimenti da Paesi extraeuropei, l&#8217;Ue ha assunto un ruolo decisivo per tutti. La strategia approvata nel dicembre scorso da tutti i Ministri dei 27 Paesi dell&#8217;UE, Italia compresa, ha fissato obiettivi chiari secondo un calendario preciso. Spetterà al Parlamento europeo che uscirà dalle prossime elezioni del 7 giugno, insieme alla nuova Commissione europea che sarà nominata nei mesi successivi, gestire gli importanti impegni necessari per raggiungere gli obiettivi fissati di comune accordo.</p>
<p style="text-align: justify;">La constatazione che per affrontare problemi di tale portata il semplice livello nazionale non è più sufficiente, ha portato le Istituzioni europee a prendersene carico coinvolgendo tutti gli Stati membri. I singoli paesi devono sicuramente impegnarsi a limitare per quanto possibile le emissioni, ma un’azione comune a livello Ue o internazionale risulta decisamente più efficace. Quello dell&#8217;impegno comune è un principio che si estende ormai in diversi settori dato che le azioni comuni massimizzano l’efficacia delle misure e danno origine ad economie di scala: le misure sono meno costose e non falsano gli scambi nel mercato unico europeo. Insieme, i 27 paesi dell’Ue possono influenzare l’azione mondiale per contrastare i cambiamenti climatici in misura sicuramente maggiore di quanto potrebbero fare individualmente.</p>
<p style="text-align: justify;">La strategia europea per l&#8217;energia e la lotta ai cambiamenti climatici, approvata nel dicembre scorso e nota come &#8220;20-20-20&#8243;, prevede obiettivi chiari secondo un calendario preciso: entro il 2020, la riduzione del 20% della produzione di CO2, un 20% di produzione di energia da fonti rinnovabili e pulite, una maggior efficienza energetica – cioè una riduzione dei consumi – sempre del 20%.<br />
I benefici saranno molteplici soprattutto se visti con la lungimiranza necessaria a ogni intervento che agisce su processi epocali. Sarà importante il contributo alla lotta contro i cambiamenti climatici che potrebbe favorire un nuovo accordo globale sul clima dopo quello, rimasto parzialmente irrealizzato, di Kyoto. L&#8217;approvvigionamento energetico sarà  più sicuro e il risparmio a livello europeo sulla fattura per le importazioni di petrolio e di gas sarà di 50 miliardi di euro l’anno. Si prevede anche la creazione di circa 1 milione di posti di lavoro nell’industria europea delle fonti di energia rinnovabili (sono solo 300.000 oggi) e l’industria europea trarrà un vantaggio competitivo grazie alla forte carica di innovazione nel settore europeo dell&#8217;energia. Anche sui costi sociali nei settori della salute pubblica e delle misure di controllo ci saranno importanti risparmi dalla riduzione dell’inquinamento atmosferico, con significativi benefici per la salute e meno spese per le misure di controllo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Bandi europei per gli investimenti sull&#8217;energia: 4 miliardi di euro lo stanziamento totale</strong></p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; stato appena pubblicato il bando europeo sui progetti per le infrastrutture nel settore dell&#8217;energia e che riguardano anche importanti opere sul territorio italiano. Si tratta in particolare di interconnessioni energetiche, l&#8217;energia eolica offshore, la cattura e lo stoccaggio del carbone. L&#8217;iniziativa fa parte del Piano europeo per la ripresa economica, sulla quale le istituzioni europee hanno recentemente raggiunto un accordo che adesso si trasforma in realizzazioni concrete. La scadenza per chi vuole rispondere al bando è il 15 luglio 2009, e la Commissione europea potrebbe firmare i primi contratti entro la fine dell&#8217;anno.</p>
<p style="text-align: justify;">Il finanziamento stanziato sarà un volano per gli investimenti nel settore dell&#8217;energia e aiuterà anche a migliorare la sicurezza dell&#8217;approvvigionamento ai Paesi dell&#8217;UE più vulnerabili. Queste le dichiarazioni del Commissario europeo all&#8217;energia Andris Piebalgs: “questi fondi avranno un impatto diretto sull&#8217;economia europea e sull&#8217;occupazione. L&#8217;ultima crisi del gas ha mostrato la vulnerabilità dell&#8217;Europa sul lato dell&#8217;offerta. Infine, questo finanziamento contribuirà alla realizzazione degli obiettivi europei sulla lotta ai cambiamenti climatici promuovendo per la prima volta su larga scala le tecnologie di stoccaggio del carbone e la costruzione di turbine eoliche a potenza elevata&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Le risorse europee a disposizione per queste infrastrutture per i due anni 2009 e 2010 ammontano a 3 miliardi e 980 milioni di euro suddivisi per aree di intervento. La parte più cospicua andrà ai progetti su infrastrutture per il gas e l&#8217;elettricità: 2 miliardi e 365 milioni. Per l&#8217;energia eolica offshore ci saranno 565 milioni di euro, e 1 miliardo e 50 milioni per i progetti di cattura e stoccaggio del carbone. Il testo del bando è nel sito della Commissione europea: può essere conslutato cliccando <a href="http://wcmcom-ec-europa-eu-wip.wcmvue.cec.eu.int:8080/energy/grants/2009_07_15_en.htm" target="_blank">qu</a>i</p>
<p>Quali progetti interessano il territorio italiano? Innanzitutto il gasdotto meridionale chiamato &#8220;Nabucco&#8221; che tocca, oltre all&#8217;Italia, Austria, Ungheria, Bulgaria, Germania, Romania e Grecia: 200 i milioni a disposizione. Poi, 120 milioni per il gasdotto GALSI tra Algeria e Italia. Per le interconnessioni elettriche, il cavo sottomarino tra la Sicilia e la penisola, il cui finanziamento ammonta a 110 milioni. Infine il carbone: per l&#8217;impianto a Porto Tolle nel delta del Po sono stati stanziati 100 milioni di euro.</p>
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