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	<title>ImprenditoriAmbiente | Imprenditori</title>
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	<description>uno sguardo ostinato e lucido sul mondo</description>
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		<title>Più bici, più piaci: Reggio Emilia regina della mobilità sostenibile</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Dec 2010 13:54:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>agnese</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Chiara Melloni Il problema della mobilità. Inquinamento atmosferico e acustico, deterioramento dell’ambiente e del paesaggio urbano, incalcolabili rischi per la salute pubblica e costi alti per privati ed enti locali. Tutti mali provocati dall’automobile, che sembra indispensabile&#8230; Ma è davvero così? • ALTERNATIVA SOSTENIBILE C’è chi dice no. E vuole tutelare ed incentivare modelli sostenibili di mobilità alternativa. La sfida è ripensare il modo in cui si effettuano gli spostamenti in città secondo parametri di efficienza, sicurezza e sostenibilità ambientale. Ma sbagliereste ad immaginare mezzi di trasporto futuristici. A volte le soluzioni stanno nelle cose semplici: la protagonista della mobilità urbana sostenibile è la bicicletta, un mezzo di trasporto flessibile e competitivo. La bicicletta è infatti veloce: la maggior parte degli spostamenti in automobile in città sono inferiori ai 4 km e i tempi medi di percorrenza in bicicletta di questi tragitti sono inferiori a quelle delle automobili. Inoltre, una volta affrontata la spesa iniziale, la bicicletta è praticamente a costo zero. È sostenibile, non inquina. E contribuisce a tutelare la vostra salute. Se le sfide sono occasioni di cambiamento e di miglioramento, rendere ciclabili le nostre città è una delle sfide cruciali del futuro. A fianco della semplicità [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a rel="attachment wp-att-3048" href="http://imprenditori.it/2010/12/29/piu-bici-piu-piaci-reggio-emilia-regina-della-mobilita-sostenibile/biciscritta_opt/"><img class="alignleft size-medium wp-image-3048" title="BiciScritta_opt" src="http://imprenditori.it/files/2010/12/BiciScritta_opt-300x185.jpg" alt="" width="300" height="185" /></a>di Chiara Melloni</strong></p>
<p>Il problema della mobilità.<br />
Inquinamento atmosferico e acustico, deterioramento dell’ambiente e del paesaggio urbano, incalcolabili rischi per la salute pubblica e costi alti per privati ed enti locali. Tutti mali provocati dall’automobile, che sembra indispensabile&#8230; Ma è davvero così?<br />
<strong>• ALTERNATIVA SOSTENIBILE</strong><br />
C’è chi dice no. E vuole tutelare ed incentivare modelli sostenibili di mobilità alternativa. La sfida è ripensare il modo in cui si effettuano gli spostamenti in città secondo parametri di efficienza, sicurezza e sostenibilità ambientale. Ma sbagliereste ad immaginare mezzi di trasporto futuristici. A volte le soluzioni stanno nelle cose semplici: la protagonista della mobilità urbana sostenibile è la bicicletta, un mezzo di trasporto flessibile e competitivo. La bicicletta è infatti veloce: la maggior parte degli spostamenti in automobile in città sono inferiori ai 4 km e i tempi medi di percorrenza in bicicletta di questi tragitti sono inferiori a quelle delle automobili. Inoltre, una volta affrontata la spesa iniziale, la bicicletta è praticamente a costo zero. È sostenibile, non inquina. E contribuisce a tutelare la vostra salute. Se le sfide sono occasioni di cambiamento e di miglioramento, rendere ciclabili le nostre città è una delle sfide cruciali del futuro. A fianco della semplicità della bicicletta, c’è l’innovazione. Questi cambiamenti, infatti, non sono spontanei, ma richiedono alte competenze al servizio di una indispensabile volontà politica. E la città di Reggio Emilia si contraddistingue da questo punto di vista nel panorama nazionale ed internazionale.<br />
<strong>• Reggio Emilia prima città d’Italia per indice di ciclabilità</strong><br />
All’Assessorato Mobilità sono piuttosto orgogliosi di come l’obiettivo della ciclabilità stia diventando realtà qui a Reggio Emilia. Guardano avanti e pensano nel lungo periodo. Grazie a un progetto chiamato BiciPlan è già stato pianificato lo sviluppo dei prossimi dieci anni. Il punto è la logica di rete: sostituire a percorsi frammentati una rete interconnessa di itinerari ciclabili sul territorio. &#8220;L’obiettivo ambizioso è quello di portare in bicicletta il doppio dei reggiani rispetto ad oggi&#8221;, dichiara Paolo Gandolfi, Assessore alla Mobilità.<br />
<strong>• Progetti e servizi</strong><br />
Per promuovere la mobilità sostenibile nelle nuove generazioni, l’Assessorato ha avviato progetti con quasi la metà delle scuole primarie del territorio. &#8220;L’obiettivo è coniugare un’eccellenza per la quale Reggio è già famosa in tutto il mondo, cioè l’educazione primaria, con un’eccellenza nuova, quella della mobilità sostenibile&#8221;, dice Alessandro Meggiato, dirigente del Servizio Politiche per la Mobilità. Più di 500 bambini sono stati coinvolti con le loro famiglie in progetti come il BiciBus e il PediBus, affrontando il percorso casa-scuola nello spirito della mobilità sostenibile. Inoltre, visto che ad accompagnare i bambini sono genitori, nonni e insegnanti volontari, l’ecologia va a braccetto con iniziative di cittadinanza attiva a costo zero. Tutto ciò all’insegna della sicurezza: grazie alla collaborazione coi vigili urbani, i bimbi sono protagonisti di corsi di educazione stradale al termine dei quali conseguono un patentino da ciclista. Dalla scuola elementare di Coviolo, per esempio, la mobility manager Francesca Monti esprime soddisfazione: &#8220;L’esperienza è positiva, le famiglie sono felici di collaborare&#8221;.<br />
Non solo. La ciclabilità a Reggio Emilia ha anche servizi dedicati. Le flotte di biciclette pubbliche del servizio PedalaRE sono messe a disposizione grazie a un sistema di noleggio automatizzato: iscrivendosi si ottiene una tessera che permette di ritirare la bicicletta e restituirla presso una qualsiasi delle 13 postazioni presenti in centro storico e dintorni. Le postazioni sono ai parcheggi scambiatori, alla stazione FS e, grazie alla collaborazione con l’Azienda ospedaliera, anche all’Ospedale Santa Maria. Per incentivare gli spostamenti brevi, la prima mezz’ora è gratis. Il servizio costa 50 centesimi l’ora, e la tariffa giornaliera è di 3 euro. &#8220;Il nostro obiettivo è tutelare e favorire l’uso della bicicletta. La consideriamo un veicolo con una dignità almeno pari a quella dell’automobile&#8221;, dice Matteo Dondé, esperto di mobilità ciclabile e progettista del BiciPlan.<br />
<strong>• Problemi e obiettivi</strong><br />
Legambiente riconosce il primato di Reggio Emilia per il pacchetto di politiche e servizi dedicati: qui la bicicletta copre ben il 15% della domanda di mobilità. Anche qui però non è tutto oro&#8230; La bicicletta non incide ancora abbastanza sul non utilizzo dell’automobile privata: la somma di chi si sposta in bici e di chi si sposta con i mezzi pubblici tende a rimanere costante. La sfida è convincere l’automobilista che scendere dalla propria macchina conviene.<br />
<strong>• LA COLLEGA PADOVA</strong><br />
Insieme a Reggio Emilia, anche Padova ha fatto tanto per promuovere la mobilità sostenibile ed è spesso presa ad esempio nel panorama nazionale. &#8220;Sono importanti politiche strutturali di promozione e di incentivo&#8221;, dice Andrea Ragona, presidente del circolo di Legambiente Padova. &#8220;Ma a livello internazionale siamo ancora indietro. Il nostro obiettivo è il modello 30-30-30 di Copenhagen: pur essendo una grande capitale soddisfa le esigenza di mobilità con il 30% di trasporto privato, il 30% di trasporto pubblico e il 30% di biciclette&#8221;. Reggio è a 15-15-70. Il bilancio è positivo ma c’è ancora tanto da fare.</p>
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		<title>Metti i pannelli fotovoltaici in orbita</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Aug 2010 15:25:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un limite delle energie rinnovabili, come il solare e l&#8217;eolico, risiede nel fatto che la produzione di energia dipende dalle condizioni atmosferiche. Più semplicemente basta l&#8217;alternarsi giorno-notte per rendere il solare una fonte di energia che rende il 50% della propria potenzialità. Gli impianti Space Solar Power sono stati pensati sopratutto per ovviare a questo problema. Infatti, è possibile attivare pannelli fotovoltaici che captano i raggi del sole direttamente in orbita (1.366 watts/m2) superando problemi fisici come la situazione meteorologica, il rapporto esposizione solare/ore e la latitudine. La società Space Energy ha annunciato di voler lanciare in orbita satelliti che funzionano come centrali fotovoltaiche, in grado di generare e trasmettere energia elettrica ai ricevitori sulla Terra, attraverso onde radio a bassa frequenza. Si tratterebbe di &#8220;ancorare&#8221; vari pannelli solari ad un satellite, in grado di direzionarli al meglio verso il sole. La differenza con le centrali solari a terra è evidente: c&#8217;è il sole sempre e lo si cattura molto meglio. Da una pannellazione di un chilometro si può, infatti, ricavare energia equivalente alla produzione annua di tutti i giacimenti di petrolio esistenti. Così come nel caso di tante altre recenti rivoluzioni nella cultura e nella società – basta pensare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-2547" title="070725_solarpower_hmed_11a.hmedium" src="http://imprenditori.it/files/2010/08/070725_solarpower_hmed_11a.hmedium-300x193.jpg" alt="" width="300" height="193" />Un limite delle energie rinnovabili, come il solare e l&#8217;eolico, risiede nel fatto che la produzione di energia dipende dalle condizioni atmosferiche. Più semplicemente basta l&#8217;alternarsi giorno-notte per rendere il solare una fonte di energia che rende il 50% della propria potenzialità. Gli impianti Space Solar Power sono stati pensati sopratutto per ovviare a questo problema. Infatti, è possibile attivare pannelli fotovoltaici che captano i raggi del sole direttamente in orbita (1.366 watts/m2) superando problemi fisici come la situazione meteorologica, il rapporto esposizione solare/ore e la latitudine.</p>
<p style="text-align: justify;">La società Space Energy ha annunciato di voler lanciare in orbita satelliti che funzionano come centrali fotovoltaiche, in grado di generare e trasmettere energia elettrica ai ricevitori sulla Terra, attraverso onde radio a bassa frequenza. Si tratterebbe di &#8220;ancorare&#8221; vari pannelli solari ad un satellite, in grado di direzionarli al meglio verso il sole. La differenza con le centrali solari a terra è evidente: c&#8217;è il sole sempre e lo si cattura molto meglio. Da una pannellazione di un chilometro si può, infatti, ricavare energia equivalente alla produzione annua di tutti i giacimenti di petrolio esistenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Così come nel caso di tante altre recenti rivoluzioni nella cultura e nella società – basta pensare ad internet – il progetto della Space Energy ricalca un precedente studio militare del governo degli Stati Uniti che risale all’ottobre 2007. Lo US National Security Strategy, infatti, aveva il mandato, da parte del Dipartimento della Difesa, di ricercare alternative all’attuale paradigma energetico basato sul petrolio, al fine di garantire la sicurezza energetica nazionale. Ora gli USA sono un importatore netto, quindi i principali strateghi del Pentagono hanno iniziato a sottoporre ad analisi costi-benefici modelli energetici alternativi che non fossero legati a risorse esauribili o localizzate in Paesi terzi sui quali gravano incognite di tipo geopolitico.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo US National Security Strategy ha, infine, scelto di aggiorare un progetto, chiamato Space Based Solar Power (SBSP), che risale a 40 anni fa. L’evoluzione tecnologica, oltre all’aumento del costo del petrolio al barile, ha reso realista e praticabile questa opzione, nonostante la ricerca vi abbia destinato solo 80 milioni di dollari, contro i 21 miliardi drenati dagli studi sul nucleare.<br />
Dopo l’11 settembre, quando il barile di petrolio è passato da 15 ad 80 dollari, gli esperti americani hanno capito che era necessaria un’accelerazione allo SBSP.<br />
L’unione fa la forza e abbassa anche i costi. Non aveva senso – almeno per gli esperti – portare avanti il progetto solo in ottica nazionale. Da un punto di vista strettamente militare, inoltre, molti conflitti attuali sono legati alla scarsità di energia immediatamente disponibile per tutti. Più energia può quindi significare meno guerre. D’altronde il sole è un bene pubblico, e la tecnologia usata nel progetto può essere alla portata di molte nazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Così, a marzo 2007, il National Security Space Office (NSSO) e l’Advanced Concepts Office hanno lanciato un forum internet aperto a tutti gli esperti del mondo e alle aziende pronte ad investire. Tra le aziende che stanno lavorando a questo progetto c&#8217;è la Solaren Corporation di Manhattan Beach (California). Sono talmente convinti del successo del loro lavoro che pensano di iniziare a fornire energia già dal 2016. Li vincola un contratto con la Pacific Gas and Electric che stabilisce che proprio a partire da gennaio 2016 la Solaren dovrà immettere 200 megawatt nella rete elettrica nazionale.</p>
<p style="text-align: justify;">La trasmissione dell&#8217;energia dallo spazio a terra avverrà attraverso onde radio, utilizzando una tecnologia wireless già sperimentata in altre situazioni &#8220;terrestri&#8221;. Pur con un progetto che sembra solido, la Solaren è alla ricerca di 2 miliardi di dollari di investimenti per continuare il proprio lavoro (attualmente ha una decina di dipendenti). Con il progetto della Space Energy prende forma, forse, un nuovo paradigma energetico. Pulito, universale ed economicamente sostenibile.</p>
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		<title>Nuove certificazioni UE sui biocarburanti</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Aug 2010 15:21:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;introduzione di una certificazione di sostenibilità per i biocarburanti, fino ad oggi solamente ventilata come possibilità nella direttiva sulle energie rinnovabili che entrerà in vigore a dicembre 2010, diventa realtà. Al fine di garantire un controllo dei criteri di sostenibilità, dal campo fino alla pompa di rifornimento, Bruxelles ha, infatti, deciso di fare ricorso a un sistema volontario di certificazione che potrà essere realizzato dai diversi attori del mercato, industrie, governi, Ong. La decisione dell&#8217;Unione Europea, pur facendo riferimento a un sistema volontario, introduce di fatto l&#8217;obbligatorietà della certificazione. I biocarburanti che non riporteranno l&#8217;etichettatura potranno infatti essere prodotti, importati, venduti, ma non saranno calcolati nel quantitativo che ogni Paese deve utilizzare per essere in linea con la direttiva sulle energie rinnovabili. Con la Direttiva 2009/28/CE gli Stati dell&#8217;Unione Europea si sono impegnati a impiegare entro il 2020 una quota pari al 10% di carburanti prodotti a partire da fonti rinnovabili (biomasse solide, biocarburanti, elettricità ricavata da fonti pulite) sul totale dei carburanti utilizzati nei trasporti. I sussidi quindi, ancora indispensabili per sostenere il mercato, saranno a rigor di logica destinati solo ai carburanti verdi che rispetteranno i parametri comunitari. Nel testo della direttiva sulle rinnovabili, Bruxelles non si è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-2544" title="e007" src="http://imprenditori.it/files/2010/08/e007-300x193.jpg" alt="" width="300" height="193" />L&#8217;introduzione di una certificazione di sostenibilità per i biocarburanti, fino ad oggi solamente ventilata come possibilità nella direttiva sulle energie rinnovabili che entrerà in vigore a dicembre 2010, diventa realtà. Al fine di garantire un controllo dei criteri di sostenibilità, dal campo fino alla pompa di rifornimento, Bruxelles ha, infatti, deciso di fare ricorso a un sistema volontario di certificazione che potrà essere realizzato dai diversi attori del mercato, industrie, governi, Ong.</p>
<p style="text-align: justify;">La decisione dell&#8217;Unione Europea, pur facendo riferimento a un sistema volontario, introduce di fatto l&#8217;obbligatorietà della certificazione. I biocarburanti che non riporteranno l&#8217;etichettatura potranno infatti essere prodotti, importati, venduti, ma non saranno calcolati nel quantitativo che ogni Paese deve utilizzare per essere in linea con la direttiva sulle energie rinnovabili.</p>
<p style="text-align: justify;">Con la Direttiva 2009/28/CE gli Stati dell&#8217;Unione Europea si sono impegnati a impiegare entro il 2020 una quota pari al 10% di carburanti prodotti a partire da fonti rinnovabili (biomasse solide, biocarburanti, elettricità ricavata da fonti pulite) sul totale dei carburanti utilizzati nei trasporti. I sussidi quindi, ancora indispensabili per sostenere il mercato, saranno a rigor di logica destinati solo ai carburanti verdi che rispetteranno i parametri comunitari.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel testo della direttiva sulle rinnovabili, Bruxelles non si è limitata a richiedere il sistema di certificazioni per tutti i tipi di biocarburanti usati nell’UE (compresi quelli importati), ma ha definito anche i criteri che tali certificazioni devono rispettare per ottenere il riconoscimento. Secondo i requisiti stabiliti, i biocarburanti non potranno essere prodotti a partire da materie prime derivanti, per esempio, da foreste tropicali o da aree deforestate dopo il 2008, da paludi o da aree ad alta biodiversità.</p>
<p style="text-align: justify;">In particolare, riguardo la destinazione dei suoli Bruxelles ha precisato che le piantagioni di olio di palma non possono essere considerate come foreste e quindi, se hanno sostituito delle foreste, producono olio non sostenibile. La Commissione difende tuttavia l&#8217;olio di palma utilizzato per i biocarburanti dall&#8217;accusa di deforestazione: secondo la UE solo il 4- 5% dei biocarburanti europei è prodotto con questa materia prima, ovvero l&#8217;1% della produzione mondiale.</p>
<p style="text-align: justify;">Un altro criterio necessario a ottenere il riconoscimento, ha a che fare con la procedura di revisione dell&#8217;iter produttivo dei biocarburanti.<br />
Per garantirne l&#8217;affidabilità, i sistemi di certificazione dovranno avvalersi di revisori indipendenti che si facciano carico dell&#8217;esame dell&#8217;intera catena di produzione, dall&#8217;agricoltore e dallo stabilimento, al commerciante e al distributore che fornisce benzina o carburante diesel alla stazione di servizio.</p>
<p style="text-align: justify;">I biocarburanti per poter essere definiti sostenibili, ed essere quindi considerati nel calcolo degli obiettivi nazionali, dovranno, inoltre, consentire un risparmio di gas serra rispetto ai combustibili fossili pari al 35%. Tale percentuale dovrà salire al 50% nel 2017 e al 60% nel 2018 per i biocarburanti prodotti da nuovi impianti. Nel calcolo si terrà conto non solo della CO2, ma anche delle emissioni di metano e di protossido di azoto, gas ancora più dannosi.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel commentare la decisione dell&#8217;Unione, Günther Oettinger, commissario europeo per l&#8217;Energia, ha affermato: “Negli anni a venire i biocarburanti saranno l&#8217;unica alternativa alla benzina e ai combustibili diesel utilizzati per i trasporti, che causano oltre il 20% delle emissioni di gas a effetto serra dell&#8217;Unione europea. Dobbiamo garantire che anche i biocarburanti siano sostenibili. Il nostro sistema di certificazione &#8211; il più rigoroso tra quelli esistenti &#8211; garantirà che i biocarburanti rispettino gli standard ambientali più severi e avrà ripercussioni positive anche su altre regioni del mondo, perché si applica anche ai biocarburanti importati”.</p>
<p style="text-align: justify;">La direttiva del 2009 sull’energia da fonti rinnovabili fissa come obiettivo generale per l’UE una quota del 20% di energia rinnovabile rispetto al consumo totale di energia entro il 2020. Ogni Paese UE deve raggiungere obiettivi precisi: l’Italia deve raggiungere il 17% ma a tutt’oggi è ancora lontana dal 10%.</p>
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		<title>Il piano B (il quarto) per salvare la Terra</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Jul 2010 15:09:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elisa</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Lester Brown]]></category>
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		<description><![CDATA[È da poco uscito in Italia il nuovo libro di Lester Russel Brown, padre dell&#8217;ambientalismo americano, economista e scrittore statunitense: “Piano B 4.0 &#8211; Mobilitarsi per salvare la civiltà”. Può un libro destare le coscienze politiche? E quelle della gente? Brown illustra il suo punto di vista sulla questione ambientale in rapporto all&#8217;economia &#8220;anche se ci sarà una grande crescita economica, ci sarà abbastanza acqua? E che andamento avranno i prezzi e la disponibilità di cibo?&#8221;. Chi valuta le crisi economiche spesso non considera le variabili climatiche, eppure sono indicatori importanti per comprendere il futuro della natura e quindi dell&#8217;umanità. Lester Brown è autore di oltre venti libri sui problemi ambientali globali che sono stati tradotti in oltre quaranta lingue. “Piano B 4.0 &#8211; Mobilitarsi per salvare la civiltà” può essere considerato come una versione aggiornata del suo famoso precedente “Piano B 3.0”, uno dei migliori libri sull&#8217;argomento della sostenibilità ambientale. Lo scrittore ci dà due notizie, una cattiva e l’altra, per fortuna, buona. Quella cattiva è che noi consumiamo tutto quello che la Terra produce: riscaldamento globale, picco del petrolio e impoverimento dei suoli e delle riserve ittiche vanno a colpire proprio la capacità del nostro pianeta di produrre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-2390" title="2LesterBrown_K" src="http://imprenditori.it/files/2010/07/2LesterBrown_K-213x300.jpg" alt="" width="213" height="300" />È da poco uscito in Italia il nuovo libro di Lester Russel Brown, padre dell&#8217;ambientalismo americano, economista e scrittore statunitense: “Piano B 4.0 &#8211; Mobilitarsi per salvare la civiltà”. Può un libro destare le coscienze politiche? E quelle della gente? Brown illustra il suo punto di vista sulla questione ambientale in rapporto all&#8217;economia &#8220;anche se ci sarà una grande crescita economica, ci sarà abbastanza acqua? E che andamento avranno i prezzi e la disponibilità di cibo?&#8221;. Chi valuta le crisi economiche spesso non considera le variabili climatiche, eppure sono indicatori importanti per comprendere il futuro della natura e quindi dell&#8217;umanità.</p>
<p style="text-align: justify;">Lester Brown è autore di oltre venti libri sui problemi ambientali globali che sono stati tradotti in oltre quaranta lingue. “Piano B 4.0 &#8211; Mobilitarsi per salvare la civiltà” può essere considerato come una versione aggiornata del suo famoso precedente “Piano B 3.0”, uno dei migliori libri sull&#8217;argomento della sostenibilità ambientale. Lo scrittore ci dà due notizie, una cattiva e l’altra, per fortuna, buona. Quella cattiva è che noi consumiamo tutto quello che la Terra produce: riscaldamento globale, picco del petrolio e impoverimento dei suoli e delle riserve ittiche vanno a colpire proprio la capacità del nostro pianeta di produrre cibo. La buona notizia è invece che esiste un piano per salvarci.<br />
Si chiama Piano B, e ci dice cosa fare e perché. Approfondiamo meglio.</p>
<p style="text-align: justify;">Brown sostiene che la più grave minaccia agli equilibri geopolitici sta &#8220;nel mix esplosivo tra competizione per le scarse risorse idriche e agricole, alti prezzi del cibo, aumento degli affamati, effetti del cambiamento del clima e pressione demografica. Ogni sera si siedono a tavola a cena 216.000 persone in più rispetto al giorno prima, ed è una crescita destinata ad accelerare. Il modello economico dominante non si preoccupa di risolvere la trappola demografica e alimentare&#8221;. Diventa quindi fondamentale la domanda: &#8220;in quale modo verrà prodotta l’energia di cui abbiamo bisogno? Quali conseguenze avrà sul futuro del clima?&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;elevato impatto dell&#8217;uomo sui sistemi naturali rischia di mettere in crisi la nostra sopravvivenza. La possibilità che lo stesso mercato troverà il modo di neutralizzare gli inquinanti che stiamo disperdendo nell&#8217;atmosfera, nelle acque e nel suolo è fortemente in dubbio.<br />
Il disastro ecologico del Golfo del Messico ha messo tutti di fronte all&#8217;incapacità di gestire e prevedere questo tipo di tragedie ambientali.<br />
Saremo davvero disponibili e sopratutto capaci di liberarci dalla dipendenza dal petrolio e carbone, proprio ora che Cina e India si impongono all&#8217;attenzione globale con la loro inesauribile fame di materie prime?</p>
<p style="text-align: justify;">Per Lester Brown bisogna imboccare già da oggi una strada per ridurre su scala globale e locale sprechi e inefficienze con una strategia in cui non sono ammessi spettatori: ciascuno di noi ha un ruolo chiave da giocare. Perseverare con il modello economico attuale, che sta distruggendo i propri ecosistemi di supporto e spianando la via a pericolosi cambiamenti climatici, non è più un&#8217;opzione percorribile. I fatti recenti rischiano di spingere a un punto di rottura l&#8217;intero sistema dell&#8217;economia mondiale. La nostra sfida consiste nel costruire un nuovo sistema, prevalentemente alimentato da fonti energetiche rinnovabili, dotato di un sistema di trasporti estremamente differenziato e che riutilizzi e ricicli i propri scarti in maniera efficiente. Ed è indispensabile farlo ad una velocità senza precedenti, perché continuare con il modello economico attuale non è più un&#8217;opzione considerabile.</p>
<p style="text-align: justify;">Infine per Brown il nucleare non è una strada percorribile poiché oltre che pericolosa è soprattutto antieconomica: &#8220;Sbaglia chi crede che il nucleare  sia economico. Se s&#8217;include lo smaltimento delle scorie, la gestione e assicurazione del reattore in caso di incidenti e di smantellamento delle centrali, l&#8217;energia nucleare non è competitiva. E non è un caso che Wall Street da 30 anni non investa sul nucleare: sanno che non conviene. In Italia il nucleare è stato proposto per rispondere alla grande domanda di energia dell&#8217;industria, ma non si riflette sul fatto che questo Paese abbonda delle tre principali fonti rinnovabili: geotermico, eolico e solare.  Com&#8217;è evidente, il problema non è tecnico ma politico: ci vuole una mobilitazione mondiale rapida e i potenti devono rendersi conto che c&#8217;è una convenienza economica nel riconvertire l&#8217;industria verso il sostenibile&#8221;. Un libro imperdibile, che non può mancare sul comodino del moderno ambientalista ma che sarebbe opportuno che venisse letto soprattutto da tutti coloro che hanno qualche responsabilità. E chi non ne ha?</p>
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		<title>L&#8217;ecologia è partecipazione</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Jun 2010 16:32:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;ampliamento del portale &#8220;Eye on Earth&#8221; (http://eyeonearth.cloudapp.net) è il risultato della collaborazione tra Microsoft Corp e Agenzia Europea per l&#8217;Ambiente (AEA) che hanno unito tecnologia all&#8217;avanguardia e dati ambientali. Una nuova applicazione, &#8220;Airwatch&#8221; fornisce informazioni sulla qualità dell&#8217;aria a più di 500 milioni di persone in Europa. Per la prima volta, l&#8217;AEA mette insieme dati misurati e modelli con le osservazioni dei cittadini. Fonte: AEA.&#8221;Eye on Earth&#8221; è stato lanciato nel maggio del 2008 insieme a &#8220;WaterWatch&#8221;, un&#8217;applicazione interattiva per la presentazione dei dati sulla qualità delle acque che utilizzava il motore &#8220;Bing Maps&#8221;. Con questo aggiornamento &#8220;Eye on Earth&#8221; si presenta non solo con una nuova veste grafica per entrambe le sezioni informative sulla qualità dell&#8217;aria e sulla qualità delle acque, ma si presenta anche come una delle più recenti applicazioni realizzate con &#8220;Windows Azure&#8221; e &#8220;SQL Azure&#8221; che ospitano anche il &#8220;Geo observatory data store&#8221;. L&#8217;interfaccia utente fornisce informazioni interattive a partire da un punto di vista complessivo sull&#8217;Europa fino ad arrivare al dettaglio stradale. Tali informazioni sono basate sulle misure delle centraline della qualità dell&#8217;aria e sulle osservazioni inserite dai cittadini. Traduce i dati scientifici in termini facilmente comprensibili e accessibili a tutti. L&#8217;Italia, attraverso la rete [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-2141" title="terra_005" src="http://imprenditori.it/files/2010/06/terra_005-300x297.jpg" alt="terra_005" width="300" height="297" />L&#8217;ampliamento del portale &#8220;Eye on Earth&#8221; (<a href="http://eyeonearth.cloudapp.net" target="_blank">http://eyeonearth.cloudapp.net</a>) è il risultato della collaborazione tra Microsoft Corp e Agenzia Europea per l&#8217;Ambiente (AEA) che hanno unito tecnologia all&#8217;avanguardia e dati ambientali. Una nuova applicazione, &#8220;Airwatch&#8221; fornisce informazioni sulla qualità dell&#8217;aria a più di 500 milioni di persone in Europa. Per la prima volta, l&#8217;AEA mette insieme dati misurati e modelli con le osservazioni dei cittadini. Fonte: AEA.&#8221;Eye on Earth&#8221; è stato lanciato nel maggio del 2008 insieme a &#8220;WaterWatch&#8221;, un&#8217;applicazione interattiva per la presentazione dei dati sulla qualità delle acque che utilizzava il motore &#8220;Bing Maps&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Con questo aggiornamento &#8220;Eye on Earth&#8221; si presenta non solo con una nuova veste grafica per entrambe le sezioni informative sulla qualità dell&#8217;aria e sulla qualità delle acque, ma si presenta anche come una delle più recenti applicazioni realizzate con &#8220;Windows Azure&#8221; e &#8220;SQL Azure&#8221; che ospitano anche il &#8220;Geo observatory data store&#8221;. L&#8217;interfaccia utente fornisce informazioni interattive a partire da un punto di vista complessivo sull&#8217;Europa fino ad arrivare al dettaglio stradale. Tali informazioni sono basate sulle misure delle centraline della qualità dell&#8217;aria e sulle osservazioni inserite dai cittadini. Traduce i dati scientifici in termini facilmente comprensibili e accessibili a tutti. L&#8217;Italia, attraverso la rete dei Punti Focali Regionali (PFR), partecipa anche al progetto di AEA &#8220;Near real Time &#8211; Air quality&#8221; che utilizza la tecnologia XML per lo scambio in tempo &#8220;quasi-reale&#8221; dei dati di monitoraggio rilevati dalle centraline di qualità dell&#8217;aria. I dati sono consultabili sul sito del progetto &#8220;OzoneWeb&#8221;: http://www.eea.europa.eu/maps/ozone/map. Gli stessi dati sono disponibili sul sito SINAnet alla sezione: http://www.sinanet.apat.it/it/nrt</p>
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		<title>Quando l&#8217;ambiente salva le imprese</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Jun 2010 15:52:51 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Patrizia Spaggiari (Consulente in formazione) L’Unione europea ha lanciato per i prossimi anni una serie di iniziative volte a promuovere l’ecoinnovazione e a sostenere l’attuazione del piano d’azione per le tecnologie ambientali nell’ambito del programma “Competitività e innovazione” (CIP). Tra il 2008 e il 2013 saranno disponibili quasi 200 milioni di euro per finanziare progetti con l’obiettivo di incentivare l’ecoinnovazione in Europa, in modo tale da migliorare lo status ambientale e competitivo europeo attraverso il sostegno di soluzioni innovative che proteggano l’ambiente ma che creino al tempo stesso un più ampio mercato delle tecnologie, dei metodi gestionali, dei prodotti e dei servizi “verdi”. Gli inviti a presentare proposte sono solitamente pubblicati ogni anno nel mese di aprile, e il termine ultimo per la presentazione delle proposte di quest’anno è il 9 settembre. La Commissione europea ha destinato fino ad ora circa 30 milioni di euro per ognuno di questi inviti, cifra che potrebbe essere destinata ad aumentare con l’avvicinarsi del 2013, e ha incoraggiato caldamente le candidature delle PMI. La sovvenzione comunitaria coprirà il 50% dei costi ammissibili. Questa iniziativa cerca di supportare il cambiamento dei modelli di consumo e di produzione sviluppando tecnologie, prodotti e servizi in grado [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-medium wp-image-2124" title="rimg0001_opt" src="http://imprenditori.it/files/2010/06/rimg0001_opt-300x207.jpg" alt="rimg0001_opt" width="300" height="207" />di Patrizia   Spaggiari (<a href="mailto:patrizia.spaggiari@libero.it">Consulente in formazione</a>)<br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;">L’Unione europea ha lanciato per i prossimi anni una serie di iniziative volte a promuovere l’ecoinnovazione e a sostenere l’attuazione del piano d’azione per le tecnologie ambientali nell’ambito del programma “Competitività e innovazione” (CIP). Tra il 2008 e il 2013 saranno disponibili quasi 200 milioni di euro per finanziare progetti con l’obiettivo di incentivare l’ecoinnovazione in Europa, in modo tale da migliorare lo status ambientale e competitivo europeo attraverso il sostegno di soluzioni innovative che proteggano l’ambiente ma che creino al tempo stesso un più ampio mercato delle tecnologie, dei metodi gestionali, dei prodotti e dei servizi “verdi”. Gli inviti a presentare proposte sono solitamente pubblicati ogni anno nel mese di aprile, e il termine ultimo per la presentazione delle proposte di quest’anno è il 9 settembre.</p>
<p style="text-align: justify;">La Commissione europea ha destinato fino ad ora circa 30 milioni di euro per ognuno di questi inviti, cifra che potrebbe essere destinata ad aumentare con l’avvicinarsi del 2013, e ha incoraggiato caldamente le candidature delle PMI. La sovvenzione comunitaria coprirà il 50% dei costi ammissibili. Questa iniziativa cerca di supportare il cambiamento dei modelli di consumo e di produzione sviluppando tecnologie, prodotti e servizi in grado di ridurre l’impatto sull’ambiente. Il mondo dell’impresa e l’innovazione in questo modo si uniscono per creare soluzioni sostenibili che possano garantire un utilizzo migliore di risorse preziose per il pianeta e permettano di ridurre gli effetti collaterali negativi dell’economia sull’ambiente. Ma l’ecoinnovazione non offre vantaggi soltanto in campo ecologico. Il mercato mondiale dei prodotti e dei servizi eco-compatibili sta crescendo di anno in anno. Da un punto di vista commerciale, quindi, questa è un’opportunità straordinaria per le imprese europee, che da possono investire in questo settore in rapido sviluppo.</p>
<p style="text-align: justify;">Per ottenere finanziamenti nell’ambito dell’iniziativa relativa all’ecoinnovazione del programma “Competitività e innovazione”, i progetti devono essere innovativi e presentare vantaggi evidenti e sostanziali per le politiche ambientali dell’Europa. Devono inoltre dimostrare di possedere un potenziale di riproducibilità, una più ampia commerciabilità e una più vasta applicazione. Saranno presi in considerazione soltanto i progetti di elevata qualità in termini di rendimento tecnico, economico e ambientale. La priorità viene data ai progetti in grado di offrire significativi margini di miglioramento per quanto riguarda l’impatto sull’ambiente dei loro processi, prodotti o servizi. La tipologia dei progetti che ricevono i finanziamenti varia di anno in anno, in base alla distribuzione delle precedenti sovvenzioni e ai risultati dei progetti stessi.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi tra gli ambiti prioritari figurano:<br />
- Riciclo di materiali: miglioramento dei processi di selezione dei rifiuti, rafforzamento della competitività delle industrie di riciclaggio, sviluppo di nuove soluzioni di riciclaggio e di prodotti innovativi che utilizzano materiali di riciclaggio.<br />
- Edilizia e costruzioni: prodotti innovativi per il settore dell’edilizia, produzione di materiali e tecniche sostenibili di costruzione, migliore utilizzo dei materiali riciclati e delle risorse rinnovabili per l’edilizia, nuove tecnologie per il trattamento e il risparmio delle risorse idriche.<br />
- Industria dei prodotti alimentari e bevande: sviluppo di processi di produzione e imballaggio più puliti, elaborazione di processi più efficienti per la gestione delle risorse idriche e innovazioni utili per assicurare la riduzione, il riciclaggio e il recupero dei rifiuti, nonché metodi per rendere più efficiente l’utilizzo delle risorse. Ultimamente la priorità è stata accordata ai settori che producono impatti ambientali di notevole portata, come l’industria casearia e della carne.<br />
- Industria “verde” e acquisti “verdi”: garanzia che le aziende tengano conto dei criteri ambientali al momento di fare acquisti ed uso efficiente delle risorse, supporto alle aziende nello sviluppo di processi e produzioni “verdi”, integrazione delle tecniche ecoinnovative nelle catene di approvvigionamento.</p>
<p style="text-align: justify;">L’invito a presentare progetti di prima applicazione commerciale nel campo dell’ecoinnovazione del “Programma quadro per la competitività e l’innovazione” è gestito dall’Agenzia esecutiva per la competitività e l’innovazione (EACI) dell’UE, in stretta collaborazione con la DG Ambiente della Commissione europea.<br />
Il testo del bando può essere scaricato all&#8217;indirizzo internet <a href="http://ec.europa.eu/environment/eco-innovation/application_en.htm" target="_blank">http://ec.europa.eu/environment/eco-innovation/application_en.htm</a>. Insomma, tirate fuori dai cassetti tutta la vostra avanguardia, quella che avete rubricato tra i sogni, perchè settembre è alle porte..</p>
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		<title>Non ci resta che praticare</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Jun 2010 16:27:03 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Buone pratiche di gestione e sviluppo alla Sesta Conferenza delle Città Europee Sostenibili, svoltasi dal 19 al 21 maggio nella cittadina francese di Dunkerque (www.dunkerque2010.org). La Conferenza nasce allo scopo di approfondire ambiti, strumenti e dimensioni attraverso i quali il concetto di sviluppo sostenibile diventa prassi e aiuta concretamente le amministrazioni locali ad affrontare le sfide climatiche, sociali ed economiche. L’evento offre quindi un’opportunità unica per consolidare il ruolo dei governi locali come partner e leader chiave nel processo di riduzione delle emissioni contaminanti e come promotori di soluzioni innovative. Anche l&#8217;Emilia Romagna ha presentato i suoi numeri, azioni e risultati di sostenibilità con il report “Le politiche per lo sviluppo sostenibile della Regione Emilia-Romagna 2005-2009”. Alcuni esempi? A livello di governance &#8211; allo scopo di aumentare partecipazione e inclusione &#8211; spiccano E-democracy, Partecipa.net e il portale IoPartecipo. Nell’ambito della gestione locale per la sostenibilità, il co-finanziamento di oltre 300 azioni di educazione ambientale e alla sostenibilità e il supporto agli enti locali per progetti di certificazione, per la diffusione degli “acquisti verdi”, per fare Contabilità ambientale. Nell’area risorse naturali comuni, diversi progetti pilota per il risparmio idrico, la promozione di fonti rinnovabili, dell’eco-edilizia e dell’agro-energia. Sul fronte Consumo responsabile [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-2138" title="2e0d9860bde026d4a9ab653f49cfc33e" src="http://imprenditori.it/files/2010/06/2e0d9860bde026d4a9ab653f49cfc33e-300x198.jpg" alt="2e0d9860bde026d4a9ab653f49cfc33e" width="300" height="198" />Buone pratiche di gestione e sviluppo alla Sesta Conferenza delle Città Europee Sostenibili, svoltasi dal 19 al 21 maggio nella cittadina francese di Dunkerque (<a href="http://www.dunkerque2010.org" target="_blank">www.dunkerque2010.org</a>). La Conferenza nasce allo scopo di approfondire ambiti, strumenti e dimensioni attraverso i quali il concetto di sviluppo sostenibile diventa prassi e aiuta concretamente le amministrazioni locali ad affrontare le sfide climatiche, sociali ed economiche. L’evento offre quindi un’opportunità unica per consolidare il ruolo dei governi locali come partner e leader chiave nel processo di riduzione delle emissioni contaminanti e come promotori di soluzioni innovative. Anche l&#8217;Emilia Romagna ha presentato i suoi numeri, azioni e risultati di sostenibilità con il report “Le politiche per lo sviluppo sostenibile della Regione Emilia-Romagna 2005-2009”.</p>
<p style="text-align: justify;">Alcuni esempi? A livello di governance &#8211; allo scopo di aumentare partecipazione e inclusione &#8211; spiccano E-democracy, Partecipa.net e il portale IoPartecipo. Nell’ambito della gestione locale per la sostenibilità, il co-finanziamento di oltre 300 azioni di educazione ambientale e alla sostenibilità e il supporto agli enti locali per progetti di certificazione, per la diffusione degli “acquisti verdi”, per fare Contabilità ambientale. Nell’area risorse naturali comuni, diversi progetti pilota per il risparmio idrico, la promozione di fonti rinnovabili, dell’eco-edilizia e dell’agro-energia. Sul fronte Consumo responsabile e stili di vita, di particolare interesse: la creazione di laboratori per il trattamento dei RAEE; il progetto “Vetrina della Sostenibilità” che valorizza le buone pratiche di sostenibilità adottate dalle aziende; l’approvazione della Legge regionale sugli “acquisti verdi”. A livello di Migliore mobilità, c’è il progetto “MI MUOVO” (acquisto di biciclette a noleggio con tessere interoperabili). In tema di Azione locale per la salute, sono ben 17 i progetti selezionati, tra cui la definizione di un Piano distrettuale per la salute e il benessere sociale e del Fondo regionale per la non autosufficienza.</p>
<p style="text-align: justify;">Forte anche l’impegno in materia di Economia locale sostenibile, per esempio attraverso il finanziamento di progetti per la costituzione della Rete regionale Alta Tecnologia con i suoi 10 Tecnopoli, oppure con gli interventi per un turismo sostenibile. A livello di Equità e giustizia sociale, va sottolineata la costituzione del Centro regionale contro la discriminazione, mentre l’area Da locale a globale annovera anche la realizzazione di un Atlante idroclimatico della regione interattivo e consultabile via web. Un book di politiche sostenibili di tutto rispetto, per la nostra regione&#8230; non ci resta che praticare.</p>
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		<title>Il futuro del mercato della CO2</title>
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		<pubDate>Sun, 16 May 2010 08:00:53 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L&#8217;Emission trading scheme (ETS) prevede che gli impianti industriali energivori si debbano dotare di permessi di emissione. A partire dal 2013 la concessione gratuita lascerà gradualmente il posto al sistema dell&#8217;asta. Il mercato delle emissioni è uno strumento amministrativo messo a punto dall&#8217;Unione Europea a partire dal 2003 al fine di controllare le emissioni di inquinanti e gas serra a livello internazionale attraverso la loro quotazione monetaria ed il commercio delle quote di emissione tra stati diversi. L&#8217;Emission trading scheme (ETS) prevede un sistema di monitoraggio delle emissioni emesse ogni anno e sanzioni pecuniarie (oppure compensazioni nell&#8217;anno successivo) in caso di sforamento. Efficacia dell&#8217;ETS Attualmente il sistema Ets interessa un bacino di 11mila impianti altamente “energivori”, nei settori della produzione elettrica e dell&#8217;industria (raffinerie, acciaierie, cartiere, cementifici, industrie della ceramica) e si stima che tale bacino valga circa il 50% delle emissioni di Co2 europee e il 40% di tutti i gas a effetto serra prodotti nel vecchio continente. Nato come deterrente anti-inquinamento, il sistema ETS, pur mostrando anche buone potenzialità dal punto di vista economico (nel 2005 sono stati scambiati 362 milioni di permessi, per un controvalore di circa 7,2 miliardi di euro), è divenuto oggetto di diverse critiche. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="size-medium wp-image-1993 alignleft" title="co41" src="http://imprenditori.it/files/2010/04/co41-300x220.jpg" alt="co41" width="300" height="220" />L&#8217;Emission trading scheme (ETS) prevede che gli impianti industriali energivori si debbano dotare di permessi di emissione. A partire dal 2013 la concessione gratuita lascerà gradualmente il posto al sistema dell&#8217;asta. Il mercato delle emissioni è uno strumento amministrativo messo a punto dall&#8217;Unione Europea a partire dal 2003 al fine di controllare le emissioni di inquinanti e gas serra a livello internazionale attraverso la loro quotazione monetaria ed il commercio delle quote di emissione tra stati diversi. L&#8217;Emission trading scheme (ETS) prevede un sistema di monitoraggio delle emissioni emesse ogni anno e sanzioni pecuniarie (oppure compensazioni nell&#8217;anno successivo) in caso di sforamento.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Efficacia dell&#8217;ETS</strong><br />
Attualmente il sistema Ets interessa un bacino di 11mila impianti altamente “energivori”, nei settori della produzione elettrica e dell&#8217;industria (raffinerie, acciaierie, cartiere, cementifici, industrie della ceramica) e si stima che tale bacino valga circa il 50% delle emissioni di Co2 europee e il 40% di tutti i gas a effetto serra prodotti nel vecchio continente. Nato come deterrente anti-inquinamento, il sistema ETS, pur mostrando anche buone potenzialità dal punto di vista economico (nel 2005 sono stati scambiati 362 milioni di permessi, per un controvalore di circa 7,2 miliardi di euro), è divenuto oggetto di diverse critiche. Ad essere contestata è stata, innanzitutto, l&#8217;eccessiva quantità di permessi assegnati gratuitamente. Con la crisi economica e la conseguente stagnazione di produzione e consumi, molte industrie hanno approfittato dell&#8217;occasione vendendo, spesso a prezzi scontatissimi, permessi gratuiti inutilizzati. E i costi bassi della Co2, è stato osservato, sono un fattore disincentivante per investire in tecnologie ed energie pulite.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il nuovo Ets</strong><br />
La revisione del sistema Ets che sarà attuata dal 2013 vorrebbe colmare queste lacune, oltre raggiungere una migliore armonizzazione e centralizzazione del sistema, anche sul fronte dei sistemi di monitoraggio e verifica delle emissioni. In base a tale revisione, innanzitutto, il sistema ETS sarà esteso ad altri settori industriali e ad altri gas serra. Sarà, inoltre, istituito un sistema unico a livello europeo di emissione dei permessi che rimpiazzerà quelli nazionali, e il numero totale dei permessi disponibili sarà progressivamente ridotto con l&#8217;obiettivo di dare più stabilità a lungo termine ai prezzi della Co2 e al mercato. La maggiore novità riguarderà in ogni caso il principio base di allocazione dei permessi. L&#8217;asta andrà, infatti, a sostituirsi all&#8217;attuale sistema di concessione gratuita al fine di realizzare il principio in base al quale &#8216;chi inquina, paga&#8217;. Le contrattazioni saranno gestite dai Governi nazionali ma aperte ad acquirenti da qualsiasi parte d&#8217;Europa. I permessi saranno distribuiti per l&#8217;88% tra gli Stati membri della Ue in base alle rispettive emissioni (verificate nel 2005 sugli stabilimenti “target”), il 10% sarà distribuito agli Stati meno ricchi come contributo da destinare alla riduzione della “carbon intensyty” e il restante 2% sarà invece elargito come bonus ai Paesi che al 2005 sono risultati più virtuosi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Punti critici</strong><br />
Alcune perplessità rimangono. L&#8217;ETS prevede, infatti, che la compravendita dei permessi possa essere derogata nel caso di industrie altamente energivore che potrebbero veder messa a rischio la propria competitività internazionale. L&#8217;obiettivo di questa disposizione sarebbe quello di evitare il cosiddetto carbon leakage, ovvero, &#8216;la fuga del carbonio&#8217;, con interi settori industriali potrebbero decidere di delocalizzare andando a produrre in Paesi non vincolati da normative ambientali &#8211; e dunque decidere semplicemente di andare a inquinare altrove.</p>
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		<title>Guida al contributo ambientale 2010</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Apr 2010 09:45:34 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il Contributo Ambientale CONAI (Consorzio Nazionale Imballaggi), stabilito per ciascuna tipologia di materiale di imballaggio, rappresenta la forma di finanziamento attraverso la quale CONAI ripartisce tra Produttori e Utilizzatori il costo per i maggiori oneri della raccolta differenziata, per il riciclaggio e per il recupero dei rifiuti di imballaggi. Tali costi, sulla base di quanto previsto dal Dlgs 152/06, vengono ripartiti “in proporzione alla quantità totale, al peso e alla tipologia del materiale di imballaggio immessi sul mercato nazionale”. La disciplina degli imballaggi e dei relativi rifiuti (dettata dai dieci articoli 217-226, Titolo II del D.lgs. 152/06 &#8211; ex Dlgs 22/97) stabilisce, infatti, che: • i Produttori e gli Utilizzatori sono responsabili della corretta ed efficace gestione ambientale degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio generati dal consumo dei propri prodotti; • i Produttori e gli Utilizzatori adempiono all’obbligo del ritiro dei rifiuti di imballaggi; a tal fine: • i Produttori e gli Utilizzatori partecipano al Consorzio Nazionale Imballaggi (CONAI). Più precisamente, si intendono: - Produttori di imballaggi, i fornitori di materiali di imballaggio, i fabbricanti, i trasformatori e gli importatori di imballaggi vuoti e di materiali di imballaggio. - Utilizzatori di imballaggi, i commercianti, i distributori, gli addetti al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-1824" title="RifiutiVesuvio" src="http://imprenditori.it/files/2010/04/RifiutiVesuvio-300x290.jpg" alt="RifiutiVesuvio" width="300" height="290" />Il Contributo Ambientale CONAI (Consorzio Nazionale Imballaggi), stabilito per ciascuna tipologia di materiale di imballaggio, rappresenta la forma di finanziamento attraverso la quale CONAI ripartisce tra Produttori e Utilizzatori il costo per i maggiori oneri della raccolta differenziata, per il riciclaggio e per il recupero dei rifiuti di imballaggi. Tali costi, sulla base di quanto previsto dal Dlgs 152/06, vengono ripartiti “in proporzione alla quantità totale, al peso e alla tipologia del materiale di imballaggio immessi sul mercato nazionale”.</p>
<p style="text-align: justify;">La disciplina degli imballaggi e dei relativi rifiuti (dettata dai dieci articoli 217-226, Titolo II del D.lgs. 152/06 &#8211; ex Dlgs 22/97) stabilisce, infatti, che:<br />
• i Produttori e gli Utilizzatori sono responsabili della corretta ed efficace gestione ambientale degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio generati dal consumo dei propri prodotti;<br />
• i Produttori e gli Utilizzatori adempiono all’obbligo del ritiro dei rifiuti di imballaggi;<br />
a tal fine:<br />
• i Produttori e gli Utilizzatori partecipano al Consorzio Nazionale Imballaggi (CONAI).</p>
<p style="text-align: justify;">Più precisamente, si intendono:<br />
- Produttori di imballaggi, i fornitori di materiali di imballaggio, i fabbricanti, i trasformatori e gli importatori di imballaggi vuoti e di materiali di imballaggio.<br />
- Utilizzatori di imballaggi, i commercianti, i distributori, gli addetti al riempimento, gli utenti di imballaggi e gli importatori di imballaggi pieni. Alla categoria degli Utilizzatori appartengono gli Autoproduttori, ossia coloro che acquistano materie prime e materiali di imballaggio al fine di fabbricare gli imballaggi per confezionare i propri prodotti (diversi dagli imballaggi).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Per il 2010 Conai propone una versione aggiornata della “Guida all’adesione e all’applicazione del contributo ambientale”</strong>, lo strumento operativo che raccoglie le procedure previste per i soggetti interessati. Tra le più rilevanti modifiche introdotte sono da segnalare:</p>
<p style="text-align: justify;">1. Variazione del Contributo Ambientale per acciaio, alluminio e vetro (adeguamento testi e modulistica):<br />
- il Contributo Ambientale Conai per imballaggi in vetro passa da 10,32 a 15,82 Euro/ton a partire dal 1° gennaio 201<br />
- il Contributo Ambientale Conai per imballaggi in acciaio da 15,49 a 31,00 Euro/ton a partire dal 1° aprile 2010;<br />
- il Contributo Ambientale Conai per imballaggi in alluminio da 25,82 a 52,00 Euro/ton a partire dal 1° maggio 2010.<br />
Tutte le dichiarazioni, a partire dalla prima di competenza 2010, andranno presentate utilizzando la modulistica aggiornata con i nuovi Contributi.</p>
<p style="text-align: justify;">2. Integrazioni procedure di esenzione per attività di esportazione (parte sesta):<br />
- viene integrato nel Modulo 6.5 Conai l’elenco fornitori con relative quantità di acquisti di imballaggi esenti;<br />
- si specifica la possibilità di invio da parte delle aziende esportatrici del modulo 6.5 anche dopo il 31 marzo ai nuovi fornitori acquisiti dopo tale data;<br />
- con riferimento alla soglia amministrativa predefinita già prevista per la fatturazione relativa alle dichiarazioni del Contributo Ambientale, si prevede l’utilizzo di tale soglia anche per le eventuali posizioni creditorie/debitorie relative a tutte le procedure di esenzione per attività di esportazione</p>
<p style="text-align: justify;">3. Integrazione Condizioni Generali (parte prima):<br />
- Viene integrata la parte prima con ulteriori precisazioni in merito.</p>
<p style="text-align: justify;">4. Revisione dei testi e aggiornamento della modulistica:<br />
- sostituzione del Codice Istat con il Codice ATECO;<br />
- integrazione dell’indirizzo di Posta Elettronica Certificata (PEC) nella modulistica Conai;<br />
- inserimento nel paragrafo 21.3 della sentenza n° 24563/2007 (obbligo per i produttori di imballaggio, che non hanno ottenuto il riconoscimento come sistemi autonomi, di versare il contributo ambientale CONAI);<br />
- aggiornamento informativa sulla privacy.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il calendario degli adempimenti prevede entro il</strong></p>
<p style="text-align: justify;">20 maggio:<br />
• Dichiarazione mensile di aprile 2010<br />
(moduli 6.1/6.2/6.3/6.10)</p>
<p style="text-align: justify;">20 giugno:<br />
• Dichiarazione mensile di maggio 2010<br />
(moduli 6.1/6.2/6.3/6.10)</p>
<p style="text-align: justify;">20 luglio:<br />
• Dichiarazione trimestrale del 2° trimestre 2010<br />
(moduli 6.1/6.2/6.3/6.10)<br />
• Dichiarazione mensile di giugno 2010<br />
(moduli 6.1/6.2/6.3/6.10)</p>
<p style="text-align: justify;">20 agosto:<br />
• Dichiarazione mensile di luglio 2010<br />
(moduli 6.1/6.2/6.3/6.10)</p>
<p style="text-align: justify;">20 settembre:<br />
• Dichiarazione mensile di agosto 2010<br />
(moduli 6.1/6.2/6.3/6.10)<br />
20 ottobre:<br />
• Dichiarazione trimestrale del 3° trimestre 2010<br />
(moduli 6.1/6.2/6.3/6.10)<br />
• Dichiarazione mensile di settembre 2010<br />
(moduli 6.1/6.2/6.3/6.10)</p>
<p style="text-align: justify;">20 novembre:<br />
• Dichiarazione mensile di ottobre 2010<br />
(moduli 6.1/6.2/6.3/6.10)</p>
<p style="text-align: justify;">20 dicembre:<br />
• Dichiarazione mensile di novembre 2010<br />
(moduli 6.1/6.2/6.3/6.10).<br />
Il testo completo della guida al contributo ambientale e la modulistica per il 2010 sono disponibili sul sito www.conai.org. Per informazioni relative all’adesione e alla gestione del Contributo Ambientale: Numero Verde 800337799 (attivo dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 13 e dalle 14 alle 18).</p>
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		<title>Un decreto in stand by</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Apr 2010 09:31:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La riunione in agenda il 25 febbraio per la presentazione del nuovo schema per incentivi al fotovoltaico è stata spostata a data da definire. Una decisione che rischia di pesare molto sulle aziende del settore. Il 24 febbraio, l&#8217;Associazione Nazionale dell&#8217;Industria Solare Fotovoltaica, Assosolare, aveva chiesto ai rappresentanti del Governo e delle Regioni di non rimandare ulteriormente l&#8217;approvazione di un decreto che il settore sta aspettando da mesi. Alcuni esponenti delle aziende associate infatti hanno messo in evidenza come un&#8217;eventuale proroga all&#8217;approvazione del nuovo sistema di incentivi al 15 marzo 2010 avrebbe potuto sortire effetti rilevanti sul business dei gruppi, costringendo numerose società alla riallocazione delle risorse su altre aree e, potenzialmente, altri settori industriali. Il mercato fotovoltaico risente infatti moltissimo degli incentivi stabiliti dal Conto Energia. Il nuovo decreto dovrebbe servire alle aziende per pianificare i propri investimenti e continuare a sviluppare un mercato, quello del fotovoltaico, in crescita costante. Diversamente le imprese saranno costrette a rivedere le strategie aziendali in materia di fotovoltaico. La decisione del rinvio non giunge comunque inaspettata. L&#8217;ultima bozza, infatti, aveva sollevato numerose critiche per via dei previsti tagli delle tariffe. Secondo i piani, al taglio del 20% del 2011 sarebbe seguito quello del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-1814" title="Fotovoltaico_opt" src="http://imprenditori.it/files/2010/04/Fotovoltaico_opt-225x300.jpg" alt="Fotovoltaico_opt" width="225" height="300" />La riunione in agenda il 25 febbraio per la presentazione del nuovo schema per incentivi al fotovoltaico è stata spostata a data da definire. Una decisione che rischia di pesare molto sulle aziende del settore. Il 24 febbraio, l&#8217;Associazione Nazionale dell&#8217;Industria Solare Fotovoltaica, Assosolare, aveva chiesto ai rappresentanti del Governo e delle Regioni di non rimandare ulteriormente l&#8217;approvazione di un decreto che il settore sta aspettando da mesi. Alcuni esponenti delle aziende associate infatti hanno messo in evidenza come un&#8217;eventuale proroga all&#8217;approvazione del nuovo sistema di incentivi al 15 marzo 2010 avrebbe potuto sortire effetti rilevanti sul business dei gruppi, costringendo numerose società alla riallocazione delle risorse su altre aree e, potenzialmente, altri settori industriali.</p>
<p style="text-align: justify;">Il mercato fotovoltaico risente infatti moltissimo degli incentivi stabiliti dal Conto Energia. Il nuovo decreto dovrebbe servire alle aziende per pianificare i propri investimenti e continuare a sviluppare un mercato, quello del fotovoltaico, in crescita costante. Diversamente le imprese saranno costrette a rivedere le strategie aziendali in materia di fotovoltaico. La decisione del rinvio non giunge comunque inaspettata. L&#8217;ultima bozza, infatti, aveva sollevato numerose critiche per via dei previsti tagli delle tariffe. Secondo i piani, al taglio del 20% del 2011 sarebbe seguito quello del 6% del 2012 (più altri di minore rilevanza negli anni successivi). Il restyling della bozza dovrebbe far ricomparire nel provvedimento il bonus per la sostituzione di amianto ed eternit, nonché introdurre, per la prima volta nel Conto Energia, maggiori incentivi per il fotovoltaico a concentrazione (considerato un&#8217;interessante opzione per ridurre in maniera significativa l&#8217;incidenza dei costi del componente fotovoltaico).</p>
<p style="text-align: justify;">Il nuovo ritardo nell&#8217;annuncio ufficiale del nuovo Conto Energia oltre la fine di febbraio sarà causa di ulteriore incertezza, che peserà sulle decisioni d&#8217;investimento con pessimi effetti sul mercato italiano dell’energia pulita. &#8220;Questa eventualità”, secondo il direttore di First Solar Italia, “potrebbe quindi creare un significativo rischio per lo sviluppo del settore fotovoltaico in Italia, ed avrebbe un impatto negativo sulla possibilità per l&#8217;Italia di soddisfare i propri impegni circa l&#8217;impiego di energie rinnovabili per il 2020”. Diversi anche gli appelli sul sito di Assosolare riguardanti la normativa di riferimento. Per Andrea Fontana Gribodo, Country Manager, Fotowatio Italia “Il comparto del fotovoltaico necessita di una normativa con un orizzonte temporale di medio-lungo termine, adeguato ai tempi di progettazione e costruzione degli impianti. Solo così si dà alle banche la certezza necessaria per sostenere gli investimenti ad alta intensità di capitale richiesti. Senza una garanzia di continuità è molto difficile che si formi una solida industria italiana del settore”.</p>
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