L’insostenibile leggerezza di Nino Famà

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Nella tranquilla Solignano, in provincia di Modena, si nasconde un gioiello dell’eccellenza aviatoria: si chiama KISS 209M, ed è un elicottero biposto a turbina con carrello retrattile che sta letteralmente conquistando i mercati. Antonino Famà, titolare di Famà Helicopters, ci racconta come è nato questo rivoluzionario ultraleggero, dicendoci anche qualcosa di sé e delle sue molteplici imprese. Quella di Famà infatti è una lunga carriera iniziata con le corse automobilistiche e approdata al mondo del volo solo negli anni ’90.

Com’è arrivato a costruire elicotteri?
C’era passione. Ha presente quando un bambino guarda un aereo, rimane affascinato e dice «vorrei essere lassù»? Da grande poi c’è chi ci prova, e chi invece crede sia impossibile. Io avevo le idee confuse, mi piaceva fare tante cose. Ma avevo qualcosa dentro che piano piano è emerso e che alla fine sono riuscito a realizzare.
Così sono arrivato agli elicotteri. Questo però è stato possibile solo dopo le corse; fino ad allora non c’è mai stato troppo tempo per volare… In nessuno senso!

Certo, è stato un rischio abbandonare la carriera automobilistica per il cielo e l’ignoto…

In realtà c’è stato un periodo in cui riuscivo a dedicarmi sia al volo sia alle auto. Poi sono arrivato a un punto critico in cui in entrambe le attività la situazione era in stallo, senza certezze sulla futura evoluzione. Per volare compravo elicotteri usati che però non mi soddisfacevano… Ovviamente era più il tempo passato in officina ad aggiustarli, che a volare. Così ho cominciato ad accarezzare il sogno di fare qualcosa di mio. Ho lavorato su questo oggetto finché non ho ottenuto un prodotto ben fatto. A quel punto, ho dovuto scegliere. Abbiamo sudato parecchio, ma oggi il KISS 209M è una realtà.

KISS 209M: perchè questo nome?
Keep Is Stupidly Simple (E’ stupidamente semplice, ndr): esattamente ciò che volevo fare. Avevo in mente di fare una Volkswagen del cielo, un velivolo del popolo. Un VolksElii lo avrei chiamato: semplice, poco costoso, per tutti. Poi un mio amico mi ha detto «ma è stupidamente semplice!». E così è nato il nome KISS.

Su quali mercati vi muovete?
Per il momento ci concentriamo sull’Europa: è un mezzo nuovo, abbiamo ancora bisogno di perfezionarci – anche se fino ad oggi non abbiamo trovato difetti nel KISS. Ma devo dire che abbiamo ricevuto richieste anche da Cuba, Australia, Russia…

Il vostro ultraleggero può essere utilizzato anche per scopi bellici?
Ci hanno chiesto di fabbricare elicotteri senza pilota, il che lascia intendere qualcosa che ha a che fare con il campo militare… Ma non possiamo sapere l’utilizzo che ne farà il cliente. Certo, se me lo chiedesse lo Stato italiano, lo farei, ma solo se si trattasse di un mezzo destinato a salvare le persone, non ad ammazzarle…

Nella sua azienda ha uno staff giovanissimo: quanto conta l’esperienza quotidiana sul campo?
Spesso è un grosso problema far cambiare il modo di lavorare di una persona che ha già anni di esperienza alle spalle. Se dico ad un ragazzo come lavorare, questo applicherà ciò che gli ho insegnato, e otterrò i risultati che io ho immaginato. Ho preferito iniziare fin da subito con ragazzi giovani, anche se ho faticato di più perché hanno bisogno di aiuto.

I KISS 209M sono completamente made in Italy. Anzi, made in Solignano, dato che il 95% di ogni esemplare proviene dal suo stabilimento. Un plus per la qualità del prodotto o un plus di difficoltà per la sua impresa?
Io so solo che ho sempre ragionato con un principio molto semplice in testa: voglio fare tutto io. Le faccio un esempio. Ho appena fatto manutenzione ad un elicottero, e ho dovuto far trattare alcuni pezzi da un’altra azienda; quei pezzi mi saranno consegnati fra quattro giorni, quindi questo weekend non potrò volare. Avessi avuto l’attrezzatura, avrei lavorato anche di notte per volare il giorno dopo… Oltre a rallentare le consegne e la conclusione del lavoro, delegare lavori mi costa il doppio: è una perdita di tempo e soldi.

Cosa sogna per il futuro?
(Ride, ndr) Ne ho di sogni! Mi piacerebbe fare un quattro posti, un bimotore per dare ancora più sicurezza, magari destinato alla Protezione Civile o alla Polizia… Un altro prodotto efficiente che costa poco. Un’altra macchina per il popolo!

(foto di Massimo Dallaglio)

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