di Enrico Finocchiaro

Nella società dell’immagine chi crea e domina la visione è capace di esprimere interi monologhi senza una sola parola, isolando il dettaglio di un panorama ed elevandolo a concetto, oppure creando visioni inedite, accostamenti bizzarri, frutto di istanti fortunati o fantasie inesprimibili se non con uno scatto fotografico. Lorenzo Franzi è uno di questi nuovi comunicatori, inarrestabile quando è alle prese con un obiettivo, che si tratti di rovistare per un dettaglio o che si sfidi la prudenza alla ricerca di uno scatto paradossale.

In breve, con chi abbiamo a che fare?
Lorenzo Franzi, 41 anni, fotografo.

Quando hai capito che la fotografia sarebbe stata una tua passione?
Quando lasciando l’università a pochi esami dalla fine e mi sono iscritto a una scuola di fotografia serale a Milano, per 2 anni.

E quando invece hai capito che sarebbe stata il tuo lavoro?
Alla consapevolezza, raggiunta qualche anno fa, che non sarei riuscito a fare altro.

Da piccolo invece cosa volevi diventare?
Un pompiere!

Per smettere di fare il fotografo cosa dovrebbero offrirti?
Davvero non saprei…

II complimento più bello che hai ricevuto?
Preferirei parlare di quando facendo vedere un mio lavoro a un fotografo importante mi disse: “ma tu, cosa vuoi fare della tua vita?, che ruolo ha la fotografia nella tua vita?… la fotografia è una continua ricerca interiore e tu devi decidere come ti poni…” poi mi selezionò 2 o 3 immagini e mi spiegò perché “funzionavano” dal punto di vista compositivo ed estetico. poche parole ma da allora presi una direzione e tuttora ogni tanto ripenso a quelle frasi.

Qual è lo scatto famoso che avresti voluto realizzare tu?
Più in generale direi che mi sarebbe piaciuto vivere negli anni ‘50 e ’60. Mi piace il neorealismo italiano, a cui mi ispiro quando sono in giro per le strade a fotografare.

Hai dei maestri a cui ti ispiri?
Sì, necessariamente. Lo studio dei lavori di Cartier Bresson fu il mio punto di partenza per cominciare ad approcciarmi ad un certo tipo di fotografia, e soprattutto al reportage. Ora faccio costantemente ricerche sul web, a partire dai fotografi della Magnum, come Martin Parr, Alec Soth o Bruno Barbey, ma anche ricerca di blog sulla fotografia contemporanea per avere sempre punti di vista diversi.

Quanto è utile per il tuo stile il ritocco delle immagini al computer?
È necessario passare dal digitale, anche quando scatto in pellicola. Mi piace interpretare il colore e, per alcuni lavori, renderli più “moderni”. In generale però faccio solo un’ottimizzazione dello scatto grezzo per il web o la stampa.

Quali sono i tuoi soggetti preferiti?
I lavori di interpretazione di un concetto e la “street photography”, lì trovi tutto… Nello specifico tutto quello che mi riconduce a una sintesi e a una simbologia

In quale luogo della terra, se potessi, ti catapulteresti immediatamente per un safari fotografico?
Turchia, senza dubbio.

Descrivici lo scatto che ti ha soddisfatto particolarmente.
Uno che feci qualche anno fa in Afghanistan. Organizzai una sessione fotografica sopra un carro armato con un clown tra i mujaheddin, con molta paura ma determinato a cercarne il contrasto…

Qual è invece l’attimo fuggente che sogni di poter cogliere col tuo obiettivo?
…è quella magia che percepisco (raramente) quando scatto una foto buona, quando, in definitiva, ho la consapevolezza in quella frazione di secondo di avere avuto l’illusione (ancora una volta, per sempre) di fermare il tempo…

Che rapporto hai con le altre arti figurative, dalla pittura al cinema?
Tutto correlato, ogni forma d’espressione è necessaria per influenzare le altre e trovare convergenze, come la matematica che a un certo punto diventa filosofia, amo il cinema e la lettura

Parliamo invece di libri. Qual è il romanzo che più ti è rimasto dentro?
“Ebano” di Ryszard Kapuscinsky.

A cosa non potresti mai rinunciare?
Alle storie disegnate di Andrea Pazienza, alle Cosmicomiche di Italo Calvino e alla musica.

C’è un aspetto di te che cambieresti?
Talvolta la pigrizia

Fra vent’anni dove sarai, con chi sarai e cosa sarai?
Spero solo di essere ancora me stesso.

Descrivici ora cosa vedi e cosa fotograferesti di questo panorama.
Sono al bar ora. Ci sono delle persone anziane che con un bicchiere di vino bianco in mano parlano fra di loro. Aspetto che si organizzi la scena. Anch’io prendo un bicchiere, li conosco, parlo con loro, la macchina è pronta, aspetto, aspetto ancora. Mi sposto, m’abbasso, click!… Nessuno s’è accorto di nulla. Io ci sono ma invisibile, condizione difficilissima da trovare… Bello però!