
Il tempo non passa mai. E così nella classifica dei lavoratori europei che vorrebbero andare all'estero gli italiani sono agli ultimi posti. Meglio mammà dell'Australia, da sempre.
di Marco Bagni (10^ puntata)
La Korea del Sud è un perfetto riassunto asiatico: ci si trova un po’di rozzezza e zozzume cinese, un po’ di educazione e asetticismo giapponese, una propensione all’alcol tutta siberiana, una lingua più impronunciabile del mongolo e cibo buono e iperpiccante tipico del sud-est asiatico. Si aggiunga un buon numero di religioni che convivono ed il fatto che la Korea è divisa in due per ragioni politico-militari e si ottiene un interessante collage da spulciare e studiare con calma. L’idea di farmi Seoul – Pyongyang in autostop mi affascina terribilmente ma purtroppo l’accesso in Nord Korea mi viene negato…
La truppa di Kim Il Sung non vede di buon occhio proprio nessuno, quindi mi son dovuto accontentare di un tour organizzato sul confine nella paradossale DMZ o zona demilitarizzata, in puro american style: militari yankee giocano a gara di sguardi con i militari nord koreani dall’altro lato del confine, cercando di evitare incidenti diplomatici che potrebbero causare la terza guerra mondiale. Una sitazione di stallo a dir poco inquietante. Pieno di orgoglio ho comunque messo piede in Nord Korea, un metro abbondante dal confine, direi. Così, posso raccontare anche questa! Ciò che si dice della Korea è che i poveri civili sono, oltre che tenuti in riga con una frusta, costantemente bombardati da propaganda, un lavaggio del cervello che inizia fin dalla nascita e che mira alla divinizzazione dell’eterno leader Kim Il-sung e di suo figlio Kim Yong-Il. Con effetti collaterali orribili come massacri e torture di prigionieri ribelli e fame per la popolazione. Poi, ogni tanto, i poveri civili vengono premiati con alcune grandi feste patriottiche, come i famigerati Mass Games, dove i migliori atleti del paese creano spettacolari coreografie sincronizzate in puro spirito socialista. Un modo per ringraziare il loro leader. Un peccato non averne preso parte. Anch’io vorrei dire un ironico “Grazie, Kim!” per tenere il mondo un po’ sulle spine con qualche minaccia nucleare.
Ritornando da quel tour al confine mi sono chiesto in quale tipo di sistema per il lavaggio del cervello viviamo invece noi: forse più grande, più colorato, e apparentemente più libero… Con queste riflessioni per la testa arrivo a Seoul, accorgendomi subito che siamo ad anni luce da Tokyo. Ma ho bisogno di staccare, prendermi una pausa dal viaggio, dalla vita, dalla sete di cose e persone. Così sono a Seoul e a Seoul rimango. Ripongo lo zaino sotto al letto e siedo ad un tavolino, riaprendo le trattative con cari amici che mi sono lasciato alle spalle, come Photoshop e tutta l’allegra suite di Adobe. Sono rientrato nel circolo internauta che mi ha un po’ anestetizzato, dandomi la possibilità di far sedimentare lentamente tutti i mesi corsi fino a qui e prendere aria per i prossimi a venire. Ma ho già una meta per la testa… ci vediamo in India!




