L’autore
Roan Johnson è un autore esordiente, bravo e, non fatevi ingannare, italianissimo: nato a Londra nel 1974 da madre inglese e padre italiano, è cresciuto in Toscana e da dieci anni vive a Roma.
In breve
Il suo romanzo d’esordio è stato definito ‘la rivincita del pony-express’, dato che il protagonista Lorenzo Baldacci fa consegne a domicilio per una pizzeria romana. Orfano di padre, 21 anni ma non ancora il diploma, Lorenzo è stato mandato a Roma dalla madre per frequentare un liceo ‘tre anni in uno’ (“che ti basta pagare per farlo”). Anche se la sua partenza per la capitale è salutata dagli amici del paesino come una grande fortuna, la realtà per Lorenzo è più dura e contemporaneamente più positiva di quanto si potesse aspettare, tant’è che, alla fine del romanzo, Lorenzo vive in una roulette, ma è diventato un uomo. Johnson modula molte caratteristiche tipiche del romanzo di formazione (l’allontanamento dalla città natale e dalla famiglia d’origine, l’incontro con il vecchio saggio e infine l’innamoramento) ma, a parte la storia, comunque bella, e alcuni personaggi particolarmente riusciti (come la badante ucraina dello zio o il coinquilino di Lorenzo che si guadagna da vivere attaccato ad un computer commerciando su eBay), il tratto più riuscito del romanzo è di essere attualissimo.
Italia, Anni Dieci
La vera protagonista del libro è l’Italia di oggi, precaria e multietnica, spaventata e caotica. Un’Italia di anziani che hanno paura di uscire di casa, di giovani che lavorano in nero, di immigrati senza permesso di soggiorno, di affitti impossibili, di campi rom. Racconta Pietro Piovani che Roan Johnson, prima di pubblicare questo suo primo romanzo, si era chiesto se adottare uno pseudonimo italiano: temeva di essere scambiato per un autore straniero. Anche questo racconta qualcosa della nostra Italia.
Mi ritorni in mente
Prove di felicità a Roma est ci riporta al nostro presente e lo fa in un modo talmente cinematografico che c’è chi dice che che Johnson abbia qualcosa di Quentin Tarantino. Non proprio: non c’è abbastanza sangue e Samia, invece di organizzare una efferata e catartica vendetta, torna alla famiglia d’origine (“non grassa ma gonfia, come un felino protetto e nutrito ma chiuso in uno zoo”). Ma alcune scene, è vero, gridano al grande schermo: come il mirabile incipit, quando, a causa di un malinteso, Lorenzo rischia di rimanere ucciso da un ‘branco’ di 16enni benestanti durante una consegna presso una villa lussuosa. Parlare di classi sociali forse scavalcherebbe le intenzioni dell’autore, ma senz’altro Johnson si interessa a una prospettiva dal basso. E infatti quando Lorenzo confessa la propria marginalità, c’è chi ha pensato al Giovane Holden di Salinger: “È che lo sfigato è sfigato per natura. Magari perché è grasso, timido, balbuziente. Io ero sfigato per convinzione. Era accaduto per eccesso di sensibilità, avrebbe detto mia mamma. Ero stato fregato, avrei detto io”.




