di Marco Domeniconi

Un artista che ho ripescato all’ultimo secondo. Ma diciamoci la verità… non si poteva lasciare Diane Birch nel dimenticatoio. Figlia di un predicatore che se la portava sin da bambina in giro per il mondo ha assorbito da questa vita raminga razze, culture ed etnie per poi riproiettarle in un disco che è un vero cammeo musicale. Diane debutta con questo Bible Belt nel 2009: un disco che sembra uscito dalla metà degli anni Settanta, una miscela di cantautore/cantanti stile Elton John, Carly Simon, James Taykor e Joni Mitchell. Ci vuole del fegato ad uscire con un disco del genere, scevro di effetti speciali ed armato solo dal candore del soul e da una fervide penna da cantautore “vecchia scuola”. Ma questa fantastica artista ci ha messo l’anima. E si sente. Bible Belt è ben lontano da quei scimmiottamenti del soul che oggi ci propinano in ogni salsa. Ascoltate con occhi, mente ed anima Fire escape, la romanticissima Magic view e la nomade Valentino, in cui la Birch appare come una pensosa Malika Ayane persa fra le viuzze di New Orleans.
Un bellissimo debutto.