Togliti dalle scatole!

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Ogni volta che mi accorgo che il contenitore (la concettualizzazione) diventa più importante del contenuto, mio malgrado mi impegno e sento l'irresistibile bisogno di spacchettare per vedere che cosa c'è dentro il pacco (Raffaele La Capria)

di Francesca Meschieri
Reggiana, imprenditrice e ambientalista: Emanuela Ferrari è una che non scende a compromessi e quando parla del suo lavoro è impossibile non percepire il suo impegno autentico per la causa ambientale e la riduzione degli sprechi. Una ‘buona causa’, quella della Ferrari che ha aperto il primo negozio di alimentari alla spina di Reggio Emilia. Secondo un’indagine di Federconsumatori, scegliendo i prodotti alla spina al posto di quelli confezionati una famiglia italiana può arrivare a risparmiare fino a 64 euro al mese, ovvero circa 774.58 euro all’anno.

Il principio è semplice: eliminando scatole, bottiglie, confezioni e flaconi non solo si potrebbe acquistare il prodotto ad un prezzo inferiore, ma si inquinerebbe molto meno. I dati, come sempre, ci parlano chiaro e fotografano una realtà ben poco virtuosa: in Italia si producono ogni anno 2 milioni di tonnellate di plastica, in gran parte ‘usa e getta’ dalla vita breve o brevissima.

Essere i primi ad accettare la sfida nel territorio reggiano, deve essere di grande soddisfazione…
“Ci siamo ispirati a realtà come la Cooperativa Effecorta di Capannori, in provincia di Lucca: un punto vendita di prodotti a filiera corta venduti rigorosamente alla spina; l’ennesimo esempio di laboratorio di buone pratiche che contribuisce alla nostra causa”.

Dove acquistate i prodotti che rivendete? Mi sembra di aver letto che il riso, ad esempio, proviene da Carpi…
“E’ vero, così come il pastificio è di Correggio e le marmellate provengono da un produttore reggiano: noi ci riforniamo quasi esclusivamente da produttori che lavorano sul nostro territorio, tutte aziende agricole e realtà locali del settore alimentare, che non distano più di 20 km da Reggio Emilia”.

Come nasce l’idea di aprire un’attività del genere?
“Crediamo che ognuno di noi possa dare il suo contributo quotidiano non soltanto alla riduzione degli sprechi ma anche ad una scelta più consapevole dei prodotti, in base alla valorizzazione della qualità reale piuttosto che quella comunicata. La qualità di vita, il benessere stesso delle generazioni future, risiede proprio in questa presa di coscienza collettiva che per noi parte dalla riconsiderazione di un’attività semplice (la spesa quotidiana) che ci accomuna tutti”.

Si spieghi meglio: questo significa che il consumatore medio non è consapevole di quello che mette nel carrello della spesa?
“Per quanto riguarda la consapevolezza degli sprechi di cui è responsabile, no. Pensate quanti inutili involucri di plastica e quante scatole di cartone vengono gettate nei cassonetti ogni giorno: non siamo ingenui, sappiamo bene che le campagne marketing di un prodotto si basano soprattutto sul packaging ma così facendo, non si fa che alimentare lo spreco (reale) in favore di un’immagine (virtuale)”.

Quando parliamo di riciclaggio pensiamo soprattutto alla plastica che peraltro, può avere diversi usi…
“Non è vero, come sostengono alcuni, che la plastica non sia 100% riciclabile: lo è eccome. Il punto è che in Italia esistono pochissime realtà in grado di smaltirla e riutilizzarla completamente. Paradossalmente, le amministrazioni locali sono poco interessate a servirsi di queste aziende. Una di queste è il Centro di Riciclo di Vedelago, in provincia di Treviso, una realtà aziendale molto virtuosa che vanta il 99% di rifiuti riciclati e dove la plastica viene riutilizzata in moltissimi modi”.

Come vi hanno accolto i reggiani?
“La nostra clientela si sta ‘evolvendo’. Stanno arrivando ad acquistare da noi, anche quelle persone che prima non avevano mai considerato l’opportunità di una spesa senza sprechi: il fatto di riscoprire la semplicità, la genuinità dei prodotti senza farsi influenzare dall’immagine piace soprattutto alle signore, che ci vedono un po’ come i bottegai di un tempo”.

Se i clienti sono incuriositi, le aziende agricole saranno letteralmente entusiaste…
“I piccoli produttori ci sono e rispondono molto positivamente: da parte nostra abbiamo un risparmio di tempo e denaro a fronte della sicurezza qualitativa dei prodotti e d’altra parte, anche loro ottengono una visibilità costante sul territorio”.

Quella che proponete non è solo una diversa modalità d’acquisto: è soprattutto una diversa consapevolezza nel compiere le attività di tutti i giorni…
“La nostra esperienza ci ha dimostrato che le politiche ecologiche sono piuttosto ‘di facciata’ e se non sono i governi a spingere in questo senso, noi non possiamo fare più di questo: pensiamo alla costruzione del nuovo inceneritore di Reggio Emilia, un vero e proprio passo indietro nella tutela ambientale e della salute dei cittadini”.

La soluzione sembrerebbe ancora una volta, alla portata di tutti: basterebbe che ci fermassimo un attimo a pensare.
“Pensare a quello che ci risparmieremmo, soprattutto negli acquisti quotidiani, sia in termini di benessere che di salute economica, visto che dopotutto il mondo – recita un proverbio africano – non ci è lasciato dai nostri padri, ma ci viene dato in prestito dai nostri figli”.

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