di Fabrizio Benati (Titolare di Certhidea srl)
Come spesso accade nel mondo virtuale le rivoluzioni accadono in maniera fulminea e silenziosa. Guerre lampo, che nel giro di un attimo cambiano le prassi. Nel medio periodo, invece, mutano le modalità di interazione con le macchine, l’efficienza delle prestazioni e la qualità della vita di chi, per costrizione lavorativa o personale divertimento, inventa sempre nuove soluzioni informatiche e aziendali.
Dopo il grande successo delle “server farm”, server d’allevamento, fattorie nelle quali vengono coltivate ampie estensioni di server, e con la loro evoluzione nel cloud computing (la nuvola), ovvero l’accesso remoto ad hardware o software o più in generale risorse (programmi) o servizi (la posta elettronica), questi sistemi di delega per centralizzazione delle attività più a basso valore aggiunto del mondo dell’informatica hanno dato origine ad una nuova era.
Questo nuovo orizzonte si chiama Elastic Computing, ovvero la possibilità non solo di archiviare e condividere dati e programmi su un server situato altrove, ma anche solo i cicli di processore, i calcoli nudi e crudi, senza necessariamente dovere avere un servizio continuativo. Nasce così il servizio web con il quale diventa possibile acquistare ore di funzionamento di un server altrui (che di server ne hanno tanti).
Facciamo un esempio: una piccola azienda, ha occasionalmente necessita di svolgere attività di analisi di mercato o rendering 3D del palazzo in costruzione, attività da svolgersi di rado e che richiedono l’utilizzo di grandi potenze di calcolo. Fino a qualche tempo fa la strada obbligata era acquistare un server apposito od una onerosa workstation. Mica ci si poteva permettere una Ferrari però (e qui scatta la metafora automobilistica). Ci si permetteva una Panda, al massimo una Micra. Belle macchinine, piccole e senza pretese, sufficienti per macinare calcoli per un mese di fila, giusto in occasione del cliente speciale disposto a pagarti l’intera workstation solo per creare una animazione a scopo commerciale del palazzo di Dubai, ma che poi, per continuare la figura retorica, finivano parcheggiate in garage a prendere polvere fino all’anno successivo (o al successivo palazzo faraonico), invecchiando e rompendosi senza essere più veramente utili.
Ora la soluzione è differente: la piccola azienda può creare una macchina virtuale in locale (un server emulato dentro un PC) con dentro tutti i dati da elaborare e i software necessari per i propri calcoli. E qui entra in gioco Amazon. Amazon per primo ha allestito una enorme server farm per gestire tutte le sue vendite. La potenza di fuoco non gli manca: ha macchine, risorse e know-how. E non gli manca nemmeno un certo fiuto per gli affari. Per un’azienda di quelle dimensioni gonfiare la sua riserva di server è un gioco da ragazzi, com’è facile, considerando gli ordini di grandezza, assorbire l’attività di calcolo di una piccola azienda o di uno studio di architetti.
Leader in questo mercato nascente, Amazon prende in mano la macchina virtuale, caricata di dati e software, e la riversa su uno dei suoi server. Quelli si, delle Ferrari. Per tutto il tempo necessario, un mese come un giorno, la Ferrari Amazon elabora i dati della piccola azienda per poi restituire la macchina virtuale al legittimo proprietario, con i risultati dentro. Finito. Da computer a servizio. La mole del colosso Amazon e il capillare decentramento dell’azienda fanno si che accedere a questo servizio risulti vantaggioso economicamente, specialmente se considerato in rapporto all’investimento per il server-Panda in garage per 350 giorni all’anno. D’altra parte, la quantità di utenti – o potenziali tali – in giro per il mondo rende stabile, statisticamente, l’uso di macchine che per le singole aziende sono utilizzate solo una tantum.
Ciliegina sulla torta dell’informatico è l’intenso uso del software libero, che non preclude anche l’utilizzo di macchine windows, ma che, in particolare grazie alla nuova release di Ubuntu (lucid lynx 10.04, aprile 2010) si integra in maniera nativa con Amazon Elastic Cloud Computing (EC2). Clic, clic, clic, Ubuntu, Amazon andata e ritorno. E il gioco e fatto, pronti per un altro viaggio (in Ferrari).




