Son come la mia moto…

"L'immagine di copertina doveva rappresentare il sogno e ho pensato subito a questo servizio fotografico di cui ero molto soddisfatto, nonostante il lavoro non fosse mai stato pubblicato. Le foto sono state realizzate direttamente in ripresa, senza nessun trattamento di post produzione. Scattate tra due specchi, rappresentano una persona con una maschera davanti: nel sogno ognuno di noi si crea una propria maschera, indossa un suo costume, interpreta una parte"

"L'immagine di copertina doveva rappresentare il sogno e ho pensato subito a questo servizio fotografico di cui ero molto soddisfatto, nonostante il lavoro non fosse mai stato pubblicato. Le foto sono state realizzate direttamente in ripresa, senza nessun trattamento di post produzione. Scattate tra due specchi, rappresentano una persona con una maschera davanti: nel sogno ognuno di noi si crea una propria maschera, indossa un suo costume, interpreta una parte"

di Caterina Tonon

Quella di Cristian Iotti, fotografo professionista poco più che trentenne, è una creatività viscerale. Pur lavorando nell’ambito della moda (per aziende come Max Mara), settore in cui l’artificio è una componente fondamentale, Cristian è riuscito a salvaguardare gli accenti più istintivi del suo lavoro: nella fotografia esprime la propria visione della realtà con immagini forti capaci di fermare in uno scatto la verità delle cose. Recentemente ha esposto le sue opere nell’ambito di Fotografia Europea 2010.

Nome e cognome: Cristian Iotti

Data di nascita: 20 settembre 76

Quand’eri bambino cosa sognavi di fare “da grande”? Il pilota di moto.

E invece? E invece ho scoperto il mio istinto per la fotografia, e la possibilità di applicare il mio essere a quel mondo. Oggi sono un fotografo, lavoro nell’ambito della moda.

Qual è stato il tuo percorso di formazione? Alle superiori ho fatto l’Istituto d’arte, dove alcune materie mi hanno introdotto al mondo della fotografia, dalla ripresa in fase di studio allo sviluppo in laboratorio. Poi, per un periodo, ho imparato il mestiere lavorando gratis in uno studio.

Quali sono le tue fonti d’ispirazione? La natura e tutti i concetti essenziali.

Chi consideri un maestro? Steve McCurry è il mio idolo.

Qual è la foto che sogni di fare? Una fotografia di reportage, disperso in qualche angolo della terra. Un’immagine in cui mi si riconosca, per cui si dica: “Quella è la foto di Iotti”.

Come ti immagini tra vent’anni? Penso che sarò ancora un ragazzino, proprio come sono ora, ancora a zonzo, con l’idea di poter fare dei viaggi per scattare ovunque e vedere tante cose.

Tre aggettivi per descriverti. Permaloso, istintivo, intraprendente.

Quali vantaggi ha il tuo lavoro? Certo, c’è la preoccupazione per la precarietà, ma mi permette di essere libero, di non avere impegni fissi, di essere sempre me stesso.

La tua casa ideale. Una casa in campagna.

Non esci mai senza… Gli occhiali da sole.

Quali libri ci sono sul tuo comodino? Il cacciatore di aquiloni, Il bambino con i petali in tasca, Come dio comanda.

La playlist delle tue giornate. Radiohead, Doors, Bruce Springsteen, The Stokes, Kings of Lion, Wolfmather, Vinizio Capossela, U2, Antony and the Johnsons.

Cosa fai nel tempo libero? Pratico moltissimi sport: moto enduro, squash, sci, arrampicata, tennis, corsa, pallavolo… E poi amo i giri in moto in mezzo alla natura.

Sei soddisfatto quando... Ho di fronte una persona che mi dice, senza alcun secondo fine, che ho fatto un bel lavoro.

Cosa non sopporti? La perdita di tempo e lo spreco delle cose.

Qual è stato il più grande azzardo della tua vita? Smettere di fare il giardiniere e dedicarmi a tempo pieno alla fotografia.

La tua paura più grande. Smettere di fare quello che faccio per questioni economiche.

A cosa non rinunceresti mai? Alla mia moto. E alla macchina fotografica.

Esprimi un desiderio. Vorrei continuare a fare il mio lavoro. E magari, un giorno, avere una famiglia.

Cos’è per te la creatività? La creatività rispecchia quello che abbiamo dentro la nostra anima.

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