Stazione Tav vista nor_optSe volessimo partire da lontano, potremmo dire che Reggio Emilia altro non era che una stazione di posta. Regium Lepidi, questo il suo antico nome, fu pensata e realizzata in equidistanza dalle città vicine, a marcare una regolarità di percorso sulla grande via padana voluta da Marco Emilio Lepido. Con gli anni, il modello di Reggio ha conosciuto uno sviluppo costante, costituito principalmente dal tessuto di una piccola e media impresa che ha animato la crescita di un centro considerato forse di secondaria importanza. Un retrobottega che è riuscito tuttavia ad imporre le sue regole di convivenza fino a raggiungere invidiabili condizioni di vivibilità e di importanza socio-economica. Regium Lepidi si trova ora ad affrontare un passaggio fondamentale nel suo processo di crescita, uno snodo che avrà ripercussioni enormi sul suo futuro. Questo snodo riguarda la progettazione della cosiddetta ‘Area Nord’ della città, che racchiude in sé molto di più di una semplice regolamentazione edilizia, caratterizzandosi come una possibilità di rinnovo della struttura stessa di Reggio Emilia.

Il sindaco Graziano Del Rio ha dichiarato che la crescita dell’Area Nord coincide con l’occasione di “diventare una città moderna e dinamica, proiettata nel futuro, con un modello di sviluppo sostenibile, incentrato sulle filiere di eccellenza e tra queste primariamente quelle della meccatronica e delle energie intelligenti. L’Area Nord è grande, è complessa, non è una seconda Reggio, è la porta verso la modernità, non è un vuoto da riempire, ma un pieno da riordinare”. Questo “pieno da riordinare” di cui parla il primo cittadino di Reggio è un’area che, con il baricentro nella zona della stazione mediopadana dell’Alta Velocità, si mette in relazione con il centro storico, e le grandi estensioni della ‘area vasta’ a nord della città. Una trama di infrastrutture, quindi, che non vuole diventare un polo slegato dal centro urbano originale, ma un nodo della rete cittadina esistente. Proprio su questo punto insiste costantemente l’Amministrazione: la coesione dell’Area Nord con la rete urbana già esistente viene considerato un fattore di primaria importanza.

L’ex presidente degli industriali reggiani Gianni Borghi, a proposito, sottolinea: “La nuova Reggio sarà nell’area nord, quindi chiediamo che venga fatto un progetto che unisca la vecchia alla nuova città perché ora c’è una frattura.” Come ottenere, quindi, una nuova coesione urbana mentre si agisce su una scala di interventi così imponente? Per la realizzazione dell’Area Nord, l’Amministrazione ha pensato a una cornice di obiettivi, ambiti e progetti che va sotto il nome di Masterplan. Tutti gli interventi vengono concepiti come parti integranti di uno stesso approccio strategico, a cui comunque dovrebbe associarsi una certa elasticità. Non mancano certo le opinioni critiche verso alcuni aspetti dell’approccio dell’Amministrazione. Savino Gazza, vicepresidente degli industriali di Reggio Emilia, rileva che “parrebbe già definito non solo cosa realizzare davanti alla Fiera e di fianco alla stazione mediopadana, ma anche chi sarebbe chiamato a costruire queste opere e soprattutto, circostanza alquanto sorprendente, in cambio di che cosa. Se tutto ciò corrisponde a verità, il confronto tra gli attori locali sarà soltanto un esercizio retorico, poiché le scelte, quelle vere ed economicamente rilevanti, sono già state assunte senza garanzie di eccellenza qualitativa”.

Tra i progetti che costituiscono il cosiddetto Masterplan per l’area, il ‘Parco progetti Calatrava’, che riunisce i ponti, il casello autostradale e la stazione Alta Velocità, occupano un posto privilegiato. A riguardo, è stato proprio l’architetto Calatrava ad avvertire che “l’area attorno all’Alta Velocità, se non urbanizzata, potrebbe diventare un ghetto” All’interno dell’area, nel tentativo di evitare la ghettizzazione, l’Amministrazione ha pensato ad una rete di tramvia che permetta una maggiore frequenza di corse ed un sistema di trasporto permeabile. Un sistema che non dovrebbe più rappresentare una cesura quindi, come il treno, ma che potrebbe aiutare l’area a convivere con il resto della città, in modo più urbano e meno rumoroso. Sempre nel tentativo di eliminare la frattura tra Reggio e la sua area settentrionale, all’interno di un’altra linea di sviluppo denominata R.E.T.E (Reggio Emilia Territorio Esteso), è prevista la valorizzazione degli assi viari storici di collegamento fra il centro storico e l’Area Nord. Assicurata, nelle intenzioni dell’Amministrazione, la coesione tra le due zone della Reggio urbana, si potrebbe procedere a sviluppare il potenziale della nuova zona nord. Tra i progetti di sviluppo spicca sicuramente quello riguardante le Reggiane, che dovrebbero diventare il cuore pulsante delle competenze di Reggio in un nuovo modello emiliano-europeo. Nei progetti specifici si annoverano poi il Tecnopolo, ovvero la riqualificazione del capannone 19 destinato a sede dei tecnopoli che dal 2012  ospiteranno i centri di ricerca, la riqualificazione della Villa Olmi Reggiane e il recupero del Centro internazionale Malaguzzi, ora in fase di completamento.

Nell’Area Nord insomma si concentrano grandi ambizioni per Reggio Emilia. Alle dichiarazioni del sindaco Del Rio si aggiunge poi la convinzione del presidente uscente degli industriali reggiani Borghi: “noi intendiamo i ponti, la stazione Tav e il casello dell’autostrada come la porta di Reggio e sollecitiamo tutto il territorio a riflettere su come sfruttare questa opportunità unica per i prossimi secoli”. Il futuro dell’area settentrionale di Reggio Emilia è quindi tutt’altro che una semplice questione di edilizia o di arredo urbano: nella strategia di progettazione e realizzazione del sito si ritrovano importanti decisioni riguardanti l’anima stessa di una città che, duemila anni dopo Marco Emilio Lepido, ha l’occasione di diventare veramente grande.