Oggi sull'altare, domani nel fango. (Proverbio italiano)

Oggi sull'altare, domani nel fango. (Proverbio italiano)

di Luca Maramotti

Da sempre le classi inferiori imitano le classi dominanti. Oggi il raggiungimento della fama, vero status symbol spesso vuoto di significato, passa attraverso reality e talent show. Secondo Enrique Tierno Galván, affermato studioso spagnolo di letteratura, per considerare un fenomeno culturale nella sua completezza è necessario partire dal fondamento di classe, riconoscendo come punto fermo che la classe sociale non è solo un’astrazione. Questo presupposto implica la necessità di accettare la suddivisione in classi sociali non come una mera questione di Pil pro capite o di reddito personale, ma come una separazione culturale tra distinte fasce di popolazione. Il proletario (si accetti questo termine un po’ ammuffito nel suo senso etimologico), come appartenente ad una classe sottomessa, crea, inventa ed esprime solo prodotti che sono il riflesso di una classe dominante: il povero deforma quindi le ideologie del ricco, trasferendole al suo ambiente e alla sua quotidianità. Evidentemente, quanto maggiore sarà il divario tra classe dominante e classe sottomessa, tanto più grande sarà la distorsione che queste ideologie e questi comportamenti subiranno nel passaggio alla quotidianità del proletario.

La società contemporanea, e non solo quella italiana, vive in una situazione ‘liquida’: non esistendo più una nobiltà di sangue cristallizzata e immobile, i passaggi tra situazione dominante e situazione sottomessa appaiono più facili. Secondo l’interpretazione suggerita dallo studioso spagnolo si può quindi teorizzare che il costante tentativo di imitazione del povero assume ora un valore concreto: scimmiottando i comportamenti del ricco non solo si cerca l’accettazione sociale e culturale ma si tenta di diventare concretamente parte della classe dominante. è attraverso i comportamenti esteriori che, nella contemporaneità ‘liquida’, si vorrebbero realizzare i cambiamenti di classe sociale: il trionfo dei brand bene in evidenza, dell’ostentazione di una ricchezza non sempre posseduta, di un potere fondato sulla prevaricazione non sono semplici sintomi, ma strumenti di quell’ascesa sociale che è sempre stata un valore importante ed è diventata un valore assoluto.

Poco tempo fa un amico musicista mi confessava che a vent’anni desiderava ardentemente la fama e che ora, in età più avanzata, desidera solo divertirsi suonando. Bisogna prendere atto che il suo cambiamento di prospettive va assolutamente in controcorrente rispetto all’andamento generale. La fama, intesa come riconoscimento squisitamente esteriore, è considerata la chiave attuale della realizzazione. Milioni di ragazzi cercano questa esteriorità, che riconduce all’ostentazione di cui sopra, attraverso le scorciatoie del talent-show, del reality e quant’altro, consegnando la loro vita all’imitazione di comportamenti considerati propri della classe dominante: l’importante è essere una ‘star’ (o imitarne i comportamenti), non importa con quali mezzi e, soprattutto, non importa con quali talenti. Nel vuoto di questa esaltazione dell’esteriorità, tra atteggiamenti deformati che sfiorano il grottesco, rimane solo una domanda, il cui eco rischia di scomparire nel rumore dei flash: tra tutta questa attenzione per la forma, c’è ancora spazio per un minimo di sostanza?