di Paola Caiti
Prendo spunto dalla storia di Giorgio Fidenato, l’imprenditore friulano che si rifiuta di fungere da sostituto d’imposta. Fidenato, da gennaio 2009, versa ai propri dipendenti (con il loro consenso) lo stipendio ‘lordo’, senza le trattenute di legge (Inps, Irpef, addizionale Regionale e Comunale), pregandoli di provvedere ognuno al versamento degli stessi. Partiamo dal presupposto che pagare le tasse è giusto, ma si dà per scontato che si debba ‘ricevere’ indietro altrettanto.
Questa cosa sfugge ancora ai più che, non vedendosi sfilare direttamente dalle mani il denaro, non riescono ad essere coinvolti personalmente. Penso invece, che se tutti i cittadini potessero versare personalmente quanto dovuto al Fisco avrebbero modo di capire meglio quanto questo sia esoso. Ma, soprattutto quanto sia il carico di lavoro aggiuntivo richiesto alle aziende e quanta responsabilità in capo alle normative sempre più esigenti, unilaterali e penalizzanti. Inoltre, se tutti i contribuenti fossero messi nella condizione di versare da sè quanto dovuto allo Stato, si concretizzerebbe una spinta dal basso per una vera riforma del mercato del lavoro, in Italia duale e rigido.
Il senso della cosa è chiaro: se i lavoratori dipendenti fossero direttamente coinvolti nella gestione del proprio reddito lordo, vedrebbero con i propri occhi quanto il Fisco italiano chiede loro, ci sarebbe equità tra diritti e doveri, si metterebbe fine alla stupida rivalità tra lavoratori-autonomi elavoratori-dipendenti. Si avrebbero finalmente lavoratori informati e consapevoli del proprio valore. Fidenato ha commentato: “Viviamo in una realtà dove non vengono rispettate le più elementari libertà individuali. La reazione dell’Inps è stata di una pochezza culturale e di un’arroganza intellettuale totale.
In poche parole ci è stato detto: ‘Come vi permettete voi di mettere in discussione una legge che da 70 anni assicura tranquillità ai dipendenti?’. Mi è capitato di trattare con diversi sindacalisti e questi, che dovrebbero difendere i lavoratori, dicono invece che i lavoratori non sono in grado di amministrarsi da soli e che spenderebbero tutto’. Bel modo di dare un futuro alla gente.





5 commenti
Federico Parmeggiani says:
apr 22, 2010
Sono assolutamente d’accordo con la visione espressa nell’articolo e con l’idea di Fidenato. Spesso ci si arrabbia per le imposte che gravano sui nostri immobili sulla benzina, sui nostri vizi (tabacco, alcol), ma molto più di rado chi non è un imprenditore si rende conto di quanto lo stato guadagni sul lavoro subordinato, dando pessimi incentivi a chi fa impresa, ossia ad assumere in nero e a non crescere in dimensioni e in personale per paura che la pressione fiscale aumenti.
Se davvero si vuole parzialmente allentare la stretta fiscale per fare crescere il paese bisogna sicuramente partire dai tributi sul lavoro subordinato, il cui taglio sarà meno eclatante di quello dell’ICI e affini, ma sicuramente più utile in una prospettiva di rilancio e dinamismo del sistema produttivo.
Elena says:
apr 23, 2010
Non ho molto d’aggiungere se non d’averne fatto esperienza, capendo che per quanto scalpitanti si possa essere, alcune forme d’impresa o ditta individuale sono Matematicamente impossibili in Italia. Un sistema superato.e credo complice della lentissima ripresa.Scoraggiante.Condivido al 100% l’iniziativa di Fidenato.
Grazia Serri says:
apr 24, 2010
La consapevolezza è un valore fondamentale per una democrazia sana. D’accordissimo! Facciamo il possibile per stimolarla e diffonderla come un virus nella società.
Perciò, mi chiedo ad esempio, i datori di lavoro pronti a sposare questa inziativa di Fidenato sono consapevoli che “pregando i propri dipendenti di versare i contributi”, dovrebbero poi anche che ne so… garantire loro il tempo per farlo!?
E poi, sono consapevoli che i loro dipendenti “consapevoli del proprio valore” potrebbero rivendicare qualcosa a loro, oltre che allo Stato (magari perchè intendono che le tasse se sono un guadagno per lo Stato, sono un guadagno per tutti, a differenza del guadagno del loro datore di lavoro)?
Anche con riflessioni in questa direzione (magari pure più pregnanti…) vorrei approfondire questo ragionamento su un nuovo corso del rapporto di lavoro in termini fiscali.
Dato che questa consapevolezza di cui si discute mi sembra dovrebbe coinvolgere entrambe le parti. Per non tradursi in ingiustizia. Per non trasformarsi all’atto pratico in un’operazione di igiene delle mani alla Ponzio Pilato.
Paola says:
apr 26, 2010
Elena, grazie mille per aver lasciato un tuo commento. Se vuoi seguire l’iniziativa di Fidenato puoi consultare il sito: movimentolibertario.it
A conferma di ciò che dici ti voglio riassumere qui di seguito quella che è stata la sentenza del Giudice che ha deliberato il 01/04/2010 in merito, appunto, all’iniziativa di Fidenato:
IL GIUDICE:
- “riservata alla pronuncia finale la motivazione circa la ritenuta non rilevanza e/o fondatezza della questione preliminarmente sollevata dal patrocinio di parte ricorrente da sottoporre asseritamente al vaglio della Corte Costituzionale;
- considerato che per concorde ammissione delle parti nessun approfondimento di tipo istruttorio necessita nel presente contenzioso si che la causa può considerarsi matura per la decisione,
FISSA per lettura del dispositivo l’udienza del 3-2-2011 ore 12.15 autorizzando termine per note fino a 20 giorni prima”.
Orbene. Che cosa hai capito? E’ fondato o no il rilievo? Non si sa.
Come dici tu: sistema superato, lentissimo e….. incomprensibile.
Paola says:
apr 26, 2010
Grazia,
felice del tuo commento. Ti assicuro che, consolidata la “consapevolezza”, poco importa la logistica e la disponibilità o il riconoscimento. Sono certa che gli imprenditori condividerebbero volentieri onori e oneri con i propri dipendenti mettendo a loro disposizione tutti i mezzi e gli strumenti. Forse sono una sognatrice ma, non li chiamerei nemmeno più dipendenti.