“Non è troppo aspettarsi che i nostri figli godranno nelle loro case di energia elettrica troppo economica per venire misurata” (Lewis L. Strauss, presidente della Atomic Energy Commission statunitense, al Convegno dell’Associazione Nazionale degli Scrittori Scientifici New York City, 16 settembre 1954).
E invece
l’energia elettrica la continuiamo a misurare, e a pagare, eccome. Purtroppo per i nostri portafogli, il sogno di un’età dell’oro in cui l’energia sarebbe stata troppo a buon mercato perché valesse la pena farla pagare agli utenti (“too cheap to meter”) non si è realizzato. Negli anni ’50, quando Lewis Strauss rilasciò questa dichiarazione, la costruzione di reattori nucleari era in grande espansione e quella dell’atomo veniva salutata con grande entusiasmo come la forma di energia del futuro: economica, pulita e pacifica. Nel corso dei decenni, segnati da disastri come quelli di Three Mile Island e di Chernobyl, le cose, tuttavia, si sono rivelate non essere così semplici e oggi i combustibili fossili continuano a costituire la principale fonte di produzione. Sfatato il mito dell’atomica come panacea di tutti i problemi energetici e ambientali del pianeta, non rimane che fantasticare su come sarebbe stato il mondo se la profezia di Strauss si fosse avverata. Niente più contatori, niente più centrali a carbone e niente più spettri del petrolio a 150 dollari al barile. Auto, termosifoni e fornelli elettrici popolerebbero la nostra vita quotidiana, il concetto di riscaldamento globale non avrebbe ragion d’essere, la letteratura catastrofista conterebbe qualche titolo in meno e Kyoto… sarebbe molto probabilmente una città sconosciuta ai più.




