portrait_optScrittrice, fotografa, pittrice, fashion designer e speaker radiofonica, Marilù Manzini è un’autrice modenese che si è fatta conoscere nel 2004 con Io non chiedo permesso, diventato un vero caso editoriale. Nel 2006 ha pubblicato Il quaderno nero dell’amore e nel 2008 Se siamo ancora vivi. L’uscita dell’attesissimo nuovo romanzo è imminente…

Provi a descrivere la sua scrivania…

“La mia scrivania è un disastro. Sopra ci sono due computer, un fisso e un portatile, centinaia di fogli sparsi, i colori che uso per dipingere e l’immancabile posacenere. Fumo moltissimo, quasi quanto il sommo Camilleri. Eppure è solo in questo caos ingovernabile che riesco a lavorare: nel mio disordine trovo tutto”.

Cosa vede fuori dalla finestra del suo studio?

“Vedo Milano, con i suoi capannoni e i suoi palazzi. Per me che non sopporto le vacanze e non amo il riposo, questa città è una grande fonte di ispirazione. È viva, vibrante, sempre vigile. Recentemente ho scritto un racconto-prefazione e realizzato le foto degli interni per un libro antologico dedicato proprio a Milano, firmato da narratori esordienti e da giovani industriali. Ho avuto il privilegio di scegliere anche il titolo, Le luci sopra la città”.

Che cosa alimenta la sua creatività?

“Quando scrivo mi sveglio molto presto. Il mio ultimo romanzo, che dovrebbe uscire tra ottobre e dicembre 2010, l’ho scritto tutto al mattino. Per non perdere l’ispirazione mi alzavo anche alle cinque e mezza. Come dice Vasco Rossi, «Le mie canzoni nascono da sole, vengono fuori già con le parole». La creatività non si può descrivere, è un qualcosa che sgorga da dentro, e finché ne avrò non intendo risparmiarmi”.