Una nuova opportunità imprenditoriale arriva dalla constatazione di un bisogno, il bisogno crescente di metano. Un decimo del gas consumato ogni anno in Italia può infatti arrivare da riscorse, per così dire, casalinghe. Differenziando la parte organica dei rifiuti che buttiamo ogni giorno nella pattumiera è possibile creare biogas da digestione anaerobica per un totale di 8 miliardi di metri cubi di metano, pari a un decimo della domanda registrata in Italia nel 2007. Tra il 2005 e il 2006 la produzione dei rifiuti solidi urbani in Italia è aumentata di circa il 3%, attestandosi sui 32,5 milioni di tonnellate.
In base all’ultimo rapporto Ispra (l’istituto del ministero dell’Ambiente che ha sostituito l’Apat) nel 2006 i rifiuti urbani biodegradabili raccolti in maniera differenziata sono aumentati rispetto al 2005 raggiungendo la quota di 5,9 milioni di tonnellate. In particolare la raccolta differenziata del verde e dell’organico è aumentata dell’11,4% raggiungendo i 2,7 milioni di tonnellate.
Secondo i diversi studi, questa componente umida dei rifiuti solidi urbani costituita da scarti di cucina e verde (ramaglie, sfalci d’erba), raccolta in maniera differenziata, potrebbe essere valorizzata tramite digestione anaerobica e compostaggio per produrre fertilizzante per i suoli ed energia pulita.
Se la raccolta di queste tipologie di rifiuto fosse estesa capillarmente a tutto il territorio nazionale, il flusso intercettato potrebbe raggiungere 9.000.000 circa di tonnellate. La digestione anaerobica è un processo di trasformazione biochimica che avviene in assenza di ossigeno all’interno di reattori chiusi e che porta alla degradazione di sostanze organiche complesse con formazione di biogas e “digestato”.
Il biogas, sfruttabile a fini energetici, è costituito per il 50-80% da metano e per il resto soprattutto da anidride carbonica. Il digestato, invece, è un materiale semi-stabilizzato che può essere avviato a compostaggio per produrre fertilizzante. Ecco dunque un investimento possibile per chi è attivo (o per chi ha deciso di attivarsi) nel mondo dell’energia: riciclo, produzione di energia pulita e di fertilizzanti altrettanto “verdi”.
Il possibile ostacolo, rappresentato dai forti costi d’investimento iniziale (un impianto di digestione anaerobica ha un costo di “partenza” di 400-800 €/ton. anno trattate), potrebbe essere superato da una corretta gestione del mercato dei certificati verdi e dalle giuste economie di scala.
E’ quindi necessario anche l’intervento di un’autorità regolatrice che sappia leggere questa possibilità dall’indiscutibile potere d’attrazione. A confermare, se ce ne fosse bisogno, che lavorare attorno all’energia pulita non è solo un vezzo ambientalistico, ma una concreta possibilità economica: una delle migliori possibilità in un sistema economico che soffre di stagnazione e di invecchiamento.




