L’Information Technology (IT) può avere un ruolo nella ripresa dell’economia mondiale? E’ questo il quesito che ha guidato la ricerca di recente comissionata da Microsoft alla società International Data Corporation (IDC). La ricerca di IDC, presentata ufficialmente all’inizio di ottobre, è stata condotta in 52 paesi del mondo (che complessivamente rappresentano il 98% della spesa globale per l’IT) e ha preso in considerazione il contributo delle tecnologie informatiche al PIL, anche in termini di creazione di posti di lavoro e di nascita di nuove aziende nei quattro anni a venire. Non disinteressato naturalmente questa indagine voluta dalla creatura di Bill Gates, ma i dati emersi in relazione al nostro paese sono una base solida da cui partire per una riflessione più ampia sul rapporto tra IT e imprese.
Quali dati per il’Italia?
Gli investimenti per l’IT raggiungeranno nel nostro paese 27 miliardi di Euro nel 2009 e di questa spesa quella per il software rappresenta il 17% del totali. Software che guida decisamente l’occupazione nel settore: il 52% dei dipendenti del settore IT è impegnato nella creazione, distribuzione, installazione di servizi relativi al software. Sulla base di percentuali come queste IDC ha stimato che entro il 2013 gli investimenti per l’IT arriveranno in Italia a 30 miliardi di Euro, con un tasso di crescita dell’1,3%, mentre la percentuale del PIL relativa all’IT crescerà da 1,8% a 1,9%. Questo trend si tradurrà concretamente in circa 1.000 nuove società e 31.000 nuovi posti di lavoro, tra la fine del 2009 e la fine del 2013.
Un treno da non perdere quindi…
“In questo riassestamento economico le tecnologie innovative svolgeranno un ruolo strategico nell’incremento della produttività. Permetteranno inoltre la creazione di nuove aziende e di posti di lavoro altamente specializzati che alimenteranno la ripresa e favoriranno la crescita economica sostenibile”, ha affermato Steve Ballmer, CEO di Microsoft commentando questi dati. “I paesi che favoriscono l’innovazione e investono nelle infrastrutture, nell’istruzione e nello sviluppo delle competenze dei loro cittadini saranno avvantaggiati nell’attuale mercato globale”. Insomma in un momento come quello che stiamo vivendo, di difficoltà economica generalizzata, l’IT può avere un ruolo determinante nel portare innovazione alle diverse funzioni aziendali, supportandole, rendendole più efficienti, concorrendo a dare impulso complessivo all’impresa.
…ma con un’accortezza.
“Nelle aziende, comprese le banche, l’IT non può stare da una parte e la gestione del business dall’altra. È necessario l’incontro tra le diverse competenze. È fondamentale il salto culturale”. Con queste parole Alfonso Frugetta, esperto di tecnologie e presidente del Cefriel, ha risposto a un giornalista de Il Sole 24 Ore che poco tempo fa lo ha intervistato a proposito della presunta complicità dell’IT nel crack finanziario che ha originato la crisi. L’hi-tech si aggira infatti come un fantasma tra i perchè del crollo, dato che sono software e algoritmi che ogni giorno definiscono i prezzi dei portafogli dei mutui, gestiscono il rischio e alla fine vendono gli asset, influendo in questo modo in maniera pervasiva sul sistema del business immobiliare.
Come si legge ancora nelle parole di Frugetta “la potenza dei sistemi di calcolo, l’interconnessione e la capacità istantanea di trasmissioni dati sono aumentate in maniera esponenziale. Fino a quando questi sistemi rispondono direttamente all’uomo i problemi sono minori. Ma quando sono retroazionati, cioè si muovono automaticamente su regole prefissate, che a posteriori possono anche rivelarsi errate, nascono i problemi. La competenza è quindi essenziale”.
Non solo fatture.
Nonostante l’autorevolezza di ricerche e teorie, che si sommano ai numerosi esempi di aziende che hanno avuto successo perchè hanno saputo reinventare il loro business, facendo dell’innovazione il motore del loro successo, ci sono ancora molte aziende che che continuano ad utilizzare la tecnologia informatica solo per stampare fatture e passare la lista al commercialista. E’ questo forse il momento buono allora per abbandonare certi retaggi culturali, sempre irrimediabilmente in ritardo rispetto ai tempi con cui si evolve la tecnologia, e sfruttare tutte le potenzialità dell’IT. Una risorsa che, abbinata alla competenza, quindi alla formazione e a una riorganizzazione aziendale, può essere utile strumento nell’elaborazione della strategia di impresa, di ipotesi per il futuro, di business plan. Anche per superare la crisi.










