Quando entri in Viale Monte Santo percepisci già lo stacco dalla zona industriale circostante: c’è silenzio, passano pochissime macchine e, in lontananza, puoi intravedere il verde del parco. L’adrenalina della prima intervista – il battesimo del fuoco – viene smorzata dai rasserenanti cinguettìi nel Parco della Palazzina Ducale della Casiglia. Una volta entrata nella stanza dei bottoni di Confindustria Ceramica è lo sguardo paterno e gioviale di Manfredini che attenua infine l’emozione.
Così parto subito dal nocciolo della questione: il termine ‘crisi’ è ormai diventato un triste leitmotiv. Come sta il distretto ceramico? “Anche il nostro settore è stato colpito da questa crisi proveniente principalmente dalla finanza americana che ha coinvolto tutta l’economia reale. Tuttavia, c’è da sottolineare che stiamo reagendo meglio di altri settori industriali nazionali, con una performance
superiore rispetto alla concorrenza estera: lo dimostrano i numeri, la leadership nell’innovazione e nella tecnologia, la forza del Made in Italy e la collocazione del prodotto nella fascia più alta del segmento”.
Lei è stato eletto con il 98,89% dei voti, un risultato importante: che taglio vuole dare alla sua presidenza? “Nel nuovo incarico che mi è stato affidato cercherò di trasferire tutta l’esperienza che ho maturato come imprenditore e dirigente: questo mi permetterà di avere un punto di vista privilegiato, ben sapendo quali sono le problematiche specifiche che un’azienda vive”. Cosa c’è nella Sua To do list? “Il nostro è un prodotto altamente innovativo (anche quest’anno abbiamo investito il 6% del fatturato in ricerca tecnologica) e, pertanto, non ci sono interventi da attuare in questa direzione. Durante questa congiuntura negativa del mercato, l’Associazione deve accompagnare le aziende facendo loro sentire il proprio sostegno. Particolare attenzione verrà data alla gestione degli ammortizzatori sociali che le aziende sono pronte ad utilizzare, dimostrando di credere nel futuro dello sviluppo del settore. L’Associazione ha poi il compito di relazionarsi costantemente con le istituzioni per accelerare quei provvedimenti che consentono una maggiore competitività al settore. Infine intendiamo promuovere il prodotto attraverso iniziative in tutto il mondo: è recente la formalizzazione di un marchio sponsorizzato dall’Associazione ‘Ceramic Tiles of Italy’ che va a colmare il vuoto legislativo in essere”.
In un’intervista ha dichiarato di aver tolto la parola ‘piastrella’ dal nome dell’Associazione perché non rappresenta più il prodotto… “Il cambiamento è dovuto principalmente a due motivazioni. Innanzitutto, la piastrella, evoca un manufatto di dimensioni limitate: quando ci fu il grande sviluppo del nostro distretto, a cavallo degli anni ’50, la dimensione più grande di piastrella raggiungeva i 15 x 15 cm, mentre oggi disponiamo anche di manufatti di 3 x 1 mt. La seconda ragione è che l’Associazione non raggruppa solo le aziende di produzione per l’edilizia, ma anche aziende di sanitari, di stoviglieria e di materiali refrattari”.
Cosa si augura di riuscire a realizzare nel Suo mandato, per il distretto? “Tante cose: la realizzazione di alcune opere che riguardano le infrastrutture del nostro territorio che permetterà di usufruire di un sistema integrato di mobilità eccezionale. Inoltre, da un’idea della Regione, abbiamo in progetto la costruzione di un Polo Tecnologico che metterà in rete tutto il sapere del nostro settore attraverso il collegamento dei Centri di Ricerca con le Università: questo fantastico progetto permetterà di mantenere alto il livello qualitativo della ricerca, della proposta formativa e dell’assistenza alle aziende”.
La Gabanelli, al termine del programma Report inserisce sempre la “buona notizia”, ne ha una anche lei? “Eccome. Abbiamo ridotto i costi energetici permettendo alle nostre aziende di avere un vantaggio competitivo rispetto a prodotti alternativi e un vantaggio notevole sul conto economico. La mia sensazione è che il culmine della crisi sia stato superato: oggi dovremmo pensare di tornare a ‘pedalare’ senza la paura di trovarci sull’orlo di un precipizio”.
Quindi il peggio è passato? “Direi di si ma questo non significa che siano finiti i problemi: anche nei prossimi mesi dovremo gestire l’occupazione attraverso gli ammortizzatori. Ma i tempi della ripresa si realizzano per gradi: dopo una grossa scossa sismica ci sono altre piccole scosse di assestamento, come quelle che stiamo vivendo noi ora. Quando arriva il tuono, il fulmine è già passato…”.










