16102007_124158_Easyjet_uniforms_700di Anna Salami

Anche in questi tempi di dura crisi del settore, la crescita del segmento low cost nel mercato del trasporto aereo non sembra conoscere arresto. Secondo un recente studio dell’Istituto Bruno Leoni di Torino, a fronte di una caduta di circa il 10% nel volume di traffico in tutti gli aeroporti europei nel primo semestre del 2009, Ryanair e Easyjet, i primi due vettori a basso costo in Europa, hanno continuato a staccare biglietti totalizzando nell’ultimo anno un incremento del numero di passeggeri rispettivamente del 13% e dell’ 8%.

In Emilia Romagna, l’impatto che l’arrivo delle compagnie low cost ha avuto, in primis, sullo sviluppo degli aeroporti è stato generalmente positivo. “Parma ha aperto nel 2006 ai voli low cost, quando Ryanair ha inaugurato la prima rotta su Londra – spiega Tommaso Sabato, Amministratore Delegato di Sogeap, società di gestione dell’aeroporto Giuseppe Verdi – e da allora il volume di traffico è aumentato in maniera considerevole. Nel 2006 i passeggeri all’anno erano circa 130mila, nel 2007 145mila per arrivare nel 2008 a toccare i 300mila utenti annui”. Le richieste da parte di vettori ‘no frills’ (termine che indica i servizi dai quali vengono tolti tutti gli optional. In italiano ‘senza fronzoli’) per ottenere uno spazio a Parma continuano ad essere tante. “Anche per questo – continua Sabato – in novembre avranno termine i lavori di ampliamento dell’aerostazione con la creazione di un altro terminal. Questo ci consentirà di arrivare a poter accogliere nel giro di quattro anni fino a 1 milione di passeggeri”.

Anche gli altri aeroporti della regione hanno vissuto un’evoluzione positiva analoga in seguito all’entrata delle compagnie a basso costo. L’aeroporto di Forlì, dopo aver inaugurato la partnership nel 2001 – anno in cui la media dei passeggeri ammontava a circa 72 mila unità -, registrava già a fine 2002 un aumento del traffico pari al 109%, arrivando a contare a fine 2008 oltre 770 mila passeggeri. Il Marconi di Bologna – che con l’accordo siglato con Ryanair lo scorso anno ha deciso di investire in maniera più consistente nel segmento low cost – registra nei primi sei mesi del 2009, in controtendenza con tutti gli altri aeroporti, una crescita del 6,5% sullo stesso periodo del’anno precedente. Alcuni dei benefici introdotti dai vettori low cost sono legati alla scelta operata dalla maggior parte delle compagnie di collegare scali ‘minori’ – fatto che può incidere in maniera positiva sullo sviluppo di zone più periferiche, accrescendone, ad esempio, la notorietà.

Come afferma Rodolfo Vezzelli, direttore generale di Seaf, società di gestione dell’aeroporto di Forlì, “i vettori low cost operanti sul nostro scalo hanno avuto il merito di far conoscere Forlì a livello europeo”. Altri vantaggi riguardano poi il mercato del lavoro e ovviamente quello delle aziende locali; come sottolinea sempre Vezzelli: “la presenza di voli low cost agevola notevolmente la mobilità delle persone, che a sua volta genera nuove possibilità di creare rapporti, realizzare scambi, fare affari, e tutto questo influisce positivamente sullo sviluppo dell’imprenditoria locale, favorendone in primo luogo l’internazionalizzazione “.

Se è indubbio che in generale la presenza di vettori low cost possa aprire ampi margini di sviluppo per le industrie locali, nel valutarne l’impatto sul settore turistico è invece necessario tenere in considerazione altri elementi. Come ci illustra Guido Pasi, Assessore al Turismo della Regione Emilia Romagna “nella nostra regione le compagnie low cost non producono tanto incoming. I dati ci dicono infatti che più del 50% dei passeggeri in partenza-arrivo nei nostri aeroporti è composto da persone che da qui si recano all’estero e non il contrario. Effetti sul volume di turisti indotti dall’apertura di rotte da parte di queste compagnie ce ne sono stati – in particolare per l’area attorno a Rimini – ma non sono stati troppo significativi. Per quanto riguarda, invece, eventuali riflessi sullo sviluppo del mercato immobiliare, possiamo dire che finora non ce ne siano stati. Non ci sono qui fenomeni paragonabili a quanto accade in Toscana con il Chiantishire”. Evitando di non farsi prendere da troppo facili entusiasmi, sarebbe necessario quindi valutare con
attenzione l’effettivo ritorno economico per il turismo locale: “Le compagnie chiedono agli aeroporti di essere pagate per atterrare e a volte le richieste che avanzano sono davvero eccessive, tanto che non vale la pena investire – conclude Pasi”.

D’altra parte la progressiva crescita del segmento rende la scelta degli aeroporti di fatto obbligata. Come ci spiega Giuseppina Gualiteri, Presidente dell’aeroporto di Bologna: “il nostro scalo ha deciso nel 2008 di dedicare maggiore attenzione al low cost e questo per adeguarsi e rispondere ad un’evoluzione del mercato che ha visto una crisi del segmento charter. Grazie alle nuove destinazioni c’è stato un aumento significativo dell’incoming sul nostro aeroporto, settore in cui è stato sempre piuttosto carente perché tradizionalmente legato al traffico outgoing. Le stime per il 2009 prevedono 800mila passeggeri e di questi almeno 250mila in incoming – che rappresentano ovviamente un
potenziale per tutto il nostro territorio”.

Per accrescere l’impatto positivo dei collegamenti low cost sul settore del turismo in Emilia Romagna si tratterebbe allora di lavorare al meglio sul potenziale offerto. Proponendo, ad esempio, pacchetti che vedano abbinato al volo il soggiorno in una delle strutture del territorio, come suggerisce l’assessore Pasi, o creando offerte ad hoc per promuovere
eventi in regione, come ha fatto di recente l’aeroporto di Forlì proponendo un volo Windjet in abbinamento al biglietto per il gran premio di Misano Adriatico, completo di servizio navetta.

Vedremo chi coglierà la palla al balzo.