Silvia Ghirelli è diventata architetto paesaggista seguendo le tante “briciole di pollicino” che ha trovato sparse sulla propria strada e che l’hanno portata a trasformare in una vera professione ciò che più le piace fare: disegnare giardini.
Descrivici la tua scrivania…
Il tavolo sul quale lavoro è appartenuto ad altri che hanno lavorato prima di me: è un tavolo da sarta, molto lungo – 4 metri! – serviva per srotolare le stoffe. L’abbiamo fatto risistemare, così come anche gli altri mobili dell’ufficio, tutti legati da un unico filo conduttore, quello del lavoro appunto. Il tavolo per le riunioni è in realtà un’enorme bobina per avvolgere cavi elettrici, il mobile dove tengo i miei disegni apparteneva a una vecchia tipografia …. volevo arredare il mio ufficio in una maniera che fosse rispettosa del lavoro mio e di quelli che sono venuti prima di me. E poi, operando nel settore ambientale, volevo creare un luogo di lavoro che potesse ridare vita a degli oggetti che altrimenti sarebbero andati perduti.
Sulla tua scrivania prevale l’ordine o piuttosto il disordine?
Entrambi. La scrivania qui in ufficio è piuttosto ordinata – ma per merito di Barbara, la mia collega, è lei che riesce a tenere tutto a posto! Questa deve essere funzionale, qui riceviamo infatti persone, clienti e collaboratori… è indispensabile sapere dove si trovano le cose. Ma sulla mia scrivania – intendo quella nella mia stanza, il tavolo su cui proprio progetto… – beh lì c’è molto disordine! E’ un’oasi creativa tutta per me, dove mi metto a lavorare anche la sera tardi, magari ascoltando musica o guardando un film… sì, perché per progettare ci vuole uno spirito sereno.
In questo momento a quale scrivania vorresti trovarti?
In qualsiasi tavolo che abbia un’anima e soprattutto sul quale io possa fermarmi un pò più a lungo per raccogliere le idee! In questo periodo c’è molto da fare e non riesco a trascorrere molto tempo sulla mia scrivania ed è una cosa che mi manca. Alle volte devo ingegnarmi e mi ritrovo ad usare come piano di lavoro un pallet o un bidone in cantiere, o la panchina di un parco… In realtà, a pensarci bene, la mia scrivania ideale è proprio fuori, là dove poi realizzo le cose che progetto.




